di Federica Marengo giovedì 1° ottobre 2026

-Nella mattina di venerdì 25 settembre, Papa Leone XIV si è recato in Francia, a Parigi, per la prima tappa del suo quinto Viaggio Apostolico internazionale.
Partito dall’Aeroporto internazionale di Fiumicino alle 7:58, è atterrato alle 9:56 all’Aeroporto internazionale di Parigi-Orly , dove è stato accolto con una cerimonia di benvenuto dal Presidente della Repubblica francese Macro, insieme al quale, al termine degli inni, degli Onori militari e della presentazione delle rispettive Delegazioni, ha raggiunto il Palazzo dell’Eliseo.
Qui, dopo la visita di cortesia, con la foto ufficiale, lo scambio dei doni nel Salon des portraits, l’incontro privato, il Pontefice si è recato nella Salle des fêtes , dove ha incontrato le Autorità politiche e religiose, gli imprenditori e i rappresentanti della Società Civile, della cultura e del Corpo Diplomatico e, in seguito all’introduzione del Presidente Macron, ha tenuto il Suo discorso, nel quale si è soffermato su temi come: la tutela della vita, la dignità della persona, lo sviluppo tecnologico, la laicità e la pace.
Nel Suo intervento, il Santo Padre ha sottolineato come la Francia rappresenti per l’Europa e per il mondo “ un faro culturale, artistico e spirituale”, ma anche “una terra dalle ricche radici cristiane”, in cui fiorirono l’Umanesimo, il Rinascimento ,con i suoi pensatori, seguito dall’Illuminismo e le sue conquiste per l’umanità, quali: il riconoscimento dei diritti dell’uomo insiti nella natura della persona umana e, in particolare, la libertà religiosa, che trova eco nel motto nazionale: “Libertà, uguaglianza e fraternità”, che “ non sono semplici parole incise sui frontoni di edifici pubblici”, ma “esigenze etiche universali, che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione”.
Papa Leone XIV ha continuato il Suo discorso, ricordando la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata proprio a Parigi , nella cui elaborazione il giurista francese e premio Nobel per la pace ,René Cassin ,svolse un ruolo di primo piano e che San Giovanni Paolo II considerava “una vera pietra miliare sulla via del progresso morale dell’umanità”, consapevole che “ogni minaccia ai diritti umani, sia nell’ambito dei beni materiali che in quello dei beni spirituali, è ugualmente pericolosa per la pace, perché riguarda sempre l’uomo nella sua integralità”.
Tuttavia, il Pontefice ha evidenziato come in ogni epoca, la questione del rispetto della dignità umana e dei diritti e delle libertà fondamentali ,che derivano dalla natura umana, debba accompagnare l’evoluzione della società e il progresso tecnico, poiché “Già ai suoi tempi, Georges Bernanos intuiva il rischio di vedere l’obbedienza cieca e l’irresponsabilità diventare padrone di un “Paradiso delle Macchine””, cui la civiltà francese avrebbe potuto sfuggire grazie alla formazione di uomini liberi, pienamente responsabili delle proprie azioni.
A tal proposito, il Santo Padre ,affrontando il tema dell’Intelligenza artificiale, ha fatto riferimento alla Sua prima Lettera Enciclica “Magnifica Humanitas”, scritta al fine di riportare la persona umana al centro di ogni riflessione, poiché, “per non perdere la nostra umanità in mezzo al “paradiso delle macchine” ,che invade e condiziona la nostra vita quotidiana, è urgente formare le menti a un discernimento etico, capace di riconoscere ciò che è moralmente buono”.
Inoltre, ha proseguito, Papa Leone XIV, “una società autenticamente libera non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze, prevenendo derive autoritarie e promuovendo un dialogo etico che arricchisce il tessuto sociale”; dialogo, “ tanto più urgente nel contesto della Francia odierna, dove persone di diverse appartenenze culturali e religiose sono chiamate a convivere e a dare il proprio contributo alla costruzione della società”.
Da ciò, ha proseguito il Pontefice , “Proprio la ricchezza del tessuto sociale ha fatto sì che la Francia si distinguesse per l’attenzione alla diversità e per un forte desiderio di solidarietà”, come testimonia l’esempio di San Vincenzo de’ Paoli e , in epoca contemporanea, “quello delle numerose istituzioni cattoliche in cui gli operatori sanitari accompagnano i fratelli e le sorelle resi fragili dalla sofferenza con tenerezza e compassione”, in quanto “la tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano”.
