di Federica Marengo venerdì 17 aprile 2026

-Nella mattina di martedì 14 aprile, secondo giorno della tappa algerina del Suo viaggio apostolico in Africa, Papa Leone XIV è partito alla volta di Annaba, dove è atterrato alle 10:32 (ora locale) e dove, accolto da autorità locali, si è diretto in auto al sito archeologico dell’antica Ippona.
Qui, sotto la pioggia, il Pontefice ha percorso il sito e ha deposto una corona di fiori in memoria di Sant’Agostino , che fu Vescovo della città romana per trentaquattro anni , fino alla morte nel 430 d.C., mentre la corale dell’Istituto della Musica di Annaba ha intonato inni in latino, berbero e algerino su testi dello stesso Agostino, dedicati alla pace e alla fratellanza.
Poi, dopo essersi raccolto in preghiera e aver piantato un ulivo tra le rovine, il Santo Padre ha lasciato il sito archeologico di Ippona per raggiugere la Casa di accoglienza per Anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri, dove è stato accolto dalla Superiora della Comunità, insieme con quaranta persone assistite, con le religiose della Congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri e gli operatori della casa.
Papa Leone XIV, dopo aver ascoltato il saluto della Superiora, le testimonianze dell’Arcivescovo emerito di Algeri, S.E. Mons. Paul Desfarges, e di un residente algerino musulmano, ha pronunciato il Suo discorso di saluto ai presenti, nel quale, ringraziando per l’accoglienza, ha sottolineato: “Sono contento ,perché qui abita Dio, perché dove c’è amore e servizio, lì c’è Dio.”, per poi aggiungere: “Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: “Allora c’è speranza!”. Sì, perché il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel vostro servizio quotidiano, nella vostra amicizia, nel vivere insieme”.
Al breve discorso di saluto del Pontefice è poi seguito lo scambio di doni e un momento musicale, concluso il quale, il Santo Padre ha salutato gli anziani residenti della struttura e si è recato a piedi, alla Casa della Comunità Agostiniana, dove ha incontrato e pranzato con i membri dell’Ordine.
Nel primo pomeriggio, Papa Leone XIV ha raggiunto la Basilica di Sant’Agostino per presiedere la Santa Messa, celebrata in lingua francese.
Quindi, dopo i riti di Accoglienza e la Liturgia della Parola, il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, riflettendo sul brano del Vangelo odierno di Giovanni (3,8), che presenta la figura di Nicodemo, chiamato da Cristo a rinascere a nuova vita “dall’alto”, ha evidenziato: “Ecco l’invito per ogni uomo e ogni donna che cerca la salvezza! Dall’appello di Gesù scaturisce la missione per la Chiesa tutta, e quindi per la comunità cristiana d’Algeria: nascere nuovamente dall’alto, cioè da Dio. In questa prospettiva, la fede vince le fatiche terrene e la grazia del Signore fa fiorire il deserto. Eppure la bellezza di quest’esortazione porta con sé una prova, che il Vangelo ci chiama ad attraversare insieme. Le parole di Cristo, infatti, hanno tutta la forza di un dovere: dovete rinascere dall’alto! Tale imperativo suona ai nostri orecchi come un comando impossibile. Ascoltando con attenzione Colui che lo dà, capiamo però che non si tratta di una dura imposizione, né di una forzatura o, tanto meno, di una condanna al fallimento. Al contrario, il dovere espresso da Gesù è per noi un dono di libertà, perché ci rivela una possibilità insperata: possiamo rinascere dall’alto, grazie a Dio. Dobbiamo farlo, dunque, secondo la sua volontà d’amore, che desidera rinnovare l’umanità chiamandola a una comunione di vita, che inizia con la fede. Mentre Cristo ci chiede di rinnovare da capo tutta la nostra esistenza, pure ci dà la forza per farlo. Lo attesta bene sant’Agostino, che prega così: “Da’, o Signore, quel che comandi e comanda quello che vuoi”.
