di Federica Marengo mercoledì 15 aprile 2026

-Lunedì 13 aprile, è iniziato il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Africa, per promuovere la pace, la riconciliazione , la fraternità e il rispetto per i popoli. Poco dopo le 9:00 , il Pontefice è partito dall’aeroporto Internazionale di Roma/Fiumicino per l’Algeria, atterrando all’Aeroporto Internazionale di Algeri “Houari Boumédiène” alle 9:48.
Nel corso del viaggio, preceduto dallo scambio di messaggi augurali con il Presidente della Repubblica italiana, Mattarella, il Santo Padre ha salutato e parlato con i circa settanta giornalisti al seguito, sottolineando l’importanza del viaggio in Algeria , in quanto Paese visitato per la prima volta da un Pontefice e poiché terra di Sant’Agostino, Dottore della Chiesa e Padre fondatore del Suo ordine di appartenenza, “ponte nel dialogo interreligioso”.
Atterrato ad Algeri, dopo la cerimonia di benvenuto, Papa Leone XIV si è recato in visita al Monumento dei Martiri Maqam Echahid, dove ha tenuto un breve discorso di saluto, culminato nella lettura delle Beatitudini, nel quale ha ringraziato Dio per aver avuto la possibilità di visitare, come successore di Pietro e come “fratello” , il Paese, già visitato in passato, per due volte , da religioso agostiniano.
Quindi, rivolgendosi alla popolazione algerina, il Pontefice ha detto: “Guardando a tutti voi, vedo il volto di un popolo forte e giovane, di cui già ho avuto modo di sperimentare ripetutamente l’ospitalità e la fraternità. Nel cuore algerino l’amicizia, la fiducia, la solidarietà non sono semplicemente parole, ma valori che contano e danno calore e solidità al vivere insieme”, per poi ricordare la storia dolorosa dell’Algeria, segnata da periodi di violenza, ma animata da un popolo che “ha lottato per l’indipendenza, la dignità e la sovranità di questa Nazione”.
Il Santo Padre , poi, si è soffermato sul tema della pace, affermando: “In questo luogo ricordiamo che Dio desidera per ogni Nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità. E questa pace, che permette di andare incontro al futuro con animo riconciliato, è possibile solo nel perdono. La vera lotta di liberazione sarà definitivamente vinta solo quando si sarà finalmente conquistata la pace dei cuori. So quanto sia difficile perdonare, tuttavia, mentre i conflitti continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo, non si può aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione. Il futuro appartiene agli uomini e alle donne di pace. Alla fine la giustizia trionferà sempre sull’ingiustizia, così come la violenza, al di là di ogni apparenza, non avrà mai l’ultima parola.”.
Inoltre, evidenziando come, in una terra crocevia di culture come l’Algeria, “il rispetto reciproco rappresenti la via perché i popoli possano camminare insieme”, Papa Leone XIV, ha auspicato che l’Algeria , “forte delle sue radici e della speranza dei suoi giovani”, possa “continuare a offrire un contributo di stabilità e di dialogo nella comunità delle nazioni e sulle sponde del Mediterraneo” e ha evidenziato come la fede in Dio occupi un posto centrale nel patrimonio storico e culturale del Paese, in quanto: “illumina la vita delle persone, sostiene le famiglie e ispira il senso della fraternità”.
Pertanto, in conclusione del Suo messaggio, il Pontefice ha sottolineato: “Un popolo che ama Dio possiede la ricchezza più vera, e il popolo algerino custodisce questa gemma nel suo tesoro. Il nostro mondo ha bisogno di credenti così, di uomini e donne di fede, assetati di giustizia e di unità. Per questo, di fronte a una umanità desiderosa di fratellanza e di riconciliazione, è un grande dono e un impegno benedetto il nostro dichiararci con forza ed essere sempre, insieme, fratelli tra noi e figli di Dio!. A chi va in cerca di ricchezze che svaniscono, che illudono e deludono, e spesso purtroppo finiscono per corrompere il cuore umano e generare invidie, rivalità, conflitti, Gesù ancora ripete la domanda che ha posto duemila anni fa: “Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”. È una domanda fondamentale per tutti, a cui i morti che qui si onorano hanno dato la loro risposta: hanno perso la vita, ma in un altro senso, donandola per amore del proprio popolo. La loro storia sostenga il popolo algerino e tutti noi nel nostro cammino: perché la vera libertà non si eredita soltanto, si sceglie ogni giorno.”.
