di Federica Marengo venerdì 26 giugno 2026

-La mattina del 12 giugno scorso, l’aereo con a bordo Papa Leone XIV è decollato alle 8:56 (ora locale) dalla base aerea di Gran Canaria/Gando per raggiungere Santa Cruz de Tenerife, dove è atterrato alle 9:15 (ora locale), ultima tappa, la quarta, del Suo quarto Viaggio Apostolico, il secondo in Europa.
Da qui, dopo l’accoglienza da parte delle autorità locali, il Pontefice, si è diretto in auto verso il Centro “Las Raìces” di San Cristóbal de La Laguna dove ha incontrato i migranti ospitati nella struttura.
Quindi, ascoltate le testimonianze di alcuni migranti e di alcuni operatori e volontari del centro, impegnati nell’accoglienza , il Santo Padre ha tenuto il Suo intervento, nel quale, ricordando l’odierna solennità del Sacro Cuore di Gesù, “che per i cristiani rappresenta l’amore misericordioso e infinito di Dio per ogni essere umano”, ha evidenziato che “l’amore di Dio non conosce confini, non fa distinzioni, si dona a tutti e ci raccoglie nell’unità”.
Poi, esprimendo vicinanza a quanti hanno lasciato la propria terra, attraversando difficoltà e sofferenze, il Santo Padre ha anche sottolineato come essi siano stati consolati “dall’amore ricevuto grazie ad altri cuori aperti, generosi e misericordiosi”, così come “Il Cuore di Cristo ha sofferto ed è stato trafitto per amore, ed è stato anche consolato da persone compassionevoli che si sono avvicinate per alleviare il suo dolore”.
Nel corso del Suo discorso, inoltre, Papa Leone XIV ha evidenziato come le migrazioni possano diventare “un’occasione di incontro e di arricchimento reciproco tra popoli”, come dimostra l’esempio dei santi migranti e missionari, santo Fratel Pietro e San Giuseppe de Anchieta , partiti dalle isole Canarie per annunciare il Vangelo in America, i quali “seppero dare ciò che avevano e allo stesso tempo accogliere ciò di nuovo che veniva offerto loro”.
Per questo, il Pontefice ha invitato i migranti a “ vivere questo scambio con responsabilità, pensando al futuro delle generazioni future, alle quali vogliamo tramandare il patrimonio di una civiltà dell’amore”, in quanto “tutti , in qualche modo , siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino verso la patria celeste” e dobbiamo aiutarci a “a fare di questo viaggio un evento più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno”.
Infine, soffermandosi sul nome del Centro: “Le Radici”, il Santo Padre ha evidenziato: “Al mio Predecessore, Papa Francesco, che desiderava tanto poter essere con voi, piaceva usare l’immagine delle radici per indicare la necessità di non dimenticare le origini, di rimanere uniti e di confidare nel Signore. “Perché chi confida nel Signore “è come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi. Quest’immagine delle radici vi aiuti a rimanere saldamente radicati nel Signore, affinché nessuna tempesta possa allontanarvi dalla sua presenza, che fortifica e dà vita”.
Concluso l’incontro, Papa Leone XIV, si è diretto in Plaza del Cristo de La Laguna, per incontrare e ascoltare le testimonianze delle realtà impegnate nell’integrazione dei migranti, per poi tenere un discorso nel quale , in un passaggio, ha sottolineato: “La carità cristiana sgorga dall’amore di Dio riversato nel cuore del credente; perciò, davanti al bisognoso, la fede si fa concreta e l’amore per Cristo si trasforma in gesti. Partendo da questa convinzione, la nostra presenza vuole testimoniare che la solidarietà nasce dal riconoscimento della dignità umana e va oltre ogni concessione riduttiva o semplice atto di filantropia. È chiamata a impegnarsi e a prendere la forma di un processo. L’accoglienza apre la porta; l’integrazione aiuta a varcare la soglia. L’assistenza mette un balsamo sulla ferita e l’integrazione ricostruisce il futuro. Integrare non significa cancellare la storia di chi arriva né esigere che lasci alle spalle tutto ciò che fa parte della sua memoria. Non significa nemmeno creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente. Integrare è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una terra nuova, e chi accoglie impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro. A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni. Ogni società che accoglie ha dei doveri nei confronti di chi arriva; e chi è accolto scopre a sua volta che la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri. Così, chi è arrivato come straniero può ritrovare legami, ricostruire fiducia e sentirsi parte viva di una comunità. Questa è una preziosa forma di misericordia”.
Tuttavia, rivolgendosi ai cattolici, il Pontefice ha invitato questi ultimi a non ridurre l’integrazione a un “compito sociale”, in quanto “ Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione; e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona” e “Una Chiesa che accoglie è anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, allo stesso tempo, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri”.
Proprio alla luce di ciò, il Santo Padre ha posto in rilievo che “Una coscienza umana, e ancor più una coscienza cristiana, non può rimanere indifferente di fronte alle vittime dei naufragi e alla mancanza di soccorso, di fronte ai cimiteri del mare”, poiché “Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana” e “integrare significa impedire il secondo naufragio di chi, ritrovatosi solo in una città, senza lingua, senza legami, senza lavoro, senza fiducia , è esposto a chi approfitta della sua vulnerabilità.
