di Federica Marengo mercoledì 20 maggio 2026

-Nelle scorse ore, il Presidente russo Putin ha incontrato a Pechino il Presidente cinese Xi Jinping, nel venticinquesimo anniversario del Trattato russo-cinese di buon vicinato e cooperazione amichevole, che sancisce gli accordi sul sostegno reciproco alla protezione dell’unità nazionale, sul rispetto, sulla scelta del proprio percorso di sviluppo e sul coordinamento delle posizioni su questioni internazionali.
Accolto dal ministro degli Esteri cinese, Wang Yi con una cerimonia di benvenuto davanti alla Grande sala del popolo, dopo una riunione delle delegazioni allargate, Putin ha avuto un bilaterale con l’omologo Xi Jinping, con cui ha firmato una dichiarazione congiunta per rafforzare ulteriormente il partenariato globale e l’interazione strategica, e con il Premier cinese Li Qiang.
Secondo quanto riportato dai media russi, il numero uno del Cremlino, ha detto al leader cinese Xi Jinping che le relazioni tra i due Paesi hanno raggiunto un “livello senza precedenti, fungendo da modello di partenariato globale e cooperazione strategica a tutti gli effetti” e ha sottolineato che “Il volume degli scambi commerciali tra Russia e Cina è cresciuto di oltre 30 volte nell’ultimo quarto di secolo” e che, “Per diversi anni consecutivi, ha superato agevolmente la soglia dei 200 miliardi di dollari”.
Inoltre, il Presidente russo Putin , che si è detto pronto a collaborare con i propri partner, compresi gli Stati Uniti, discutendone con il Presidente cinese Xi Jinping, ha evidenziato che Mosca , sullo sfondo della crisi in Medio Oriente, rimane “un fornitore affidabile di risorse, mentre la Cina è un consumatore responsabile” e che Russia e Cina si stanno impegnando per costruire “un ordine mondiale più giusto e democratico”.
Il Presidente Xi Jinping, invece, nel corso dell’incontro con il Presidente russo Putin, ha dichiarato: “Rapporti tra Cina e Russia stanno entrando “in una nuova fase” caratterizzata da maggiori risultati e uno sviluppo più rapido”, sottolineando che Cina e Russia lotteranno insieme contro il riemergere dell’unilateralismo e dell’egemonismo e, auspicando che lo sviluppo e la rinascita di Cina e Russia vengano promossi attraverso un coordinamento strategico globale “di qualità ancora più elevata”.
Poi, i due leader hanno discusso anche delle crisi internazionali in atto, evidenziando nella dichiarazione congiunta: “Le parti prendono atto che azioni quali il lancio sleale di attacchi militari contro altri Paesi, l’uso ipocrita dei negoziati come copertura per preparare tali attacchi, l’assassinio di rappresentanti della leadership di stati sovrani, la destabilizzazione della situazione politica interna di questi Stati e la provocazione di un cambio di potere, il rapimento sfacciato di leader nazionali a scopo processuale, violano gravemente i fini e i principi della Carta delle Nazioni Unite, le norme del diritto internazionale e delle relazioni internazionali, e causano danni irreparabili alle fondamenta dell’ordine mondiale formatosi dopo la Seconda Guerra Mondiale, nonché alle basi civili della comunicazione interstatale” ed esprimendosi “a sostegno del raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo nella Striscia di Gaza, che garantisca la stabilizzazione a lungo termine della situazione e assicuri un accesso umanitario senza ostacoli a tutti coloro che ne hanno bisogno”.
Mosca e Pechino hanno anche criticato gli Stati uniti, accusandoli di aver impedito la proroga delle restrizioni previste dal trattato Start sulle armi nucleari dopo la sua scadenza, avvenuta a febbraio e il Giappone per aver accelerato il riarmo, rappresentando così una “seria minaccia” alla pace e alla stabilità regionale.
In merito alla guerra in Ucraina, il Presidente russo Putin e il Presidente cinese Xi Jinping ritengono necessario affrontare “le cause profonde” del conflitto per raggiungere una “pace duratura”.
