di Federica Marengo giovedì 23 aprile 2026

-La mattina di venerdì 17 aprile, Papa Leone XIV è partito dall’Aeroporto di Yaoundé per Doula, sempre nel Camerun, dove è atterrato alle 9:24 (ora locale) e dove è stato accolto da alcune autorità del Paese.
Da qui, il Pontefice si è diretto in auto verso il Japoma Stadium, per celebrare la Santa Messa, preceduta da un giro in papamobile tra i circa 120 mila fedeli ivi presenti.
Nel corso della celebrazione, dopo il rito di Accoglienza e la Liturgia della Parola, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, alla luce del brano evangelico odierno di Giovanni (6, 1-15) sul miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci ad opera di Gesù, ha riflettuto sui modi per saziare la fame spirituale e materiale delle popolazioni.
Papa Leone XIV, ha sottolineato che , di fronte alla mancanza di pani e pesci sufficienti per tutta la folla presente, Gesù moltiplica questi ultimi nella “condivisione”, perché : “C’è pane per tutti , se a tutti lo si dona; se viene preso non con una mano che afferra , ma con una mano che dona”, rendendo grazie al Padre per un bene “che diventa dono e benedizione per tutto il popolo”.
Quindi, ha continuato il Pontefice, “Così facendo, il cibo abbonda: non viene razionato per emergenza, non viene rubato per contesa, non viene sprecato da chi si ingozza davanti a quanti non hanno nulla da mangiare. Passando dalle mani di Cristo a quelle dei suoi discepoli, il cibo aumenta per tutti, anzi, sovrabbonda. Ammirata per ciò che Gesù ha fatto, la gente esclama: “Questi è davvero il profeta!”, cioè colui che parla a nome di Dio, il Verbo dell’Onnipotente. Ed è vero, ma Gesù non usa queste parole in vista di un successo personale: non vuole diventare re, perché è venuto per servire con amore, non per dominare. Il miracolo che ha compiuto è segno di questo amore: ci fa vedere non solo come Dio nutre l’umanità con il pane della vita, ma come noi possiamo portare questo cibo a tutti gli uomini e le donne che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cura”.
Tuttavia, ha evidenziato il Santo Padre, “Al cibo che alimenta il corpo occorre unire con uguale carità il nutrimento dell’anima, che alimenta la nostra coscienza, che ci sostiene nell’ora buia della paura, tra le tenebre della sofferenza. Questo cibo è Cristo, che sempre nutre in abbondanza la sua Chiesa e ci rafforza nel cammino con il suo Corpo”, pertanto, il Sacramento dell’Eucaristia “ Non ravviva un ricordo lontano nel tempo, ma realizza una “com-pagnia” che ci trasforma, perché ci santifica; annuncio di speranza nelle prove della storia e nelle ingiustizie che vediamo attorno a noi; segno della carità di Dio, che in Cristo ci invita a condividere quel che abbiamo, affinché sia moltiplicato nella fraternità ecclesiale”.
Da qui, Papa Leone XIV ha rivolto ai giovani camerunensi l’invito “a moltiplicare i propri talenti” con la fede, la tenacia, l’amicizia che li animano e a” portare al prossimo il pane della vita: cibo di sapienza e di riscatto da tutto ciò che non ci nutre, ma anzi confonde i nostri buoni desideri e ci ruba dignità”, evidenziando: “Anche nel vostro Paese così fecondo, il Camerun, molti sperimentano la povertà, sia quella materiale sia quella spirituale. Non cedete alla sfiducia e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di sopruso e di violenza, che illudono promettendo guadagni facili ,ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro. Siate dunque protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società”.
Infine, a conclusione della Sua omelia, dopo aver invitato i giovani e la Chiesa camerunense ad annunciare con costanza il Vangelo, su modello del Beato Floribert Bwana, esempio per il popolo congolese, il Pontefice ha affermato che insegnare vuol dire “lasciare un segno, come fa il contadino con l’aratro nel campo, affinché ciò che semina porti frutto”, così “Annunciare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra sofferente e oppressa, segni di pace tra rivalità e corruzioni, segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’indifferenza”.
Terminata la Santa Messa, l’Arcivescovo di Douala, Monsignor Samuel Kleda , ha ringraziato il Santo Padre, che, lasciato lo stadio, si è recato in auto, per una visita privata, all’Ospedale cattolico Saint Paul, dove è stato accolto dalla direttrice.
Successivamente, Papa Leone XIV, ha raggiunto l’Aeroporto di Douala ed è partito per far ritorno a Yaoundé, dove ha tenuto un incontro con il mondo universitario, presso l’Università Cattolica dell’Africa Centrale, fondata nel 1989 dall’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale.
Accolto nel campus universitario dal Magnifico Rettore, Thomas Bienvenu Tchoungui, dopo il canto di benvenuto, il saluto dello stesso Magnifico Rettore, l’ascolto di alcune testimonianze, alternate a intermezzi musicali, il Pontefice ha pronunciato il Suo discorso, nel quale , ringraziando le Autorità accademiche per l’accoglienza e per il costante impegno al servizio dell’educazione, ha sottolineato la necessità che le Università, specialmente gli Atenei cattolici, “divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca , che introducano studenti e docenti a una fraternità del sapere” , dove la ricerca della Verità, che si costruisce insieme nel dialogo ed è fondamento per la formazione di coscienze libere e l’edificazione di società più giuste, sia obiettivo e stile di vita condiviso.
Il Santo Padre, poi, proseguendo il Suo discorso, si è soffermato anche sul rapporto tra fede e ragione, evidenziando come esse non si oppongano, ma si sostengano, in quanto la fede allarga gli orizzonti della ragione , rafforzandone il senso critico, ma tenendo aperta , al tempo stesso, la ricerca rispetto alla complessità del reale.
