di Federica Marengo venerdì 24 aprile 2026

-Alle 14:45 (ora locale) di sabato 18 aprile , Papa Leone XIV è atterrato in Angola, all’Aeroporto internazionale di Luanda, “4 de Fevereiro” , dove è stato accolto dal Presidente João Manuel Gonçalves Lourenço e da due bambini, che Gli hanno porto un omaggio floreale.
Dopo la cerimonia di benvenuto, il Pontefice, si è diretto in auto al Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica dell’Angola.
Qui, accolto dal Presidente, al termine di un incontro privato, preceduto da una foto ufficiale, e, seguito da uno scambio di doni, il Santo Padre e il Presidente Lourenço si sono recati in auto al Padiglione Protocollare per l’incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo diplomatico.
Quindi, a conclusione dell’intervento del Presidente della Repubblica dell’Angola, Papa Leone ha tenuto il Suo discorso, nel quale, presentandosi come “pellegrino che cerca i segni dei passaggi di Dio in questa terra da Lui amata”, ha invitato il popolo angolano a far crescere e a custodire valori come la giustizia, la pace e la riconciliazione, superando conflitti e divisioni con il dialogo e non temendo il dissenso , che può rappresentare invece un’occasione di crescita, poiché il bene comune è più importante degli interessi del singolo.
Il Pontefice , poi, ha esortato i governanti a dare vita a processi di cambiamento e a trasformare le tensioni in opportunità di rinnovamento, tenendo anche conto delle visioni e delle aspirazioni dei giovani del Paese e, avendo come forza motrice la gioia ,che aiuta a generare relazioni e a costruire società più giuste.
Infine, il Santo Padre ha ricordato le forti piogge e le inondazioni abbattutesi sulla provincia di Benguela, assicurando le Sue preghiere per le popolazioni colpite.
A seguire, a conclusione dell’incontro con le Autorità, la Società civile e il Corpo diplomatico, Papa Leone XIV, si è diretto in Nunziatura Apostolica dove ha incontrato in privato i Vescovi dell’Angola.
La mattina successiva, domenica 19 aprile (la III di Pasqua), il Pontefice ha raggiunto in auto la spianata di Kilamba dove ha celebrato la Santa Messa, preceduta da un giro in papamobile tra i circa 200 mila fedeli e pellegrini presenti.
Durante la celebrazione, al termine della Liturgia della Parola, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale , riflettendo sul brano evangelico odierno di Luca sul dolore dei discepoli di Emmaus per la morte di Gesù (24,13-35), ha sottolineato come in esso si rifletta, come in uno specchio, la storia dell’Angola, segnato dal dolore per la lunga guerra civile e per le sue conseguenze, quali : inimicizie, divisioni, risorse sperperate e povertà.
Papa Leone XIV , quindi, ha invitato i fedeli e le fedeli angolane a non perdere la speranza e a non restare paralizzati dallo scoraggiamento, perché “il Signore è vivo e li accompagna” , come ha accompagnato i due discepoli di Emmaus “delusi e a corto di speranza”.
Tuttavia , ha evidenziato il Pontefice, Gesù chiede loro anche un impegno : “quello di restare fedeli agli insegnamenti della Chiesa” , che si rivelano in particolare “nella Parola e nell’Eucaristia”, e a “vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle loro radici culturali, ma che, al contempo, “ rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”, vincendo così “le morti che assediano” e vivendo da risorti.
Inoltre, ha proseguito il Santo Padre, bisogna impegnarsi a riconoscere Gesù, non solo nell’Eucaristia, ma “ovunque vi sia una vita che diventa pane spezzato, ovunque qualcuno si faccia dono di compassione come Lui”.
Ciò, ha detto il Santo Padre, soprattutto alla luce della storia dell’Angola, dove le conseguenze della guerra civile, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà necessitano di “una Chiesa fatta di persone che si donano così come Gesù spezza il pane per i due discepoli di Emmaus; di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”, cosicché sia costruito “un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione” e sia possibile “un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta”.