Infine , secondo il South China Morning Post, Mosca e Pechino avrebbero firmato almeno venti accordi di cooperazione commerciale e tecnologica, energia, innovazione, cooperazione in materia di media e informazione e cooperazione in materia di tutela della proprietà intellettuale, che, a detta di Putin varrebbero oltre 200 miliardi di dollari.
Intanto, mentre il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, anch’esso a Pechino per l’incontro con il Presidente Xi Jinping, ha affermato che i presidenti russo e statunitense, Vladimir Putin e Donald Trump, non rifiuterebbero l’opportunità di tenere un incontro bilaterale a margine del vertice dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec) , che si svolgerà a novembre in Cina, il portavoce del Cremlino Peskov, nella consueta conferenza stampa, commentando le parole del Presidente ucraino Zelensky su un piano di attacchi contro la Russia previsto per giugno, in risposta agli intensi raid russi delle ultime settimane, ha detto: “Ancora una volta sentiamo dichiarazioni bellicose, che non contribuiscono a creare lo spirito necessario per avviare negoziati di pace. Questo sottolinea e dimostra ancora una volta chi è il principale ostacolo sulla strada verso una soluzione pacifica. È Zelensky e il suo ‘regime di Kiev. Naturalmente, sullo sfondo di queste dichiarazioni di Zelensky è fondamentale adottare misure, e non ho alcun dubbio che i nostri militari lo stiano facendo per minimizzare i rischi, innanzitutto per la popolazione. Mosca resta aperta a una via pacifica di soluzione. È quella per noi preferibile. Tuttavia, continueremo l’operazione militare speciale, finché non raggiungeremo i nostri obiettivi”.
Negli USA, il Presidente Trump, rispondendo a una domanda dei cronisti sull’incontro tra il Presidente cinese Xi Jinping e il Presidente russo Putin, avvenuto a ridosso del suo bilaterale con il leader di Pechino, ha commentato: “Xi Jinping mi aveva detto che Vladimir Putin sarebbe andato: io vado d’accordo con tutti e due. Non so se la cerimonia riservata a Putin sia stata bella quanto la mia, penso che con noi hanno fatto meglio”.
A tal proposito, il ministero del Commercio cinese, in un comunicato, ha reso noto che “Cina e Usa hanno concordato in linea di principio di discutere, un quadro reciproco di riduzione tariffaria per prodotti di valore equivalente, pari a 30 miliardi di dollari o più per ciascuna parte” e l’inviato speciale del Presidente russo Putin, Kirill Dmitriev, ha fatto sapere che Mosca è intenzionata a realizzare progetti con Cina e USA e che l’inviato del Presidente USA Trump, Steve Witkoff, si recherà in Russia nel “prossimo futuro”.
Riguardo alla questione Nato e alla riduzione delle forze da parte degli USA, il portavoce capo del Pentagono, Sean Parnell,in un post social, ha annunciato che il Dipartimento della Guerra statunitense ha ridotto da quattro a tre il numero totale di Brigate da Combattimento (Bct) assegnate all’Europa, sottolineando: “Tale decisione è il risultato di un processo complesso e articolato, incentrato sulla configurazione delle forze statunitensi in Europa. Ciò comporterà un temporaneo ritardo nel dispiegamento delle forze statunitensi in Polonia, un alleato modello per gli Stati Uniti. Il Dipartimento determinerà la destinazione finale di queste e altre forze statunitensi in Europa sulla base di un’ulteriore analisi dei requisiti strategici e operativi degli Stati Uniti, nonché della capacità dei nostri alleati di contribuire con le proprie forze alla difesa dell’Europa. Questa analisi è volta a promuovere l’agenda ‘America First’ del presidente Trump in Europa e in altri teatri operativi, anche incentivando e consentendo ai nostri alleati Nato di assumersi la responsabilità primaria della difesa convenzionale dell’Europa. Il Segretario Hegseth ha parlato oggi con il vice premier polacco Kosiniak-Kamysz e il Dipartimento rimarrà in stretto contatto con le controparti polacche nel corso di questa analisi, anche per garantire che gli Stati Uniti mantengano una forte presenza militare in Polonia. La Polonia ha dimostrato sia la capacità che la determinazione a difendersi. Gli altri alleati della Nato dovrebbero fare altrettanto. Il Dipartimento fornirà ulteriori informazioni al momento opportuno e nel contesto appropriato”.