Al riguardo, il Santo Padre ha sottolineato: “Vi è oggi la tentazione di aspettarsi dalla scienza una soluzione e un conforto per tutte le nostre sofferenze. Il rischio è spesso quello di cadere nell’illusione. Quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza, possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente. A volte constato con preoccupazione le attuali derive delle società che rischiano di distorcere la scienza e la tecnologia trasformandole in imprese lucrative che favoriscono le manipolazioni genetiche, la maternità surrogata, l’acquisto di organi o l’offerta di una morte programmata. Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la tutela della vita di ogni persona umana sono una responsabilità di ciascuno e di tutti, che inizia con una conversione dell’intelletto e del cuore e richiede un impegno reale e disinteressato verso i nostri fratelli e le nostre sorelle”.
Quindi, Papa Leone XIV ,si è soffermato sul concetto di “giusta laicità”, sostenendo che “Una giusta laicità non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le loro forze al servizio del bene comune, affinché il mondo abbia la vita”, esprimendo apprezzamento “per il lavoro svolto nell’ambito dell’Istanza di dialogo tra la Santa Sede, la Chiesa cattolica in Francia e il Governo francese”.
Emblema di “questa stessa volontà di servire insieme ogni persona, indipendentemente dalla sua origine”, per il Pontefice, è “la cooperazione tra la Francia e la Chiesa cattolica al servizio dei cristiani d’Oriente”, regione afflitta dal flagello della guerra, riguardo cui ha esortato a “non rimanere indifferenti di fronte alle sofferenze che feriscono la dignità umana e gridano giustizia a Dio” e ad “arrestare la corsa agli armamenti, a ridurre simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti e a mettere al bando le armi nucleari, pervenendo finalmente al disarmo integrato da controlli”, in quanto “si sta diffondendo sempre più la convinzione, errata, che il possesso di armi nucleari costituisca una garanzia di sicurezza, alimentando una nuova corsa agli armamenti difficilmente controllabile, mentre la pace non è un equilibrio di forze, ma si costruisce ogni giorno attraverso il dialogo e la giustizia”.
Da qui, l’ulteriore esortazione alla Francia , da parte del Santo Padre “a non rassegnarsi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli”, poiché “Di fronte ai rumori di guerra e alle crisi multiformi che scuotono il nostro mondo, la Francia ha la vocazione di rimanere un instancabile artefice della pace e del multilateralismo, in particolare all’interno della nostra cara Europa”.
Infine, l’auspicio di Papa Leone XIV che la Francia , “fedele ai propri valori, “possa tracciare il solco di una pace disarmata e disarmante, e offrire con responsabilità il proprio insostituibile contributo a favore della pace”; che “la sua libertà cresca incessantemente nell’impegno per il bene comune”; che “la sua fraternità abbracci l’intera umanità”; “e l’uguaglianza si fondi sempre sui fondamenti della giustizia e della carità, senza eliminare le differenze tra le persone, ma facendole fruttificare armoniosamente a beneficio di tutta la società”.
In conclusione, il Pontefice, congedandosi dalla platea delle Autorità politiche e religiose, degli imprenditori e dei rappresentanti della Società Civile, della cultura e del Corpo Diplomatico ed esprimendo gratitudine per l’incontro, ha affidato la Francia alla materna intercessione della sua principale patrona, la Beata Vergine Maria e ha ricordato le parole pronunciate dal Presidente Macron nel discorso ai Vescovi di Francia nel 2018, in cui evidenziava come “una Chiesa che pretenda di disinteressarsi delle questioni temporali non adempirebbe appieno alla propria vocazione; e un Presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere”.
A seguire, nel primo pomeriggio, il Santo Padre ha raggiunto in auto la sede dell’UNESCO, dove è stato accolto dal Direttore generale ,Khaled Ahmed El-Enany Ali Ezz, e dall’Osservatore permanente della Santa Sede presso la stessa UNESCO, Mons. Roberto Campisi, ed ha salutato nella Hall Ségur, il Presidente della Conferenza generale, il Presidente del Consiglio esecutivo, la Vicedirettrice generale e la Direttrice generale aggiunta incaricata della priorità Africa, per poi firmare il Libro d’Oro.
