di Federica Marengo venerdì 19 giugno 2026

-Nella mattina di lunedì 9 giugno scorso, Papa Leone XIV ha incontrato presso la Nunziatura Apostolica il Premier spagnolo Sanchez, per poi recarsi al Congresso dei Deputati per l’Incontro con i membri del Parlamento spagnolo.
Per l’occasione, il Pontefice ha tenuto un discorso, accolto con un lungo applauso da parte dei Deputati, nel quale ha ricordato che ogni società veramente giusta si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile della persona umana, invocando la difesa della vita, della famiglia e la tutela della libertà religiosa.
Quanto alle politiche migratorie, il Santo Padre ha sottolineato come la situazione dei migranti e dei rifugiati richieda una risposta che metta al centro le persone, affronti le cause che le costringono a partire e vada oltre la semplice gestione di flussi.
Poi, Papa Leone XIV ha rinnovato il Suo appello per la pace, da attuare attraverso il coraggio del negoziato, e ha denunciato il riarmo in Europa e nel mondo, considerato quale risposta quasi inevitabile di fronte alla fragilità dello scenario internazionale, evidenziando come la vera sicurezza, nasca invece dalla giustizia, dal dialogo paziente, dal rispetto del diritto internazionale e da una politica capace di anteporre la vita dei popoli agli interessi che traggono profitto dalla guerra.
Infine, ricordando come la Spagna sia un Paese capace di unire fede, ragione, giustizia e libertà, il Pontefice ha invitato i legislatori a custodire questa eredità.
Al termine della visita al Parlamento spagnolo, il Pontefice si è diretto presso la sede della Conferenza Episcopale per l’incontro con i Vescovi spagnoli, dinanzi ai quali ha pronunciato il Suo discorso, nel quale si è soffermato sulla missione episcopale, che è quella di custodire l’unità, favorire il dialogo, sanare le fratture e accompagnare il cammino del popolo di Dio, sottolineando come la forza della Chiesa non nasca dalla grandezza dei mezzi, ma dalla santità dei suoi figli, dalla comunione dei suoi pastori, dalla fedeltà umile e perseverante di chi si lascia guidare dallo Spirito e come il cuore umano non si colmi accumulando esperienze, possibilità o garanzie provvisorie, ma quando scopre una chiamata, quando comprende che la vita raggiunge la pienezza solo se donata.
A tal proposito, ovvero sul tema delle vocazioni, il Santo Padre ha detto: “Per questo, la pastorale vocazionale non può ridursi a una semplice ricerca di numeri. Essa nasce da comunità vive, da sacerdoti gioiosi, da famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedeltà, da una Chiesa che sa mostrare con semplicità che seguire Cristo non impoverisce l’esistenza, ma la espande. Dove il Vangelo è vissuto con gioia, servizio e comunione, anche la chiamata del Signore può essere nuovamente ascoltata come promessa di vita. Prima abbiamo parlato di bagagli: i pellegrini del Cammino di Santiago sanno bene che nello zaino deve essere caricato solo l’essenziale. Come ha ripetutamente proposto Papa Francesco nel contesto vocazionale attuale, va detto che la conservazione delle strutture non può prevalere sul bene della vocazione. I seminaristi hanno diritto alla migliore formazione possibile e la Chiesa, dal canto suo, ha diritto a sacerdoti ben formati. Il criterio affinché i seminari siano autentici case di formazione è che garantiscano un’adeguata esperienza di vita comunitaria; che abbiano formatori totalmente dedicati allo studio e all’insegnamento, con esperienza nell’accompagnamento spirituale; e che dispongano di Centri Superiori di Teologia dotati dei mezzi necessari per svolgere la propria funzione. A tal fine, è essenziale, oltre a unire le forze, imparare a lavorare insieme nella gestione di queste sfide. In questo campo, le difficoltà possono essere affrontate come opportunità. A volte ci risulta difficile presentare la vocazione dei laici e la loro integrazione in questo cammino di vita che come Chiesa stiamo compiendo. D’altra parte, vediamo come in molte opere, tradizionalmente gestite da religiosi, si ricorra a collaboratori laici per poter continuare a svolgere il lavoro. È una difficoltà che possiamo trasformare in opportunità di incontro, di dialogo e di comunicazione. Dipende da noi che questi laici arrivino a percepire la loro partecipazione a questo servizio ecclesiale come una chiamata che Dio rivolge ad assumere responsabilità come cristiani, interiorizzandone lo spirito, sentendosi parte della missione che il Signore ha affidato ai religiosi che l’hanno realizzata”.
