di Federica Marengo mercoledì 13 maggio 2026

-Dopo la bocciatura dei rispettivi piani di pace, il Presidente USA Trump, in partenza per la Cina, dove incontrerà il Presidente Xi Jinping, ha dichiarato che il cessate il fuoco ancora in vigore, tra USA e Iran, è debolissimo e ha l’1% di chance di tenere, sebbene ritenga ancora possibile una soluzione diplomatica.
Da Teheran, che non intende rinunciare alla dotazione di uranio, a suo dire, per scopi unicamente civili, il portavoce della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale, Rezaei, ha avvertito che l’Iran, se fosse attaccato, potrebbe arricchire l’uranio fino al 90% e ricorrere, dunque, all’arma nucleare.
Inoltre, il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un post social, ha ribadito che: “Non c’è altra alternativa che accettare i diritti del popolo iraniano così come sono esposti nella proposta in 14 punti” e che “qualsiasi altro approccio non porterà a nulla, se non a un fallimento dopo l’altro”, sottolineando che: “Più gli USA tergiversano, più i contribuenti americani ne pagheranno le conseguenze”.
Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, tra le richieste di Teheran agli USA, presentate nel piano, vi sarebbero state : il pieno controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz e la fine della guerra con garanzie di non aggressione, condizionando l’accordo all’immediato sollevamento del blocco navale e al rilascio degli asset congelati al momento della firma di un’intesa preliminare, oltre alla cancellazione delle sanzioni OFAC sul petrolio entro 30 giorni.
Sempre l’Iran, come riportato da Irna, tramite il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani, nelle ultime ore, ha fatto sapere: “Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Trump potrebbe avere l’intenzione di sbarcare truppe sull’isola iraniana di Kharg, ma non permetteremo che nemmeno un granello di polvere venga portato fuori dal nostro Paese. Non è possibile che le petroliere attraversino lo Stretto di Hormuz senza il permesso dell’Iran. Se gli Usa e Trump commettono un errore, trasformeremo il Golfo Persico nel più grande cimitero acquatico per le forze americane”, seguito da Alaeddin Boroujerdi, membro della commissione per la Sicurezza Nazionale, che, intervistato dall’agenzia Isna, ha sottolineato: “Non rinunceremo in alcun modo al controllo dello Stretto di Hormuz e non entreremo in alcun modo in discussioni sui negoziati relativi all’arricchimento dell’uranio. L’Iran, non si accontenterà di nulla di meno di una risposta positiva alle nostre richieste. Non siamo assolutamente disposti a cedere alle richieste degli americani. Dunque, il consiglio agli americani e al presidente Donald Trump è di raggiungere un accordo con l’Iran”.
Secondo Iran International, un comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha dichiarato che le forze sono pronte a condurre operazioni “nel più breve tempo possibile”, in seguito a esercitazioni militari che hanno coinvolto la milizia Basij e unità delle Guardie.
Infine, il portavoce dell’ Esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha dichiarato che l’Iran non permetterà più il trasferimento di armi americane alle basi statunitensi nella regione attraverso lo Stretto di Hormuz.
Tuttavia, il Comando centrale americano (CentCom) ha reso noto, via social, che “Un caccia stealth F-35A dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti sorvola le acque regionali nei pressi dello Stretto di Hormuz” e che “è in grado di trasportare fino a 18.000 libbre di armamenti pur continuando a volare a velocità supersoniche”.
Quanto agli alleati degli USA e alla missione militare multinazionale “indipendente e strettamente difensiva” ,volta a garantire la libera di navigazione nello Stretto di Hormuz ,che sarà guidata dal Regno Unito e dalla Francia, cui si unirà , tra gli altri Paesi, anche l’Australia, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, a margine del summit B9 in Romania, ha dichiarato: “Gli alleati hanno chiaramente recepito il messaggio del presidente Donald Trump e stanno lavorando su due fronti, il rispetto degli accordi bilaterali, dove ora stanno facendo ciò che avevano promesso, e la guerra in Iran, con le iniziative sullo stretto di Hormuz. Qui gli alleati si faranno trovare pronti quando si tratta di passare alla prossima fase e lo vediamo ad esempio con l’Italia, che ha promesso due dragamine extra. Il mio messaggio agli Usa allora è che l’Europa sta davvero lavorando su questo punto”.