Dopo lo scambio dei doni, Papa Leone XIV ha incontrato nella Biblioteca : il Direttore Generale, la Vicedirettrice generale, i Direttori generali aggiunti e il Seguito Papale e dell’Osservatore Permanente e, successivamente, ha effettuato una breve visita in Piazza della Tolleranza, presso cui ha innaffiato un albero di ulivo, simbolo della pace.
Poi, accompagnato dal Direttore generale, il Pontefice ha raggiunto la Sala I, dove, introdotto dal Direttore generale, che Gli ha consegnato il Libro della Pace, ha pronunciato il Suo discorso, nel quale si è interrogato su che cosa significhi “essere umani”, sottolineando che “Anzitutto, l’uomo è colui che viene concepito e nasce”, quindi “ essere umani significa, in primo luogo, essere figli” e, come tali, tutti, “fratelli e sorelle”, “in una comunione di vita che ha nella famiglia la sua sorgente e il primo contesto educativo”.
In secondo luogo, essere uomini, per il Santo Padre , vuol dire: “nascere nudi e bisognosi , indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto, cioè di tutto quel che nutre il corpo e lo spirito, condizione che viene dimenticata”, per cui “la vita non viene più concepita come dono, ma come merce” e “Non è più vista come un richiamo alla cura e alla responsabilità, ma un prodotto da sfruttare”.
In terzo luogo, ha sottolineato Papa Leone XIV, “fare memoria della nostra comune umanità significa riconoscere che essa è magnifica, cioè piena di potenzialità, seppur segnata da molti mali e ingiustizie”, come la guerra , in cui “la scienza stessa è posta a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere”.
A tal riguardo, il Pontefice ha evidenziato: “Il Preambolo della Costituzione dell’UNESCO si apre con parole che conservano una sorprendente attualità , come abbiamo visto nel “Muro della Pace” : “Poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace”. Queste parole furono scritte all’indomani della Seconda Guerra Mondiale: la tragedia più devastante del secolo passato. L’umanità aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze. Gli Stati fondatori dell’UNESCO compresero che i trattati sono necessari, ma non sufficienti in sé. Essi richiedono una cultura e un impegno condiviso per la pace che li sostengano. La pace non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte. La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volontà retta può riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come sé stessi”.
A ciò, ha posto in rilievo il Santo Padre, si aggiunge “il paradosso dell’Intelligenza artificiale”, ovvero: “Mentre l’”intelligenza” viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non più produttive, respinte e scartate”, inducendoci a riflettere “sulla fragilità della nostra natura umana e sull’immensa dignità di ogni persona umana, una dignità che rimane intatta anche nelle circostanze più vulnerabili, fino alla morte stessa, che non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace, ma che , al contrario, richiede cura amorevole in ogni fase della vita”.
Dunque , ha evidenziato Papa Leone XIV, “sebbene l’Intelligenza Artificiale sia in grado di correlare dati, non può rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana, che affonda le sue radici nell’esperienza vissuta”, pertanto ha esortato la comunità internazionale nel suo insieme a dedicare particolare attenzione alla tutela dei bambini e dei giovani, poiché , “nell’era digitale, la loro vulnerabilità non deve mai diventare occasione di sfruttamento” e “le nuove tecnologie debbono sostenere la loro crescita, la loro formazione e le loro relazioni, salvaguardando la loro libertà di pensare e di discernere, e rimanendo sempre al servizio della dignità della persona umana”.
Quindi, il Pontefice ha illustrato in sintesi gli alti compiti educativi e scientifici dell’UNESCO, evidenziando: “Nel lavoro paziente di costruzione della pace. Rispetto alle molte e complesse urgenze del nostro tempo, il mondo guarda alle istituzioni internazionali con sentimenti contrastanti. Da una parte, esse sono chiamate a rispondere a sfide che nessuno Stato può affrontare da solo. Dall’altra, le medesime istituzioni sperimentano una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all’azione anziché una risorsa per la pace, come una forma d’ipocrisia anziché un’opportunità per cercare insieme il bene. Davanti a queste derive, occorre promuovere una virtù che appare oggi tanto rara quanto desiderata: la fiducia; fiducia che le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia; fiducia che il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da sé. La Santa Sede desidera infondere questa fiducia nell’UNESCO, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell’autentico progresso, che unicamente la pace può garantire. Non si tratta di predicare un ottimismo ingenuo, che ignori le difficoltà, bensì di perseverare nella speranza che il bene è sempre possibile. Ogni figlio che nasce porta con sé una speranza. Ogni uomo e donna che dedica la propria vita alla ricerca della verità compie un atto di speranza. L’UNESCO testimoni dunque questa speranza favorendo l’intesa tra le Nazioni, mediante il dialogo tra le rispettive culture. Crediamo, infatti, che l’educazione sia lo strumento per superare reciproche paure e che la scienza possa servire la vita di ogni essere umano, seminando nel presente il buon raccolto del futuro. Questa fiducia alimenta la nostra speranza nella carità, cioè nel servizio per il bene del prossimo: dedicandoci tutti con coerenza alla nostra magnifica umanità potrà finalmente fiorire la pace”.
