di Federica Marengo lunedì 6 luglio 2026

-La mattina di sabato 4 luglio, Papa Leone XIV è partito alle 7:49 dall’Aeroporto di Roma Ciampino, per la Visita Pastorale a Lampedusa, una delle isole Pelagie, nel Mediterraneo, punto di primo approdo per i migranti, simbolo dell’accoglienza.
Atterrato all’Aeroporto dell’isola, alle 8:54, il Pontefice è stato accolto dall’Arcivescovo Metropolita di Agrigento, Mons. Alessandro Damiano e dalle autorità civili, per poi dirigersi al Cimitero di Lampedusa, per rendere omaggio e pregare sulle tombe di alcuni migranti, tra cui, un bambino morto in un naufragio, nel 2020, a soli 6 mesi.
A seguire, il Pontefice, si è recato alla Porta d’Europa, dirigendosi verso quest’ultima insieme con una famiglia di migranti e un bambino sopravvissuto a un naufragio nel 2016, per varcarne la soglia.
Il Santo Padre, si è poi incamminato da solo verso la scogliera e , salito sul punto più alto, ha fissato il Mar Mediterraneo all’orizzonte.
Subito dopo, Papa Leone XIV, si è spostato in auto verso il “Molo Favaloro”, dove ha benedetto il monumento con la targa intitolata a Papa Francesco, su cui si legge: “Molo Papa Francesco, luogo di approdo, speranza, umanità” e ha salutato un gruppo di persone migranti, accompagnato dalla Croce Rossa.
Conclusa la benedizione , dopo i saluti, il Pontefice, si è diretto con la Papamobile al campo sportivo “Arena”, in Località Salina, dove, al Suo arrivo, è stato accolto dal benvenuto del Sindaco di Lampedusa e , prima di presiedere la Santa Messa, ha pronunciato un breve discorso di saluto, nel quale, ringraziando le autorità e la popolazione per l’accoglienza, ha sottolineato il legame stabilitosi tra Papa Francesco , la comunità dell’isola e i fratelli e le sorelle migranti, assicurando la continuità di tale legame nel Suo Pontificato.
Il Santo Padre , poi, ha detto: “Non sono venuto per fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare Sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti. Ma i gesti, per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo, ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, più umano per tutti”.
Quindi, dopo la Liturgia della Parola, Papa Leone XIV ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, ricordando il primo viaggio del Pontificato di Papa Francesco proprio a Lampedusa, l’8 luglio del 2013, e la Sua Enciclica “Fratelli tutti”, si è soffermato sul brano del Vangelo ascoltato durante la Liturgia della Parola, la parabola del Buon Samaritano (Lc 10,25-37), e ha indicato Lampedusa e Linosa come collocate su una strada pericolosa, “simile a quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico”, evidenziando: “Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti. Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso. Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, infatti, l’impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità”.
Pertanto, sottolineando che “ Prossimi ci si fa, prossimo si diventa”, il Pontefice ha ringraziato gli abitanti di Lampedusa , i volontari, le associazioni, raccolte nel “Forum Lampedusa Solidale”, le istituzioni civili, la Guardia Costiera, i Sindaci, le amministrazioni ,i diaconi, i preti, le religiose, i medici, gli psicologi, gli educatori e le forze di sicurezza “per aver scelto di esercitare la prossimità”, quel “miracolo della compassione”, “una rivoluzione interiore che fa affiorare in noi il “sentire” di Dio e allarga i pensieri, il cuore e la vita”, che fa “amare insieme”, così come ha ringraziato le persone migranti , poiché anch’esse “hanno esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri”.
Ciò, ha evidenziato il Santo Padre, accade poiché : “L’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni”, infatti : “C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere”, di “passare oltre”, come il sacerdote e il Levita della parabola del Buon Samaritano.
Dunque, ha continuato Papa Leone XIV: “I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, nonché del “disinteresse per il bene comune e della corruzione nei luoghi di provenienza, di un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, della paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, dell’idea che tali problemi non ci riguardino, dei calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, del lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise”.
Da qui, il Pontefice, facendo riferimento all’atteggiamento “di chi ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri, negando così ,persino davanti alla sofferenza e alla morte ,la comune origine in Dio, l’infinita dignità di ogni essere umano e la chiamata all’amore senza limiti”, ha invitato a riconoscere e affermare che “l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza” e ad “abbattere i muri di separazione”, come ha fatto Cristo, perché: “Non c’è amore di Dio senza amore del prossimo, e non c’è prossimo se io non mi avvicino. Fermarsi, commuoversi, abbassarsi, piangere davanti al dolore altrui ,come ha fatto Gesù , significa entrare nel movimento dell’amore, quello in cui Dio si è rivelato”.
Quindi, ha evidenziato il Santo Padre, come il Samaritano, anche noi possiamo contribuire a far sorgere davvero la “civiltà dell’amore”, prospettata da Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, scegliendo di custodire “la logica della pace” invece di “alimentare la logica della forza ,anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio”.
Papa Leone XIV , poi, riferendosi all’Europa, ha sottolineato: “ Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. L’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.
Ancora, il Pontefice ha fatto riferimento , così come a Tenerife, tappa del Suo recente Viaggio Apostolico in Spagna, alla cultura dell’accoglienza quale “vocazione turistica”, “che , purtroppo, può sentirsi minacciata dalle rotte migratorie e svilupparsi nell’indifferenza, o persino in contrapposizione ai loro aspetti drammatici”, sottolineando: “Per molti, infatti, vacanza è solo distrazione, leggerezza, spensieratezza. Allora sembra che si debba innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri. Abbiate l’audacia di pensare diversamente. Poco a poco, con creatività, riuscirete a far sì che chiunque trascorre un periodo, anche di riposo, su quest’isola, possa diventare più umano misurandosi con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato. C’è autentico riposo, infatti, dove il senso della vita è ritrovato; e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna. In questa economia, la cura per il creato e l’amicizia sociale si saldano in una sintesi di cui l’umanità è oggi alla ricerca”.
Infine, a conclusione della Sua omelia, guardando all’immagine della Madonna di Porto Salvo, patrona di Lampedusa, collocata sul palco dove si è svolta la celebrazione della Santa Messa, e Sant’Agostino, che “ amava descrivere la vita umana come navigazione nel mare in tempesta e il suo destino come un porto salvo e sicuro”, il Santo Padre a invitato a “Non lasciarsi vincere dalla paura, ma a guardare alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza”, perché: “Abbiamo tutti in Dio un porto sicuro e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra”.
Terminata la Santa Messa, dopo il discorso di ringraziamento dell’Arcivescovo Metropolita di Agrigento, Mons. Alessandro Damiano, il Santo Padre , ha raggiunto a piedi i locali del Comune per salutare le Autorità Civili e Militari, i Volontari, i Sacerdoti e gli Ammalati.
Successivamente, Papa Leone XIV, si è diretto in auto all’Aeroporto di Lampedusa e, dopo essersi congedato dalle autorità civili, è partito alle 12:54 per Roma, dove è atterrato alle 14:04, per poi fare rientro in Vaticano.
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