A tal proposito, il ministro della Difesa, Crosetto, in Audizione presso le Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ha detto: Una nuova eventuale missione richiede “una vera tregua, una cornice giuridica e l’autorizzazione del Parlamento. Proprio ieri ho avuto un ulteriore colloquio con i ministri della Difesa dei nostri paesi partner con cui abbiamo registrato una piena convergenza su alcuni principi fondamentali: la necessità di garantire la sicurezza della navigazione in uno dei punti più sensibili del mondo e al tempo stesso la volontà di mantenere ogni iniziativa rigorosamente separata dal conflitto in corso. L’obiettivo condiviso resta quello di favorire, il più velocemente possibile, attraverso un’azione coordinata della comunità internazionale, un ritorno a condizioni di stabilità e normalità nella navigazione marittima nell’area di Hormuz. Ad oggi, 40 Paesi stanno valutando come contribuire a rendere lo Stretto di Hormuz libero e percorribile, appena le condizioni lo renderanno possibile. Ventiquattro di questi Paesi hanno già manifestato la loro disponibilità di massima a partecipare con assetti altamente specializzati, utili ad esempio a rimuovere le mine oggi presenti in quel tratto di mare e del quale nessuno, nemmeno gli iraniani, conosce localizzazione e numero. La tregua è possibile? Non lo so, non penso. Oggi e questa settimana penso sia meno facile di quello che pensavo una settimana fa. Ci stiamo preparando a farla perché speriamo che prevalga il buon senso e ci stiamo preparando. Non a inviare navi armate, perché i caccia mine non sono navi armate perché hanno bisogno di una scorta logistica e di una protezione”.
In ultimo, riguardo la visita del Presidente USA Trump in Cina e all’incontro con il Presidente Xi Jinping, Crosetto ha dichiarato: “Dall’incontro fra Donald Trump e Xi Jinping mi aspetto buonsenso, un accordo su grandi temi nel mondo, un impegno di tutti e due in Ucraina e Medio Oriente. Spero anche che la visita di Trump serva a sbloccare la situazione all’Onu dopo il veto opposto da Cina e Russia ad una proposta di risoluzione su una missione dello Stretto di Hormuz”.
Quest’oggi, il ministro della Difesa Crosetto ha incontrato il Ministro degli Affari Esteri del Kuwait, Sheikh Jarrah Jaber Al-Ahmad Al-Sabah, che ha ringraziato l’Italia “per il sostegno fornito a seguito degli attacchi subiti da parte dell’Iran” e con cui ha approfondito i principali temi di sicurezza e difesa e la cooperazione tra i due Paesi, condividendo l’impegno a rafforzarla ulteriormente nell’interesse comune” e, confermando “il convinto impegno dell’Italia a sostenere il Kuwait e a contribuire alla stabilità dell’area”.
In Audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, anche il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, che ha evidenziato: “Quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga. Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo. Lo Stretto di Hormuz è uno snodo cruciale per le rotte commerciali globali: vi transitano il 20% del petrolio mondiale, un quarto delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e una parte significativa delle materie prime che alimentano anche le nostre filiere produttive. Le conseguenze della crisi sono di fronte agli occhi di tutti. L’insicurezza delle rotte commerciali e il rincaro dell’energia pesano sulle famiglie e sulle imprese. Il blocco di Hormuz colpisce tutti, ma preoccupano in particolare le sue conseguenze sui Paesi più fragili, in Africa e nel Mediterraneo allargato. Inoltre, una crisi di questa portata, se non governata, rischia di provocare nuove ondate di instabilità e nuovi flussi migratori verso l’Europa, rincari energetici e quelli dei fertilizzanti, che provocano l’aumento dei costi di produzione e alimentano l’inflazione. Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo. La sola via percorribile è quella del dialogo e della diplomazia. Lo diciamo dall’inizio della crisi e lo diciamo anche oggi: Teheran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici che possano minacciare la regione”.Il regime è quello che ha represso i suoi giovani e lo fa anche oggi con esecuzioni capitali. Il regime ha attaccato tutti i Paesi del golfo. Siamo solidali con gli Emirati per gli attacchi di questi giorni. Ne ho parlato anche con Rubio, ribadendo la centralità del legame transatlantico. A lui ho confermato il sostegno del nostro Paese ai negoziati in Pakistan. I negoziati devono continuare e l’occasione non va sprecata: l’ho detto con forza al ministro iraniano Araghchi. L’Iran deve negoziare in buona fede e flessibilità a collaborare con l’Aiea e ristabilire relazioni con i paesi del golfo. L’ho detto anche al ministro cinese”, rimarcando “l’impegno del Governo per la pace” e “ l’importanza del confronto con il Parlamento” e, assicurando che “ogni iniziativa sarà avviata dopo la cessazione definitiva delle ostilità”.
Da Bruxelles, una funzionaria Ue ha reso noto che , dopo il vertice del G7 di Évian, in Francia, previsto dal 15 al 17 giugno, il Consiglio europeo di giugno si terrà il 18 e 19 giugno e che , tra i temi sul tavolo, vi saranno: la guerra in Ucraina e il processo di adesione di Kiev alla Ue, le ulteriori pressioni sulla Russia (compresa una maggiore cooperazione sulla flotta ombra e il 21esimo prossimo pacchetto di sanzioni), nonché gli sforzi per raggiungere la pace e la guerra in Medio Oriente , in merito a cui si valuteranno gli ultimi sviluppi su Iran, Stretto di Hormuz, Striscia di Gaza, Cisgiordania e Libano e, a due settimane dal vertice Nato, i progressi compiuti nel rafforzamento della difesa europea e nell’attuazione dell’agenda sulla prontezza operativa in materia di difesa.
Nel frattempo, mentre proseguono gli sforzi di Paesi come il Pakistan per mediare la fine della guerra tra Stati Uniti e Iran , i prezzi del petrolio hanno registrato un calo sui mercati asiatici, dopo tre giorni e i future sul petrolio Wti hanno ceduto oltre l’1% a 100,76 dollari al barile e quelli sul Brent l’1,3% a 106,31 dollari al barile , l’Opec ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita della domanda mondiale di petrolio nel 2026 e al rialzo le previsioni sulla crescita della domanda di petrolio per il 2027, come riportato dall’agenzia britannica Reuters e l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel nuovo rapporto sul mercato petrolifero, ha affermato che “A più di dieci settimane dall’inizio della guerra in Medioriente le crescenti perdite di approvvigionamento dallo Stretto di Hormuz stanno esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo record”.
Vi è attesa, dunque, per gi esiti dell’incontro tra il Presidente Trump e il Presidente Xi Jinping, il primo di un Presidente degli USA dal novembre del 2017 , incentrato non solo sulla guerra in Medio Oriente, ma anche sugli accordi commerciali e sull’IA.
Ieri, alla viglia della sua visita in Cina, iniziata oggi ,e che si concluderà il 15 maggio, il Presidente Trump ha avuto un colloquio telefonico con lo Sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti, nella quale le parti hanno discusso di “cooperazione strategica e di modalità per rafforzare le relazioni tra Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti a sostegno di interessi reciproci” e hanno “scambiato opinioni sugli ultimi sviluppi in Medioriente”.
Il numero uno della Casa Bianca, in partenza per il vertice con Xi Jinping, ha dichiarato alla stampa di non aver bisogno dell’aiuto di Pechino per mettere fine alla guerra con l’Iran e indebolire il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz e che gli USA prevarranno “ in un modo o nell’altro, pacificamente oppure no”, poiché “L’unica cosa che conta, è che l’Iran non deve possedere l’arma nucleare”.