In ultimo, al termine della Sua omelia, Papa Leone XIV ha esortato i fedeli e le fedeli angolani a non avere paura di “guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro”, perché Cristo Risorto cammina accanto al Suo popolo.
A conclusione della Santa Messa, l ‘Arcivescovo di Luanda, Monsignor Filomeno do Nascimento Vieira Dia, ha ringraziato il Pontefice , che ha fatto ritorno in Nunziatura, da dove, nel pomeriggio, si è diretto in elicottero al Santuario di “Mama Muxima”, per presiedere la preghiera del Santo Rosario nella spianata antistante.
Al Suo arrivo all’eliporto di Muxima, il Santo Padre è stato accolto dal Governatore provinciale di Icolo e Bengo e da alcuni membri del Comitato di accoglienza, per poi raggiungere in papamobile la spianata del Santuario di Mama Muxima, costruito nel XVII secolo sulle rive del fiume Kwanza, per custodire l’immagine dell’Immacolata , dove ha salutato i fedeli e le fedeli presenti.
Successivamente, alle 16:30 (ora locale), Papa Leone XIV , insieme con il Vescovo di Viana, Mons. Emílio Sumbelelo, ha raggiunto in auto il Santuario di Nossa Senhora da Muxima, dove è stato accolto dal Rettore, che Gli ha donato la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione.
All’interno del Santuario, il Pontefice, dopo aver pregato e adorato il Santissimo Sacramento, ha omaggiato la Madonna con dei fiori e , uscito, si è diretto al palco allestito nella Spianata, dove, dopo il saluto di benvenuto del Vescovo di Viana, ha presieduto la preghiera del Santo Rosario.
Al termine della Preghiera mariana, il Santo Padre ha pronunciato un discorso, in un passaggio del quale, ha detto: “Recitare il Rosario, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura, affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine”.
Poi, rivolgendosi ai giovani, Papa Leone XIV li ha esortati ad essere “angeli messaggeri portatori di vita”, per portare a tutti “la carezza di Maria e la benedizione di Dio”; ad essere “ operatori di giustizia e portatori di pace”, per realizzare il grande progetto della Madre Celeste: “Quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti”, perché “E’ l’amore che deve trionfare, non la guerra!. Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti”.
Terminate le celebrazioni, alle 17:30 (ora locale), il Pontefice , si è diretto in auto all’Eliporto di Muxima e, dopo il congedo da parte delle autorità locali, è partito in elicottero per l’Aeroporto internazionale di Luanda, per poi rientrare in Nunziatura Apostolica.
La mattina successiva, lunedì 20 aprile, Papa Leone XIV, si è diretto nuovamente all’Aeroporto internazionale di Luanda da dove è partito alle 08:03 (ora locale) per Saurimo, a nord-est dell’Angola, per visitare una Casa di accoglienza per anziani.
Dopo il benvenuto della Direttrice, che lo ha accompagnato nel cortile della Casa, dove erano presenti circa 60 assistiti e gli operatori della struttura, e l’ascolto di alcune testimonianze, tra cui quella di un anziano, il Pontefice ha pronunciato il Suo Saluto, seguito dalla benedizione e dallo scambio di doni.
Il Santo Padre, nel Suo saluto, ha sottolineato come la cura delle persone fragili sia “ un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese” e ha invitato a non dimenticare che “le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo” e a dare loro riconoscenza, “perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”.
Al termine della visita presso la Casa di accoglienza per anziani, alle 10:50 (ora locale), Papa Leone XIV , si è diretto alla spianata di Saurimo per presiedere la Santa Messa, ma prima si è fermato alla Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione dove si è raccolto in preghiera.
Poi, percorsa la spianata in auto tra i circa 30 mila fedeli, ha celebrato la Santa Messa, nella quale , dopo la Liturgia della Parola, ha pronunciato la Sua omelia.
Il Pontefice, commentando il brano tratto dal Vangelo di Giovanni (6,27) sulla distribuzione abbondante del “pane della vita” (“Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”), ha ricordato che “Quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve”, si può cercare Gesù per “gratitudine o per interesse, per calcolo o per amore”, tuttavia, Gesù “non respinge questa ricerca insincera, ma la sprona a convertirsi”, perché “non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso”.