Infine, a conclusione del Suo discorso, il Santo Padre ha sottolineato come le tradizioni religiose abbiano il compito di collaborare a quest’opera, così come le religioni, che “ esprimono le nostre domande sull’origine della vita e sulla sua fine, elaborando il senso primo e ultimo dell’esistenza, che si riflette nelle scelte quotidiane”, auspicando che , tale incontro “rafforzi l’impegno di ciascuno a lavorare instancabilmente, affinché la consapevolezza di appartenere a un’unica umanità si faccia più viva, operosa e retta”.
Al termine del Suo intervento, Papa Leone XIV , ha salutato il personale dell’UNESCO e si è recato in auto alla Cattedrale di Notre-Dame , dove ha presieduto la Celebrazione dei Vespri con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Consacrati, le Consacrate e i Seminaristi, non prima di un giro a piedi tra i circa 300 mila fedeli presenti.
Accolto dall’arcivescovo metropolita di Parigi, Mons. Ulrich, il Pontefice, ha ricevuto da Mons. Olivier Ribadeau-Dumas, Rettore Arciprete della Cattedrale , la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione e, dopo aver attraversato la navata centrale per raggiungere la cappella del Santissimo Sacramento, si è raccolto in preghiera davanti alla Corona di spine di Cristo, pronunciando poi, nel corso delle celebrazioni, dopo il Rito del Lucernario, l’Indirizzo di saluto dell’Arcivescovo Metropolita di Parigi, i Riti di introduzione, l’Inno, la Salmodia e la Lettura Breve, la Sua omelia, incentrata sulla ricostruzione della Cattedrale, in seguito all’incendio del 2019, emblema della missione stessa della Chiesa, ovvero: “accogliere la periferia che si trova già nel suo cuore, il lontano che in realtà è già vicino, l’estraneo nel quale Cristo già sta bussando alla porta”, ma anche “innalzare la preghiera e la lode di Dio , rinnovando nell’Eucaristia il Sacrificio redentore di Cristo”.
Poi, rivolgendosi alla comunità ecclesiale, il Santo Padre ha esortato “ad avere cura che le celebrazioni liturgiche siano sempre vissute con dignità e decoro, anche laddove si radunano comunità più piccole” ; a “coltivare un autentico amore per la liturgia”; a “essere testimoni e servitori della vocazione profetica, sacerdotale e regale dell’intero popolo di Dio” e a non trascurare mai la preghiera personale , fondamento essenziale di ogni vocazione”.
Così, ha sottolineato Papa Leone XIV, “La Cattedrale di Notre-Dame diventa il segno di una comunità che dà lode al Signore e che vive l’ospitalità non come gesto occasionale, ma come la forma stessa della propria esistenza, in modo che tutti possano sentirsi a casa, senza più essere oppressi né emarginati in un mondo che cambia”, invitando pastori e consacrati e consacrate “a essere i primi custodi di questa casa aperta, pietre vive di una Chiesa che spera e non teme il futuro”, “espressione limpida della divina maternità della Chiesa che, testimoniando l’amore di Dio, ricompone e guarisce la famiglia umana”.
Concluse le celebrazioni, il Pontefice ha raggiunto l’esterno della Cattedrale per un momento di preghiera con i fedeli presenti , dopo cui ha fatto ritorno in Nunziatura.
In serata, il Santo Padre ha concluso la prima giornata del Suo Viaggio Pastorale in Francia, presiedendo la veglia di preghiera con gli 80 mila giovani riunitisi allo Stade de France di Saint-Denis.
