di Federica Marengo lunedì 11 maggio 2026

-Nella giornata di venerdì 8 maggio, primo anniversario della Sua elezione al soglio pontificio, Papa Leone XIV, si è recato in Visita Pastorale a Pompei e a Napoli.
Partito alle 8:00 dall’eliporto vaticano, il Pontefice è arrivato intorno alle 8:52 al Santuario di Pompei, dov’è stato accolto dall’Arcivescovo Prelato di Pompei, Delegato Pontificio per il Santuario, Mons. Tommaso Caputo e dalle autorità civili.
A seguire, il Santo Padre ,si è recato a piedi alla sala Luisa Trapani dell’area meeting, dove ha incontrato la realtà del “Tempio della Carità”, che accoglie persone in situazioni di disagio, di cui ha ascoltato le testimonianze, dopo il messaggio di saluto rivoltoGli da Mons. Caputo.
Successivamente, Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo discorso, in cui ha ricordato le Opere di carità del Santuario di Pompei , “dove si sperimenta ogni giorno la potenza della Risurrezione di Cristo che, nell’amore, rigenera i cuori alla vita buona del Vangelo” e, il fondatore di quest’ultimo e , apostolo del Rosario, Bartolo Longo, canonizzato lo scorso 19 ottobre, di cui ha detto: “Quando San Bartolo giunse per la prima volta a Valle di Pompei, vi trovò una terra afflitta da tanta miseria, abitata da pochi contadini molto poveri, funestata dalla malaria e dai briganti. Egli seppe vedere, però, in tutti, il volto di Cristo: nei grandi e nei piccoli, e in particolare negli orfani e nei figli dei carcerati, a cui fece sentire, con la sua tenerezza, il palpito del cuore di Dio. A chi poi gli diceva che i suoi giovani erano destinati alla stessa sorte dei loro genitori, rispondeva che l’amore può spingere al bene anche i ragazzi più difficili e che, in ogni campo d’azione, solo la carità assicura vittorie certe, grandi e definitive. Aveva ragione, e lo ha dimostrato facendo di questo luogo, con fede e con impegno, un centro di vita cristiana e di devozione a Maria Santissima conosciuto in tutto il mondo”.
Poi, citando Papa S. Giovanni Paolo II, Papa Leone XIV, si è soffermato sulla preghiera del Rosario, evidenziando: “Posto simbolicamente a fondamento del Santuario e della città, esso è il motore nascosto che rende possibile tutto il resto. Raccomando perciò a tutti voi di tenere sempre viva e di diffondere questa antica e bellissima devozione, grazie alla quale, contemplando i Misteri della vita di Gesù con gli occhi semplici e materni di Maria, “quanto Egli ha operato” penetra nei nostri cuori e trasforma la nostra esistenza”.
Quindi, rivolgendosi a religiosi , laici e ai bambini, il Pontefice ha detto: “Fratelli e sorelle, sacerdoti, religiose e religiosi, coniugi impegnati nelle Case Famiglia, educatori, volontari, sia questo il vostro programma di vita: essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio. Così alimenterete, con gesti e parole, la fiamma d’amore che San Bartolo ha acceso e sarete, nel servizio, nel dialogo e nella vita di fede, modelli credibili e guide sapienti per questa meravigliosa gioventù. E a voi bambini, ragazzi e giovani, raccomando di avere fiducia in chi, con amore, si prende cura della vostra crescita, e ancora di più , e sempre nella vostra vita , di confidare in Gesù, il Figlio di Dio, crocifisso e risorto, che ci salva e ci libera, l’Amico che non ci abbandona né ci respinge mai, il Fratello che ci comprende e che cammina sempre con noi. Lasciatevi coinvolgere e spingere dalla gioia che viene dalle sue parole e dai suoi esempi, e annunciatela a tutti. Il nostro mondo ne ha tanto bisogno, e voi, che ben la conoscete, potete esserne, con la vostra freschezza, i testimoni più convincenti”.