Quindi, il Santo Padre ha evidenziato: “Il monito che il Signore rivolge alla folla si trasforma così in un invito: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”. Con queste parole, Cristo indica il suo vero dono per noi: non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera. Ci educa al modo giusto di cercare il pane della vita, cibo che ci sostiene per sempre. Il desiderio della folla trova così una risposta ancor più grande e sorprendente: Gesù non ci dà un cibo che finisce, ma un pane che non ci fa finire, perché è cibo di vita eterna. Il suo dono fa luce sul nostro presente: oggi vediamo, infatti, che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi. Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia. Come il pane vivo che sempre ci dà, l’Eucaristia, così la sua storia non conosce fine, e perciò toglie la fine, cioè la morte, dalla nostra storia, che il Risorto apre con la forza del suo Spirito. Cristo vive! Egli è il nostro Redentore. Questo è il Vangelo che condividiamo, rendendo fratelli tutti i popoli della terra. Questo è l’annuncio che trasforma il peccato in perdono. Questa è la fede che salva la vita!”.
Conclusa la Santa Messa, l’Arcivescovo di Saurimo, Mons. José Manuel Imbamba, ha ringraziato Papa Leone XIV , che , a seguire , ha raggiunto in auto l’Aeroporto di Saurimo e, congedatosi dalle autorità locali, è partito per il Luanda, dove , nel primo pomeriggio, è rientrato in Nunziatura Apostolica.
Alle 17:45 (ora locale), il Pontefice, accolto da canti e festeggiamenti , è arrivato alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima per incontrare i Vescovi, i Sacerdoti, i Consacrati, le Consacrate e gli Operatori pastorali.
Qui, accolto da due bambini , che Gli hanno offerto un omaggio floreale, dal Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. José Manuel Imbamba e dal parroco, che Gli ha porto la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione, il Santo Padre ha raggiunto l’altare tra i canti del coro.
Dopo aver ascoltato il saluto di benvenuto del Presidente della Conferenza Episcopale, le testimonianze di un sacerdote, di un catechista e di due religiose, Papa Leone XIV ha tenuto il Suo discorso, nel quale ha parlato di temi, quali: la vocazione, la missione, la formazione, in una dimensione contemplativa, intesa sia come preghiera di adorazione e contemplazione sia come unità della vita interiore, cura di sé e del dono ricevuto da Dio e la fraternità, caratterizzata da atteggiamenti di franchezza e trasparenza ,e non da prepotenza e autoreferenzialità, e da vicinanza al popolo, specialmente ai poveri e distacco dai privilegi.
Infine, il Pontefice ha chiesto alla Chiesa angolana di annunciare la pace, promuovendo, alla luce della sua esperienza con la guerra, una “memoria riconciliata”, educando tutti alla concordia e valorizzando “la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto” ; di continuare a denunciare le ingiustizie, offrendo proposte “secondo la carità cristiana” e di continuare ad essere una “Chiesa generosa, che coopera allo sviluppo integrale del Paese”, ricordando, di fronte alle difficoltà , l’esempio di quanti hanno dato la vita per il Vangelo.
Dopo la Benedizione e il canto finale, concluso l’incontro presso la parrocchia di Nostra Signora di Fatima, il Santo Padre ha fatto rientro alla Nunziatura Apostolica.
©Riproduzione riservato
di Federica Marengo venerdì 24 aprile 2026
-Alle 14:45 (ora locale) di sabato 18 aprile , Papa Leone XIV è atterrato in Angola, all’Aeroporto internazionale di Luanda, “4 de Fevereiro” , dove è stato accolto dal Presidente João Manuel Gonçalves Lourenço e da due bambini, che Gli hanno porto un omaggio floreale.
Dopo la cerimonia di benvenuto, il Pontefice, si è diretto in auto al Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica dell’Angola.
Qui, accolto dal Presidente, al termine di un incontro privato, preceduto da una foto ufficiale, e, seguito da uno scambio di doni, il Santo Padre e il Presidente Lourenço si sono recati in auto al Padiglione Protocollare per l’incontro con le Autorità, con la Società civile e con il Corpo diplomatico.
