di Federica Marengo sabato 25 aprile 2026

-La mattina di martedì 21 aprile, Papa Leone XIV , dopo aver celebrato la Santa Messa in privato presso la Nunziatura Apostolica, alle 8:35 (ora locale), si è diretto in auto all’Aeroporto internazionale di Luanda “4 de Fevereiro” per la cerimonia di congedo con le autorità dell’Angola, terminate le quali è partito alla volta della quarta e ultima tappa del Suo terzo Viaggio Apostolico: la Guinea Equatoriale.
Atterrato alle 11:31 (ora locale) all’Aeroporto internazionale di Malabo, il Pontefice , che durante il volo, parlando con i giornalisti e le giornaliste ha ricordato Papa Francesco nel primo anniversario della Sua morte, al Suo arrivo è stato accolto dal Presidente della Repubblica della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo e dalla consorte, Constancia Mangue de Obiang e da due bambini, in abito tradizionale, che Gli hanno offerto un omaggio floreale.
Conclusa la cerimonia di benvenuto, il Santo Padre ha avuto un breve incontro privato con il Presidente della Guinea Equatoriale, al cui palazzo si è poi diretto in auto per la Visita di cortesia.
Qui, Papa Leone XIV è stato nuovamente accolto dal Presidente della Repubblica e dalla consorte e, a seguire, dopo un colloquio privato nella Sala degli Ambasciatori e lo scambio di doni, ha raggiunto la Hall, per l’incontro con le Autorità , la Società Civile e il Corpo Diplomatico, svoltosi alla presenza di leader politici e religiosi, imprenditori e rappresentanti della società civile e della cultura.
Terminato l’intervento del Presidente della Repubblica della Guinea Equatoriale, il Pontefice ha tenuto il Suo discorso, nel quale, riferendosi a Sant’Agostino , che leggeva la storia e gli avvenimenti secondo il modello di due città: quella fondata sull’amore di Dio e sul bene degli altri e quella terrena, “luogo di dimora provvisorio, in cui l’uomo e la donna vivono fino alla morte”, ha sottolineato come, grazie alla consapevolezza di tale dualismo , si possa contribuire alle società future scegliendo il bene comune, promuovendo la giustizia e operando scelte coraggiose controcorrente.
Il Santo Padre, quindi, citando Papa Francesco, ha evidenziato: “Non si può nascondere, ad esempio, che la rapidissima evoluzione tecnologica cui stiamo assistendo ha accelerato una speculazione connessa al bisogno di materie prime, che sembra far dimenticare esigenze fondamentali come la salvaguardia del creato, i diritti delle comunità locali, la dignità del lavoro, la tutela della salute pubblica. In proposito, faccio mio l’appello di Papa Francesco, che proprio un anno fa lasciava questo mondo: “Oggi dobbiamo dire no a un’economia dell’esclusione e della iniquità. Questa economia uccide”. È infatti ancora più evidente oggi, rispetto ad alcuni anni fa, che la proliferazione dei conflitti armati ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli. Le stesse nuove tecnologie appaiono concepite e utilizzate primariamente a scopi bellici e in cornici di significato che non lasciano intendere una crescita di opportunità per tutti. Al contrario, senza un cambio di passo nell’assunzione di responsabilità politica e senza rispetto delle istituzioni e degli accordi internazionali, il destino dell’umanità rischia di venire tragicamente compromesso. Dio non vuole questo. Il suo Nome santo non può essere profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione: soprattutto, mai dev’essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte. Il vostro Paese non esiti a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia”.
Infine, a conclusione del Suo discorso, Papa Leone XIV , sottolineando come la Guinea Equatoriale sia un Paese giovane, ha invitato le autorità a investire nella formazione di coscienze libere e responsabili e ad attuare un patto educativo che dia spazio e fiducia ai giovani.
Terminato l’Incontro con le Autorità , i rappresentanti della Società civile e il Corpo diplomatico, il Pontefice ha raggiunto in auto la Casa Arcivescovile, da cui nel pomeriggio (alle 15:50 ora locale) si è diretto all’Università Nazionale per incontrare il mondo della Cultura e inaugurare il Campus Universitario Leòn XIV.
Accolto al Suo arrivo dal Rettore dell’Università, Filiberto Ntutumu Nguema Nchama, dall’Arcivescovo di Malabo, Mons. Juan Nsue Edjang Mayé, il Santo Padre ha attraversato il cortile antistante il campus e ha raggiunto il busto dedicatoGli, svelato alla presenza dei due Rettori delle Università di Malabo, del ministro dell’Educazione e del Presidente della CICTE.
