di Federica Marengo mercoledì 21 ottobre 2026

-A otto giorni dalle elezioni in Israele, secondo quanto riferito da Axios, il Presidente USA Trump ha espresso il suo sostegno al Primo ministro uscente, Netanyahu, e, alla luce di ciò, ieri , il segretario alla Difesa USA, Hegseth si è recato a sorpresa in Israele per incontrare proprio il Premier israeliano e per discutere della possibilità di riprendere operazioni di combattimento su larga scala contro l’Iran.
A tal riguardo, secondo quanto riferito dal Financial Times, il Premier Netanyahu aveva pianificato per il 10 ottobre una nuova offensiva militare contro l’Iran che prevedeva obiettivi come: impianti nucleari, strutture riconducibili al regime iraniano , infrastrutture civili e centrali energetiche, ma il Presidente USA Trump si sarebbe opposto, fermando l’operazione per evitare la ripresa del conflitto prima delle elezioni americane di medio termine del 3 novembre.
Lo stessa fonte interpellata dal Financial Times, ha poi evidenziato che la ripresa delle ostilità nelle prossime settimane è “uno scenario non irragionevole”.
Inoltre, secondo il Times of Israel , il Premier israeliano Netanyahu, avrebbe dichiarato nel corso di una cerimonia militare nel sud di Israele: “Il regime iraniano non ha ancora imparato la lezione e c’è solo un modo per rimuovere la minaccia una volta per tutte ed è rovesciare il regime in Iran. Il regime iraniano non ha ancora imparato la lezione. Mojtaba Khamenei ha deciso di seguire le orme di suo padre e l’Iran sta ancora una volta tentando di sviluppare le sue armi di morte. Quindi , c’è solo un modo per rimuovere la minaccia una volta per tutte, rovesciare il regime in Iran, ed è la mia direttiva per Idf, Mossaf e agenzie di sicurezza”.
Per gli USA, il segretario di Stato Rubio, a margine della sua visita in India, ha dichiarato che “raggiungere un accordo
di pace con l’Iran è estremamente difficile” e che “la pressione economica continuerà finché Teheran non smetterà di attaccare le navi mercantili nello Stretto di Hormuz”.
Intanto, mentre Fox News ha riferito che “Gli Stati Uniti stanno dispiegando in Medio Oriente il gruppo d’attacco della terza portaerei Uss “Theodore Roosevelt” e la tredicesima Unità di spedizione dei Marines e invieranno diecimila a marinai e marines in aggiunta alle forze presenti nella regione entro la fine di novembre, prosegue la mediazione tra Washington e Teheran di Paesi quali : Qatar e Pakistan, come confermato dagli stessi Paesi e dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che, in un’intervista alla Tv irachena, Al Ekhbariya, ha sottolineato: “Nelle scorse settimane, abbiamo presentato alla parte americana un’iniziativa denominata ‘piano dei sette giorni’, in cui abbiamo chiarito le nostre condizioni. Il piano prevedeva la riapertura completa dello Stretto di Hormuz entro il sesto giorno. Gli americani ci hanno fatto sapere di accettare queste condizioni, ma volevano
aggiungere alcune clausole supplementari. L’obiettivo è proseguire lungo la via della diplomazia. Per Teheran ,le porte della diplomazia sono completamente aperte, a condizione che la controparte rispetti le intese. Il tavolo negoziale c’è ancora e il mondo intero deve sapere che è la parte americana a bloccare il processo, non l’Iran. Se gli americani sono davvero seri riguardo a un’intesa, devono
sapere che la strada è aperta: è sufficiente attuare le condizioni già proposte, su cui si erano impegnati. Se gli Stati Uniti rispetteranno tali condizioni, lo Stretto di Hormuz sarà completamente riaperto; dopodiché, si terrà un ulteriore ciclo di negoziati fino a raggiungere un accordo definitivo”.
A ribadire la propria disponibilità come Paese mediatore, anche la Russia, con il ministro degli Esteri, Lavrov, che, proprio nelle scorse ore, ha incontrato in Iran, l’omologo iraniano Araghchi.
Dalla Turchia, l’agenzia Anadolu, riportando le dichiarazioni di un portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ha fatto sapere che l’Iran si starebbe preparando a presentare una nuova arma descritta come il “padre di tutte le bombe”.
Quanto alla situazione nello Stretto di Hormuz, secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, che cita le Guardie Rivoluzionarie di Teheran, due petroliere si sono incendiate dopo aver urtato delle mine.
Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, che cita i dati della società di monitoraggio navale Kpler, nonostante i ripetuti raid effettuati per colpire le navi nello Stretto di Hormuz, le esportazioni di petrolio dal Golfo hanno superato i livelli registrati prima della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Il quotidiano USA, citando i dati della suddetta società, ha evidenziato come i flussi di petrolio dalla regione, comprese le spedizioni attraverso Hormuz e le rotte alternative, abbiano raggiunto una media di oltre 24 milioni di barili al giorno (bpd) della settimana scorsa, rispetto ai 23,3 milioni prima della guerra, mentre le spedizioni attraverso Hormuz, compresi i trasferimenti offshore nel Golfo dell’Oman, hanno raggiunto una media di circa 14 milioni di bpd, pari all’82% dei livelli prebellici.
Questo ,”perché la protezione militare degli USA, i trasferimenti da nave a nave e gli oleodotti alternativi attraverso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno contribuito a sostenere le esportazioni”.
Infatti, sempre secondo la società di monitoraggio navale Kpler, “a settembre, circa il 40% delle esportazioni di greggio non iraniano dal Golfo Persico ha aggirato il porto di Hormuz, rispetto al 17% prima della guerra”.
Dunque, conclude la società di monitoraggio navale Kpler, “I volumi rimangono elevati nonostante l’aumento degli attacchi, perché i profitti giustificano il rischio”.
Sull’altro fronte della guerra, quello nello Ymen, tra Houthi, filo iraniani , forze governative e colazione guidata dall’Arabia Saudita, ieri, gli Houthi hanno colpito con missili balistici il campo di addestramento di al-Alam, nella provincia meridionale di Shabwa, base militare governativa nel sud dello Yemen , causando la morte di 73 giovani reclute, dando luogo all’ attacco più letale dall’intensificarsi dei combattimenti nel luglio scorso, che ha interrotto l’accordo di cessate il fuoco in vigore dal 2022.
Ancora, quest’oggi, secondo l’AFP , un’esplosione sarebbe stata udita vicino all’aeroporto di Aden, la capitale del governo yemenita, provocata da un missile lanciato dagli Houthi. Gli Houthi hanno poi fatto sapere di aver colpito un campo militare gestito dall’Arabia Saudita , proprio ad Aden.
Ciò , mentre il Regno Unito ha reso noto l’invio in Arabia Saudita di caccia Typhoon della Raf, oltre a un aereo da trasporto Atlas A400M, per missioni difensive a sostegno di Riad, contro gli attacchi degli Houthi.
Il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha precisato che: “I Typhoon della Raf condurranno operazioni di difesa aerea sull’Arabia Saudita, contribuendo a proteggere dagli attacchi Houthi le città saudite, le popolazioni civili e le infrastrutture nazionali critiche”.
Pronto a sostenere la difesa dell’Arabia Saudita, anche l’Egitto, ma il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avvertito: “L’Egitto ha abbastanza esperienza per evitare di rimanere invischiato in un conflitto così estremamente complesso. Riteniamo che qualsiasi presenza o ingerenza straniera non farà altro che rendere più difficile la risoluzione di questo problema. L’Iran ha proposto una mediazione nel conflitto, ma tale proposta è stata respinta dal governo yemenita e non ha ricevuto alcuna risposta da Riad”.
L’Egitto, però, ha dichiarato che : “Non entrerà in Yemen e non si impegnerà in una guerra contro lo Yemen e che è pronto ad aiutare il suo alleato saudita, esclusivamente nella difesa”.
A Gaza City, proseguono gli attacchi israeliani sulla Striscia, con l’Idf che ha fatto sapere via social di aver eliminato “nel corso di un’operazione volta a neutralizzare la minaccia da lui rappresentata”, “un terrorista dell’unità d’élite “Nukhba” di Hamas, responsabile di attacchi terroristici contro civili israeliani e truppe dell’IDF, operando al contempo per potenziare le capacità militari di Hamas, in sistematica violazione della tregua”.
Infine, riguardo la Cisgiordania, esperti indipendenti dell’Onu hanno dichiarato che, con l’avvio della raccolta annuale delle olive, gli agricoltori palestinesi nella Cisgiordania occupata si trovano ad affrontare nuove minacce e attacchi da parte dei coloni israeliani, esortando la comunità internazionale, “in particolare gli Stati dotati di potere e influenza, ad esercitare la massima pressione per proteggere i civili palestinesi”.
In merito alle azioni dei coloni israeliani, i Patriarchi e i Capi delle Chiese a Gerusalemme, si sono così espressi in una nota: “Noi, Patriarchi e Capi delle Chiese a Gerusalemme, condanniamo il vile attacco perpetrato sabato 17 ottobre da coloni a volto coperto a Taybeh, ai danni dei residenti locali durante la raccolta delle olive e degli ospiti stranieri, tra cui diplomatici e funzionari di Paesi europei, che si trovavano con loro in una visita di solidarietà in aree soggette a continui attacchi da parte di analoghi gruppi di coloni. Questo violento attacco contro il villaggio cristiano di Taybeh e la sua popolazione pacifica non costituisce un episodio isolato”.
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