Quindi, a conclusione dell’intervento del Presidente della Repubblica dell’Angola, Papa Leone ha tenuto il Suo discorso, nel quale, presentandosi come “pellegrino che cerca i segni dei passaggi di Dio in questa terra da Lui amata”, ha invitato il popolo angolano a far crescere e a custodire valori come la giustizia, la pace e la riconciliazione, superando conflitti e divisioni con il dialogo e non temendo il dissenso , che può rappresentare invece un’occasione di crescita, poiché il bene comune è più importante degli interessi del singolo.
Il Pontefice , poi, ha esortato i governanti a dare vita a processi di cambiamento e a trasformare le tensioni in opportunità di rinnovamento, tenendo anche conto delle visioni e delle aspirazioni dei giovani del Paese e, avendo come forza motrice la gioia ,che aiuta a generare relazioni e a costruire società più giuste.
Infine, il Santo Padre ha ricordato le forti piogge e le inondazioni abbattutesi sulla provincia di Benguela, assicurando le Sue preghiere per le popolazioni colpite.
A seguire, a conclusione dell’incontro con le Autorità, la Società civile e il Corpo diplomatico, Papa Leone XIV, si è diretto in Nunziatura Apostolica dove ha incontrato in privato i Vescovi dell’Angola.
La mattina successiva, domenica 19 aprile (la III di Pasqua), il Pontefice ha raggiunto in auto la spianata di Kilamba dove ha celebrato la Santa Messa, preceduta da un giro in papamobile tra i circa 200 mila fedeli e pellegrini presenti.
Durante la celebrazione, al termine della Liturgia della Parola, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale , riflettendo sul brano evangelico odierno di Luca sul dolore dei discepoli di Emmaus per la morte di Gesù (24,13-35), ha sottolineato come in esso si rifletta, come in uno specchio, la storia dell’Angola, segnato dal dolore per la lunga guerra civile e per le sue conseguenze, quali : inimicizie, divisioni, risorse sperperate e povertà.
Papa Leone XIV , quindi, ha invitato i fedeli e le fedeli angolane a non perdere la speranza e a non restare paralizzati dallo scoraggiamento, perché “il Signore è vivo e li accompagna” , come ha accompagnato i due discepoli di Emmaus “delusi e a corto di speranza”.
Tuttavia , ha evidenziato il Pontefice, Gesù chiede loro anche un impegno : “quello di restare fedeli agli insegnamenti della Chiesa” , che si rivelano in particolare “nella Parola e nell’Eucaristia”, e a “vigilare su quelle forme di religiosità tradizionale, che certamente appartengono alle loro radici culturali, ma che, al contempo, “ rischiano di confondere e di mescolare elementi magici e superstiziosi che non aiutano nel cammino spirituale”, vincendo così “le morti che assediano” e vivendo da risorti.
Inoltre, ha proseguito il Santo Padre, bisogna impegnarsi a riconoscere Gesù, non solo nell’Eucaristia, ma “ovunque vi sia una vita che diventa pane spezzato, ovunque qualcuno si faccia dono di compassione come Lui”.
Ciò, ha detto il Santo Padre, soprattutto alla luce della storia dell’Angola, dove le conseguenze della guerra civile, le problematiche sociali ed economiche e le diverse forme di povertà necessitano di “una Chiesa fatta di persone che si donano così come Gesù spezza il pane per i due discepoli di Emmaus; di vescovi, preti, missionari, religiose e religiosi, laiche e laici che abbiano in cuore il desiderio di spezzare la propria vita e donarla gli uni agli altri, di impegnarsi nell’amore e nel perdono vicendevoli, di costruire spazi di fraternità e di pace, di compiere gesti di compassione e di solidarietà verso chi ha più bisogno”, cosicché sia costruito “un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita da una nuova cultura della giustizia e della condivisione” e sia possibile “un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta”.
In ultimo, al termine della Sua omelia, Papa Leone XIV ha esortato i fedeli e le fedeli angolani a non avere paura di “guardare al futuro con speranza e di costruire la speranza del futuro”, perché Cristo Risorto cammina accanto al Suo popolo.