Dopo il discorso di benvenuto del Magnifico Rettore, le testimonianze di uno studente, di un docente e di un rappresentante del mondo accademico, alternate da intermezzi musicali, Papa Leone XIV ha tenuto il Suo intervento, nel quale , evidenziando come la nascita di un’università sia “un gesto di fiducia nell’essere umano”, si è soffermato sul senso della conoscenza e della missione universitaria, facendo riferimento sia all’immagine dell’albero della Guinea Equatoriale, la ceiba, sia all’immagine biblica dell’albero, con le rispettive radici, la crescita e i frutti.
Tuttavia, il Pontefice, sostenendo che un’università non si misuri solo in base alle strutture e ai numeri, ma dalla qualità delle persone che forma e dai frutti che genera nella società, ha sottolineato: “Il problema non sta, dunque, nella conoscenza, ma nella sua deviazione verso un’intelligenza che non cerca più di corrispondere alla realtà, ma di piegarla alle proprie misure, giudicandola secondo la convenienza di chi pretende di conoscere. Lì la conoscenza cessa di essere apertura e diventa possesso; cessa di essere cammino verso la saggezza e si trasforma in orgogliosa affermazione di autosufficienza, aprendo la strada a smarrimenti che possono arrivare a diventare disumani”.
Quindi, il Santo Padre ha riflettuto sul rapporto tra fede e ragione, affermando: “Cristo non appare come una via d’uscita fideistica di fronte alla fatica intellettuale, come se la fede iniziasse dove la ragione si ferma. Al contrario: in Lui si manifesta la profonda armonia tra verità, ragione e libertà. La verità si offre come una realtà che precede l’uomo, lo interpella e lo chiama a uscire da sé stesso, e per questo può essere ricercata con fiducia. La fede, lungi dal chiudere questa ricerca, la purifica dall’autosufficienza e la apre a una pienezza verso la quale la ragione tende, anche se non può abbracciarla completamente. In questo modo, l’albero della Croce riporta l’amore per la conoscenza al suo alveo originario. Ci insegna che conoscere significa aprirsi alla realtà, accoglierne il senso e custodirne il mistero. Così, la ricerca della verità rimane veramente umana: umile, seria e aperta a una verità che ci precede, ci chiama e ci trascende”.
In ultimo, in conclusione del Suo discorso, Papa Leone XIV ha auspicato per il nuovo campus: “Qui, negli spazi di questa sede, la ceiba della Guinea Equatoriale è chiamata a dare frutti di progresso solidale, di una conoscenza che nobiliti e sviluppi l’essere umano in modo integrale. È chiamata a offrire frutti di intelligenza e rettitudine, di competenza e saggezza, di eccellenza e servizio. Se qui si formeranno generazioni di uomini e donne profondamente plasmati dalla verità e capaci di trasformare la propria esistenza in un dono per gli altri, allora la ceiba continuerà a ergersi come un simbolo eloquente: radicata nel meglio di questa terra, elevata dalla nobiltà del sapere e feconda di frutti capaci di onorare la Guinea Equatoriale e di arricchire l’intera famiglia umana”.
A seguire, impartita la benedizione sui presenti e , scoperta la targa inaugurale del Campus, il Pontefice, accompagnato dal Rettore, ha visitato l’interno della struttura.
Lasciata l’Università Nazionale, alle 17:35 (ora locale) il Santo Padre si è recato in auto all’Ospedale Psichiatrico “Jean Pierre Olie”, per visitare gli assistiti e gli operatori della struttura, cui, dopo il benvenuto del Direttore dell’ospedale, la testimonianza di un paziente e la lettura di una poesia di un ex paziente, Papa Leone XIV, ringraziando per l’accoglienza ricevuta, ha rivolto un discorso di Saluto, nel quale ha sottolineato: “Il Direttore ha detto: “Una società veramente gande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore”. Sì, è così. Questo è un principio di civiltà che ha radici cristiane, perché è Cristo che nella storia dell’umanità ha riscattato la disabilità dalla maledizione e l’ha restituita a piena dignità. Ma il Salvatore non vuole e non può salvarci senza la nostra collaborazione, sia sul piano personale che su quello sociale: perciò ci chiede di amare i nostri fratelli e le nostre sorelle non a parole ma nei fatti. Una casa di cura come questa, con l’aiuto di Dio e con l’impegno di tutti, può diventare un segno della civiltà dell’amore”, per poi concludere: Dio ci ama come siamo. Solo Dio, in realtà, ci ama totalmente così come siamo. Ma non perché rimaniamo come siamo! No, Dio non ci vuole sempre malati, sempre sofferenti, ci vuole guarire! Questo si vede mille volte nel Vangelo: Gesù è venuto ad amarci come siamo ma non per lasciarci così, per prendersi cura di noi! E un ospedale, specialmente se ha un’ispirazione cristiana, è proprio questo: un luogo dove la persona è accolta così com’è, rispettata nella sua fragilità, ma per aiutarla a stare meglio, in una visione integrale. A tale scopo la dimensione spirituale è essenziale – mi ha fatto molto piacere che il Direttore l’abbia sottolineato”.
