di Federica Marengo martedì 30 giugno 2026

-Nella giornata di ieri, 29 giugno, Papa Leone XIV ha presieduto nella Basilica Vaticana, insieme con i Cardinali, gli Arcivescovi Metropoliti e i Vescovi, la Santa Messa nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni della Città e della Diocesi di Roma e, nel corso della celebrazione Eucaristica ha benedetto e imposto i Palli ,presi dalla Confessione dell’Apostolo Pietro , ai 35 Arcivescovi Metropoliti nominati nel corso dell’anno, provenienti da: Polonia, Italia, USA, America Latina (Brasile, Messico, Perù, Colombia), Canada, Australia, Asia e Africa.
Al termine della Liturgia della Parola, dopo la proclamazione del Vangelo , il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, “colonne della Chiesa”, “l’uno scelto da Gesù come pastore del suo gregge e l’altro eletto come apostolo delle genti”.
Pietro, ha sottolineato il Santo Padre, nel Nuovo Testamento appare più volte impegnato a “conservare la comunione tra i fratelli”, sia prima che dopo la Risurrezione di Cristo, quando, “ad esempio, “a Gerusalemme, la questione dell’ammissione al Battesimo dei pagani non circoncisi rischia di spaccare la comunità e “riunisce i fratelli, li ascolta e alla fine, guidato dallo Spirito Santo, prende la decisione, conservando la comunione e inaugurando una stagione nuova per l’intero Popolo di Dio”.
Tuttavia, ha proseguito Papa Leone XIV, ciò non significa che Pietro sia perfetto: infatti, “durante la Passione rinnega il Maestro, per poi piangere sincere lacrime di pentimento e Paolo stesso, in circostanze diverse, gli rimprovera l’incoerenza di alcuni suoi comportamenti”, ma sa riconoscere i propri sbagli e sa ravvedersi, senza scoraggiarsi e senza venir meno alla missione di annunciare il Vangelo e radunare il gregge di Cristo, fino al martirio, avvenuto proprio a Roma.
Tale caratteristica che attiene a Pietro, ovvero la sollecitudine per l’unità, ha evidenziato Papa Leone XIV nella Sua omelia, viene rappresentata dal simbolo delle chiavi, con cui viene spesso identificato, “che non abbattono le porte, ma le aprono e le chiudono, ricercando al loro interno le leve giuste e accompagnandone i movimenti, perché i blocchi si sciolgano, i paletti scorrano e i battenti ruotino liberamente sui cardini, unendo gli ambienti e facendo di tante stanze isolate un’unica casa accogliente”.
Ciò, ha spiegato il Pontefice, avviene anche nella Chiesa, in cui la comunione “non si costruisce irrigidendosi sulle proprie posizioni, ma ricercando, nei cuori di tutti, i punti di incontro nella Verità, alla cui sola luce ciascuno diventa per l’altro strumento di crescita”.
Per questo, ha proseguito il Santo Padre, la figura di Pietro, con la Sua capacità di “ascoltare le voci di ciascuno, discernere le ispirazioni, condurre i cammini, correggere gli errori, istruire, incoraggiare, esortare e accompagnare i fratelli affinché, docili all’azione del medesimo Spirito, cooperino alla salvezza gli uni degli altri e dell’intera umanità”, è un esempio non solo per i Suoi successori e per la Chiesa,” a beneficio di tutto il Popolo di Dio”, ma anche “per ogni cristiano a farsi costruttore di unità, mettendo Dio al centro della propria esistenza e rendendosi vicino ai fratelli, attento alle loro vicende e ai loro bisogni, per vivere con loro nella carità e così «portare a compimento l’annuncio del Vangelo”.
Soffermandosi, poi, sulla figura di Paolo, Papa Leone XIV ha sottolineato la capacità di quest’ultimo di essere “annunciatore instancabile della Buona Notizia”, rappresentato anch’esso da simboli, quali: il libro e la spada, “strettamente uniti tra loro”, in quanto, come si legge nella Lettera agli Ebrei (4,12): “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio”, capace di penetrare “fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito” e di discernere “i sentimenti e i pensieri del cuore”.
