di Federica Marengo mercoledì 27 maggio 2026

-Nelle ultime ore, la Tv di Stato iraniana ha illustrato l’ultima bozza del memorandum d’intesa, chiamato “Memorandum di Islamabad”, tra gli USA e l’Iran, secondo cui Washington ritirerà le forze militari vicine al territorio iraniano e revocherà il blocco navale ai porti iraniani e Teheran, in cambio, si impegnerà a ripristinare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz ai livelli prebellici entro un mese, gestendo il transito delle navi in collaborazione con l’Oman.
Inoltre, nel documento, si precisa che ,se si raggiungerà un accordo definitivo entro sessanta giorni, l’intesa dovrà essere approvata come una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
In merito, però, dalla Casa Bianca, hanno dichiarato: “Nessuno dovrebbe credere alle notizie diffuse dai media statali iraniani. È una completa invenzione”.
Ieri, il comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha fatto sapere alla CNN che l’esercito statunitense ha condotto attacchi “per autodifesa” nel sud dell’Iran, contro siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane intente, secondo Washington, a posizionare mine nei pressi dello Stretto di Hormuz.
Immediata la reazione dei Pasdaran che hanno accusato gli USA di aver violato la tregua e assicurato la propria difesa, affermando anche che 25 navi, tra cui petroliere, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore, dopo aver ricevuto l’autorizzazione e il coordinamento della sicurezza dalla propria Marina.
Secondo l’agenzia Tasnim, il vice capo politico della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, Akbarzadeh, riguardo alla possibile ripresa della guerra con gli USA, ha detto: “È improbabile che Iran e Stati Uniti riprendano la guerra tra loro, ma Teheran è pronta a difendersi da qualsiasi attacco. La possibilità di una guerra è bassa a causa della debolezza del nemico; le forze armate sono in agguato con i depositi pieni. Non dubitate che trasformeremo l’area da Chabahar a Mahshahr in un cimitero per gli aggressori”.
Il consigliere della Guida suprema iraniana per gli Affari internazionali, Ali Akbar Velayati, in un post social, ha sottolineato: “Lo Stretto di Hormuz è la vera garanzia della tenuta di un eventuale accordo con gli Stati Uniti. La storia dimostra che ogni invasore che ha cercato di dominare, da Alessandro Magno e Gengis Khan a Trump, è stato alla fine assorbito dalla ricca civiltà iraniana. Una nazione , non è una merce da comprare o affittare con i petrodollari. La linea rossa dell’Iran questa volta è chiara: documenti e firme non sono una garanzia. La geografia non mente ed è il giudice finale di qualsiasi trattato su carta”.
Il Presidente iraniano, Pezeshkian, partecipando a un incontro con gli operatori economici alla Camera di Commercio, Industria, Miniere e Agricoltura di Teheran, nel suo discorso, ha evidenziato: “Oggi, il principale campo di battaglia è la guerra economica. Dopo aver fallito nel raggiungere i propri obiettivi sul piano militare, il nemico si è concentrato sul minare la resilienza economica del Paese. Il peso maggiore di questa guerra economica ricade sulle spalle di commercianti, imprenditori, produttori e operatori del settore privato, e il governo è determinato a garantire le condizioni necessarie per un’attività efficace e sostenibile di questo settore e a rimuovere gli ostacoli esistenti per le attività economiche, al fine di rafforzare la resilienza economica del Paese. Se non fosse stato per il vostro impegno responsabile, patriottico e incessante in questi giorni difficili, il Paese avrebbe dovuto affrontare seri problemi nel soddisfare i bisogni della popolazione e nel mantenere la stabilità del mercato”.
Per il ministero dell’Intelligence iraniano, “L’obiettivo di Usa e Israele rimane quello di rovesciare la Repubblica islamica e smembrare il Paese. Un obiettivo apertamente dichiarato all’inizio della recente guerra, ma che non è riuscito a raggiungere con l’attacco militare”.
In atto, dunque, una nuova escalation che rischia di complicare ulteriormente il fragile cessate il fuoco e i negoziati ancora in corso per porre fine al conflitto.
A tal proposito, in un post sulla sua piattaforma social, il Presidente USA Trump ha scritto: “L’accordo con l’Iran sarà o grande e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo. Sarà l’esatto opposto del disastro del JCPOA negoziato dalla fallimentare amministrazione di Obama, che era un percorso diretto e aperto verso un’arma nucleare per l’Iran. No, io non faccio accordi del genere!”.
