di Federica Marengo giovedì 24 settembre 2026

-Sale ancora la tensione tra gli USA e l’Iran. Ieri, il Presidente iraniano Pezeshkian, nel suo intervento all’81ma Assemblea Generale dell’ONU, ha ribadito che Teheran “non si piegherà mai” agli Stati Uniti e a Israele, mostrando le foto di “bambini uccisi dalle bombe lanciate da Washington e Gerusalemme” e l’immagine dell’Ayatollah Ali Khamenei, ucciso in un raid israelo-americano a fine febbraio.
Immediata la reazione della delegazione degli Stati Uniti, che ha lasciato l’aula dell’Assemblea a discorso di Pezeshkian non ancora finito, nel quale, quest’ultimo, rispondendo alle dichiarazioni del Presidente USA Trump, intervenuto il giorno precedente nel corso dell’assise al Palazzo di Vetro, ha lanciato accuse agli USA e a Israele, affermando: “Ieri Trump ha dichiarato che siamo terroristi, noi siamo vittime di terrorismo. Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani del regime israeliano, ma agli ispettori (dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Aiea) viene chiesto di venire in Iran. Israele uccide, ma è l’Iran ad essere sanzionato. Questa è una vera tragedia, che farebbe ridere chiunque”, per poi aprire comunque al dialogo: “Non dobbiamo permettere che il XXI secolo regredisca a un’epoca dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia. L’Iran tende la mano al mondo. Siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza”.
Il Presidente USA Trump, nelle ore precedenti, nel suo discorso, aveva chiesto di riaprire completamente lo Stretto di Hormuz e aveva minacciato Teheran di annientarla in caso di mancata accettazione di un accordo, nonostante il previsto incontro tra funzionari statunitensi e iraniani a New York(il primo dall’inizio della guerra, a febbraio), suscitando , a sua volta, la reazione della delegazione iraniana che aveva abbandonato la sala dei lavori dell’Assemblea ONU.
Tuttavia, a margine dell’Assemblea, vi è stato comunque un passo avanti nell’ambito dei rapporti diplomatici tra gli USA e l’Iran, con il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che ha incontrato gli inviati statunitensi per illustrare loro le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ovvero: la revoca immediata del blocco navale americano, lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero e la fine delle ostilità sui diversi fronti della regione.
Inoltre, il Segretario di Stato USA ,Rubio, commentando l’esito del suddetto colloquio, lo ha definito “Positivo, pur senza svolte decisive”, avvertendo al contempo i ribelli Houthi filo-iraniani dello Yemen, che nelle ultime settimane minacciano il passaggio navale di Bab el-Mandeb aggravando le tensioni sui flussi petroliferi mondiali.
Lo stesso Pezeshkian, poi, ha incontrato a New York anche il Presidente del Consiglio Ue, Costa, che in un post social ha così commentato l’incontro: “Ho avuto un colloquio franco e approfondito con il Presidente dell’Iran Pezeshkian. Ho sottolineato che il dialogo è l’unica via per risolvere i conflitti e garantire una pace duratura nella regione. Ho chiesto la fine degli attacchi iraniani contro i paesi vicini e il pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Ho esortato l’Iran a riprendere la cooperazione con l’Aiea. L’UE è pronta a sostenere tutti gli sforzi diplomatici in corso”.
Sempre sul fronte diplomatico, passo avanti anche nei rapporti tra Teheran e Kiev, alla luce del bilaterale tra il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi , per discutere di misure reciproche per prevenire un ulteriore aggravamento delle tensioni tra i due Paesi, ma anche della situazione in Medio Oriente e in Europa e degli sforzi di pace in corso, con l’Ucraina che ha ribadito “il sostegno a un rapido ripristino della pace e della stabilità in entrambe le regioni”.
Al riguardo, secondo i siti della dissidenza iraniana, Iran International e Iran Wire , un membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano avrebbe fatto sapere che i parlamentari iraniani avrebbero presentato una mozione di impeachment contro il ministro degli Esteri Abbas Araghchi per i colloqui con funzionari Usa, in quanto, a loro dire, Araghchi “non era autorizzato a condurre negoziati con funzionari americani” e “i contatti si sono svolti al di fuori del quadro delle politiche della Repubblica islamica” e per questo “Il ministro dovrà comparire davanti al Parlamento al suo ritorno dal viaggio e spiegare su quali basi si è svolta questa conversazione con la controparte americana”.
A ciò, si aggiunge che un consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, Yahya Rahim Safavi , in un video diffuso dall’agenzia di stampa Fars, avrebbe affermato: “Poiché il conflitto si è ormai esteso dal Golfo Persico e dallo Stretto di Hormuz al Mar Rosso con gli Houthi è possibile che, in risposta a un’eventuale guerra, questo fronte si estenda ulteriormente, fino all’Oceano Indiano e persino oltre”.
In merito agli Houthi, i quali hanno avvertito gli USA che “Un intervento americano nello Stretto di Bab el Mandeb sarebbe considerato una “linea rossa”” e che, “Se gli Stati Uniti osassero sostenere l’Arabia saudita con raid o appoggio aereo, sarebbero considerati come obiettivi tutti gli interessi americani nella regione” ,la Protezione Civile dell’Arabia Saudita ha emesso allerte per rischio attacchi sulla Mecca e altri siti sensibili in Arabia Saudita, come l’area nord-occidentale di Tabuk, le zone di Gedda e Yanbu ,affacciate sul Mar Rosso e l’area meridionale di Taif, poi successivamente cessato.