Secondo l’agenzia giapponese Kyodo News , che cita il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Tommy Pigott, il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi avrebbero concordato, durante una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, di non consentire a nessun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz.
Per l’agenzia cinese Xinhua, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi avrebbe chiesto al Pakistan di “intensificare” i suoi sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti e avrebbe espresso l’intenzione della Cina di continuare a sostenerlo.
In Israele, invece, secondo Haaretz, il Premier Netanyahu dovrebbe tenere questa sera una riunione sulla sicurezza con diversi ministri del gabinetto ristretto per la sicurezza e alti funzionari della difesa.
Secondo l’organizzazione di monitoraggio dei conflitti ACLED, Israele ,nelle cinque settimane trascorse da quando ha interrotto i bombardamenti congiunti con gli Stati Uniti in Iran, avrebbe intensificato il fuoco verso Gaza, dove, secondo l’esercito, i combattenti di Hamas starebbero rafforzando la loro presa.
Proseguono , poi, gli attacchi dell’esercito di Tel Aviv sul Libano, dove, secondo il ministero della Salute libanese, dallo scorso 2 marzo, almeno 2.896 persone sono state uccise nel corso di attacchi e, ieri, dodici persone sono rimaste uccise nei raid israeliani sulla strada Jiyeh-Saadiyat, a sud di Beirut, tra cui due bambini.
Nelle ultime ore, le forze armate israeliane hanno diffuso un avviso di evacuazione per gli abitanti di tre altri abitati nel Libano meridionale: Kfar Hatta nel distretto di Sidone, Arab Salim a Nabatieh e Deir al-Zahrani.
Nuovamente colpito, il contingente italiano Unifil con un drone, presumibilmente di Hezbollah, esploso all’interno del quartier generale di Naqoura.
Al riguardo, Unifil, in un comunicato , ha espresso oggi preoccupazione “per le attività dei membri di Hezbollah e dei soldati israeliani nelle vicinanze delle postazioni delle Nazioni Unite”, rilanciando l’appello ad “astenersi da qualsiasi azione che possa mettere in pericolo i peacekeeper”.
Infine, all’indomani dell’approvazione da parte della Knesset israeliana dell’istituzione di un tribunale militare speciale per processare i palestinesi accusati di legami con gli attentati del 7 ottobre 2023, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ne ha chiesto l’abrogazione, scrivendo in una nota: “Le vittime delle atrocità commesse il 7 ottobre meritano giustizia, ma ciò “non può essere ottenuto attraverso processi che non rispettano gli standard internazionali; la pena di morte obbligatoria spaventosa e che rischia di causare un’irreversibile errore giudiziario per i palestinesi condannati. Vi sono inoltre serie preoccupazioni, si legge nella nota, che il tribunale possa ammettere prove ottenute sotto costrizione, in violazione del diritto internazionale. La pena di morte obbligatoria è spaventosa e rischia di causare un irreversibile errore giudiziario per i palestinesi condannati in base a tale legge. La sua applicazione ai residenti dei territori palestinesi occupati viola le garanzie di un giusto processo chiare e inequivocabili contenute nel diritto internazionale umanitario e costituirebbe quindi un crimine di guerra. Concentrandosi esclusivamente sui palestinesi il nuovo tribunale non avrà giurisdizione sulla potenziale responsabilità penale di altri in relazione a tali eventi, né sui presunti crimini commessi dalle forze israeliane nei territori palestinesi occupati in quel momento o da allora. Questa legge istituzionalizzerà inevitabilmente una giustizia unilaterale e la discriminazione nei confronti dei palestinesi, il che non può essere nell’interesse di nessuno ed è in contrasto con il diritto internazionale dei diritti umani. La legge consente un’ulteriore erosione delle garanzie di un processo equo attraverso l’introduzione di processi di massa, che minano la presunzione di innocenza basandosi sulla premessa della colpa collettiva piuttosto che sulle prove degli atti criminali di un individuo”.
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