Papa Leone XIV, nel corso dell’evento, scandito da canti e da una rappresentazione della storia cristiana della Francia, ha dialogato con alcuni giovani e risposto alle domande di questi ultimi sulla fede e il discernimento della vocazione e ha pronunciato la Sua meditazione, in cui ha sottolineato come la vera libertà si trovi nel rapporto con Gesù e nello scegliere il bene , che “dà la vita, non la toglie mai”, che “si prende cura, non prende per sé” , che “non è un bel concetto, ma il volto raggiante dell’amore: è Dio in persona”, e la pace, perché, “di fronte alle forze che dividono, l’unica arma di combattimento per il cristiano è l’amore che si dona”.
La mattina di sabato 26 settembre, il Pontefice si è recato in visita al Centro di accompagnamento e integrazione sociale “Maison Bakhita”, dove è stato accolto dall’Arcivescovo Metropolita di Parigi, Mons. Laurent Ulrich, dalla Direttrice del Centro e dalla coordinatrice dell’incontro.
All’interno del Centro, il Santo Padre ha svelato una placca commemorativa e , dopo aver ascoltato le parole di benvenuto della Direttrice e le testimonianze di un rifugiato afghano, di una assistita dell’Associazione À Bras Ouverts e di una assistita dell’Associazione Aux Captifs la Libération, ha pronunciato il Suo saluto, nel quale, soffermandosi sulla figura di Santa Giuseppina Bakhita, ha esortato “a vedere chi non è visto, a riscattare chi oggi l’economia e la cultura rendono schiavo, a onorare la dignità infinita di ogni fratello e sorella, nei quali Gesù stesso bussa alla nostra porta”, ricordando, come affermato nella Sua Esortazione Apostolica “Dilexi te”, “che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo”.
Infine, Papa Leone XIV, ha sottolineato: “Nessuno è così povero da non avere qualcosa da dare; nessuno è così ricco da non avere qualcosa da ricevere. C’è vita in abbondanza dove il limite di ciascuno si apre alla misteriosa presenza degli altri, nei quali è l’Altro per eccellenza, il Dio della vita, a farsi vicino. Questo non nega la fatica che il peccato ha introdotto nella storia, ma ci aiuta a non restarne prigionieri. Noi annunciamo che la redenzione è possibile, è iniziata, è in corso e ci coinvolge, come membra vive del Corpo di Cristo”, esortando a continuare “a testimoniare quella cura gli uni degli altri che, attraverso l’accoglienza fraterna, i percorsi formativi, il dialogo con la città, eleva lo spirito e umanizza il mondo”.
A seguire, lasciato il Centro di accompagnamento e integrazione sociale “Maison Bakhita”, il Pontefice si è recato in auto all’Institut Catholique de Paris, per partecipare all’incontro con i membri dell’Assemblea sinodale provinciale , i Catecumeni e i Neofiti.
Accolto dal Card. Jean-Marc Aveline, Arcivescovo Metropolita di Marsiglia e Presidente della Conferenza Episcopale Francese, dall’Arcivescovo Metropolita di Parigi, Mons. Laurent Ulrich, dal Rettore dell’Istituto, Rev. Emmanuel Petit, dal Presidente del Consiglio di amministrazione e dal Parroco di Saint-Joseph-des-Carmes, il Santo Padre ha raggiunto l’Auditorium Georges Bernanos attraverso il percorso dei martiri del 2 settembre 1792, dove si è raccolto in preghiera davanti alla targa che ricorda le vittime del massacro del convento dei Carmes ,avvenuto durante la Rivoluzione francese.
Poi, entrato in Auditorium, dopo il canto e le parole di benvenuto dell’Arcivescovo Metropolita di Parigi, la consegna dell’ Instrumentum Laboris dell’Assemblea ecclesiale provinciale e le testimonianze di un neocatecumeno, di un neofita e di un’accompagnatrice dei catecumeni, Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo discorso, nel quale ha parlato del fenomeno in aumento in Francia di giovani e adulti che chiedono i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, pur in una società fortemente secolarizzata, evidenziando come ciò sia il “segno tangibile dell’opera della grazia di Dio, che va oltre le analisi statistiche e sociologiche” e “contraddice ogni atteggiamento disfattista e quello che Papa Francesco chiamava “pessimismo sterile””.
