di Federica Marengo mercoledì 4 novembre 2026

-Ieri, alla vigilia delle elezioni di Midterm, gli USA hanno effettuato un’azione mirata , definita “difensiva” e “limitata”, per colpire l’isola strategica di Qeshm, all’imbocco dello Stretto di Hormuz, sede di un’importante base navale e di un sito missilistico sotterraneo.
Tuttavia, Washington, ha precisato che , almeno per il momento, non si tratta di una ripresa della guerra su larga scala.
A tal riguardo, il Presidente USA Trump ha dichiarato a Fox News: “Hanno costruito un’infrastruttura anti-aerea. Ci hanno messo due mesi. Li abbiamo guardati costruirla e, appena l’hanno finita, l’abbiamo colpita”, sottolineando il rischio di una “sorta di guerra che potrebbe degenerare”, ma anche le “ottime probabilità di arrivare a un accordo”.
A Teheran , invece, proseguono, ma a rilento, i contatti indiretti con la mediazione del Qatar per giungere un’intesa con gli USA, con il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha evidenziato come un ritorno alle ostilità “non gioverebbe a nessuno” e ha rivendicato il diritto all’autodifesa, avvertendo che le forze armate iraniane sono in stato di “massima prontezza”.
Inoltre, per riaprire lo Stretto di Hormuz ed evitare l’estensione del conflitto, l’Iran ha inviato agli USA, tramite i Paesi mediatori, una proposta che prevede delle condizioni, quali: la tregua su tutti i fronti regionali, lo sblocco dei beni congelati, la revoca delle sanzioni e la fine del blocco navale USA, ed è in attesa della risposta di Washington.
Al vaglio degli USA e dell’Iran anche le proposte presentate dai Pasi mediatori come il Qatar, mentre i Guardiani della rivoluzione iraniana, in un comunicato, hanno fatto sapere che quattro petroliere sono state distrutte dopo aver urtato delle mine navali, trovandosi su una rotta considerata vietata a sud dello Stretto di Hormuz e che altre due imbarcazioni sono state sequestrate.
Proprio a proposito dello Stretto di Hormuz, la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, ha chiesto di evitare una ripresa delle ostilità in Medio Oriente, affermando che Pechino è pronto a rafforzare il dialogo con Arabia saudita, Iran e altri Paesi della regione per favorire una soluzione diplomatica delle crisi in corso, aggiungendo che la Cina sostiene i negoziati tra Teheran e Washington e una soluzione politica del conflitto in Yemen.
Secondo il New York Times, che cita funzionari USA, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe un piano per colpire l’Iran con un’operazione militare pianificata di breve durata, dopo le elezioni di metà mandato, ma l’amministrazione Trump sarebbe divisa tra coloro che sostengono la necessità di concedere più tempo alla strategia di pressione economica, ovvero il blocco navale imposto dagli Stati Uniti e le sanzioni contro l’Iran, affinché possa produrre come effetto la caduta del governo iraniano e coloro che , scettici, sostengono che l’Iran è riuscito finora a resistere alla campagna di pressione economica e che vi sono pochi segnali che indichino un possibile crollo di Teheran in assenza di ulteriori attacchi militari.
In merito all’ eventualità di raid USA, un esponente della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano ha avvertito che, se l’America utilizzerà le sue basi in Europa, comprese quelle in Italia e in Germania, i missili iraniani saranno lanciati verso l’Europa, anche alla luce dell’ordine impartito nei giorni scorsi da Mojtaba Kmìhamenei per una risposta “senza restrizioni geografiche” a qualsiasi minaccia nemica.
Intanto, ieri, alla vigilia del voto per le Midterm, che ha visto i dem conquistare il controllo sia della Camera che del Senato e quattro Stati, il Presidente Trump ha annunciato, sempre a Fox News, l’azzeramento dei finanziamenti militari a Israele entro la fine dell’anno, poiché Tel Aviv non necessiterebbe di tali fondi , come confermatogli dal Premier Netanyahu, sottolineando che , tale stanziamento, pari a 4 miliardi di dollari annui ,sottratti al programma di aiuti, verranno destinati al risanamento dei conti pubblici per tentare di centrare il pareggio di bilancio.
