di Federica Marengo giovedì 2 luglio 2026

-Si sono conclusi in queste ore, a Doha , i colloqui indiretti tra la delegazione americana e quella iraniana, mediati dai funzionari del Qatar , per trovare un accordo sul Memorandum d’intesa in 14 punti , da confermare con un’intesa finale, siglato il 17 giugno scorso, grazie alla mediazione di Pakistan e dello stesso Qatar, cui è seguito, dopo la firma, un riaccendersi delle tensioni tra le parti e a una serie di reciproci attacchi missilistici.
Il suddetto Memorandum prevede: la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano; il rispetto da entrambe le parti della rispettiva sovranità e integrità territoriale e l’astensione dall’interferire nei rispettivi affari interni; una negoziazione per raggiungere un accordo definitivo entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo; la rimozione da parte degli USA del blocco navale e di qualsiasi ostacolo o impedimento nei confronti dell’Iran, la fine al blocco navale entro 30 giorni e il ritiro delle proprie forze dalle vicinanze dell’Iran entro 30 giorni dalla firma dell’accordo definitivo; l’impegno da parte di Teheran per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, per un periodo di soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa, tenendo conto che, causa sminamento, il passaggio sarà ripristinato entro 30 giorni.
Inoltre, Teheran avvierà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in collaborazione con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale vigente e dei diritti sovrani degli Stati costieri.
Tra i punti del Memorandum, anche: l’impegno da parte degli Stati Uniti ,insieme ai partner regionali, a elaborare un piano definitivo e concordato di comune accordo, con uno stanziamento di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran, da definire nell’ambito di un accordo finale entro 60 giorni; l’impegno, sempre da parte degli USA, a porre fine a tutte le sanzioni contro l’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’Aiea e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie.
Quanto alla questione della denuclearizzazione dell’Iran, Teheran ha ribadito che non si procurerà né svilupperà armi nucleari, accettando di risolvere con gli USA la questione dello smaltimento del materiale arricchito presente nell’arsenale, secondo un meccanismo che sarà concordato nell’accordo finale , con la metodologia minima di diluizione in loco sotto la supervisione dell’Aiea.
Gli USA e l’Iran hanno poi concordato, in attesa dell’accordo finale, che Teheran manterrà lo status quo attuale del suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni né dispiegheranno ulteriori forze nella regione e che , subito dopo la firma del Memorandum d’intesa, e fino alla cessazione delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti rilascerà deroghe che autorizzeranno l’esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi, derivati e tutti i servizi correlati, compresi servizi bancari, assicurativi e di trasporto.
Gli Stati Uniti , inoltre, si sono impegnati a rendere pienamente disponibili i fondi e i beni congelati o vincolati dell’Iran a seguito dell’attuazione del Memorandum e che le procedure relative allo sblocco di tali fondi saranno concordate durante i negoziati.
Infine, USA e Iran hanno concordato: sulla creazione di un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’accordo finale; sull’avvio delle negoziazioni sugli elementi rimanenti dell’accordo finale, dopo la firma del Memorandum d’intesa, e subordinatamente alla sua entrata in vigore e che l’intesa finale debba essere ratificata da una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Il Presidente USA Trump, parlando ai media alla Joint Base Andrews, ha dichiarato in merito ai colloqui con Teheran: “L’Iran è stato corretto nel rispettare i termini del Memorandum d’Intesa (MoU) raggiunto con Washington. Credo che abbiano fatto molta strada. Li abbiamo colpiti molto duramente la scorsa settimana. Penso che stiano facendo bene. Per quanto riguarda l’andamento delle cose, la denuclearizzazione dell’Iran sta procedendo bene. Hanno avuto incontri molto positivi. Io la chiamo denuclearizzazione, ed è esattamente ciò che sta avvenendo. Sta andando tutto bene”.