A Pbs, invece, il Presidente Trump ha sottolineato che “L’Iran non avrà alcun allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all’uranio altamente arricchito” e che “l’Arabia Saudita dovrebbe aderire agli Accordi di Abramo”.
Il numero uno della Casa Bianca, che ha lodato i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner per il “grande lavoro”, nella riunione del suo Gabinetto ha smentito nuovamente le indiscrezioni sul memorandum of understanding diffuse dai media iraniani, definendole “una totale invenzione” e ha detto che “Le trattative con l’Iran stanno procedendo bene” e di aver chiarito le sue linee rosse, aggiungendo: “Con l’Iran vedremo cosa succede.
Potremmo tornare e finire il lavoro, potremmo non farlo. L’Iran non ha altra scelta che fare un accordo.
La loro economia è in caduta libera. L’inflazione è al 250%.
Pensavano di riuscire a sfinirmi nell’attesa. Saremo noi a sfinire loro. Lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti. Lo terremo sotto controllo, ma nessuno lo controllerà. Questo fa parte dei negoziati che stiamo conducendo”.
Infine, Trump ha affermato che l’appuntamento elettorale con le elezioni di Midterms non condizionerà le sue trattative con Teheran, che non teme gli effetti della guerra sulle elezioni e che “Non gli interessano le elezioni di metà mandato”.
Il segretario di Stato USA Rubio, invece, a margine di una visita ufficiale in India, ha dichiarato: “Un accordo con l’Iran è ancora possibile, nonostante gli ultimi attacchi statunitensi contro siti missilistici nel sud del Paese. Oggi ,si sono tenute alcune discussioni in Qatar, quindi vedremo se riusciremo a compiere progressi. Penso che le discussioni ruotino molto attorno alla formulazione precisa del testo iniziale, quindi ci vorranno alcuni giorni. Il Presidente ha espresso la sua volontà di raggiungere un accordo. O concluderà un accordo, o non ci sarà alcun accordo”.
Ciò, mentre il governo israeliano, nonostante i negoziati in corso a Washington con il Libano, ha approvato l’estensione delle operazioni nel Paese oltre la cosiddetta “linea gialla” nel sud , con incursioni via terra e raid aerei nelle aree meridionali e nella valle della Bekaa, con l’esclusione di Beirut , linea rossa, che , secondo Channel 12, sarebbe stata posta dall’amministrazione Trump al Premier Netanyahu, nel corso di un colloquio telefonico tra i due leader, seguito da una riunione di governo USA.
Secondo Al Jazeera, che cita il Ministero della Salute di Beirut, 31 persone sono state uccise e 40 ferite nei bombardamenti aerei israeliani di ieri che hanno colpito le città e i villaggi di Burj al-Shamali, Kouthariyat al-Ruz, Hboosh, Marakah e Salaa, nel Libano meridionale.
Ma il ministro degli Esteri israeliano Saar in un post sull’account social in lingua araba dello Stato di Israele ha precisato che “Israele non ha ambizioni in territorio libanese” e che l’offensiva militare israeliana contro il Libano è “il risultato del totale fallimento del governo libanese nel rispettare i propri obblighi e nel tenere i combattenti di Hezbollah a nord del fiume Litani”.
Hezbollah, poi, ha dichiarato di essere coinvolto in scontri con le forze israeliane in una città situata ai margini della “linea gialla” tracciata nel Libano meridionale da Israele.
Inoltre, secondo il Times of Israel, l’esercito israeliano avrebbe ordinato l’evacuazione della città di Tiro, nel sud del Libano, esortando i residenti a spostarsi a nord del fiume Zahrani, a circa 40 chilometri dal confine con Israele.
Israele, poi, ha effettuato anche due attacchi aerei a Gaza City, nel quartiere di Rimal , dove , oltre a tre persone , ha ucciso il nuovo capo militare di Hamas, Mohammed Odeh, come confermato anche da Hamas stesso.
Riguardo alla situazione a Gaza, il ministro della Difesa israeliano, Katz, in un post social, ha ribadito che “Anche il piano di emigrazione volontaria da Gaza sarà attuato, nei tempi previsti e nel modo corretto”.
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