di Federica Marengo lunedì 25 maggio 2026

-Nella mattinata di sabato 23 maggio, vigilia di Pentecoste, Papa Leone XIV, si è recato in Visita Pastorale ad Acerra (Na), per incontrare gli abitanti della “Terra dei Fuochi”, territorio in cui ,per decenni , sono stati sversati illecitamente rifiuti tossici, causando gravi ripercussioni sulle condizioni di salute della popolazione.
Atterrato alle 8:45 nel campo sportivo “Arcoleo”, il Pontefice è stato accolto dal Vescovo di Acerra, Mons Di Donna e dalle autorità civili, per poi raggiungere in auto la Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove ha incontrato i Vescovi campani, il clero locale, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale.
Dopo il saluto di benvenuto del Vescovo, Mons. Di Donna, il Santo Padre ha pronunciato il Suo discorso, nel quale, ricordando Papa Francesco e la Sua Enciclica “Laudato sì”, si è soffermato sulla visione del profeta Ezechiele, (Ez 37,1-2), deposto dal Signore in una pianura piena di ossa inaridite, sottolineando: “Dio aveva posto l’uomo e la donna in un giardino, perché lo coltivassero e lo custodissero. Tutto era vita, bellezza, fertilità. Anche questa terra anticamente era chiamata Campania felix, perché capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita. Eppure, ecco la morte, della terra e degli uomini. Possiamo immedesimarci nello sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite. Soffriamo per la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie. Di fronte a questa realtà, ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia”.
Quindi, rispondendo alla domanda posta da Dio ad Ezechiele, se le ossa inaridite potranno rivivere, Papa Leone XIV ha sottolineato: “Rispondiamo così: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito. Però, se tu ci interroghi, «Potranno queste ossa rivivere?», noi crediamo e diciamo: «Signore Dio, tu lo sai!». Tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia”.
Anche Papa Francesco, ha proseguito il Pontefice, nell’Enciclica “Laudato sì”, “pur denunciando un paradigma di morte, ha chiaramente annunciato il silenzioso irrompere della vita nuova”, così come il Concilio Vaticano II con la Costituzione Gaudium et spes.
Questa terra, dunque, ha evidenziato il Santo Padre, potrà rivivere grazie alla comunità stessa, purché “unita nella fede e nell’impegno” e grazie allo Spirito Santo , “Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero”.
Poi, rivolgendosi alle famiglie delle vittime di inquinamento ambientale, le ha invitate a trasmettere “a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato”, a lasciar morire il risentimento, a praticare per primi la giustizia, a testimoniare la vita e ad educare alla cura.
Infine, ai ministri ordinati, alle religiose e ai religiosi, Papa Leone XIV ha detto: “Siate membra vive di questo popolo: manifestate quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo. Soffi lo Spirito dai quattro venti e ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore. Ezechiele stesso, prima di questa profezia di morte e risurrezione, annunciò il rinnovamento di cui Dio solo è capace: «Così dice il Signore Dio, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio».
Terminato il Suo discorso, dopo il saluto ad alcuni Rappresentanti, il Pontefice ha raggiunto in auto Piazza Calipari , dove ha incontrato i Sindaci e i fedeli dei Comuni della “Terra dei fuochi”.
Dopo il saluto del sindaco di Acerra, Tito d’Errico, il Santo Padre ha tenuto il Suo discorso, nel quale ha sottolineato: “Sono contento di trascorrere fra voi questo sabato mattina, per visitare nuovamente una regione di cui nessuna ingiustizia può cancellare la bellezza. Nella vita comprendiamo che più una bellezza è fragile, più chiede cura e responsabilità. Questo, carissimi, è il senso principale della mia presenza oggi ad Acerra: confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte. Chi ha il dono della fede comprenderà che tale sussulto viene da Dio creatore, che in ogni uomo e in ogni donna cerca cooperatori ai suoi progetti di vita”.
Quindi, denunciando il malaffare , l’indifferenza e la rassegnazione, che per decenni hanno avvelenato ambiente e coscienze e, riconoscendo , però, anche il bene che resiste, rappresentato dai cittadini, dai sacerdoti, dalle associazioni e dalle famiglie , che ogni giorno scelgono la giustizia e la difesa della vita, Papa Leone XIV ha esortato la collettività a imparare a sentirsi responsabile del bene comune e a costruire comunità unite, a contrastare l’emarginazione e a rigenerare il territorio, creando nuove alleanze sociali, perché il cambiamento ha sempre origine dalle scelte quotidiane e dal cuore delle persone.
E ancora, citando nuovamente, Papa Francesco e la Sua Enciclica “Laudato sì”, il Pontefice ha sottolineato: “Sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra e l’intero Pianeta. Tra le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche e private occorre consolidare e allargare il patto che già sta portando i suoi primi frutti sul piano educativo e sociale. Esso non soltanto contrasterà e scardinerà le alleanze criminali, ma positivamente collegherà e moltiplicherà le migliori forze e le grandi idee che già sono nei vostri cuori. Qui vorrei ringraziare quei “pionieri” che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento: penso in particolari ai membri delle associazioni ambientaliste. Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza. Realizzeremo, passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi. È a partire da questa conversione che si possono costruire buone pratiche di comunità: mediante persone e imprese che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile; che abbiano il gusto del recupero, non la logica dell’invasione; fame e sete di giustizia invece che di possesso. In particolare, essere vicini al cuore umano, e quindi più vicini a Dio che l’ha creato, significa desiderare una comunità più inclusiva, più unita, meno affetta da marginalità e polarizzazioni. Ma la via da percorrere è stretta, perché parte da noi, da dove ci troviamo. Riuscire a correggere la rotta, agire ogni giorno su abitudini e pregiudizi in cui ci siamo accomodati, vedere oltre il nostro recinto significa davvero incontrarci. È talvolta un sentiero in salita e poco tracciato. Un esempio concreto: il nome “Terra dei fuochi” rinvia ai roghi accesi ai margini delle città, talvolta da minoranze respinte ed emarginate di fratelli e sorelle di cui pochi hanno conoscenza e stima. L’emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l’emarginazione, non gli emarginati, è rompere l’intera catena, non colpire solo l’ultimo anello. Voi lo sapete bene!”.
Infine, ricordando l’anno giubilare di San Francesco, Patrono d’Italia, il Pontefice, affidando la comunità e le famiglie di Acerra a Maria Madre, Stella del mattino, ha detto: “Proprio il Poverello di Assisi ci ricorda che la pace è fondata sulla cura verso l’altro, sulla fraternità: siamo stati posti in una casa comune per imparare a vivere insieme. I problemi di questa casa sono i nostri problemi; la sua bellezza è la nostra bellezza. Abbiamo il compito di vigilare come sentinelle nella notte. Possiamo essere tra quelli che osserveranno la nuova alba”.
Al termine dell’incontro, dopo i ringraziamenti del Vescovo di Acerra, Mons Di Donna , e il saluto di alcuni Rappresentanti del territorio, Papa Leone XIV si è diretto in auto al campo sportivo “Arcoleo”, da dove, congedatosi dalle Autorità civili, è partito alla volta del Vaticano.
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