di Federica Marengo lunedì 26 ottobre 2026

-Nelle scorse ore, il Presidente ucraino Zelensky, nel corso di un’intervista alla Tv nazionale, ha confermato la possibilità che a novembre si tengano dei colloqui con la Russia, con la mediazione degli USA, per rilanciare i negoziati di pace, in stallo dall’inizio dell’anno, dichiarando: “Siamo pronti a discutere. Se si tratta della questione territoriale, deve essere affrontata a livello dei leader. Le altre questioni spettano ai gruppi tecnici. Tutto questo potrà quindi essere discusso a novembre”.
Il Cremlino, infatti, specificando che i colloqui si svolgeranno intorno alla metà del mese di novembre, dopo il 4, Giornata dell’Unità Nazionale, ha aperto alla ripresa dei trilaterali, che potrebbero essere preceduti da un incontro tra il Presidente USA Trump e il Presidente russo Putin a margine del Vertice APEC (Cooperazione economica Asia-Pacifico) in Cina.
Inoltre, Mosca ha anche aperto al coinvolgimento nei negoziati di una rappresentanza dell’Ue.
Tuttavia, resta sul tavolo dei negoziati la questione della cessione del Donbass, tra i motivi dello stallo, in quanto ,se il Presidente ucraino Zelensky , sostenendo il congelamento del fronte lungo le attuali linee di contatto, ha ribadito che Kiev “è pronta alla pace”, ma ha anche rimarcato che Kiev non è disposta a nessuna cessione di ulteriori territori a Mosca, che, ad oggi, controlla già circa un quinto del Paese, la Russia continua a rivendicare il pieno controllo dell’intera regione.
Tale nodo, è stato evidenziato anche dal segretario di Stato Usa, Rubio, che ha spiegato: “Il conflitto, in realtà ,riguarda il Donbass: la Russia cerca di ottenerlo, ma non può impadronirsene militarmente, e Kiev non vuole cederlo per ragioni di sovranità e sicurezza a lungo termine”.
Ad ogni modo, prima del trilaterale Kiev-Washington-Mosca di novembre, in questa settima, sono previsti nuovi round di colloqui in Europa, dove i delegati ucraini incontreranno sia i partner europei che gli inviati speciali USA, Witkoff e Kushner.
Alle suddette posizioni inconciliabili tra Ucraina e Russia sul Donbass, si aggiunge la tensione tra USA e Ucraina, determinata dall’accordo sul gasolio siglato dal Presidente USA Trump con il Presidente russo Putin e dal bilanciamento degli USA tra negoziati e interessi economici interni, che ha causato la temporanea sospensione da parte americana della condivisione di intelligence e le restrizioni sui sistemi satellitari, ora rientrate, sebbene resti invece il blocco delle forniture di missili di difesa aerea.
A tal proposito, il Presidente ucraino Zelensky , in un post social, ha evidenziato: “I colloqui degli ucraini con gli Usa a Oslo sono stati accompagnati da tre difficoltà. Si tratta della carenza di sistemi di difesa aerea, delle limitazioni relative a Starlink/Starshield e delle restrizioni sullo scambio di informazioni da parte degli Stati Uniti. Sono grato agli americani e al nostro team per aver risolto, almeno per ora, due di questi problemi: quelli relativi all’intelligence e a Starlink/Starshield, ma, rimane il problema dei sistemi di difesa aerea. Ci sono progressi riguardo ai missili per i sistemi Patriot, ma sono molto lenti. Sono più lenti del volo dei missili russi. Non si può dire: “Sì, ve li forniremo” e poi non consegnarli per un mese o due. Semplicemente, così non funziona”.
Sempre Zelensky, quest’oggi, ha presieduto una riunione in videoconferenza per discutere della situazione delle forniture di armi da parte dei partner e sul ripristino delle infrastrutture energetiche, dopo gli attacchi russi, sottolineando che “É da quasi un mese che Kiev attende la firma di Hegseth per la fornitura di missili destinati ai sistemi Patriot e NASAMS”.
Il leader di Kiev, poi, come riferito da RBC-Ucraina, ha presentato alla Verkhovna Rada, (il Parlamento ucraino), i disegni di legge per prorogare la legge marziale e la mobilitazione generale in Ucraina per altri 90 giorni, fino al 28 gennaio 2027 e in un’intervista a Tsn-Tyzhden, citata dai media ucraini, ha sottolineato che ,in caso di un accordo di pace , l’Ucraina non accetterà di limitare le dimensioni dell’esercito né di accettare uno status di neutralità.
Infine, riguardo la situazione ad Oleshky, il Presidente Zelensky, tramite social, ha confermato la tregua annunciata dagli USA: “La parte americana ha proposto un regime di cessate il fuoco nell’area di Oleshky a partire dal 27 ottobre e ciò dovrebbe durare diversi giorni. Le missioni umanitarie devono arrivare lì, ma anche gli americani, noi e i russi. Quest’ultimi devono bonificare le strade dalle mine, mentre noi dobbiamo vedere tutto questo e lavorare su ogni aspetto. La Russia farà di tutto per bonificare le strade in modo che queste persone vadano in Russia, ma alcune saranno invece evacuate in Ucraina in un modo o nell’altro nella parte che controlliamo. La cosa principale è liberare queste persone dal blocco in modo che possano vivere”.
