di Federica Marengo martedì 14 luglio 2026

-Proseguono gli scontri tra l’Iran e gli USA per il controllo dello Stretto di Hormuz. Nelle scorse ore, infatti, l’Iran ha attaccato nuovamente delle petroliere in transito, tra cui due petroliere degli Emirati Arabi Uniti, così come le basi americane nei Paesi del Golfo, quali : Bahrein, Kuwait, Giordania e Arabia Saudita.
Gli USA, invece, hanno colpito ancora i porti iraniani, mentre si teme l’apertura di un terzo fronte nello Ymen , in quanto gli Houthi, alleati di Teheran, hanno sequestrato un aereo della Croce Rossa a Sana’a, in Arabia Saudita, che, secondo Axios , avrebbe ricevuto il sostegno del Presidente USA Trump per un contrattacco.
Proprio il numero uno della Casa Bianca, ieri, aveva dichiarato in un’intervista al conduttore radiofonico Hugh Hewitt che l’accordo con Teheran , raggiunto a giugno, era stato “fatto per mettere alla prova l’Iran” e che la prova non è stata superata.
Il Presidente USA Tump, rivendicando per l’America il ruolo di “angelo custode/ guardiano” dello Stretto, in un post sulla sua piattaforma social, ha anche annunciato la richiesta di un pedaggio pari al 20% del valore delle merci trasportate alle navi che attraverseranno Hormuz, sottolineando: “Lo Stretto di Hormuz è APERTO e rimarrà APERTO, con o senza l’Iran. Stiamo ripristinando IL BLOCCO IRANIANO, così chiamato perché impedisce solo alle navi o ai clienti iraniani di entrare o uscire. Tutti gli altri Paesi avranno un utilizzo equo e libero dello Stretto. In quanto tali ,e per una questione di EQUITA'”, gli Stati Uniti “saranno rimborsati, nella misura del 20% su tutto il carico trasportato, per tutti i costi necessari a garantire la sicurezza di questa zona del mondo estremamente instabile. Il processo e la formazione inizieranno immediatamente”.
Inoltre, Trump , incontrando i media nello Studio Ovale, ha affermato che gli Stati Uniti dovrebbero essere rimborsati dai Paesi che stanno aiutando nel conflitto con l’Iran, citando diversi alleati della regione: Israele, Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti.
Immediata la risposta sul pedaggio del 20% chiesto dagli USA del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha dichiarato: “Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha assolutamente ragione. Chiunque garantisca un passaggio sicuro e protetto delle navi mercantili attraverso lo Stretto di Hormuz dovrebbe ricevere un compenso per questo servizio. L’Iran è sempre stato il custode dello Stretto e lo rimarrà per sempre. Il 20% è ovviamente troppo. Saremo equi”.
Tuttavia, l’ipotesi di introdurre un pedaggio del 20% da parte degli USA, respinta dall’Ue, dall’Onu e dalla Cina, sembra essere stata messa da parte dallo stesso Trump, che, sempre via social, quest’oggi, ha evidenziato: “Il petrolio scorre come mai prima d’ora, grazie alla straordinaria potenza delle forze armate degli Stati Uniti. Un saluto speciale al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Presidente del Comitato dei Capi di Stato Maggiore, Dan Caine, e al Comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, l’ammiraglio Brad Cooper. Grazie a loro e a tutti i membri dell’esercito di gran lunga più potente al mondo, lo Stretto di Hormuz è aperto a TUTTO il traffico navale, ad eccezione di quello iraniano — e ciò a causa della loro leadership bugiarda, violenta e malvagia, che sta conducendo il Paese sulla via della DISTRUZIONE TOTALE. Avremo quindi un BLOCCO TOTALE, ma solo sulle navi dirette verso o provenienti dai porti iraniani, o che trasportino qualsiasi cosa abbia a che fare con merci iraniane. Sulla base di colloqui molto proficui con i leader del Medio Oriente, ho deciso di sostituire la commissione di rimborso del 20% a carico degli Stati Uniti con accordi commerciali e di investimento che i vari Stati del Golfo stipuleranno con gli Stati Uniti. Tali investimenti saranno ENORMI ma, al contempo, straordinariamente vantaggiosi per loro e per il loro futuro. Come tutti sanno, gli Stati Uniti vantano il più grande investimento in dollari della storia rispetto a qualsiasi altro Paese, ma questi nuovi investimenti aumenteranno ulteriormente tale cifra e vedremo fabbriche, impianti e attrezzature affluire negli Stati Uniti a livelli senza precedenti, creando ulteriori milioni di posti di lavoro AMERICANI altamente retribuiti! L’America sta VINCENDO di nuovo, vincendo come mai prima d’ora. I giorni in cui l’Iran uccideva centinaia di migliaia di persone, tra cui 52.000 manifestanti, sono FINITI e, cosa più importante, L’IRAN NON AVRÀ MAI UN’ARMA NUCLEARE!”.
Al riguardo, l’agenzia iraniana Fars News, che cita fonti militari , ha fatto sapere che il traffico navale è completamente bloccato nello Stretto di Hormuz, spiegando: “Funzionari statunitensi avrebbero tenuto colloqui con diversi Paesi e armatori, offrendo la scorta alle navi in cambio di una somma pari a circa il 20% del valore dei carichi trasportati. Le imbarcazioni tenterebbero di attraversare clandestinamente la rotta meridionale dello Stretto di Hormuz spegnendo i sistemi di navigazione, ma questo non ne impedisce l’identificazione e il tracciamento. Dunque, qualsiasi nave che tentasse di attraversare l’area sarebbe soggetta a un intervento delle Forze Armate iraniane. La scorsa notte ,due imbarcazioni che avevano violato le normative vigenti sono state colpite dalle forze armate iraniane”.
