di Federica Marengo martedì 23 giugno 2026

-La mattina del 9 giugno scorso, prima di partire per Barcellona, seconda tappa del Suo Viaggio Apostolico in Spagna, Papa Leone XIV ha incontrato nel Padiglione 3 dell’IFEMA i volontari che hanno collaborato all’organizzazione della Sua visita a Madrid, cui ha rivolto i ringraziamenti per aver donato il loro tempo e la loro competenza, la loro presenza e il loro servizio per amore del Signore, della Chiesa e del Papa.
Quindi, il Pontefice, si è soffermato sul tema della “gratuità”, sottolineando come i cristiani siano chiamati a portare nel mondo proprio “il lievito della gratuità, che fa crescere la qualità umana, etica e spirituale di una società”, in quanto “è un tratto tipico della “città di Dio”.
Per questo, ha proseguito il Santo Padre, “in un mondo continuamente influenzato dalla logica dell’interesse, del profitto, dove il termine “crescita” è ridotto alla dimensione economico-finanziaria, c’è bisogno di pensare e di vivere secondo la logica più vera, cioè quella di una crescita umana integrale”.
Infine, Papa Leone XIV , esortando i volontari e le volontarie ad andare avanti con “umiltà e mitezza, senza alcuna presunzione, ma saldi nella fede e generosi nel servizio”, affidandoli all’intercessione della Vergine Maria, ha donato a tutta la comunità ecclesiale di Madrid un Calice, per non dimenticare mai ciò che si celebra nel Memoriale di Cristo che ci ha salvati.
A seguire, alle 11:52 (ora locale), l’aereo con a bordo il Pontefice è decollato per l’aeroporto internazionale Josep Tarradellas Barcelona-El Prat, dove è atterrato alle 12:45 (ora locale).
Qui, il Santo Padre, accolto dalle autorità locali, si è recato in auto alla Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia, per la preghiera dell’Ora Media, nel corso della quale , dopo l’indirizzo di saluto dell’Arcivescovo metropolita di Barcellona, il cardinale Juan José Omella Omell , ha pronunciato la Sua omelia in lingua catalana.
Papa Leone XIV, commentando la Lettera ai Corinzi di San Paolo, (1Cor 12,13) ha invitato la Chiesa a “Lavorare insieme e donarsi senza riserve” come “un unico popolo”, come “membra armoniose del corpo di Cristo”.
Da qui, ponendo in rilievo la vocazione dei Barcellonesi e Catalani, a farsi, con l’aiuto di Dio, costruttori di unità, il Pontefice ha sottolineato: “Sono molte le immagini con cui potremmo illustrare la varietà e l’importanza dei ruoli e delle missioni che incontriamo tra noi, ma il messaggio è sempre lo stesso: nella ricchezza dei doni ricevuti, siamo forti perché uniti, e siamo uniti perché animati dallo stesso Spirito, lo Spirito di Cristo, che è Spirito di comunione per la salvezza di tutti. È importante, perciò, per ciascuno di noi, non permettere che nulla distrugga l’unità in cui Dio ci ha costituito e verso la cui pienezza ci conduce giorno per giorno”.
Poi, ricordando Santa Eulalia martire, Compatrona della Cattedrale, della Diocesi e della città e, citando Sant’Agostino, che, a proposito dei martiri, diceva: “Non ci sembri poca cosa essere membra di quel corpo del quale sono membra anche coloro ai quali non ci possiamo paragonare. Siamo obbedienti allo stesso Signore, animati dalla stessa carità e stretti a quella medesima unità”,
il Santo Padre ha evidenziato: “E’ con questo spirito che anche noi, in un mondo dilaniato da guerre e divisioni, in una società sempre più frammentata e individualistica, vogliamo essere “martiri”, cioè testimoni e profeti, di unità, di accoglienza, di concordia e di pace, anche a costo di sacrifici e rinunce. Come la Vergine Eulalia e tanti altri Martiri, vogliamo rispondere il nostro “sì”, pronti, dove necessario, a morire a noi stessi, a perderci per ritrovarci, a rinunciare a ciò che è superfluo per costruire su ciò che è essenziale e dura per sempre”.
In ultimo, al termine della Sua omelia, Papa Leone XIV ha affidato la comunità ecclesiale a Maria, Madre della Chiesa e Madre dell’unità.
Nel pomeriggio, il Pontefice ha tenuto diversi incontri nell’Arcivescovado di Barcellona, tra cui quello con il Presidente della Generalitat de Catalunya, Salvador Illa i Roca, con il Comitato Organizzatore , con 200 partecipanti all’Incontro Mediterraneo MED26, dedicato alla “costruzione della pace” nel Mediterraneo e con 25 religiosi e religiose della famiglia agostiniana presso la casa arcivescovile, che ha invitato a non chiudersi nelle comunità , ma a portare la ricchezza della propria vita spirituale a tutti nei luoghi della quotidianità.