A conclusione della Santa Messa, l ‘Arcivescovo di Luanda, Monsignor Filomeno do Nascimento Vieira Dia, ha ringraziato il Pontefice , che ha fatto ritorno in Nunziatura, da dove, nel pomeriggio, si è diretto in elicottero al Santuario di “Mama Muxima”, per presiedere la preghiera del Santo Rosario nella spianata antistante.
Al Suo arrivo all’eliporto di Muxima, il Santo Padre è stato accolto dal Governatore provinciale di Icolo e Bengo e da alcuni membri del Comitato di accoglienza, per poi raggiungere in papamobile la spianata del Santuario di Mama Muxima, costruito nel XVII secolo sulle rive del fiume Kwanza, per custodire l’immagine dell’Immacolata , dove ha salutato i fedeli e le fedeli presenti.
Successivamente, alle 16:30 (ora locale), Papa Leone XIV , insieme con il Vescovo di Viana, Mons. Emílio Sumbelelo, ha raggiunto in auto il Santuario di Nossa Senhora da Muxima, dove è stato accolto dal Rettore, che Gli ha donato la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione.
All’interno del Santuario, il Pontefice, dopo aver pregato e adorato il Santissimo Sacramento, ha omaggiato la Madonna con dei fiori e , uscito, si è diretto al palco allestito nella Spianata, dove, dopo il saluto di benvenuto del Vescovo di Viana, ha presieduto la preghiera del Santo Rosario.
Al termine della Preghiera mariana, il Santo Padre ha pronunciato un discorso, in un passaggio del quale, ha detto: “Recitare il Rosario, ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri. Una mamma ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore. Anche noi, davanti alla Madre del cuore, vogliamo promettere di fare lo stesso, adoperandoci senza misura, affinché a nessuno manchi l’amore, e con esso il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice: perché chi ha fame abbia di che sfamarsi, perché tutti i malati possano ricevere le cure necessarie, perché ai bambini sia garantita un’adeguata istruzione, perché gli anziani vivano serenamente gli anni della loro maturità. A tutte queste cose pensa una mamma: a tutte queste cose pensa Maria, e invita anche noi a condividere la sua sollecitudine”.
Poi, rivolgendosi ai giovani, Papa Leone XIV li ha esortati ad essere “angeli messaggeri portatori di vita”, per portare a tutti “la carezza di Maria e la benedizione di Dio”; ad essere “ operatori di giustizia e portatori di pace”, per realizzare il grande progetto della Madre Celeste: “Quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti”, perché “E’ l’amore che deve trionfare, non la guerra!. Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti”.
Terminate le celebrazioni, alle 17:30 (ora locale), il Pontefice , si è diretto in auto all’Eliporto di Muxima e, dopo il congedo da parte delle autorità locali, è partito in elicottero per l’Aeroporto internazionale di Luanda, per poi rientrare in Nunziatura Apostolica.
La mattina successiva, lunedì 20 aprile, Papa Leone XIV, si è diretto nuovamente all’Aeroporto internazionale di Luanda da dove è partito alle 08:03 (ora locale) per Saurimo, a nord-est dell’Angola, per visitare una Casa di accoglienza per anziani.
Dopo il benvenuto della Direttrice, che lo ha accompagnato nel cortile della Casa, dove erano presenti circa 60 assistiti e gli operatori della struttura, e l’ascolto di alcune testimonianze, tra cui quella di un anziano, il Pontefice ha pronunciato il Suo Saluto, seguito dalla benedizione e dallo scambio di doni.
Il Santo Padre, nel Suo saluto, ha sottolineato come la cura delle persone fragili sia “ un segno molto importante della qualità della vita sociale di un Paese” e ha invitato a non dimenticare che “le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo” e a dare loro riconoscenza, “perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità”.
Al termine della visita presso la Casa di accoglienza per anziani, alle 10:50 (ora locale), Papa Leone XIV , si è diretto alla spianata di Saurimo per presiedere la Santa Messa, ma prima si è fermato alla Cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione dove si è raccolto in preghiera.