Infine, il Santo Padre ha concluso il Suo discorso dicendo: “Questo è un luogo di grazia, in cui la Madonna del Rosario e San Bartolo riuniscono uomini e donne di ogni età, provenienza e condizione, per portarli all’unica Fonte di quell’amore universale che solo può dare al mondo serenità e concordia: per portarli a Dio. Stringiamoci a Lui, mentre gli affidiamo, per le mani di Maria, l’umanità intera, sicuri che, con l’aiuto della sua grazia, niente potrà fermarci nel compiere il bene e la speranza in un futuro di pace, qui e ovunque, avrà il suo compimento. Grazie per quello che fate! Andate avanti con generosità e fiducia. Vi assicuro il mio ricordo nella preghiera, vi raccomando all’intercessione della Madre del Cielo e di San Bartolo e vi benedico tutti di cuore. Regina del Santo Rosario di Pompei, prega per noi!”.
Lasciata la sala Luisa Trapani dell’area meeting, Papa Leone XIV , ha raggiunto in auto il Santuario di Pompei, salutando lungo la via i fedeli e le fedeli presenti e , qui, è stato accolto dal Rettore, Mons. Pasquale Mocerino, che Gli ha porto il Crocifisso da venerare e l’acqua per l’aspersione e ha incontrato e salutato i fedeli , gli Ammalati e le persone con disabilità, cui ha rivelato: “Che bella giornata! Quante benedizioni il Signore ha voluto dare a tutti noi oggi! Io mi sento il primo benedetto per poter venire qui al Santuario della Madonna nel giorno della Supplica, in questo anniversario. Grazie a tutti voi per essere qui!”.
Poi, dopo la venerazione delle spoglie di S. Bartolo Longo, il saluto ai Vescovi presenti e ai sacerdoti del Santuario, ai quali ha ricordato “la vicinanza di Maria e la gioia di essere battezzati discepoli di Gesù Cristo, chiamato a portare nel mondo la presenza del Signore”, il Pontefice si è recato in Piazza Bartolo Longo per la celebrazione della Santa Messa, nel corso della quale , proclamato il Vangelo, ha tenuto la Sua omelia.
Il Santo Padre, ricordando l’opera di S. Bartolo Longo, che , centocinquant’anni fa eresse il Santuario, attorno al quale si sviluppò una vera e propria “città mariana”, segno di fede e carità, ha parlato anche della preghiera del Rosario , definita “un atto d’amore”, “capace di riportare il cuore a Gesù e all’Eucaristia”, di “accompagnare la vita quotidiana dei fedeli e di custodire la memoria dei Misteri di Cristo, procedendo mai disgiunta dalla carità concreta”, come mostrato dall’esempio dello stesso San Bartolo Longo, che aiutò, tra gli altri, orfani e figli di carcerati e che, ancora oggi ispira le Opere del Santuario, dove trovano sostegno i più piccoli e i più deboli.
In ultimo, Papa Leone XIV ha rivolto un appello per la pace, sottolineando: “La pace nasce dentro il cuore. Lo stesso Pontefice (San Giovanni Paolo II), nell’ottobre 1986, aveva radunato ad Assisi i leader delle principali religioni, invitando tutti a pregare per la pace. In diverse occasioni anche recenti, sia Papa Francesco che io abbiamo chiesto ai fedeli di tutto il mondo di pregare per questa intenzione. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Da questo Santuario, la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica. Gesù ci ha detto che tutto può ottenere la preghiera fatta con fede. E San Bartolo Longo, pensando alla fede di Maria, la definisce “onnipotente per grazia”. Per sua intercessione, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo. Fratelli e sorelle, nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore, questa potenza divina dell’amore che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui!”.
Al termine della celebrazione, a mezzogiorno, il Pontefice, ha recitato la Supplica alla Madonna di Pompei, composta nel 1883 da San Bartolo Longo, seguita dalle parole di ringraziamento dell’Arcivescovo Prelato di Pompei e Delegato Pontificio per il Santuario, Mons. Tommaso Caputo e dallo scambio di doni.
Nel primo pomeriggio, il Santo Padre è decollato dall’area meeting del Santuario di Pompei ed è atterrato a Napoli, presso la Rotonda Diaz, da dove, dopo essere stato accolto dal Card. e Arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia e dalle autorità civili, ha raggiunto in auto il Duomo per incontrare il clero e i consacrati e le consacrate, rivolgendo prima un saluto a braccio a quanti lo attendevano all’esterno.
Qui, dopo l’Adorazione del Santissimo Sacramento, il saluto del Cardinale e Arcivescovo ,Domenico Battaglia, la scambio dei doni, la preghiera e la lettura di un brano del Vangelo, Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo discorso, nel quale , soffermandosi sul racconto evangelico dei due discepoli di Emmaus, ha invitato i religiosi e le religiose a non scoraggiarsi di fronte alla fatica del ministero e ai problemi che affliggono la vita delle persone e le comunità in una città come Napoli, “dai mille colori”, “ricca di bellezza” , in cui convivono tradizione e modernità, ma anche segnata da “tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza”.