Intanto, mentre il portavoce del Cremlino, Peskov, nella consueta conferenza stampa, ha precisato che: “La decisione di riprendere i negoziati trilaterali non comporta alcuna limitazione delle operazioni militari. Le nostre forze armate continuano a condurre attacchi massicci contro il complesso militare-industriale ucraino. Dal canto suo, anche il regime di Kiev prosegue con azioni analoghe”, il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha avuto un incontro con l’omologo slovacco, Juraj Blanar, a Mosca per partecipare a una riunione della Commissione intergovernativa bilaterale per la cooperazione economica, scientifica e tecnica, nel quale, come riportato dal ministero degli Esteri russo in una nota, si è discusso della situazione in Ucraina e dello stato critico delle relazioni tra Russia e Unione Europea.
Critica, poi, l’Ucraina rispetto all’ipotesi, riportata dal Wall Street Journal, che l’ex Premier ungherese, Viktor Orban, sia tra i profili proposti dagli USA, con il sostegno congiunto di Cina e Russia, come segretario generale dell’Onu.
In merito, il ministro degli Esteri ucraino, Sybiha, in un post social, ha commentato: “Sono certo che Viktor Orban, nel ruolo di segretario generale dell’Onu, saprebbe mettere a frutto le sue magistrali capacità di ricatto e di ricorso al veto, affinate in anni passati a ostacolare importanti decisioni dell’Ue. Possiamo condividere con il resto del mondo la nostra preziosa esperienza: quella di invitarlo a prendere un caffè proprio al momento giusto”.
Il Wall Street Journal ha spiegato che Washington avrebbe sondato la disponibilità di Orban a candidarsi e che l’ipotesi sarebbe stata avanzata da funzionari americani nel corso di colloqui con rappresentanti di Mosca e Pechino, che avrebbero accolto positivamente il nome di Orbán e che “Orban avrebbe aperto alla possibilità, ma non intenderebbe partecipare alla corsa senza concrete prospettive di successo”.
In Italia, il Vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Salvini, nell’ambito del Congresso straordinario del suo partito, la Lega, svoltosi ieri, nel quale è stato rieletto segretario, ha dichiarato: “È da ormai più di quattro anni che noi sosteniamo, giustamente, il popolo aggredito e bombardato, approvando sanzioni su sanzioni, inviando 90 miliardi di euro e non so quanti pacchetti di armi, ormai ho perso il conto. Ci si può domandare al congresso della Lega, forza di governo responsabile e leale ,ma mai silente, se dopo quattro anni di conflitto e migliaia di morti, pensare di mandare altre armi e altre soldi e approvare altri sanzioni sia la via migliore per approvare la pace? Ci si può porre questo quesito?”.
A tal riguardo, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, oggi, a margine della visita alla caserma Montebello a Milano, ha detto: “La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev. Detto questo, ci auguriamo che possa realizzarsi quanto prima l’incontro tra Zelensky e Putin, magari con una presenza americana ed europea, affinché si possa raggiungere la pace. Il nostro obiettivo è la pace, ma deve essere una pace giusta, non può essere la sconfitta dell’Ucraina, la pace”.
Il ministro della Difesa, Crosetto, al termine della riunione dei ministri della Difesa del formato E5, tenutasi a Parigi, ha sottolineato: “La linea dell’Italia sull’Ucraina non può cambiare. È un impegno assunto a livello internazionale, europeo e Nato. L’aiuto a Kiev è un sostegno al nostro futuro e alla nostra sicurezza. Continueremo a garantirlo nei limiti delle nostre possibilità”.
Nel frattempo, sul fronte dei combattimenti, proseguono gli attacchi incrociati tra Kiev e Mosca.
Nelle ultime 24 ore, infatti, le forze di Mosca hanno attaccato Zaporizhzhia, causando almeno quattro feriti e diversi incendi.
Secondo quanto reso noto dall’Aeronautica militare delle Forze armate di Kiev e dall’agenzia Ukrinform, nella notte scorsa, le forze di difesa aerea ucraine hanno neutralizzato 112 droni e 3 missili.
Il ministero della Difesa russo, rivendicando una serie di attacchi contro infrastrutture portuali, energetiche e depositi di droni in diverse regioni dell’Ucraina, ha fatto sapere che le forze armate russe hanno colpito una nave mercantile nel Mar Nero, che, a detta di Mosca, trasportava verso il porto di Odessa forniture militari destinate all’esercito ucraino.
Le forze ucraine, invece, come reso noto dal governatore di Voronezh, hanno effettuato un raid con droni sull’oblast, che ha causato 2 morti e 17 feriti.
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