A conclusione della visita, impartita la benedizione ai presenti, il Pontefice ha visitato l’esposizione di opere realizzate dai pazienti, per poi raggiungere in auto, la Casa Arcivescovile dove si è svolto l’Incontro privato con i Vescovi della Guinea Equatoriale.
L’indomani, mercoledì 22 aprile, alle 7:45 (ora locale), Papa Leone XIV ha raggiunto in auto l’Aeroporto internazionale di Malabo ed è partito per Mongomo.
Qui, accolto al Suo arrivo dalle autorità locali, il Pontefice si è diretto alla Basilica dell’Immacolata Concezione, patrona della Guinea Equatoriale, dove ha celebrato la Santa Messa, preceduta da un giro in papamobile tra i fedeli e dalla benedizione della prima pietra, utilizzata per iniziare la costruzione della futura chiesa della Città della Pace.
Nel corso della celebrazione, dopo la Liturgia della Parola, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale , ricordando i 170 anni di evangelizzazione di queste terre, si è soffermato sulla storia del Paese e dei suoi “missionari e missionarie, sacerdoti diocesani, catechisti e fedeli laici, che hanno speso la loro vita al servizio del Vangelo, diventando segno dell’amore di Dio”.
Da ciò, Papa Leone XIV ha invitato i fedeli e le fedeli della Guinea Equatoriale a non dimenticare tale storia e a continuare ad annunciare il Vangelo, in quanto missionari di sé stessi , poiché, anche se non sempre le situazioni personali, familiari e sociali vissute sono favorevoli, si può confidare nell’opera del Signore, “che fa germogliare il seme buono del suo Regno per vie a noi sconosciute, anche quando sembra che tutto attorno a noi sia arido, e perfino nei momenti di oscurità”.
Quindi, ha domandato il Pontefice: “Qual è la fame che sentiamo? E di cosa ha fame oggi questo Paese?”, rispondendo: “Il motto per la mia visita è «Cristo, luce della Guinea Equatoriale verso un futuro di speranza», e forse proprio questa oggi è la fame più grande: c’è fame di futuro, ma di un futuro che sia abitato dalla speranza, che possa generare una nuova giustizia, che possa portare frutti di pace e di fraternità. E non si tratta di un futuro ignoto, che dobbiamo attendere in modo passivo, ma di un avvenire che proprio noi, con la grazia di Dio, siamo chiamati a costruire. Il futuro della Guinea passa attraverso le vostre scelte; è affidato al vostro senso di responsabilità e all’impegno condiviso per custodire la vita e la dignità di ogni persona”.
Infine, il Santo Padre ha invitato ad essere “costruttori di un futuro di speranza, di pace e di riconciliazione non avere paura”, a “prendere parte, con la luce e la forza del Vangelo, allo sviluppo integrale di questa terra, al suo rinnovamento, alla sua trasformazione”, ad operare “al servizio del bene comune e non degli interessi particolari”, superando le disuguaglianze tra privilegiati e svantaggiati, affinché crescano gli spazi di libertà, sia sempre salvaguardata la dignità della persona umana, dei più poveri, delle famiglie in difficoltà, dei carcerati, spesso costretti a vivere in condizioni igieniche e sanitarie preoccupanti.
Al termine della Santa Messa, alle 12.30 (ora locale), il Vescovo di Mongomo, Mons. Juan Domingo-Beka Esono Ayang, ha ringraziato Papa Leone XIV, che , ricambiati i ringraziamenti, ha raggiunto a piedi il Centro di formazione “Papa Francesco” per la visita alla Escuela Tecnologica.
