di Federica Marengo lunedì 1° giugno 2026

-Nelle ultime 24 ore, secondo il New York Times, il Presidente USA Trump avrebbe inviato a Teheran, in risposta al piano di pace iraniano, una nuova bozza di accordo , con modifiche e condizioni più dure, rispetto alle concessioni iraniane.
Lo stesso Trump, in un post sulla sua piattaforma social, ha dichiarato: “L’Iran desidera ardentemente raggiungere un accordo, e sarà un buon accordo per gli Stati Uniti e per coloro che sono con noi”, criticando Democratici e Repubblicani , in quanto, a suo dire, lo starebbero spingendo a “muoversi più velocemente, più lentamente, andare in guerra o non andare in guerra” e accusandoli di “rendere molto più difficile fare il suo lavoro correttamente e negoziare”, per poi assicurare “alla fine andrà tutto bene”.
Successivamente, l’agenzia iraniana Tasnim, che cita una fonte informata, ha reso noto che anche l’Iran apporterà delle modifiche alla bozza di accordo in discussione con gli Stati Uniti e che “è “pienamente preparato a uno scenario in cui non si raggiunga un accordo”.
Tuttavia, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, precisando che, al momento, non si sono svolte negoziazioni (con gli Stati Uniti) sui dettagli delle discussioni relative alla questione nucleare, ha accusato gli USA di violare il cessate il fuoco in vigore, sottolineando in una nota: “Gli Usa hanno più volte violato in modo evidente la tregua concordata l’8 aprile ,anche mediante continui attacchi contro navi commerciali iraniane.
Parallelamente, il regime sionista ha causato la morte e il ferimento di migliaia di libanesi, lo sfollamento di circa due milioni di persone e la distruzione delle infrastrutture e delle abitazioni dei civili. La violazione del cessate il fuoco in uno dei fronti equivale alla sua violazione complessiva. Nonostante gli sforzi dichiarati degli Stati Uniti nei primi giorni dopo il cessate il fuoco per costringere il regime sionista a fermare le aggressioni contro il Libano, gli Stati Uniti portano una responsabilità diretta sia per le violazioni del cessate il fuoco contro l’Iran sia per quelle commesse dal regime israeliano contro il Libano, e si assumeranno le conseguenze di questa situazione. E’ evidente che la Repubblica Islamica dell’Iran difenderà, con tutta la propria capacità e sulla base del diritto intrinseco all’autodifesa, i propri interessi ovunque lo ritenga necessario”.
Quest’oggi, poi, a seguito dell’estensione delle operazioni in Libano da parte di Israele, secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim, l’Iran ha interrotto lo “scambio di messaggi con l’America in segno di protesta contro i crimini sionisti” , precisando che “non vi saranno colloqui tra Teheran e Washington ,finché non saranno soddisfatte le richieste dell’Iran sulla cessazione delle operazioni israeliane in Libano e a Gaza e il completo ritiro dell’esercito di Tel Aviv dalle aree occupate in Libano”.
Inoltre, sempre secondo l’agenzia iraniana Tasnim: “Il Fronte di Resistenza e l’Iran hanno deciso di perseguire la chiusura completa dello Stretto di Hormuz e l’attivazione di altri fronti, tra cui lo Stretto di Bab el-Mandeb, come parte del loro piano per punire i sionisti e i loro sostenitori”.
A conferma di ciò, il ministro degli Esteri iraniano , Seyed Abbas Araghchi, che ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo turco Fidan, in un post social, ha scritto: “Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti è inequivocabilmente un cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso quello in Libano. La sua violazione su un fronte equivale alla violazione del cessate il fuoco su tutti i fronti. Gli Stati Uniti e Israele sono responsabili delle conseguenze di qualsiasi violazione”.
Sulla stessa linea, anche il Presidente del Parlamento iraniano, Ghalibaf, capo negoziatore nei colloqui tra Iran e Stati Uniti, che, in un post social, ha evidenziato: “Il blocco navale e l’escalation dei crimini di guerra in Libano da parte del regime sionista genocida sono una chiara prova dell’inadempienza degli Stati Uniti al cessate il fuoco. Ogni scelta ha un prezzo e il conto arriverà. Tutto si sistemerà”.
I Guardiani delle Rivoluzione, che affermano di aver distrutto una base militare degli USA, in un post social, hanno avvertito: “Il superamento delle linee rosse in Libano e a Gaza equivale a una guerra diretta e all’imposizione di costi sulla sicurezza nazionale. In risposta, la resistenza islamica è determinata a condurre operazioni difensive, adottare misure significative e aprire nuovi fronti, e mantenere al contempo l’equilibrio nello Stretto di Hormuz.