Papa Leone XIV , poi, ha affrontato il tema degli abusi in ambito ecclesiale, evidenziando: “lI nostro cammino è fatto di incontri: in essi non mancheranno coloro che vivono momenti di oscurità. Uno dei più dolorosi è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro, anche da membri del clero. Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione. Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione”.
Questa stessa logica, per il Pontefice, “vale anche per le sfide di un mondo secolarizzato”, in quanto “Molti uomini e donne del nostro tempo non rifiutano semplicemente Dio, spesso portano nel cuore una profonda sete di senso, di verità, di appartenenza e di speranza, anche quando non sanno darle un nome. La Chiesa è chiamata a riconoscere questi desideri, ad ascoltarli con rispetto e a offrire, come Pietro e Giovanni al paralitico accanto alla porta del tempio, il tesoro che le è stato affidato: Gesù Cristo, nel cui nome l’uomo può alzarsi e camminare”.
In ultimo, il Santo Padre ha affidato i Vescovi spagnoli alla Santissima Vergine e a San Giovanni d’Avila, ricordando anche i sacerdoti: “I più vicini compagni dei Vescovi”, cui essi dovrebbero “trasmettere il valore di quella essenza: essere presbiteri innamorati di Cristo, radicati nella preghiera, fedeli alla Chiesa, vicini al popolo e capaci di unire dottrina solida, zelo apostolico e carità pastorale” e in cui i presbiteri trovino “non solo un’autorità riconosciuta, ma un padre che li accompagna; e negli altri sacerdoti fratelli con cui condividere le fatiche e le gioie di questa peregrinazione piena di incontri, in cui tutti cerchiamo Cristo”.
Nel pomeriggio, invece, Papa Leone XIV ha avuto presso la Nunziatura apostolica un dialogo privato con sei persone che hanno subito abusi da parte del clero, le quali hanno presentato proposte “per rendere più efficace la risposta della Chiesa a casi così drammatici”, per poi raggiungere la Cattedrale di Santa María la Real de la Almudena, dove ha pregato e reso omaggio con una rosa d’oro, simbolo dell’amore filiale del Papa per la Vergine Maria, alla Vergine dell’Almudena, Madre e Protettrice dell’Arcidiocesi di Madrid.
Pertanto, dopo l’indirizzo di saluto dell’Arcivescovo di Madrid, il Cardinale Cobo Cano, il Pontefice ha tenuto il Suo discorso, nel quale , sottolineando la millenaria devozione mariana , segno delle radici cristiane della Spagna, ha ricordato il “crollo miracoloso” dell’anfratto in cui era stata nascosta la statua di Maria, che tornò così a essere venerata al suo popolo, come metafora di cambiamento per il mondo.
In merito, il Pontefice ha evidenziato: “Questo fatto è provvidenziale, perché indica il percorso che Gesù, attraverso la sua Santa Madre, ci invita a percorrere. In un primo momento, un muro che cade provoca un boato, caos, disordine, ma apre anche spazi, ristabilisce possibilità e sprona a restaurare. Nelle nostre società attuali esistono ancora molti muri che non proteggono, ma dividono, allontanano e isolano. A volte, pensando che abbatterli significhi dover affrontare ciò che non ci piace, preferiamo la comodità di puntellarli appena e, più frequentemente, di ignorarli. Tuttavia, la Nostra Signora dell’Almudena, con la sua presenza e la sua sicura protezione, ci dice un’altra cosa: per edificare qualcosa di nuovo, bello e duraturo, bisogna essere disposti ad abbattere muri, perché per ricominciare il cammino sono necessari spazi che ci permettano di intravedere l’orizzonte”.