Il Pontefice ,quindi, ha esortato la Chiesa ad accompagnare i percorsi di “iniziazione” con vicinanza, compassione e tenerezza pastorale, riconoscendo , accogliendo e custodendo , “la piccola fiamma che lo Spirito Santo ha acceso nell’oscurità della notte, il piccolo seme che aspira a crescere anche in mezzo ai rovi” e si è soffermato sul rischio del “vuoto post-battesimale”, ovvero il momento successivo al Battesimo, per evitare il quale è necessario integrare pienamente i neofiti nelle comunità e nelle assemblee oranti e offrire loro “uno spazio familiare e una formazione il più possibile integrale, capace di abbracciare i diversi aspetti della vita cristiana e favorire l’unificazione fra la loro fede e la loro vita”, senza dimenticare l’iniziazione e l’introduzione alla vita liturgica della Chiesa, in quanto essa “non può essere intesa come una realtà “successiva” alla catechesi, nella quale applicare quanto è stato appreso lungo il percorso”, ma come “parte del cammino stesso di conversione e di preparazione ai Sacramenti”, in cui un ruolo fondamentale è svolto dai formatori e dagli operatori pastorali, in grado di “assumere lo stile del “camminare insieme”, consistente nel “rispettare il ritmo dell’altro, procedendo con gradualità, attenzione e in un accompagnamento fraterno”.
Al termine dell’incontro, il Santo Padre si è recato in Nunziatura Apostolica, da cui ,nel primo pomeriggio , ha raggiunto in auto Place Charles-de-Gaulle per celebrare la Santa Messa votiva di Maria Vergine, fonte della Salvezza, percorrendo in Papamobile il tragitto fino alla piazza, lungo cui ha salutato gli 800mila fedeli presenti.
Conclusa la Liturgia della Parola, Papa Leone XIV ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, soffermandosi sulle Letture odierne (Ez 47,1-2.8-9.12, Sal 132,1, Gv 19,30-34), ha sottolineato come nel cuore di ogni uomo vi sia “una sete di senso, di verità e di compimento”, che solo Dio può placare, tramite Gesù, il Buon Pastore, che “ ci guida, come il pastore guida le sue pecore, verso la fonte della felicità e della pace” e che “Conosce ciascuno e ciascuna di noi per nome” e ai cui occhi, “nessuno di noi è un numero su una carta d’identità, né un codice identificativo, ma una persona, una persona unica e insostituibile”.
Da qui, il Pontefice ha invitato i fedeli francesi, “eredi di una lunga e bella storia santa in Francia”, ad abbeverarsi, a loro volta, a questa stessa fonte, “che è il cuore trafitto di Gesù”, per “riscoprire un orizzonte luminoso, costruire una nazione rinnovata a partire dalle sue radici irrigate dalla fede” e “a non tenere la fede in Gesù Cristo solo per sé stessi, ma a lasciarla traboccare per dissetare e colmare le persone che si incontrano , così da portare la speranza là dove regnano lo scoraggiamento e l’aridità spirituale, diventando fonte di vita, grazie al legame esistenziale con Cristo e comunicando questa stessa vita al prossimo”.
Infine, a conclusione dell’omelia, ricordando i primi martiri di Francia, come Blandina, Potino, Ireneo; i santi fondatori e le sante fondatrici di Ordini religiosi, i santi vescovi come Martino e Francesco di Sales, “gli uomini e le donne dal cuore sensibile ai bisogni del prossimo come Vincenzo de’ Paoli , Federico Ozanam, Giovanna Jugan” e “quanti oggi continuano a impegnarsi a favore della vita, della famiglia, della verità, della pace, della fraternità, della giustizia,” il Santo Padre ha rivolto a Dio la Sua preghiera, affinché, con l’intercessione di Maria, “l’acqua viva dello Spirito Santo si diffonda su tutta la Francia” e , in particolare, sui giovani, sui catecumeni e i neofiti, perché “ Il dono dello Spirito Santo ne faccia dei testimoni, pronti a diffondere la civiltà dell’amore” e “faccia sgorgare sorgenti di acqua viva in seno al Popolo di Dio e faccia fiorire ovunque in Francia i germogli della fede, della speranza e della carità”.
Terminata la Santa Messa, l’Arcivescovo Metropolita di Parigi, Mons. Laurent Ulrich ha rivolto a Papa Leone XIV alcune parole di ringraziamento, cui è seguito lo scambio dei doni.
Congedatosi, alle 17: 00, il Pontefice ha raggiunto in auto l’Aeroporto internazionale di Parigi Orly, da dove, alle 17: 59 , è partito alla volta di Lourdes, seconda tappa del Suo Viaggio Pastorale.
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