A seguire, il Santo Padre ha deposto una corona di fiori, fermandosi in preghiera dinanzi al monumento ai caduti nella guerra di indipendenza dell’Algeria dalla Francia(1954-1962), mentre la banda dell’esercito intonava il silenzio.
Successivamente, Papa Leone XIV ha raggiunto il Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia al Presidente dell’Algeria, Tebboune, svoltasi al Salon d’Honneur, dopo gli inni, l’Onore alle Bandiere, la Guardia d’Onore e la presentazione delle rispettive delegazioni.
Al termine della visita , il Pontefice, si è diretto al Centro Convegni “Djamaa el Djazair” per l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico.
In tale circostanza, il Santo Padre ha tenuto un discorso nel quale , mettendo in relazione la storia dell’Algeria con il mondo contemporaneo, ha rivolto un appello alla comunità internazionale, affinché si costruisca un nuovo corso della storia, sempre più necessario alla luce delle continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali, fondato sul rispetto della dignità di ogni popolo, senza moltiplicare incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignità di ognuno e lasciandosi toccare dal dolore altrui.
Un nuovo corso della storia, ha proseguito il Pontefice, in cui condividere ciò che si ha sia una questione di giustizia, perché ingiusto è chi accumula ricchezze e resta indifferente agli altri, non riconoscendo in essi l’immagine di Dio, agli occhi del quale sono uno scandalo “una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà.”.
Papa Leone XIV, poi, ha auspicato che si lavori per una “guarigione della memoria” e per la “riconciliazione fra antichi avversari” e, sul destino del Mar Mediterraneo e del deserto del Sahara, ha sottolineato: “Il mare e il deserto sono da millenni luoghi di reciproco arricchimento fra i popoli e le culture. Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui!”.
Nel pomeriggio, invece, il Pontefice ha visitato la grande Moschea di Algeri, accompagnato dal rettore, Mohamed Mamoun al Qasim, e ha lasciato un messaggio sul Libro d’Onore: “Possa la misericordia dell’Altissimo custodire nella pace e nella libertà il nobile popolo algerino e l’intera famiglia umana.”.
Il Santo Padre ha dialogato con il rettore, rilanciando l’appello a promuovere la pace e il perdono ed evidenziando il valore dello studio e della ricerca della verità e il rispetto di ogni persona umana.
Infine, al termine della prima giornata del Suo viaggio apostolico in Africa, Papa Leone XIV ha visitato il centro di accoglienza e di amicizia delle suore agostiniane missionarie a Bab El Oued, dove ha ricordato due religiose , martiri, uccise il 23 ottobre 1994, durante la guerra civile e ha incontrato la comunità algerina presso la Basilica di Nostra Signora d’Africa, luogo di devozione non solo per i cristiani, ma anche per i musulmani, tenendovi un discorso.
Il Pontefice, che ha ascoltato alcune testimonianze di religiosi e laici, ha quindi esortato a vivere uniti e in pace, in un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, riflettendo su tre aspetti della vita cristiana : la preghiera, la carità e la pace-unità.
In conclusione del Suo discorso, Papa Leone XIV ha esortato a guardare al deserto, che occupa gran parte del Paese, per riconoscere le proprie fragilità, evidenziando: “Una parte considerevole del territorio di questo Paese è occupata dal deserto, e nel deserto non si sopravvive da soli. Le asperità della natura ridimensionano ogni presunzione di autosufficienza e ricordano a tutti che abbiamo bisogno gli uni degli altri, e che abbiamo bisogno di Dio. È la fragilità riconosciuta che apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umana è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e con essa la pace vera. Perciò, fratelli e sorelle carissimi, vi incoraggio a continuare il vostro lavoro in Terra algerina, come comunità di fede coesa e aperta, presenza della Chiesa “sacramento universale di salvezza”.
All’uscita dalla Basilica di Nostra Signora d’Africa, il Pontefice ha deposto una corona di fiori, soffermandosi in preghiera davanti a un monumento in memoria delle vittime di naufragi.
©Riproduzione riservata