di Federica Marengo venerdì 3 luglio 2026

-Proseguono gli attacchi russi sull’Ucraina. Dopo il raid delle forze di Mosca con 500 droni e 74 missili su Kiev , che ha causato la morte di 30 persone e il ferimento di altre 91 e danni ad almeno 130 edifici civili, la notte scorsa un attacco russo ha colpito la comunità di Romenska, nella regione di Sumy, uccidendo 4 persone, tra cui una bambina.
Mosca, infatti, dopo il massiccio attacco su Kiev, ritenuto il più pesante dall’inizio della guerra sulla capitale, ieri, aveva annunciato l’intenzione di continuare ad attaccare, sottolineando, però, che ad essere colpiti sono obiettivi militari.
Il Presidente ucraino Zelensky ha smentito, ribattendo che :“La Russia colpisce obiettivi civili per costringere l’Ucraina a rinunciare alla propria statualità” e, promettendo rappresaglia, per poi, chiedere agli USA, in un post social, sia le forniture per la difesa aerea che le licenze per produrre i missili Patriot e ad altre forme di cooperazione.
Così, anche il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, che ha sollecitato la comunità internazionale ad affrettare la consegna di sistemi anti-missili, definendo gli attacchi russi ad edifici residenziali e a infrastrutture civili: “gravi crimini di guerra”.
Per la Ue, l’Alta rappresentante per la Politica estera, Kallas, in un post social, ha dichiarato: “Le sole parole di condanna non fermeranno gli attacchi contro Kiev. Solo un sostegno militare costante all’Ucraina e una maggiore pressione su Mosca possono farlo. Oggi proporrò di sanzionare ulteriori entità che sostengono il complesso militare-industriale russo in risposta agli attacchi. Più Mosca attacca i civili, più sanzioni devono essere imposte. Continueremo ad aumentare il costo dell’operazione fino a quando la Russia non capirà che non può vincere”.
Inoltre, dopo l’erogazione a Kiev da parte di Bruxelles della prima tranche di 3,9 miliardi di euro di aiuti militari , secondo fonti diplomatiche Ue, il gruppo di lavoro del Consiglio dell’Unione sull’allargamento dell’Unione (Coela), avrebbe deciso di chiedere ad Ucraina e Moldova di presentare la propria posizione negoziale sul cluster 6 (relazioni esterne), avviando così l’iter che porterà alla sua apertura.
Da qui, il via libera ai 27 Paesi membri a inviare a Ucraina e Moldova una lettera in cui l’Ue, sulla base dell’approfondimento condotto dalla Commissione, comunica ai Paesi candidati di ritenerli pronti ad avviare i negoziati per l’adesione all’Unione.
Tuttavia, dopo l’invio della lettera, il Coela potrà discutere della bozza di posizione comune sul Cluster 6 e ,solo in seguito al raggiungimento di un compromesso, i Rappresentanti Permanenti dei 27, nella riunione del Coreper, potranno approvare la bozza di posizione comune.
Intanto, sempre nelle ultime ore, le forze ucraine hanno colpito con attacchi di rappresaglia, le regioni frontaliere russe, causando 5 morti e danneggiando raffinerie , depositi di petrolio e infrastrutture civili , con conseguenti carenze nei rifornimenti di acqua ed elettricità.
Colpita da Kiev anche la regione di Zaporizhzhia, occupata dai russi e la Crimea, dove la Difesa di Mosca ha abbattuto 155 droni ucraini, sebbene il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Sdu) abbia dichiarato di aver condotto “con successo” un attacco con droni contro le basi aeree militari russe di Saky e Hvardiiske, distruggendo o danneggiando almeno 7 velivoli e colpendo 2 hangar della base aerea militare di Hvardiiske, che ospitavano droni d’attacco Shahed e materiale aeronautico.
Negli USA, invece, il Presidente Trump, a una settimana dal vertice Nato di Ankara (7 e 8 luglio), in un post sul suo social Truth, a proposito della spesa, ha scritto: “È ridicolo che gli Stati Uniti continuino ad andare avanti lungo un “percorso unilaterale” quando il rapporto non è reciproco. Loro non c’erano per noi”, sottolineando con un’infografica allegata le differenti risorse erogate dagli Usa rispetto a quelle di Regno Unito, Francia, Italia e Polonia.
Restando in ambito Nato, fonti diplomatiche hanno fatto sapere che i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica hanno raggiunto un accordo per garantire all’Ucraina aiuti militari per 70 miliardi di euro nel 2026 e per un importo equivalente anche nel 2027.
Nel frattempo, a Berlino, si è tenuta una riunione dei Paesi Baltici con il cancelliere tedesco Merz, incentrata sui temi della sicurezza e della difesa e sul sostegno congiunto all’Ucraina, seguita da una conferenza stampa di quest’ultimo con il Presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, il Presidente lettone Edgars Rinkēvičs e il Premier estone Kristen Michal, nella quale Nauseda ha dichiarato: “L’obiettivo del mio Paese è sfruttare tutte le opportunità per la deterrenza nucleare e vogliamo essere parte integrante di questo deterrente nucleare”.
Il governo dell’Estonia, invece, ha sollecitato la Commissione Ue a proporre un divieto sulle esportazioni di materie prime fondamentali, tra cui l’ossido di alluminio, verso la Russia, nell’ambito dei negoziati a livello Ue sulle nuove sanzioni a Mosca , affinché , per via delle sue ridotte capacità finanziarie, energetiche e logistiche, la Russia ponga fine alla guerra.
A tal proposito, secondo Reuters, Mosca avrebbe intenzione di importare un carico di cherosene dal Giappone ,tramite intermediari, per via della crisi del carburante scaturita dagli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe.
Infine, in Polonia, il portale polacco Onet, che cita fonti vicine ad ambienti della sicurezza di Varsavia, ha reso noto che gli Stati Uniti avrebbero avvertito la Polonia che la Russia potrebbe preparare nei prossimi mesi una “provocazione militare” con l’obiettivo di testare la “risolutezza” della Nato nel difendere i propri alleati.
A ciò si aggiunge quanto riportato dal Telegraph, che cita fonti dell’intelligence polacca, secondo cui “l’obiettivo del Cremlino sarebbe provocare una crisi sufficiente a mettere sotto pressione gli alleati occidentali, affinché riducano o sospendano il sostegno militare all’Ucraina”, spaccando l’Alleanza e rafforzando la posizione negoziale di Mosca senza però arrivare a un conflitto aperto con la Nato.
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