Riguardo ai giovani e al mondo contemporaneo, segnato da profondi cambiamenti, Papa Leone XIV ha messo in rilievo i rischi dell’Intelligenza Artificiale e del Digitale, come la riduzione delle relazioni e l’indebolimento del discernimento, da scongiurare con una formazione non solo tecnica , ma anche umanistica, in grado di custodire il rapporto con la Verità, invitando i giovani alla consapevolezza , al senso critico e all’attenzione per le conseguenze sociali e ambientali delle tecnologie.
Inoltre, il Pontefice ha invitato gli studenti e le studentesse ad essere protagonisti responsabili della società , “pionieri di un nuovo umanesimo”, ponendo le proprie competenze al servizio del bene comune e del proprio Paese e i docenti le docenti a educare con il loro stesso esempio di giustizia, integrità e senso del servizio, armonizzando rigore scientifico e integrità morale , cosicché l’Università non formi solo professionisti, ma persone con “menti capaci di discernimento e cuori disposti all’amore e al servizio”.
A conclusione dell’incontro , dopo la benedizione e il canto finale, il Santo Padre ha fatto ritorno alla Nunziatura Apostolica, dove ha incontrato alcuni religiosi in rappresentanza della Conferenza Nazionale dei Superiori Maggiori e delle congregazioni presenti in Camerun, con cui ha parlato delle sfide che la vita consacrata è chiamata ad affrontare nella società attuale , sottolineando come essa sia chiamata ad essere “radicale” nell’annuncio del Vangelo, capace di raggiungere “ i più piccoli, i carcerati e coloro che hanno più bisogno di speranza”, per poi recitare il Padre Nostro e impartire loro la benedizione.
L’indomani mattina, sabato 18 aprile, Papa Leone XIV, lasciata la Nunziatura, si è diretto verso l’Aeroporto di Yaoundé-Ville, per celebrare la Santa Messa votiva di Maria Vergine, Regina degli Apostoli, preceduta da un giro in papamobile tra i fedeli.
Durante la celebrazione, al termine della Liturgia della Parola, il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, ha riflettuto sul brano evangelico odierno tratto da Giovanni (Gv 6,16-21) ,che racconta di Gesù che raggiunge i discepoli mentre questi a bordo di una barca faticano a remare a causa del vento contrario, placatosi non appena Egli sale con loro.
Il Santo Padre, quindi, ha sottolineato come “Per la tradizione ebraica le “acque”, con la loro profondità e il loro mistero, richiamino spesso il mondo degli inferi, il caos, il pericolo, la morte, evocando assieme alle tenebre, le forze del male, che l’uomo da solo non può dominare”, ma anche, in relazione al racconto biblico dell’Esodo, “un luogo di passaggio, un guado attraverso il quale Dio, con potenza, libera il suo popolo dalla schiavitù”.
Come i discepoli durante la traversata del Lago di Tiberiade, ha evidenziato Papa Leone XIV, anche la Chiesa “ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e “venti contrari””, ma proprio in questi momenti, in cui sembra di affondare, sopraffatti da forze avverse, quando tutto appare oscuro e ci si sente soli e fragili, “Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male; in ogni bufera ci raggiunge e ci ripete: “Io sono qui con te: non aver paura”. Per questo, ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta, ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre”, facendosi prossimi e stringendoci gli uni agli altri, poiché “nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi , siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche, tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni”.
Per il Pontefice, dunque, alla luce di ciò “L’esortazione “Non abbiate paura”, assume una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico, come incoraggiamento ad affrontare problematiche e sfide, particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia , insieme, con senso civico e responsabilità civile”, in quanto “ La fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo, per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli” e “Alla salvezza di una comunità non bastano gli sforzi individuali e isolati dei singoli”, ma “ una decisione comune, che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune, e non luoghi di conflitto, o di interesse, o teatro di lotte sterili”.
Da momenti di crisi, infatti, ha proseguito il Santo Padre, non è e non è stata esente neppure la Chiesa ai suoi primordi, ma “gli Apostoli, allora, si sono riuniti, hanno condiviso le preoccupazioni, si sono confrontati alla luce degli insegnamenti di Gesù e hanno pregato insieme, giungendo a superare ostacoli e incomprensioni che a prima vista sembravano insormontabili” e hanno dato vita a qualcosa di nuovo, evitando una frattura interna alla comunità e, trasformando un momento di crisi in un’occasione di arricchimento e di sviluppo per tutti, perché “A volte, la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni”.
Infine, a conclusione della Sua omelia, Papa Leone XIV ha invitato i fedeli e le fedeli a continuare a fare spazio a Gesù, anche in mezzo alle difficoltà, lasciandosi illuminare ogni giorno dalla Sua presenza e a far fiorire sempre più la Chiesa camerunense e la sua presenza festosa, anche in mezzo ai venti contrari, rendendo le difficoltà occasioni di crescita nel servizio gioioso di Dio e dei fratelli.
Terminata la Santa Messa, l’Arcivescovo di Yaoundé, S.E. Monsignor Jean Mbarga ha ringraziato il Pontefice , che , a Sua volta, si è congedato dalla comunità dei fedeli del Camerun, ringraziandola per l’accoglienza e con essa le autorità civili , invitandola ad rimanere saldamente unita a Cristo Signore e ad “essere sale e luce di questa terra”.
A seguire, il Santo Padre ha raggiunto in auto l’Aeroporto Internazionale di Yaoundé-Nsimalen dove si è svolta la cerimonia di Congedo dal Camerun, dopo la quale, alle 12:47 (ora locale), è partito alla volta dell’Angola, terza tappa del Suo terzo Viaggio Apostolico.
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