In merito alla positività dei colloqui, si è espresso anche il Vicepresidente USA, Vance, che alla CNN ha dichiarato: “È ancora presto, ma i colloqui stanno andando bene. In questo momento i negoziatori tecnici sono seduti al tavolo con gli iraniani, con i qatarioti e con altri a Doha per discutere di alcuni dettagli. Siamo preoccupati per la questione nucleare, inizieremo a parlarne, quindi al momento i colloqui stanno andando bene. Il Presidente Donald Trump sta negoziando da una posizione in cui il programma nucleare iraniano è stato distrutto, così come le sue forze armate convenzionali. Quello che noto in coloro che attaccano l’Amministrazione per aver negoziato è che sono le stesse persone che, ad esempio, ci hanno incoraggiato ad andare un po’ oltre e a sganciare qualche bomba in più in posti come l’Afghanistan”.
Sulla stessa linea, il ministero degli Esteri del Qatar, Paese mediatore, che , in un post social, ha evidenziato: “I colloqui indiretti di Doha tra Iran e Stati Uniti, mediati da Qatar e Pakistan, hanno portato a progressi positivi. Le parti hanno concordato di proseguire le discussioni nel prossimo periodo, programmando il prossimo incontro non appena possibile dopo le esequie dell’ex Guida Suprema iraniana”.
Per Teheran, il viceministro degli Esteri iraniano ,Kazem Garibabadi, in Qatar per i negoziati, secondo quanto riportato dall’agenzia Irna, ha commentato: “Iran e Stati Uniti hanno istituito gruppi di lavoro affrontare nel dettaglio i punti del memorandum d’intesa del 17 giugno. Il lavoro degli esperti non è ancora iniziato. Le consultazioni per fissare la data e il luogo delle trattative nell’ambito di questi gruppi di lavoro proseguono tramite i mediatori e, una volta soddisfatte le condizioni necessarie, i negoziati inizieranno formalmente”.
A tal proposito, una fonte informata ha fatto sapere alla testata saudita Al-Hadath che il prossimo round di negoziati tra Iran e Stati Uniti, si terrà il 18 luglio .
Secondo il sito iraniano Nour News, che cita una fonte informata, nei negoziati indiretti a Doha, “L’Iran avrebbe chiesto agli USA lo sblocco di 3 miliardi di dollari dei propri beni in cambio di progressi nei colloqui” e , tra le questioni discusse, vi sarebbe stata anche quella della gestione dello stretto di Hormuz, “sulla base di una nuova proposta presentata dall’Oman”.
Al riguardo, per il New York Times, l’Iran e l’Oman starebbero andando avanti con il loro piano di riscuotere pagamenti (tariffe di servizio) dalle navi in transito nello Stretto di Hormuz, nonostante le obiezioni degli Stati Uniti.
Sempre in merito allo Stretto di Hormuz, nelle ultime ore, come riportato dalla Tv di Stato iraniana, il comando militare congiunto iraniano, Khatam al-Anbiya, ha intimato a tutte le petroliere in transito nello Stretto di utilizzare le rotte stabilite dallo stesso comando altrimenti :”Qualsiasi mancato rispetto, deviazione dalla rotta designata o inosservanza dei protocolli di navigazione sarà contrastata con una risposta immediata e decisa da parte delle forze armate, mettendo a rischio la sicurezza delle imbarcazioni trasgreditrici”.
Riguardo al programma nucleare e alla denuclearizzazione, invece, il Presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Ghalibaf, ha ribadito che agli ispettori dell’agenzia nucleare delle Nazioni Unite non sarà consentito l’accesso ai siti nucleari bombardati dagli Stati Uniti, smentendo le “false le notizie” secondo cui l’Iran avrebbe concesso tale accesso.
Lo stesso Ghalibaf, poi, alla vigilia dei funerali della Guida Suprema Khamenei, ucciso nel febbraio scorso nei raid aerei di USA e Israele, ha invocato la vendetta per la morte di quest’ultimo, esortando una grande folla a parteciparvi.
Ciò, mentre un comandante militare iraniano ha messo in guardia gli Stati Uniti e Israele dall’effettuare qualsiasi attacco all’Iran nel corso dei funerali, a cui parteciperanno rappresentanti di 100 Paesi, tra cui: Pakistan e India, ma non il figlio di Khamenei, la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei , per motivi di sicurezza.