La televisione pubblica iraniana Irib ha reso noto che, 180 deputati iraniani, su un totale di 290, hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta in cui chiedono la rescissione del Memorandum d’intesa siglato da Teheran e Stati Uniti il 17 giugno, sottolineando che l ‘appello non chiude alle trattative, ma sostiene la necessità di una commissione negoziale ad hoc per guidarle.
Sempre secondo la Tv pubblica iraniana Irib, i deputati iraniani hanno chiesto anche: “Una rappresaglia” dopo i nuovi attacchi degli Usa, “la fine dell’intesa di Islamabad con gli Stati Uniti, l’approvazione della legge sulla gestione dello Stretto di Hormuz e il pieno sostegno alle Forze Armate”.
Il ministero degli Esteri omanita, dopo il bombardamento che ha causato danni significativi a due petroliere degli Emirati Arabi Uniti, ha fatto sapere, tramite comunicato, che : “L’Oman mantiene la sua cooperazione trasparente e neutrale con tutte le parti per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto, in piena conformità con il diritto internazionale” e che resta “fermamente impegnato nei suoi obblighi come stato firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”, esortando “tutte le parti a rispettare il diritto internazionale”.
Teheran, secondo la Cnn, che cita una fonte di alto livello della sicurezza iraniana, ha risposto poi anche alla dichiarazione del Presidente Trump secondo cui Pickaxe Mountain, un complesso sotterraneo di tunnel di un sito nucleare segreto vicino a Natanz, sarebbe “nella lista” e che gli Usa “probabilmente” la prenderanno di mira presto, avvertendo: “Se Trump agirà in base alle sue minacce, daremo una risposta devastante e il prezzo da pagare saranno i soldati americani e i suoi partner regionali”.
Intanto, l’esercito israeliano, che ha ripreso gli attacchi nella Striscia di Gaza, ha reso noto di aver ucciso ieri, in diversi raid, un comandante di Hamas e altri tre miliziani.
Quest’oggi, invece, l’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che almeno 9 persone sono state uccise in un attacco dell’Idf sul campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia.
Secondo il ministero degli Interni di Hamas tra le nove persone uccise nel suddetto raid aereo israeliano, vi sarebbero il capo della polizia dell’ organizzazione a Jabalia e diversi ufficiali e agenti.
Riguardo alla Cisgiordania, secondo quanto riportato dal sito d’informazione israeliano Ynet, il Gabinetto di sicurezza israeliano, organo ristretto dell’esecutivo, avrebbe approvato a marzo la proposta del ministro delle Finanze Smotrich e del ministro della Difesa Katz di autorizzare la creazione di 34 nuovi insediamenti in Giudea e Samaria, che la decisione è stata tenuta segreta fino ad oggi e che nove insediamenti sarebbero creati in Samaria, sette a Benjamin, quattro sulle colline di Hebron, sette nella valle del Giordano, sei a Gush Etzion e uno nel Consiglio regionale di Megilot.
Infine, sul fronte del Libano, dopo l’accordo quadro siglato il mese scorso tra i due Paesi, è iniziato oggi a Roma, presso l’Ambasciata USA, e proseguirà domani, il sesto round di colloqui tra Israele e Libano , cui prendono parte solo le delegazioni diplomatiche e non quelle militari.
Al centro dei colloqui, il proposito del governo libanese di accelerare il ritiro dell’Idf per controllare aree civili più ampie all’interno del Paese e la richiesta di Israele di una presenza più incisiva dell’esercito libanese nelle zone in cui viene schierato, per smantellare e disarmare Hezbollah.
L’ambasciatore israeliano negli Usa, Michael Leiter, presente nella delegazione, in un’intervista alla Cbs, escludendo l’Iran dagli accordi, ha dichiarato: “Possiamo ritirarci nel momento stesso in cui Hezbollah sarà smantellato. Se Hezbollah non verrà smantellato, dovremo rimanere nella nostra zona di sicurezza ,perché non torneremo a una situazione in cui i nostri cittadini saranno minacciati da un gruppo filo-iraniano che lancia missili e costruisce tunnel per attaccare, come ha fatto Hamas il 7 ottobre. Stiamo collaborando con il Centcom e le Forze armate libanesi. Se Hezbollah rimarrà lì, non avremo ottenuto nulla, ed è per questo che si chiamano zone pilota. Se funziona, allora continueremo il ritiro. Se non funziona, allora resteremo dove siamo”.
In merito al ruolo dell’Italia nei negoziati, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Tajani, a margine di un evento alla Farnesina, ha detto: “Ho parlato con i negoziatori di Libano e Israele che hanno accettato Roma come sede dei colloqui di pace e speriamo che finalmente il Libano possa trovare la pace. La scelta di portare i negoziati in Italia è la dimostrazione che il nostro Pese ha un ruolo importante per la costruzione della pace. Partecipando a Unifil e alla formazione del personale delle forze armate libanesi vogliamo essere protagonisti della costruzione di un Libano libero”.
Nello stesso tempo, mentre a Roma prendevano il via i negoziati tra Israele e Libano, a Gerusalemme, il ministro degli Affari esteri israeliano, Saar, ha dichiarato che Israele è pronto ad “andare avanti” con l’attuazione di due “zone pilota” nel sud del Libano, sottolineando di confidare che questa serie di colloqui a Roma vi contribuisca e definendo il processo, condotto sotto l’egida degli Stati Uniti, “l’unica strada da seguire”.
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