Chiunque semini vento, raccoglierà tempesta”.
Secondo i media iraniani, il consigliere della Guida Suprema iraniana, Mohammad Mokhber, ha incontrato Abdullah Safi al-Din, rappresentante di Hezbollah a Teheran e , durante l’incontro, ha affermato che “qualsiasi cessate il fuoco che coinvolga Teheran e che non tenga conto del Libano e dei gruppi regionali alleati dell’Iran è “irrilevante”.
Intanto, dopo aver preso il controllo del castello di Beaufort e dopo l’uccisione da parte di Hezbollah di un soldato dell’Idf e il ferimento di altri tre proprio nei pressi del maniero e il lancio di razzi contro il nord di Israele, compresa la periferia della città costiera di Haifa, il Premier israeliano Netanyahu e il ministro della Difesa Katz hanno ordinato di colpire i sobborghi meridionali di Beirut, determinando la fuga dei civili e la chiusura delle scuole.
Il Presidente libanese, Joseph Aoun, ha dichiarato che il suo Paese sta affrontando “una vile e riprovevole aggressione israeliana”, impegnandosi a “lavorare per porre fine alle sofferenze del popolo libanese, e in particolare di quello del sud”.
Il Presidente Aoun, però, secondo Al Jazeera, ha ribadito la necessità di negoziare con Israele, nonostante la situazione nel sud, sottolineando che “le trattative sono più sicure della guerra” e che “non vi è altra scelta”, assicurando che , comunque, si “stanno facendo passi avanti”.
Una fonte del ministero degli Esteri libanese ha riferito a Sky News Arabia che il ministro degli Esteri di Beirut ,Youssef Raggi ,sta tenendo intensi contatti diplomatici con attori regionali e internazionali, con l’obiettivo di arginare il deterioramento della sicurezza nel Paese.
Su richiesta della Francia, che ha condannato l’estensione dell’operazione di Israele in Libano, è stata convocata per oggi una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla questione.
Il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, Stephane Dujarric, ha detto: “Siamo profondamente allarmati dall’escalation delle attività’ militari nel Libano meridionale e oltre. Esortiamo tutti gli attori a rispettare la cessazione delle ostilità’ e ad evitare un’ulteriore escalation”.
A Bruxelles, il portavoce della Commissione per la Politica estera UE, Anouar El Anouni, rispondendo alle domande dei giornalisti in merito, durante il punto stampa quotidiano, ha dichiarato: “Chiediamo a Israele di porre fine all’escalation militare in Libano e di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale del Libano. Incoraggiamo inoltre il proseguimento degli sforzi diplomatici in corso, compresi quelli guidati dagli Stati Uniti e dai partner internazionali, volti a garantire un percorso negoziato verso la stabilità e la sicurezza a lungo termine sia per il Libano che per Israele. Il popolo libanese ha già sopportato immense sofferenze. Non ha scelto questa guerra, e questa guerra non lo riguarda. Il popolo del Libano e quello di Israele hanno il diritto di vivere in pace, sicurezza e dignità, liberi dalla minaccia di un nuovo conflitto. Noi, come Unione Europea, siamo solidali con il popolo libanese e continueremo a fornire sostegno e aiuti di emergenza per aiutare le autorità ad affrontare l’attuale crisi”.
Dal Pakistan, dove si è recata in visita, l’Alta rappresentante per la Politica estera Ue, Kaja Kallas, ha affermato: “L’Unione Europea è pronta a contribuire a una soluzione sostenibile (in Iran), portiamo al tavolo una leva economica, esperienza sul dossier nucleare, rapporti di lunga data con i partner nel Golfo e contatti diretti con l’Iran: vedo un ruolo concreto dell’Ue nell’aiutare che un accordo sia durevole, sia attraverso un’operazione marittima o incentivi economici”.
Per l’Italia, il Presidente della Repubblica Mattarella, ricevendo al Quirinale il corpo diplomatico accreditato in Italia, nel suo intervento, ha sottolineato: “La irrisolta crisi indotta dal conflitto tuttora in atto a Gaza e la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall’Iran potrebbe irradiarsi a tuttala regione – e che già colpisce così brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano – ne sono l’eloquente esempio. Le cattive pratiche raccolgono velocemente adepti”.
Il ministro della Difesa, Crosetto, nel programma di Rai Uno, “Cinque minuti”, ha dichiarato: “L’avanzata di Israele in Libano allontana un serio piano di pace. Perché un serio piano di pace, anche in Libano come in Ucraina, parte dalla cessazione delle ostilità, dalla cessazione della guerra. E perché il nostro contingente non è in grado di assolvere il suo compito, quello dell’Unifil e delle Nazioni Unite, con una guerra in corso sopra la testa”.
