di Federica Marengo venerdì 10 luglio 2026

-Proseguono gli attacchi incrociati tra Ucraina e Russia. Dopo i raid delle forze di Mosca degli scorsi giorni su Kiev e su Kharkiv, in cui sono stati uccisi diversi civili e sono stati danneggiati numerosi edifici, le forze ucraine hanno contrattaccato con lanci di droni e missili su raffinerie e petroliere in territorio russo.
Nelle ultime 24 ore, infatti, lo Stato Maggiore delle forze di Kiev ha fatto sapere, via social, di aver colpito 12 petroliere russe, un rimorchiatore e una nave da carico nel Mar d’Azov, utilizzate, tra l’altro, per rifornire di carburante e prodotti petroliferi il contingente di truppe della Federazione Russa, “nonché per trasportare petrolio e prodotti petroliferi in assenza di sanzioni internazionali”, fornendo “l’esportazione di vettori energetici, che rappresenta una delle principali fonti di finanziamento della guerra contro l’Ucraina”.
A tal proposito, il governatore della regione di Rostov ha reso noto che l’attacco ucraino ha provocato un incendio nel porto russo di Taganrog e un altro in due depositi di carburante nella città di Azov.
Colpita dalle forze di Kiev anche la raffineria di petrolio russa di Ilsky, nella regione russa di Krasnodar, dove è divampato un incendio, poi domato, mentre, secondo quanto riportato dalle autorità locali, un civile è rimasto ucciso e quattro feriti in attacchi di droni ucraini contro la parte della regione di Donetsk sotto controllo russo.
Inoltre, il sindaco di Mosca ha fatto sapere che 10 droni ucraini diretti verso la capitale sono stati abbattuti.
Sul fronte dei combattimenti, dunque, si starebbero aprendo degli spiragli positivi per l’Ucraina, con il rallentamento dell’avanzata russa nella prima metà del 2026, come dichiarato dal comandante in capo dell’esercito ucraino ,Oleksandr Syrskyi, anche se “Kiev è ancora lontana da una svolta nella guerra”, nonostante Mosca disponga di “quasi il doppio delle truppe e del materiale bellico”, sottolineando che “ Gli attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe negli ultimi mesi hanno causato carenze di carburante in molte regioni russe e in Crimea”, annessa da Mosca nel 2014.
Intanto, dopo il Vertice Nato del 7 e 8 luglio ,svoltosi in Turchia, in cui i leader dell’Alleanza hanno confermato l’impegno di destinare 140 miliardi di dollari all’Ucraina, di cui 70 nel 2026 e altrettanti nel 2027, e Kiev ha incassato il via libera da parte del Presidente USA Trump alla licenza per produrre i missili Patriot, per cui, però, serviranno accordi tecnici e da uno a tre anni per la effettiva produzione, il Presidente ucraino Zelensky , come riportato dal Kyiv Indipendent, ha reso noto al termine del summit Nato ad Ankara, che l’Ucraina riceverà “nei prossimi giorni un nuovo pacchetto di missili intercettori Pac-3 per i sistemi di difesa aerea Patriot dagli Stati Uniti, mentre ulteriori forniture arriveranno anche da partner europei”, aggiungendo che l’Ucraina è al lavoro, insieme con i partner europei, per sviluppare un proprio sistema antimissile avanzato (sotto la propria direzione strategica e tecnologica), in grado di competere con le capacità del Patriot statunitense ,ma a costi decisamente più contenuti.
In merito, il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, ha dichiarato, durante il consueto punto stampa, che la Commissione europea sta già lavorando fianco a fianco con l’Ucraina su questioni relative alla produzione di missili intercettori e altri sistemi strategici di difesa aerea.
Per Bloomberg, che cita fonti ben informate, l’Unione europea è pronta a consentire all’Ucraina di acquistare armi britanniche con i 60 miliardi di euro che sta prestando per l’acquisto di equipaggiamenti militari e l’annuncio potrebbe arrivare già la prossima settimana, in occasione della riunione della “coalizione dei Volenterosi”, che si terrà il 13 luglio a Parigi, cui parteciperanno, guidati dai leader di Francia e Gran Bretagna, i leader dei 27 Stati membri (per l’Italia il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Tajani) e di altri Stati, così come il Presidente ucraino Zelensky, il segretario generale della Nato, Rutte , la Presidente della Commissione Ue von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo, Costa
Al riguardo, fonti dell’Eliseo assicurano che tra i 37 Stati aderenti all’iniziativa c’è una “pianificazione continua” per il sostegno all’Ucraina, in particolare sul fronte della difesa aerea e una pressione crescente su Mosca con nuove sanzioni, nonché il rafforzamento del contrasto alla cosiddetta “flotta fantasma” ,con cui la Russia tenta di aggirare le sanzioni.
Lo stesso Eliseo, che ha sottolineato come il dialogo con il Presidente USA Trump sia “regolare e costante” e come la concertazione con il numero uno della Casa Bianca sia destinata a continuare , ha reso noto che il Presidente ucraino Zelensky, sarà presente sia al vertice di lunedì pomeriggio sia il 14 luglio, alla parata militare che si aprirò con la sfilata di 500 militari della coalizione lungo gli Champs-Elysées, “un atto altamente simbolico in sostegno all’Ucraina” e per un ”risveglio strategico europeo”.
Sul tavolo di Bruxelles, anche il 21° pacchetto di sanzioni, comprendente anche una misura per vietare l’ingresso in Ue ai combattenti russi, in particolare a coloro che hanno prestato servizio nelle forze armate russe dopo l’inizio della guerra contro l’Ucraina, e l’adesione dell’Ucraina all’Unione ,con l’apertura del cluster 6 nei negoziati di Kiev e della Moldova, come da accordo raggiunto quest’oggi dagli ambasciatori dell’Ue.
Da Mosca, che non reputa funzionale al raggiungimento della pace il via libera a Kiev del Presidente USA Trump alla licenza per produrre i Patriot, il portavoce del Cremlino, Pekov, nella odierna conferenza stampa, ha dichiarato che Vladimir Putin e Donald Trump non si parlano dal 4 luglio, ma che “un eventuale colloquio potrebbe essere organizzato rapidamente” e che “Russia e Stati Uniti mantengono canali di lavoro aperti sulle questioni del dialogo bilaterale”, sottolineando che , per Mosca, Kiev non mostra attualmente alcuna disponibilità a negoziare e che la Russia continua a considerare preferibile una soluzione politico-diplomatica.
Peskov ha anche evidenziato che ,mentre Kiev “cerca di l’escalation del conflitto”, la Russia prosegue nell’ampliamento della zona cuscinetto lungo il confine, per creare una zona di sicurezza più ampia, invitando Washington a esercitare pressioni sull’Ucraina per fermare gli attacchi contro infrastrutture russe.
Infine, dalla Turchia, il ministro degli Esteri turco Fidan, già recatosi a Mosca in visita ufficiale a metà giugno, in un’intervista a TRT Haber, ha annunciato che, a breve, seguendo le istruzioni del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, visiterà Kiev, “come prosecuzione del processo volto a dare nuovo slancio ai negoziati sull’Ucraina”.
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