Infine, poiché “Il Signore cammina con il suo Popolo santo, ascolta le sue paure e accoglie con premura tutti i suoi sforzi di bene”, il Santo Padre ha esortato i fedeli spagnoli “a non venir meno nella testimonianza di fede, per contemplare il disegno d’amore del Padre”, a “non mancare di carità” e “a non perdere la speranza, per sostenervi l’un l’altro nella vostra azione nel mondo” e ha pregato, perché , “ con l’esempio e l’intercessione di Santa Maria la Real de la Almudena, la Vergine del Magnificat ,che continua a proclamare la grandezza del Signore ed esultare in Dio suo Salvatore, Egli stesso custodisca e rafforzi in loro l’ amore per Gesù e per la Chiesa, affinché essi possano “essere costruttori di legami che restaurino il linguaggio universale della comunione, dell’amore fraterno e della concordia”.
A seguire, Papa Leone XIV ha incontrato la comunità diocesana di Madrid nello Stadio “Santiago Bernabéu” e ha tenuto un intervento, dopo aver ascoltato alcune testimonianze, intervallate da momenti musicali e di danza.
Nel Suo discorso, il Pontefice rivolgendosi a un Paese dinamico, che “Alza la mirada” , capace di rinnovare nella Verità se stesso e anche l’Europa e il mondo, ha inviato la comunità a vivere la fede in sinodalità, in modo che le differenze e le varie sensibilità diventino ricchezza nell’unità, sottolineando: “Le nostre sensibilità, provenienze e priorità si incontrano in Cristo e dalla sua vita ricevono linfa, come i tralci dalla vite. Concretamente, questo significa che in noi molto di ciò che già c’era si trasforma, perché si volge al servizio, cessa di essere un dono privato e si piega al bene comune. Questo non va temuto, perché non produce mai uniformità. Al riguardo, il Nuovo Testamento testimonia, nella differenza delle sue voci, della comunione nella diversità, ovvero dell’intesa scomparsa a Babele, dove tutti, secondo il racconto biblico, costretti in un progetto totalitario e solamente umano, finirono col non capire più il proprio vicino. Nell’Enciclica Magnifica Humanitas ho proposto, come alternativa a omologazione e confusione, la figura di Neemia, che coinvolge l’intera comunità nella ricostruzione di Gerusalemme. «Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E, dentro questa opera condivisa, i cristiani trovano la loro forma propria di costruire: orientare l’agire a Dio, perché alla sua luce il pluralismo non si disperda nel disordine, ma, nella pratica della sinodalità, diventi lo spazio in cui l’umanità ritrova le sue solide fondamenta e il suo fine ultimo”.
Quindi, il Santo Padre, ponendosi la domanda: “Ciò che siamo e operiamo come cristiani arriva “là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi”, ovvero ai “nuclei più profondi dell’anima delle città””, ha risposto: “Per arrivare al cuore della città occorre coltivare la consapevolezza che la verità è sinfonica e sempre ci supera, coltivare il desiderio di trovare il Risorto che è sempre più avanti di noi, ci precede e forse è già presente dove ancora non lo abbiamo cercato. Cercarlo e seguirlo è infatti condizione per indicarlo: non c’è altrimenti evangelizzazione e oggi possiamo intendere questo meglio che in passato. Nelle grandi città, più che altrove, a volte ci pare di non avere più le mappe per muoverci con sicurezza. Allora occorre imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione, senza la quale persino l’annuncio del Vangelo rischia di diventare impersonale ripetizione e, perdendo di efficacia, lascia spazio a frustrazione e sfiducia”.
Tuttavia, Papa Leone XIV ha esortato la comunità diocesana di Madrid a non spaventarsi , a “offrire la testimonianza evangelica che libera le migliori energie di un’umanità bombardata di immagini e di parole, ma affamata di giustizia e assetata di verità” e “ad avere fiducia nel fatto , sempre più evidente, che si può tornare alla fede o conoscerla per la prima volta in età adulta”, così come a potenziare i consigli parrocchiali e diocesani, “luoghi di reciproco ascolto per l’esercizio del discernimento”.
In ultimo , il Pontefice ha invitato “I presbiteri a riconoscere la pratica del discernimento comunitario come una delle maggiori opportunità che la sinodalità offre al loro ministero”, affinché ciascuno e ogni comunità esca dall’isolamento e provi la gioia dello Spirito Santo, che” suscita vocazioni e le compone in unità, provocando talvolta subbuglio, discussione, ricerca di equilibri ulteriori” e ad essere per tutti, “come una Bibbia aperta: sui cui volti e nella propria vita si possa” incontrare la Parola di Dio” , poiché “L’amore è la lingua che fa sentire tutti a casa”.
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