Poi, percorsa la spianata in auto tra i circa 30 mila fedeli, ha celebrato la Santa Messa, nella quale , dopo la Liturgia della Parola, ha pronunciato la Sua omelia.
Il Pontefice, commentando il brano tratto dal Vangelo di Giovanni (6,27) sulla distribuzione abbondante del “pane della vita” (“Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”), ha ricordato che “Quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve”, si può cercare Gesù per “gratitudine o per interesse, per calcolo o per amore”, tuttavia, Gesù “non respinge questa ricerca insincera, ma la sprona a convertirsi”, perché “non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso”.
Quindi, il Santo Padre ha evidenziato: “Il monito che il Signore rivolge alla folla si trasforma così in un invito: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”. Con queste parole, Cristo indica il suo vero dono per noi: non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera. Ci educa al modo giusto di cercare il pane della vita, cibo che ci sostiene per sempre. Il desiderio della folla trova così una risposta ancor più grande e sorprendente: Gesù non ci dà un cibo che finisce, ma un pane che non ci fa finire, perché è cibo di vita eterna. Il suo dono fa luce sul nostro presente: oggi vediamo, infatti, che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi. Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia: da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia. Come il pane vivo che sempre ci dà, l’Eucaristia, così la sua storia non conosce fine, e perciò toglie la fine, cioè la morte, dalla nostra storia, che il Risorto apre con la forza del suo Spirito. Cristo vive! Egli è il nostro Redentore. Questo è il Vangelo che condividiamo, rendendo fratelli tutti i popoli della terra. Questo è l’annuncio che trasforma il peccato in perdono. Questa è la fede che salva la vita!”.
Conclusa la Santa Messa, l’Arcivescovo di Saurimo, Mons. José Manuel Imbamba, ha ringraziato Papa Leone XIV , che , a seguire , ha raggiunto in auto l’Aeroporto di Saurimo e, congedatosi dalle autorità locali, è partito per il Luanda, dove , nel primo pomeriggio, è rientrato in Nunziatura Apostolica.
Alle 17:45 (ora locale), il Pontefice, accolto da canti e festeggiamenti , è arrivato alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima per incontrare i Vescovi, i Sacerdoti, i Consacrati, le Consacrate e gli Operatori pastorali.
Qui, accolto da due bambini , che Gli hanno offerto un omaggio floreale, dal Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. José Manuel Imbamba e dal parroco, che Gli ha porto la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione, il Santo Padre ha raggiunto l’altare tra i canti del coro.
Dopo aver ascoltato il saluto di benvenuto del Presidente della Conferenza Episcopale, le testimonianze di un sacerdote, di un catechista e di due religiose, Papa Leone XIV ha tenuto il Suo discorso, nel quale ha parlato di temi, quali: la vocazione, la missione, la formazione, in una dimensione contemplativa, intesa sia come preghiera di adorazione e contemplazione sia come unità della vita interiore, cura di sé e del dono ricevuto da Dio e la fraternità, caratterizzata da atteggiamenti di franchezza e trasparenza ,e non da prepotenza e autoreferenzialità, e da vicinanza al popolo, specialmente ai poveri e distacco dai privilegi.
Infine, il Pontefice ha chiesto alla Chiesa angolana di annunciare la pace, promuovendo, alla luce della sua esperienza con la guerra, una “memoria riconciliata”, educando tutti alla concordia e valorizzando “la testimonianza serena di quei fratelli e sorelle che, dopo aver attraversato tormenti dolorosi, hanno perdonato tutto” ; di continuare a denunciare le ingiustizie, offrendo proposte “secondo la carità cristiana” e di continuare ad essere una “Chiesa generosa, che coopera allo sviluppo integrale del Paese”, ricordando, di fronte alle difficoltà , l’esempio di quanti hanno dato la vita per il Vangelo.
Dopo la Benedizione e il canto finale, concluso l’incontro presso la parrocchia di Nostra Signora di Fatima, il Santo Padre ha fatto rientro alla Nunziatura Apostolica.
©Riproduzione riservato