Ed è proprio la Parola di Dio, ha posto in rilievo il Pontefice, ad aver operato nel cuore del giovane Saulo, “sottraendolo alla violenza per condurlo sulla via dell’amore”, “conquistandolo e portandolo prima a convertirsi al Vangelo, assumendo un nome nuovo, poi ad annunciarlo in tutto il mondo e infine a testimoniarlo, come Pietro, in questa stessa città, fino al dono della vita”.
Quindi, rivolgendosi alla Comunità ecclesiale, e salutando i membri della Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, inviata da Sua Santità Bartolomeo e guidata da Sua Eminenza Emmanuel, Metropolita di Calcedonia , il Santo Padre ha invitato nuovamente “alla comunione sulle orme del Salvatore” e a guardare alle figure dei Santi Pietro e Paolo come “costruttori di unità, servitori generosi della verità nella carità” e modelli di apostolato anche per gli Arcivescovi Metropoliti, i cui palli, “fasce di lana bianca ornate da croci, esprimono l’impegno di ogni Pastore , ma anche di ogni cristiano , a prendere sulle proprie spalle i fratelli e le sorelle che gli sono affidati, come altrettanti agnelli del gregge del Signore, e a sacrificare per loro energie, tempo, fatica, e anche la vita, perché a tutti giunga il Vangelo e il mondo intero trovi in esso armonia e concordia”.
A seguire, alle 12:00, Papa Leone XIV ha recitato la preghiera dell’Angelus, affacciato alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano, insieme con i fedeli e pellegrini riunitisi in Piazza San Pietro.
Prima , però, ha pronunciato un discorso incentrato sulla solennità dei Santi Pietro e Paolo e sulla loro testimonianza, sottolineando come tale festa richiami “il legame originario che unisce in comunione di fede e di carità la Chiesa che è in Roma con tutte le altre Chiese del mondo”.
Proprio in merito al concetto di unità , comunione e fraternità nella Chiesa e alla volontà di perseverare nel cammino ecumenico e nel dialogo “attento e franco con tutti”, in un passaggio del Suo messaggio, il Pontefice ha sottolineato: “Forse, Pietro e Paolo non avrebbero potuto essere più diversi l’uno dall’altro. Diversi per provenienza, per formazione, per carattere; non soltanto prima, ma anche dopo essere stati chiamati, e il loro unico Signore non li ha uniformati. Il Vangelo è compreso e annunciato da ognuno di loro con uno specifico accento; e lo Spirito Santo, ispirando gli autori biblici, ha voluto che non fossero nascoste le loro divergenze, che in effetti ci vengono narrate come una buona notizia. Nel collegio degli Apostoli, Pietro e Paolo non furono però avversari. Al contrario, divennero quasi il simbolo di molte altre diversità che l’unico Spirito compone in unità. Così, i Patroni della Chiesa di Roma hanno vissuto il travaglio della comunione, l’hanno conosciuta, servita e annunciata come sacramento della vita divina. La loro testimonianza ha contribuito in modo determinante a far sì che la presenza cristiana nella storia sia tesa non al dominio, ma al servizio, all’unità e alla riconciliazione”.
Al termine dell’Angelus, poi, il Santo Padre, salutati i fedeli e i pellegrini presenti in Piazza San Pietro, ha ricordato la Giornata dell’Obolo di San Pietro, ringraziando per il sostegno ricevuto al Suo Ministero petrino e rivolgendo un pensiero e una preghiera per i malati, le persone sole, i detenuti , i parroci e tutti i sacerdoti, le religiose e i religiosi “che lavorano a Roma, perché con la loro presenza e il loro servizio quotidiano mantengono vivo il suo grande cuore cristiano”.
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