Quindi, Papa Leone XIV ha lanciato un monito a coloro che “approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare”: “Fermatevi! Convertitevi!. Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui . Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro. Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina. Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate, finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione”.
Perciò, l’ultima parola, ha concluso il Suo discorso il Pontefice, “non può averla la paura, né l’indifferenza, né la violenza di chi specula sulla vita umana”, ma Cristo “che si identifica con lo straniero, tocca le ferite dell’umanità e ci chiama a riconoscerlo in ogni fratello che ha bisogno di essere accolto, protetto, valorizzato e integrato”.
Terminato l’incontro, il Santo Padre , direttosi in auto al Palazzo Vescovile di Tenerife , al Suo arrivo, ha pronunciato ivi un saluto a braccio per la folla di fedeli radunatasi, nel quale ha ringraziato la popolazione per l’accoglienza riservata ai migranti, sottolineando: “Tutti noi desideriamo essere riconosciuti nella dignità umana che ci ha donato il Signore quando ci ha creati. Siamo tutti fratelli e sorelle: alcuni peruviani, alcuni colombiani, alcuni venezuelani, alcuni di Tenerife. Siamo tutti un’unica famiglia. Grazie a Dio che ci ha dato la vita. Grazie a Dio che ci ha dato la capacità di amare ed essere amati, ed è quando condividiamo con gli altri che scopriamo il vero senso delle nostre vite”.
A seguire, Papa Leone XIV ha raggiunto in auto il porto di Santa Cruz de Tenerife, per presiedere, nel giorno della Solennità del Sacro Cuore, la celebrazione della Santa Messa, nel corso della quale, al termine della Liturgia della Parola, ha pronunciato la Sua omelia.
Il Pontefice ha sottolineato che ,davanti alle acque dell’Oceano ,che circondano le isole Canarie, “Nessun essere umano è un isola” ; che “siamo nati per l’incontro e che non c’è ostacolo, distanza, pericolo o minaccia che possa impedire a ciascuno il suo viaggio. Sia rimanendo per una vita intera nello stesso luogo, sia scegliendo o essendo costretti a partire, nessuno è mai fermo”, perché “È questo il segreto del cuore: l’intima chiamata all’esodo e all’incontro” e perché “la vita trova il suo significato più profondo quando si dona”.
Pertanto, il Pontefice , chiedendosi cosa cerchi il cuore umano e come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole, ha esortato a interpretare la vocazione all’accoglienza propria delle isole Canarie senza ridurre tutto a commercio e profitto, ricordando ancora una volta le realtà delle migrazioni , poiché: “La grazia più grande è che ci lasciamo evangelizzare da chi soccorriamo”, riconoscendo “ la misteriosa sapienza di Dio scritta nella loro stessa carne”.
In ultimo, il Santo Padre ha invitato ad avere particolare attenzione per “gli adolescenti e i giovani, ricchi e poveri, residenti e ospiti”, in quanto “ hanno bisogno di essere conosciuti con uno sguardo che vede oltre le apparenze e riconosce la profondità del loro cuore inquieto, non di rado già orientato, magari inconsapevolmente, al Regno di Dio e alla sua giustizia”, affinché “Respirino fra voi che “Dio è amore” e “chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui””.
Conclusa la celebrazione della Santa Messa, dopo il discorso di ringraziamento di Monsignor Eloy Santiago, vescovo di San Cristóbal de La Laguna, Papa Leone XIV ha ringraziato a sua volta le autorità religiose e civili e il popolo di Tenerife, delle isole Canarie, di Madrid e di Barcellona per l’accoglienza e per la realizzazione dei diversi momenti del Suo Viaggio Apostolico , sottolineando: “Riparto per Roma commosso per il grande affetto che mi ha circondato e confortato dalle testimonianze di fede e di amore per la Chiesa, espressioni del grande cuore cattolico della Spagna. Da questo Porto, che porta il nome della Santa Croce, il pensiero si allarga al mondo intero e alle sue ferite, che fanno soffrire intere popolazioni. A tutti vorrei rivolgere il motto di questo mio Viaggio: “Alzate lo sguardo!”. Sì, volgiamo lo sguardo a Cristo Crocifisso: il suo Cuore è la fonte della misericordia, che sola può salvare l’umanità bisognosa di perdono e di riconciliazione per giungere a una pace vera e duratura. Alziamo lo sguardo come fece Maria, la Madre di tutti i sofferenti, e guidati da lei riprendiamo il cammino con speranza!. Rimaniamo uniti nella preghiera e nella comunione in Cristo e nella santa Chiesa”.
Nel primo pomeriggio, dopo la cerimonia di congedo presso l’Aeroporto internazionale di “Tenerife Norte-Los Rodeos” e dopo il cambio del velivolo, dovuto a un guasto, il Pontefice è partito per Roma a bordo dell’aereo del Re di Spagna, atterrato alle 23:05 (ora italiana), all’Aeroporto di Fiumicino.
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