Più tardi, raggiunto in auto lo Stadio Olimpico di Barcellona, “Lluís Companys”, il Santo Padre ha presieduto la veglia di preghiera con 40 mila giovani e ha risposto alle domande di alcuni di essi in merito a temi come : la riscoperta della fede in una società il cui unico obiettivo nella vita è produrre, avere successo e curare l’immagine; la depressione, i femminicidi, il perdono, incoraggiandoli a non considerare le “notti della vita come cadute definitive” ,ma come “occasioni per togliere le maschere che indossiamo”.
Papa Leone XIV, poi, ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, soffermandosi sull’icona evangelica di Nicodemo, ha sottolineato: “Anche noi siamo come Nicodemo, pellegrini nella notte. Questa icona evangelica ci offre innanzitutto un messaggio sul cammino della vita. Il nostro cammino, i nostri desideri e tutto ciò che abbracciamo e viviamo quotidianamente, nelle gioie e nelle sconfitte, nelle aspirazioni e nei progetti, è l’espressione della nostra continua ricerca: siamo mendicanti d’amore, abbiamo fame e sete di verità, cerchiamo un significato pieno che ci sostenga, ci incoraggi e ci aiuti a comprendere il mistero della nostra vita”.
Tuttavia, malgrado la luce di Cristo illumini il nostro cammino, ha continuato il Pontefice, “ A volte sperimentiamo la notte della fede, la fatica di credere, la stanchezza dello spirito, il senso di inadeguatezza di fronte alla chiamata del Vangelo, l’amarezza dei nostri fallimenti e la paura di non essere all’altezza”.
A tal proposito, il Santo Padre ha evidenziato: “Nicodemo ci insegna che queste notti, che accompagnano la nostra vita, il cammino di fede e la storia in cui viviamo, sono un luogo di benedizione, uno spazio per rinascere, un grembo che genera sempre nuova vita. Queste notti ci spogliano e ci riportano all’essenziale; ci tolgono le maschere umane e religiose che indossiamo di giorno, per non essere riconosciuti o per dare un’immagine di noi diversa da ciò che siamo; ci lasciano a nudo, nelle nostre luci e nelle nostre ombre, riportandoci all’umiltà di saperci guardare nella verità, al di là della presunzione di pensare che il nostro cammino sia già compiuto e che avanziamo come se avessimo una luce chiara su tutto, su tutti e persino su Dio. Questo «spazio vuoto» che la notte crea, anche quando si presenta sotto forma di sofferenza o insoddisfazione, di delusione o incredulità, può essere un’occasione per ricevere una nuova vita, per cambiare e rinnovarsi, per «rinascere dall’alto», come dice Gesù a Nicodemo. Dio, infatti, non è venuto per giudicare il mondo con il suo peccato e la notte della sua infedeltà, ma ha mandato il suo Figlio per salvarlo, per dare al mondo la vita eterna”.
Proprio per questo, ha rimarcato Papa Leone XIV, non bisogna giudicare le “notti”; né le notti della nostra vita, né quelle della Chiesa, né quelle della società che ci circonda, ma “metterci in cammino come fa Nicodemo, continuare a interpellare il Signore, aprirci al vento dello Spirito per accogliere la notte non più come segno di un fallimento, ma come inizio di una nuova vita”, domandandoci: “Quali sono le notti che stiamo attraversando? Cosa ci suggeriscono?. Entrando in esse e guardando con umiltà e senza pregiudizi la realtà di ciò che siamo, cosa siamo chiamati a cambiare?, dove dobbiamo rinnovarci, in quale direzione vogliamo andare, quale società vogliamo costruire?”.
Infine, il Pontefice ha invitato a camminare insieme nella fede “che armonizza la diversità delle idee e delle sensibilità, per cercare la verità che guida verso il bene comune”, affinché la Spagna sia uno spazio accogliente per tutti, “dove ciascuno sia rispettato nella sua dignità di persona e amato per quello che è”; e ha esortato ad aprirsi al dono dello Spirito, “cercando il Signore come Nicodemo e accogliendo la luce del suo Vangelo, con la certezza che sperimenteremo una vita nuova, una presenza che benedice, un amore gratuito che aiuterà a passare dalla notte alla luce. Perché Dio vuole che nulla vada perduto e già da ora desidera darci la vita eterna, per condurci alla felicità che non ha fine”.
Impartita la benedizione finale, al termine della Veglia di preghiera, il Santo Padre ha lasciato lo Stadio Olimpico , “Lluís Companys” per far rientro nell’Arcivescovado di Barcellona.
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