Nel frattempo, il segretario della Nato, Rutte, parlando con i giornalisti della possibilità di un attacco nucleare da parte della Russia, alla luce delle esercitazioni militari congiunte con la Bielorussia in corso fino al 21 maggio, in cui vengono usate testate nucleari , ha dichiarato: “Beh, la Russia sa bene che, se ciò dovesse accadere, la reazione sarebbe devastante”.
Poi, riguardo l’accusa rivolta nell’ambito Onu da Mosca alla Lettonia di pianificare attacchi verso il territorio russo insieme con le forze armate ucraine , Rutte ha detto: “L’affermazione russa è totalmente ridicola, completamente ridicola, e la Russia lo sa”.
Concorde con Rutte, la Presidente della Commissione UE , Von der Leyen, che in un post social, ha evidenziato: “Le minacce pubbliche della Russia contro i nostri Stati baltici sono del tutto inaccettabili. Una minaccia contro uno Stato membro è una minaccia contro l’intera Unione. La Russia e la Bielorussia hanno la responsabilità diretta dei droni che mettono in pericolo la vita e la sicurezza delle persone” sul fianco orientale dell’Ue”.
In merito, un gruppo trasversale di eurodeputati di Estonia, Lettonia e Lituania ha scritto proprio alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen per chiedere una risposta “pubblica e ferma” alle “continue e pericolose provocazioni” della Russia contro i Paesi Baltici.
Per quanto riguarda, invece, il possibile ruolo dell’Ue nei negoziati con la Russia, sollecitato anche dall’Ucraina e ,respinto da Mosca, secondo diverse fonti, il Presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, nonostante la contrarierà di alcuni Paesi, starebbe sondando i leader dell’Ue per trovare “un punto di caduta comune” sulla difficile questione del possibile negoziato con la Russia, in vista del prossimo vertice di giugno, ma che prima va definita “la posizione da tenere con Mosca, le eventuali linee rosse, nonché cosa l’Ue è disposta a “concedere” al Cremlino in un ipotetico accordo di pace”.
Secondo il Financial Times, i governi dell’Unione Europea starebbero valutando se l’ex Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi o l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel possano rappresentare il blocco in eventuali negoziati con il presidente russo Vladimir Putin.
Riguardo al maxi-prestito da 90 miliardi di euro a kiev, l’Unione europea ha concluso i negoziati con l’Ucraina sul memorandum d’intesa relativo all’assistenza macrofinanziaria.
In Italia, il Premier indiano Modi ha incontrato a Villa Pamphilj la Premier Meloni e al Quirinale il Presidente della Repubblica Mattarella e , in merito alla guerra in Ucraina e in Medio Oriente, ha dichiarato: “La posizione di Nuova Delhi sull’Ucraina e l’Iran è chiara: tutte le questioni vanno risolte attraverso il dialogo e la diplomazia. Siamo rimasti continuamente in contatto per quanto riguarda le tensioni in Ucraina, in Asia occidentale e in altre regioni. La posizione dell’India è chiara: tutte le questioni vanno risolte attraverso il dialogo e la diplomazia”.
La Presidente del Consiglio Meloni ,nelle dichiarazioni congiunte alla stampa, ha detto: “Italia e India condividono una visione comune su molte delle grandi sfide del nostro tempo: la stabilità internazionale, la difesa delle regole, la sicurezza economica, la resilienza delle catene del valore, la promozione della pace, lo sviluppo inclusivo. Abbiamo parlato anche di molti degli scenari complessi che la nostra epoca ci pone di fronte, a partire dall’Ucraina, del nostro impegno per arrivare a una pace giusta e duratura”.