Intanto , a Gaza proseguono gli attacchi israeliani, nonostante il cessate il fuoco. Secondo fonti locali infatti, nelle ultime 24 ore, un raid di Tel Aviv ha ucciso tre civili nella parte settentrionale della Striscia.
Il Board of Peace, l’organismo a guida USA, che si occupa della gestione postbellica di Gaza, ha indicato che l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) non svolgerà un ruolo futuro nella Striscia.
A lanciare l’allarme sull’UNRWA, il segretario generale dell’Onu, Guterres, che ha evidenziato come i mezzi di sussistenza di milioni di persone siano a rischio e come gli ulteriori tagli ai fondi dell’agenzia potrebbero “portare la situazione oltre il punto di rottura”, in quanto quest’ultima ha ridotto le proprie attività dall’inizio dell’anno, e la sicurezza e il benessere di milioni di rifugiati palestinesi “sono in bilico”, in condizioni di vita “assolutamente spaventose”, segante dalle violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania e dagli attacchi israeliani contro il Libano.
Una situazione drammatica, quella di Gaza e della Cisgiordania, posta in rilievo anche dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ,di recente, ha ricevuto il premio Limes per il Dialogo e la Pace ed ha visitato da poco la Striscia, dove la condizione di vita della popolazione, particolarmente dei bambini, sono disastrose e le città sono rase al suolo.
La Missione Permanente presso l’Onu della Santa Sede ha dichiarato che ostacolare gli aiuti a Gaza è una grave violazione del diritto umanitario e ha ribadito in una il suo sostegno all’UNRWA.
Intanto, in Libano, dove secondo il quotidiano libanese L’Orient Le Jour , che cita i numeri del ministero della Sanità, gli attacchi israeliani dallo scorso 2 marzo hanno causato almeno 4.297 morti e 12.196 feriti, malgrado i negoziati con Israele a Washington abbiano decretato il raggiungimento di un’intesa sul cessate il fuoco, respinta però da Hezbollah, gli ultimi raid di Tel Aviv, sono stati effettuati la notte scorsa nel distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale.
Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane in una nota ha fatto sapere che l’Idf ha scoperto un tunnel sotterraneo e un deposito di armi con razzi e mortai nella zona meridionale di Tiri e che , in un’ulteriore operazione nella zona di Maroun al-Ras, sono stati rinvenuti ordigni esplosivi, armi e altro equipaggiamento militare, sottolineando che: “Le truppe israeliane continuano a operare nel sud del Libano per eliminare qualsiasi minaccia di Hezbollah nei confronti dei soldati e dei civili israeliani”.
Il Presidente libanese, Joseph Aoun, in una nota, ha promesso che non cederà “nemmeno un centimetro di territorio libanese” a Israele e ha negato che i negoziati in corso costituiscano tradimento, come sostiene Hezbollah, mentre il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che l’esercito israeliano rimarrà “a tempo indeterminato” nelle “zone di sicurezza” istituite in Libano, Siria e nella Striscia di Gaza.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri siriano Asaad al Shaibani ha incontrato a Beirut il Presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, alleato di Hezbollah, dopo che Damasco ha ribadito di non voler intervenire militarmente in Libano, malgrado le pressioni degli Stati Uniti e del Presidente Trump, secondo cui “la Siria potrebbe occuparsi di Hezbollah”.
Proprio in occasione di tale incontro, Libano e Siria , entrambe attaccate da Israele, hanno firmato un accordo basato sul reciproco rispetto e sulla non ingerenza negli affari interni, che, secondo l’Agenzia di stampa nazionale libanese, comprenderebbe: “principi di cooperazione, tra cui il rispetto della sovranità, dell’indipendenza, dell’unità e dell’integrità territoriale di ciascuno Stato, l’uguaglianza tra le due parti e la non interferenza”.
In Siria, quest’oggi, secondo quanto reso noto dall’agenzia di stampa statale siriana Sana, almeno cinque persone sono morte e 10 sono rimaste ferite in un’esplosione avvenuta in un caffè del centro di Damasco, vicino al Palazzo di Giustizia, le cui cause sono ancora ignote.
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