A seguire, Papa Leone XIV ha delineato lo stile che contraddistingue l’umanità rinnovata dallo Spirito Santo, spiegando: “In primo luogo, infatti, “la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola”. Questa unità spirituale è una concordia: parola che significa bene la comunione di cuori che palpitano insieme, perché uniti a quello di Cristo. La Chiesa nascente non si basa dunque su un contratto sociale, ma su un’armonia nella fede, negli affetti, nelle idee, nelle scelte di vita che ha al centro l’amore di Dio, fatto uomo per salvare tutti i popoli della terra. In secondo luogo, ammiriamo l’effetto materiale di quest’unità spirituale dei credenti: “Ogni cosa era fra loro comune”. Tutti hanno tutto, partecipando ai beni di ciascuno come membra di un unico corpo. Nessuno viene privato di qualcosa, perché ognuno condivide quel che è proprio. Trasformando il possesso in dono, questa dedizione fraterna non rappresenta un’utopia se non per cuori rivali tra loro e animi avidi per sé. Al contrario, la fede nell’unico Dio, Signore del cielo e della terra, unisce gli uomini secondo una giustizia perfetta, che invita tutti alla carità, cioè ad amare ogni creatura con l’amore che Dio ci dona in Cristo. Perciò, soprattutto davanti all’indigenza e all’oppressione, i cristiani hanno come codice fondamentale la carità: facciamo a chi ci sta accanto quel che vorremmo venisse fatto a noi . Animata da questa legge, che Dio scrive nei cuori, la Chiesa è sempre nascente, perché dove c’è disperazione accende speranza, dove c’è miseria porta dignità, dove c’è conflitto porta riconciliazione. In terzo luogo, nel testo degli Atti troviamo il fondamento di questa vita nuova, che coinvolge popoli di ogni lingua e cultura: “Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande favore”. La carità che li anima, prima che impegno morale, è segno di salvezza: gli Apostoli proclamano che la nostra vita può cambiare perché Cristo è risorto dai morti. Il primo compito dei pastori, ministri del Vangelo, è dunque dare testimonianza di Dio al mondo con un cuor solo e un’anima sola, senza che le preoccupazioni ci corrompano con la paura né le mode ci indeboliscano con il compromesso. Insieme a voi, fratelli nell’episcopato, e a voi, presbiteri, rinnoviamo costantemente questa missione per il bene di quanti ci sono affidati, affinché la Chiesa intera sia, nel suo servizio, messaggio di vita nuova per coloro che incontriamo”.
Infine, al termine della Sua omelia, il Santo Padre ha invitato i cristiani d’Algeria a restare “come segno umile e fedele dell’amore di Cristo” , a testimoniare il Vangelo “con gesti semplici, relazioni vere e un dialogo vissuto giorno per giorno” e, nella carità, “ la libertà di chi nasce dall’alto come speranza di salvezza per il mondo”, paragonando la loro presenza in Algeria a un granello incandescente di incenso: “La vostra presenza nel Paese fa pensare all’incenso: un granello incandescente, che spande profumo perché dà gloria al Signore e letizia e conforto a tanti fratelli e sorelle. Quest’incenso è un piccolo, prezioso elemento, che non sta al centro dell’attenzione, ma invita a rivolgere i nostri cuori a Dio, incoraggiandoci l’un l’altro a perseverare nelle difficoltà del tempo presente. Dal turibolo del nostro cuore si levano infatti la lode, la benedizione, la supplica, diffondendo il soave odore della misericordia, dell’elemosina e del perdono. La vostra storia è fatta di accoglienza generosa e di tenacia nella prova: qui hanno pregato i martiri, qui sant’Agostino ha amato il suo gregge cercando la verità con passione e servendo Cristo con fede ardente”.
Concluse le celebrazioni, il Vescovo di Constantine, Mons. Michel Guillaud, ha rivolto alcune parole di ringraziamento al Pontefice, che ha espresso, a Sua volta, gratitudine alle autorità civili e all’intera comunità algerina, sottolineando: “Considero questo viaggio come un dono speciale della Provvidenza di Dio, un dono che mediante un Papa agostiniano il Signore ha voluto fare a tutta la Chiesa. E mi pare di poterlo riassumere così: Dio è Amore, è padre di tutti gli uomini e di tutte le donne. Rivolgiamoci a Lui con umiltà, confessiamo che l’attuale situazione del mondo, come una spirale negativa, dipende in fondo dal nostro orgoglio. Abbiamo bisogno di Lui, della sua misericordia. Solo in Lui trova pace il cuore umano e solo con Lui potremo, tutti insieme, riconoscendoci fratelli, camminare su vie di giustizia, di sviluppo integrale e di comunione”.
Successivamente , il Santo Padre ha lasciato la Basilica di Sant’Agostino e si è diretto all’Aeroporto internazionale di Annaba, da dove è partito per fare ritorno ad Algeri, dopo il congedo dalle autorità locali.
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