In Ucraina, dove proseguono gli attacchi russi sulle regioni del Paese (nelle ultime ore, due persone sono state uccise e 19 ferite a Dnipro, 13 persone sono rimaste ferite nella regione settentrionale di Sumy e in quella sud-orientale di Zaporizhzhia, tra cui tre bambini), il Presidente Zelensky ha reso noto: “Ho presieduto il Consiglio di guerra. Abbiamo analizzato in dettaglio i dati in nostro possesso, provenienti dai nostri servizi di intelligence, relativi alla pianificazione russa di operazioni offensive sull’asse Chernihiv-Kiev. Stiamo preparando delle risposte per ogni possibile scenario di azione del nemico, nel caso in cui i russi decidessero davvero di estendere la loro aggressione. I nostri contingenti su quell’asse saranno rafforzati. Stiamo anche valutando le possibilità della nostra attività esterna. Ho incaricato il Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina di preparare ulteriori misure di influenza diplomatica nei confronti della Bielorussia, che potrebbe essere utilizzata dalla Russia per tale espansione della guerra. Ci sono anche compiti riservati corrispondenti per i servizi di intelligence ucraini. Per quanto riguarda i fronti russi. Stiamo preparando un ampliamento della portata geografica delle nostre sanzioni a lungo raggio, che hanno già dato ottimi risultati, e una pressione più tangibile sulla Russia affinché riduca l’aggressione. Abbiamo preso atto anche delle informazioni sulla preparazione in Russia di nuove misure di mobilitazione – più 100 mila persone. Riteniamo che, allo stato attuale, in Russia non esista un tale potenziale per una mobilitazione occulta; pertanto, ci si devono aspettare decisioni politiche russe di altro tipo, in particolare quelle recentemente adottate riguardo alla regione moldava della Transnistria. L’Ucraina si difenderà sicuramente, e ora il nostro compito è rafforzare il nostro Stato in modo che nessuno dei cinque scenari russi di espansione della guerra attraverso il nord dell’Ucraina possa funzionare”.
Riguardo la decisione di Londra di allentare le sanzioni su parte del petrolio russo, l’ufficio del Presidente Zelenskyy ha dichiarato di aver richiesto chiarimenti a Downing Street.
Il Premier britannico Starmer ha dichiarato oggi in Parlamento che la decisione di Londra di consentire senza limiti di tempo l’importazione di gasolio e cherosene prodotti con petrolio russo in Paesi terzi non dovrebbe essere considerata un allentamento delle sanzioni e ha evidenziato: “Stiamo introducendo nuove sanzioni in modo graduale. Non si tratta di revocare le restrizioni esistenti. E continuiamo a lavorare con gli alleati su nuovi pacchetti sanzionatori. Penso davvero che fraintendere e travisare ciò che sta accadendo sia una questione molto seria… si tratta di nuovi divieti, nuove sanzioni, nuovi divieti sui servizi marittimi di GNL a partire da ieri. Altri Paesi fanno esattamente la stessa cosa, l’Unione europea ha il proprio modo di farlo. L’Australia e il Canada hanno il loro modo di farlo. E fare politica di parte sull’Ucraina, sull’Ucraina, dove siamo stati fermi, è qualcosa da cui l’unico a trarre vantaggio quando facciamo politica di parte qui su Russia e Ucraina è Vladimir Putin”.
Secondo Reuters, che cita dati ufficiali e fonti informate, tutte le principali raffinerie di petrolio della Russia centrale sono state costrette a interrompere o ridurre la produzione di carburante a seguito degli attacchi con droni ucraini degli ultimi giorni, intensificati da Kiev per indebolire l’economia russa e i conseguenti finanziamenti alle sue truppe che combattono in Ucraina.
La capacità complessiva di tali raffinerie supera gli 83 milioni di tonnellate metriche all’anno, ovvero circa 238.000 tonnellate al giorno. Ciò rappresenta circa un quarto della capacità di raffinazione totale della Russia , mentre la quota complessiva di queste raffinerie nella produzione di carburante della Russia supera il 30% per la benzina e circa il 25% per il diesel.
Restando in tema energetico, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Interfax, il Consiglio della Federazione, la Camera alta del Parlamento russo, ha approvato una legge che consente l’abbattimento di droni ucraini e di altre nazioni ostili sopra le piattaforme petrolifere e di gas nel settore russo del Mar Caspio.
In una nota pubblicata sul sito web del Parlamento russo, si legge che i droni rappresentano una delle minacce più gravi agli interessi economici della Russia nel Mar Caspio e che “L’adozione della legge federale in questione consentirà di colmare il vuoto giuridico e di adottare le misure necessarie per garantire la protezione antiterrorismo di tali impianti, senza incidere sulle questioni relative alla navigazione e alla pesca”.
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