La coalizione a guida saudita ha confermato in un post social del portavoce che sono stati intercettati sei missili balistici lanciati dagli Houthi dello Yemen, volti a colpire le città saudite di Taif e Yanbu, sottolineando che “Verranno affrontate con fermezza escalation e violazioni da parte della milizia terroristica Houthi”.
Intanto, a parlare quest’oggi all’Assemblea ONU sarà il Premier israeliano Netanyahu , che ,alla vigilia della partenza, annunciando in un video diffuso dal suo ufficio che riserverà delle “sorprese” nel suo discorso, ha dichiarato: “Parto stasera per New York per difendere, dal podio delle Nazioni Unite, Israele e i soldati delle Forze di Difesa Israeliane. Sentite le terribili bugie che vengono diffuse lì. Combatterò contro le menzogne, combatterò per la verità, per i nostri soldati, per il nostro Paese”.
Previsto anche il discorso del Presidente palestinese Abu Mazen, collegato in videoconferenza, non avendo ricevuto dagli USA il visto di ingresso per il secondo anno consecutivo.
Il Presidente Abu Mazen ha espresso la volontà di uno Stato palestinese democratico, non militarizzato e che viva in pace al fianco dello Stato di Israele.
Per l’Italia, invece, ad intervenire all’Assemblea ONU, nelle scorse ore, è stato il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Tajani, che, auspicando un ruolo di mediatrice per la pace della Cina sia per la guerra in Medio Oriente che per la guerra in Ucraina, in un passaggio del suo discorso, ha sottolineato: “Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto. Difendere la libertà di navigazione significa difendere il commercio, l’occupazione, la crescita e il dialogo, perché dove le merci possono circolare liberamente, è meno probabile che circolino le armi. I Paesi del Golfo -secondo Tajani- devono rilanciare il dialogo e chiedere all’Iran di abbandonare qualsiasi forma di minaccia nucleare e ogni politica aggressiva nei confronti degli altri Paesi della regione”.
Per la Santa Sede, il Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, ha partecipato alla riunione ministeriale della “Global Alliance for the Implementation of the Two-State Solution”, ribadendo, nel suo intervento che: “La soluzione dei due Stati, basata su confini sicuri e riconosciuti a livello internazionale, è l’unico percorso praticabile ed equo verso una pace giusta e duratura” e che “La Santa Sede continua a sostenere i diritti inalienabili del popolo palestinese, compreso il diritto all’autodeterminazione, nonché la loro legittima aspirazione a vivere in libertà, sicurezza e dignità all’interno di uno Stato indipendente e sovrano”.
Per la Francia, il Presidente Macron , in un’intervista ad Abc News, ha dichiarato che la Francia è pronta a partecipare a un’operazione internazionale nello Stretto di Hormuz, purché abbia un mandato chiaro e carattere esclusivamente difensivo, per proteggere alcune capacità e rendere possibile il transito, ma che non intende entrare in uno scontro con l’Iran.
Sempre nell’ambito dell’81ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come anticipato da Axios e Channel 12, il Board of Peace per Gaza voluto dal Presidente USA Trump ha annunciato in una riunione con i Paesi membri del Board, altri Stati interessati e con gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, un piano di ricostruzione della Striscia da 2,45 miliardi di dollari per 6 mensili che prevede 66 progetti, come alloggi temporanei e iniziative per la ripresa economica.
L’Alto Rappresentante per Gaza del Board of Peace, Mladenov,ha sollecitato il sostegno al piano, pur riconoscendo che le discussioni con Israele al riguardo non sono agevoli , data l’imminenza delle elezioni nel Paese, ma ha rilevato dei progressi.
A tal proposito, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, in un’intervista ad Al Jazeera, affermando di “Non avere riscontrato alcun atteggiamento positivo da parte di Israele riguardo alla seconda fase del piano Trump”, ha detto: “Le fazioni palestinesi hanno adottato un atteggiamento responsabile in merito alla consegna delle armi, un comportamento che merita di essere apprezzato. Attendiamo un segnale positivo da parte di Israele riguardo al dispiegamento della Forza internazionale di stabilizzazione a Gaza. L’espulsione dei palestinesi dalle loro terre è una linea rossa che non permetteremo venga superata. La sicurezza dell’Arabia Saudita è parte integrante della sicurezza regionale e l’Egitto è al fianco del Regno e le relazioni con la Siria stanno progredendo e abbiamo intenzione di visitare Damasco. Non vi sono punti di disaccordo , ma occorre risolvere la questione dei combattenti stranieri. Per quanto riguarda la Somalia, abbiamo intrapreso un’azione diplomatica per contrastare il riconoscimento, da parte di Israele, del cosiddetto Somaliland. In Sudan deve esserci un processo politico puramente sudanese, senza alcuna ingerenza esterna”.
Stando ai dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad) occorrerebbero 71,5 miliardi di dollari per la ricostruzione della Striscia di Gaza e questa cifra potrebbe aumentare qualora venissero registrati ulteriori danni.
Secondo lo studio, “Il settore abitativo rappresenta la categoria di danni più ingente e la principale voce di spesa per la ricostruzione, con danni estesi alle strutture scolastiche e sanitarie, con oltre la metà degli ospedali e dei presidi sanitari di base fuori servizio, mentre meno dell’1,5% dei terreni agricoli di Gaza è rimasto accessibile e non danneggiato, accrescendo così la dipendenza dagli aiuti umanitari. Infine, dall’ottobre 2023, il 92% delle attività economiche di Gaza ha subito danni o è stato distrutto”.
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