Da Teheran, proprio riguardo all’esito delle elezioni di medio termine negli USA, il Presidente del Parlamento dell’Iran, Ghalibaf, ha dichiarato: “Per una questione di coscienza o per il costo della vita, gli americani hanno detto no alla guerra, e noi appoggiamo questo messaggio. Se il governo degli Stati Uniti tradirà la volontà popolare per assecondare i propri padroni internazionali e i ricattatori, scoprirà che il nostro no si tradurrà in un incubo”.
In merito all’esito delle elezioni di medio termine negli USA, secondo Cbs News, “il Presidente Trump avrebbe chiesto ai suoi consiglieri, di persona e via telefono, se il segretario alla Difesa Pete Hegseth debba restare al suo posto dopo la disastrosa sconfitta repubblicana alle midterm”, aggiungendo che “ parte della responsabilità sarà attribuita all’ammiraglio Brad Cooper, alla guida del Centcom, e al generale Dan Caine, a capo dello Stato Maggiore congiunto, poiché entrambi hanno svolto un ruolo di primario nel fornire indicazioni sulla guerra in Iran” e che “il possibile sostituto di Hegseth potrebbe essere il governatore repubblicano uscente della Florida, Ron DeSantis”.
Nel frattempo, mentre l’Idf ha effettuato una serie di attacchi mirati contro “diversi terroristi” nella Striscia di Gaza, tra Khan Younis e Gaza City, nei quali sono state uccise 5 persone e un altro raid nell’area di Qabrikha, nel distretto di Marjayoun, nel Libano meridionale, per colpire due sospetti che stavano osservando le forze israeliane, la presidenza della Commissione elettorale di Israele ha annunciato la conclusione dell’operazione di monitoraggio dei risultati elettorali, senza aver riscontrato alcuna violazione della regolarità delle elezioni e ha votato a favore dell’approvazione dei risultati delle elezioni per la 26ma Knesset, con due voti a favore e due astensioni.
Nel pomeriggio, poi, il Presidente israeliano Isaac Herzog , che ha accettato i risultati ufficiali delle elezioni presentati dal presidente della Commissione elettorale centrale ( il blocco del primo ministro Benjamin Netanyahu ha ottenuto 53 seggi alla Knesset, mentre la coalizione che sostiene Gadi Eisenkot 48 seggi e le liste arabe 19 seggi, rispetto a una maggioranza assoluta di 61 seggi), ha avviato il ciclo di consultazioni con tutte le formazioni politiche elette iniziando, a differenza che nel passato, dalle formazioni politiche più piccole, spiegando che ciò è “per consentire un esame approfondito di tutte le opzioni disponibili prima di procedere ai colloqui con i gruppi più numerosi, favorendo così un approccio nuovo e aperto”.
Il Presidente Herzog, al termine di questo ciclo di consultazioni , e di eventuali ulteriori fasi, qualora fossero necessarie, annuncerà il nome del deputato della Knesset incaricato di formare il governo, il quale avrà a disposizione 28 giorni, per costituire il nuovo esecutivo e a cui lo stesso Presidente potrebbe concedere una proroga di altri 14 giorni, se dovesse servire.
In merito, è stata indetta, per domani, da dieci associazioni apartitiche della società civile , una manifestazione di fronte alla residenza del presidente Herzog a Gerusalemme, dove si svolgono le consultazioni, per chiedere un governo di unità nazionale tra Netanyahu e Eisenkot.
Ma, in un post social, il capo dell’opposizione israeliana, Lapid, ha sottolineato: “Le osservazioni di Zini (capo dello Shin Bet) di ieri sera, unite ai risultati elettorali in America di questa mattina, hanno portato a una conseguenza imprevista: escludono di fatto qualsiasi possibilità di un governo di unità nazionale guidato da Netanyahu. Israele non può permettersi che lui rimanga Primo Ministro. Ciò mette a rischio la nostra sicurezza, compromette la nostra democrazia e rovinerà la nostra posizione sulla scena globale”.
Infine, il partito arabo Ra’am, che domani verrà ricevuto dal Presidente Herzog per le consultazioni, ha annunciato ufficialmente che indicherà il nome di Gadi Eisenkot per l’incarico di formare il prossimo governo in Israele.
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