di Federica Marengo mercoledì 24 giugno 2026

-La mattina del 10 giugno scorso, Papa Leone XIV, giunto a Barcellona , seconda tappa del Suo Viaggio Apostolico in Spagna, si è recato in visita al Centro penitenziario “BRIANS1” , per incontrare i detenuti e le detenute ed ascoltare le loro testimonianze.
Al termine dell’incontro, il Pontefice ha pronunciato il Suo discorso di saluto, nel quale , ringraziando per l’accoglienza , per le testimonianze ascoltate e per l’impegno dei cappellani e dei volontari della pastorale penitenziaria diocesana di Sant Feliu de Llobregat, ha ricordato che : “Ogni essere umano è “degno” per il semplice fatto “di essere stato voluto, creato e amato da Dio” e che “Non esiste, quindi, alcuna situazione che induca il Signore a distogliere da noi il suo sguardo”, in quanto “il suo amore misericordioso é sempre al di sopra di quanto bene o male abbiamo fatto”.
Quindi, il Santo Padre ha invitato i detenuti e le detenute, nei momenti di sofferenza per la lontananza dai loro cari e per la loro condizione, ad alzare lo sguardo “verso Colui che, attraverso la presenza di tante persone, non smette mai di mostrare il suo amore e la sua vicinanza” e a ricordare che “gli errori della vita non determinano l’identità di una persona”, come sottolineato anche da Sant’Agostino nelle sue Confessioni , perché, se si confida nelle Grazia divina e ci si lascia guidare e trasformare da essa, “il passato non condanna il futuro, ma ci offra la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte”.
Infine, Papa Leone XIV, affidando i detenuti e le detenute all’intercessione materna di Nostra Signora de la Merced , ha esortato a far spazio nel loro cuore al Signore , a cercare il suo volto e a continuare “a sognare il sogno di Dio”, sottolineando: “A ciascuno di voi dico: Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore! Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare”.
Prima di lasciare il Centro penitenziario “BRIANS1”, il Pontefice ha donato ai detenuti e alle detenute un’icona mariana.
A seguire, il Santo Padre ha raggiunto l’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat, dove ha guidato la preghiera del Rosario, affidando alla Moroneta , nel Suo discorso, il Suo servizio petrino e la missione della Chiesa nel mondo, “che grida chiedendo giustizia e pace” e ha ricordato i Suoi anni come parroco della parrocchia di Santa Maria di Montserrat a Trujillo, in Perù.
Poi, Papa Leone XIV ha sottolineato il valore spirituale del santuario come luogo di speranza e conversione, suscitata da Maria, Mare de Déu, come quella di Sant’Ignazio di Loyola, che, dopo una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegnò le sue armi da cavaliere, momento che segnò l’inizio di una nuova vita al servizio di Gesù Cristo e ha invitato tutti a vivere pienamente il Vangelo nella misericordia, nell’unità e nel rispetto reciproco.
A tal proposito, il Pontefice ha evidenziato: “Gesù ci mostra la via della misericordia, della riconciliazione, della verità e della mitezza. Allo stesso tempo, smaschera la violenza che può nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressività che divide. Tale violenza nascosta può spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite, le nostre paure o la sofferenza causata dalle ingiustizie. Contempliamo Maria di Montserrat che ci mostra Gesù come un bambino indifeso che riposa sul suo grembo, dal momento che Lei è qui, accanto al Figlio, invitandoci ad amarci gli uni gli altri. Deponiamo oggi ai suoi piedi le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore. Il Bambino Gesù che Maria tiene tra le braccia non porta armature e sarà Lui stesso che poi, nudo sulla croce, si abbandonerà totalmente al Padre per salvarci con la forza disarmata e disarmante dell’amore”.
Infine, il Santo Padre ha invitato i fedeli a rivolgersi a Maria, Regina della Pace, affinché ci insegni a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie e perché impariamo a custodire e a coltivare l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane, cosicché l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace.
Conclusa la preghiera del Santo Rosario, Papa Leone XIV ha rivolto un saluto ai fedeli e ai pellegrini dal balcone dell’Abbazia di Montserrat e ha impartito loro la benedizione.
Nel pomeriggio, invece, il Pontefice , si è recato presso la chiesa di sant’Agostino, detta la “Cattedrale dei poveri”, costruita tra il 1728 e il 1750, nel quartiere El Ravel di Barcellona, per incontrare le realtà caritative e di assistenza della diocesi.
Qui, dopo il discorso di benvenuto del Cardinale Arcivescovo di Barcellona, Juan José Omella Omell, e dopo aver ascoltato alcune testimonianze di carità e assistenza diocesana e aver risposto alle domande posteGli da un bambino in una lettera, lettaGli proprio da quest’ultimo, il Pontefice ha pronunciato il Suo discorso, nel quale si è soffermato sull’essere cristiani e sull’essere chiamati “al compito di rendere presente l’amore di Dio per ogni uomo e ogni donna, nel tessuto della storia” e “accogliere ogni donna come sorella e ogni uomo come fratello”.
Pertanto, il Santo Padre, affidandola all’intercessione di Nostra Signora del Buon Consiglio ,ha esortato la comunità di fedeli della chiesa di San Augustì, affinché , unita ai suoi pastori, continui ad “animare questi apostolati, dando testimonianza del Vangelo e mostrando al mondo la bellezza della vita cristiana, che anticipa qui e ora la giustizia e la pace che saranno perfette nel Regno di Dio” e perché sia “testimone credibile della speranza cristiana nel servizio sollecito ai fratelli e alle sorelle che, in una condizione di vita precaria, segnata dalla privazione, dalla fragilità o dalla marginalizzazione, oltre all’aiuto materiale e al sostegno morale, necessitano di Dio, della sua amicizia, della sua benedizione, della sua Parola, dei suoi Sacramenti e della proposta di un percorso di crescita e di maturazione nella fede”.
In serata , poi, Papa Leone XIV, nel giorno del centenario della morte dell’architetto, “ardente di fede”, Anton Gaudì, ha presieduto la Santa Messa nella Basilica della Sagrada Familia, opera di quest’ultimo, dapprima, raccogliendosi in preghiera nella cripta, davanti alla sua tomba , per poi pronunciare l’ omelia nel corso della celebrazione, al termine della Liturgia della Parola.
Il Pontefice ha posto in evidenza come la Sagrada Familia, attraverso cui Gaudì volle raccontare i misteri della vita del Signore, proponendo un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi, rappresenti la Chiesa e la vita cristiana, ovvero un “cantiere aperto” , un “tempio in costruzione” e come noi tutti siamo “pietre vive”, chiamate a camminare e a crescere secondo il progetto di Dio, sottolineando come, proprio in virtù del significato della Croce che svetta sulla Basilica, la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno, “la fede non possa convivere con la guerra, con l’uccisione di innocenti e con l’abbandono di chi soffre, di chi piange e di chi fugge dalla miseria”.
Infine, il Santo Padre , ringraziando coloro che nei decenni hanno contribuito alla realizzazione della Basilica , ha definito quest’ultima , “tempio d’immagini in cui arte e bellezza costituiscono “canali di evangelizzazione” e “una grande catechesi di pietra, di colori , di luce e bellezza, capace, ancora oggi, di annunciare il Vangelo”.
Terminata la Santa Messa, Papa Leone XIV ha inaugurato e benedetto la nuova Torre di Gesù Cristo, la più alta dell’intero complesso monumentale della Basilica della Sagrada Familia , affidando al Signore tutti coloro che hanno contribuito alla sua costruzione e coloro che vi entreranno per trovare consolazione e pace.
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