Accolto dal Vescovo di Mongomo, Mon. Juan Domingo-Beka Esono Ayang e dal Segretario Cancelliere della Diocesi, il Pontefice ,dopo il saluto di benvenuto del Vescovo, ha svelato la placca commemorativa situata all’ingresso e ha benedetto la struttura, per poi visitarla insieme con il Vescovo.
A seguire, il Santo Padre, si è recato alla Casa Arcivescovile, da dove , alle 14:30 (ora locale) si è diretto all’Aeroporto di Monogomo ed è partito per Bata, dove, prima di visitare la prigione, ha effettuato una breve sosta alla Cattedrale di San Giacomo e di Nostra Signora del Pilar, per pregare e adorare il Santissimo Sacramento.
Arrivato, poi, alla prigione di Bata, Papa Leone XIV è stato accolto dal Ministro della Giustizia, Reginaldo Biyogo Mba Ndong Anguesomo, dal Direttore del carcere, dal Cappellano e da alcuni rappresentanti del personale penitenziario, che lo hanno accompagnato nel cortile interno della struttura, dove erano presenti i detenuti, il personale della prigione e i rappresentanti della pastorale carceraria.
Nonostante la pioggia battente, dopo il canto di benvenuto, le parole del Direttore e la testimonianza di un detenuto, il Santo Padre ha rivolto un Saluto ai presenti, nel quale, parlando di “speranza” e di “cambiamento”, ha detto: “Oggi sono qui per dirvi qualcosa di molto semplice: nessuno è escluso dall’amore di Dio! Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore. Possiamo dirlo con certezza, perché Gesù ci ha rivelato questo in ogni incontro, in ogni gesto e in ogni parola. Persino arrestato, condannato e messo a morte senza alcuna colpa, Lui ci ha amato sino alla fine, mostrando di credere nella possibilità che l’amore cambi anche il cuore più indurito. In questo mio viaggio, sto sperimentando che la Guinea Equatoriale è una terra ricca di culture, lingue e tradizioni. Le vostre famiglie, le vostre comunità e la vostra fede sono una grande forza per questa Nazione. Anche voi fate parte di questo Paese. L’amministrazione della giustizia ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona. Una vera giustizia cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male. Non c’è giustizia senza riconciliazione. È un lavoro immenso, di cui una parte può avvenire dentro la prigione e un’altra parte, ancora maggiore, deve coinvolgere tutta la comunità nazionale, per prevenire e riparare le ferite provocate dall’ingiustizia”. Voglio parlarvi, infatti, soprattutto di speranza e di cambiamento. Anche se il carcere appare un luogo di solitudine e desolazione, questo tempo , come è stato detto, può diventare un tempo di riflessione, di riconciliazione e di crescita personale. Si faccia di tutto, ad esempio, perché vi sia data in carcere la possibilità di studiare e di lavorare con dignità. La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova. Fratelli e sorelle, non siete soli. Le vostre famiglie vi amano e vi aspettano, e molti, al di fuori di queste mura, pregano per voi. E se anche qualcuno temesse di essere stato abbandonato da tutti, Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco. Pensate anche al vostro Paese, ai giovani della Guinea Equatoriale che hanno bisogno di esempi di perseveranza, responsabilità e fede. Ogni sforzo di riconciliazione, ogni gesto di bontà, può diventare una fiammella di speranza per gli altri”.
In ultimo, ringraziando il Direttore, gli Agenti e il Cappellano del penitenziario, Papa Leone XIV ha evidenziato: “Dio non si stanca mai di perdonare. Egli apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare. Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro. Ogni giorno può essere un nuovo inizio”, ricordando che “ una persona che si rialza dopo essere caduta è più forte di prima” e pregando affinché il Signore conceda loro “pace, speranza e forza per ricominciare”.
A conclusione dell’incontro, dopo il discorso di ringraziamento del Cappellano, al Pontefice è stata consegnata una croce in legno, realizzata dai detenuti, momento a cui ha fatto seguito la preghiera, la benedizione e il canto finale.
Poi, il Santo Padre si è diretto in auto al Monumento commemorativo delle vittime dell’esplosione del 7 marzo 2021, dove, alle 17:25 (ora locale) è stato accolto dal Ministro Delegato alla Difesa Nazionale e dal Direttore del Monumento e dove, dopo la Guardia d’onore, ha deposto una corona di fiori, ha pregato per i defunti e ha impartito la benedizione.