In riferimento alla situazione nella Striscia di Gaza, invece, secondo quanto riferito al Times of Israel da fonti coinvolte nella negoziazione, i mediatori tenteranno giovedì in Egitto di riprendere i colloqui sul disarmo con Hamas, arenatisi per il rifiuto di Hamas di accettare la proposta di disarmo del Board of Peace, sostenendo che Israele debba prima rispettare i termini della prima fase.
Il Premier israeliano Netanyahu, tornando sulla situazione in Libano, ha rimarcato: “Non ci sarà una situazione in cui Hezbollah attacca le nostre città e i nostri cittadini mentre i quartier generali del terrorismo a Dahiye restano fuori portata. Continuiamo ad approfondire la nostra attività sul terreno nel sud del Libano, eliminando le roccaforti di Hezbollah. Hezbollah è in fuga. Siamo determinati a ristabilire la sicurezza per i residenti del nord, proprio come abbiamo fatto per i residenti del sud”.
Il ministro alla Difesa israeliano, Katz , in un videomessaggio, ha spiegato: “Israele ha intenzione di mettere sotto il controllo dell’Idf la zona del fiume Litani, nel sud del Libano. Le forze armate proseguono le operazioni contro Hezbollah “per allontanare le minacce e mettere l’area del fiume Litani sotto il controllo di sicurezza di Tsahal , libera da armi e terroristi”.
Quanto alla posizione degli USA riguardo alla decisione di Israele di estendere le operazioni in Libano, i media israeliani sono discordanti. Secondo la tv israeliana Channel 12, che cita una propria fonte governativa, l’amministrazione Trump ,”almeno per il momento”, non avrebbe dato il suo via libera a Israele per estendere le operazioni militari in Libano, mentre, secondo l’emittente i24news, che cita “un funzionario statunitense”, vi sarebbe il sostegno degli USA ai nuovi attacchi dell’Idf.
Nel frattempo, dopo l’annuncio dei media iraniani della sospensione dei negoziati con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, ha avuto colloqui telefonici separati con il suo omologo pakistano, Muhammad Ishaq Dar, e con il capo di Stato maggiore ,Asim Munir.
Il ministero degli Esteri pakistano ha riferito che Araghchi: “Ha espresso seria preoccupazione per gli sviluppi recenti nella regione, inclusa la violazione israeliana del cessate il fuoco in Libano e gli ordini del governo israeliano riguardo a un potenziale attacco in parti di Beirut” e ha sottolineato l’importanza di garantire che “il cessate-il-fuoco sia preservato al fine di prevenire qualsiasi rottura delle intese esistenti”.
Colloquio telefonico anche tra il Presidente USA, Trump, e il Premier israeliano, Netanyahu.
Sul fronte della crisi energetica, a causa del riaccendersi delle tensioni tra gli USA e l’Iran, il prezzo del gas ha chiuso in forte rialzo con i contratti Ttf ad Amsterdam, mercato di riferimento, che hanno segnato un +6,3%, a 48,9 euro al megawattora.
In rialzo anche i prezzi del petrolio, per via, non solo di quanto sta accadendo in Medio Oriente , ma anche per l’intensificarsi degli attacchi da parte dell’Ucraina alle raffinerie russe e del divieto di Mosca di esportare carburante per aerei fino a novembre, per prevenire carenze interne.
I future sul Wti , quindi, hanno registrato in apertura al Nymex, un aumento del 6,3%, a 92,90 dollari al barile, mentre il Brent è salito del 5,4%, oltre 96 dollari al barile.
In seguito agli attacchi missilistici e con droni di Teheran verso il Kwait e i suoi impianti, il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha condannato “fermamente la palese aggressione iraniana in violazione del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell’11 marzo 2026”. Pertanto,
“L’organizzazione esprime il suo “categorico rifiuto di questa aggressiva escalation da parte dell’Iran, che mette in pericolo vite civili e mina la sovranità, la sicurezza e la stabilità del Kuwait”, mentre sono in corso intensi sforzi diplomatici per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Ha affermato che questo approccio “non farà altro che aumentare l’isolamento dell’Iran” ed elogia “l’efficacia delle forze di difesa aerea kuwaitiane nel contrastare gli attacchi iraniani e ha ribadito il suo sostegno allo Stato del Kuwait e la sua “piena solidarietà in tutte le misure adottate per proteggere la sua sicurezza, sovranità e integrità territoriale”.
Infine, secondo l’United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), un ‘esplosione si è verificata su una nave da carico della Marina britannica che transitava nel Golfo a circa 40 miglia nautiche a sud-est di Umm Qasr, colpita da un proiettile di origine sconosciuta.
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