Successivamente, Papa Leone XIV si è diretto in auto allo Stadio di Bata per l’incontro con i giovani e le famiglie, preceduto da un giro in papamobile tra i fedeli e dalle parole di benvenuto del Vescovo Amministratore Apostolico di Bata, Mons. Miguel Angel Nguema Bee, incaricato della pastorale giovanile della Conferenza Episcopale della Guinea Equatoriale.
Dopo la sfilata dei gruppi etnici con danze e abiti tradizionali e alcune testimonianze, il Pontefice ha tenuto il Suo Discorso, nel quale ha parlato ai giovani di temi, quali : il matrimonio, la difesa della vita, la cura della dignità umana, il legame con la famiglia e gli anziani e la vocazione , invitandoli a lasciarsi entusiasmare dalla bellezza dell’amore e a farsi testimoni dell’amore che Gesù ci ha lasciato e insegnato.
A seguire, dopo la recita del Credo, l’orazione, la benedizione e il Canto finale, il Santo Padre ha raggiunto in auto l’Aeroporto internazionale di Bata, dove si è congedato dalle autorità locali ed è partito per Malabo.
Il mattino successivo, ultimo giorno del Suo Viaggio Apostolico in Africa, lasciata alle 9:00 (ora locale) la Nunziatura Apostolica , Papa Leone XIV ,si è diretto in auto allo Stadio di Malabo per celebrare la Santa Messa, preceduta da un giro in papamobile tra i circa 30 mila fedeli presenti.
Durante la celebrazione, al termine della Liturgia della Parola, il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia , nella quale, riflettendo sulle Letture odierne e, in particolare sugli Atti degli Apostoli e sull’episodio dell’eunuco africano convertito e battezzato da Filippo, ha evidenziato come quest’ultimo rappresenti l’uomo schiavo, liberato dal Vangelo e come “ricevendo il Battesimo, egli non sia più un estraneo, ma diventi figlio di Dio, nostro fratello nella fede”, rinascendo a vita nuova e liberandosi nel nome del Signore Gesù.
Quindi, ha sottolineato il Santo Padre, “Come lui, anche noi siamo diventati cristiani mediante il Battesimo, ereditando la stessa luce, cioè la stessa fede, per leggere la parola di Dio. Per riflettere sulle profezie, per pregare i salmi, per studiare la Legge e proclamare il Vangelo con la nostra vita”, e comprendere la Parola grazie a Gesù, divenuto per noi Eucaristia, pane di vita eterna, affinché noi potessimo vivere per sempre”.
Infine, Papa Leone XIV ha detto: “Questa evangelizzazione ci coinvolge tutti a cominciare dal Battesimo, che è sacramento di fraternità, lavacro di perdono e fonte di speranza. Attraverso la nostra testimonianza, l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono: in una parola, si fa Chiesa!. Come insegnava Papa Francesco, davvero “la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”. Al contempo, quando condividiamo questa gioia avvertiamo ancor meglio il rischio di una «tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore”. Davanti a tali chiusure, è proprio l’amore del Signore a sostenere il nostro impegno, soprattutto a servizio della giustizia e della solidarietà. Perciò incoraggio tutti voi, Chiesa che vive nella Guinea Equatoriale, a continuare nella gioia la missione dei primi discepoli di Gesù. Leggendo insieme il Vangelo, siatene appassionati annunciatori, come fu il diacono Filippo. Celebrando insieme l’Eucaristia, testimoniate con la vita la fede che salva, affinché la parola di Dio diventi pane buono per tutti!”.
Conclusa la Santa Messa, l’Arcivescovo di Malabo, Mons. Juan Nsue Edjang Mayé, ha ringraziato il Pontefice , che, congedandosi dalla Guinea Equatoriale e dall’Africa Centrale, ha ringraziato a Sua volta, dicendo: “ Parto dall’Africa con un tesoro inestimabile di fede, di speranza e di carità: è un tesoro grande, fatto di storie, di volti, di testimonianze gioiose e sofferte che arricchiscono grandemente la mia vita e il mio ministero di successore di Pietro. Come nei primi secoli della Chiesa, l’Africa è chiamata a dare oggi un apporto decisivo alla santità e al carattere missionario del popolo cristiano. Lo ottenga l’intercessione della Vergine Maria, alla quale affido di cuore tutti voi, le vostre famiglie, le vostre comunità, la vostra Nazione e tutti i popoli africani”.
Successivamente, il Santo Padre si è diretto in auto all’Aeroporto Internazionale di Malabo per la Cerimonia di Congedo ed è partito per fare ritorno in Italia e in Vaticano, dove è arrivato in serata.
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