“In questo contesto”, ha sottolineato il Pontefice: “L’agire pastorale è chiamato a una continua incarnazione del messaggio evangelico, perché la fede cristiana professata e celebrata non si limiti a qualche evento emotivo ma penetri profondamente nel tessuto della vita e della società. Il peso, però, soprattutto per i presbiteri, è grande. Penso alla fatica di ascoltare le storie che vi vengono consegnate, di intercettare quelle più nascoste che hanno bisogno di venire alla luce, di perseverare nell’impegno di un annuncio evangelico che possa offrire orizzonti di speranza e incoraggiare la scelta del bene; penso alle famiglie affaticate e ai giovani spesso disorientati che vi proponete di accompagnare, e a tutti i bisogni, umani, materiali e spirituali, che i poveri vi affidano bussando alle porte delle vostre parrocchie e delle vostre associazioni. A ciò si aggiunge, spesso, un senso di impotenza e di smarrimento quando constatiamo che i nostri linguaggi e il nostro agire sembrano non adeguati alle nuove domande e sfide di oggi, specialmente dei più giovani. Il carico umano e pastorale è certamente alto, rischia di appesantire, di logorare, di esaurire le nostre energie, e a volte può essere ancora più aggravato da una certa solitudine e dal senso di isolamento pastorale. Per questo abbiamo bisogno di cura. Anzitutto la cura della vita interiore e spirituale, alimentando costantemente la nostra relazione personale con il Signore nella preghiera e coltivando la capacità di ascoltare ciò che si agita dentro di noi, per fare discernimento e lasciarci illuminare dallo Spirito. Ciò richiede anche il coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo, per non ridurre il ministero a una funzione da svolgere”.
Inoltre, il Santo Padre, ricordando Papa Francesco, ha esortato i religiosi e le religiose alla “fraternità concreta e al superamento di ogni forma di individualismo”, chiedendo loro di ascoltarsi, camminare insieme , creare “una sinfonia di carismi e ministeri” e passare da “una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone”, evidenziando come, “in una città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non possa prescindere da “una presenza concreta e solidale, che coinvolga tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici”.
Infine, Papa Leone XIV , affidando tutti all’intercessione di Maria , Vergine Assunta e madre premurosa e di San Gennaro, Santo Patrono della città, ha invitato, ancora una volta, religiosi e religiose e laici a non avere paura , a non scoraggiarsi e ad essere , per la Chiesa e per Napoli, “testimoni di Cristo e seminatori di futuro”.
Al termine dell’incontro, salutati alcuni collaboratori della Curia Diocesana, il Pontefice , si è diretto in auto a Piazza del Plebiscito per l’incontro con la Cittadinanza.
Qui, dopo un giro in Papamobile, il saluto alla Comunità dei Padri Minimi e ad alcune autorità presenti nella Basilica di San Francesco di Paola, il Santo Padre, ha ascoltato le parole di benvenuto del Cardinale e Arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, il saluto del sindaco della città, Gaetano Manfredi, le testimonianze di due giovani ed ha assistito a un momento di spettacolo animato dalla Pastorale giovanile, per poi pronunciare il Suo discorso.
Papa Leone XIV ha evidenziato come , nella città di Napoli vi sia “un anelito di giustizia e di bene”, nonostante essa sia ferita da povertà, diseguaglianze sociali, disoccupazione, dispersione scolastica , violenza e criminalità, e come tale anelito non debba essere soffocato dalla rassegnazione, invitando, per questo, Chiesa, Istituzioni e società civile a fare rete, al fine di costruire una città più giusta e solidale, che non resti una semplice “cartolina per visitatori”, ma “un cantiere aperto dove si costruisce una pace concreta, verificabile nella vita quotidiana delle persone”.
Una pace, ha proseguito il Pontefice, “che parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie”, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte concrete di giustizia , costituendo così un’alternativa alla violenza.
E ancora, il Santo Padre ha sottolineato come Napoli sia “una piattaforma di dialogo interculturale e religioso”, in cui l’accoglienza dei migranti e dei rifugiati è vissuta “non come emergenza ,ma come opportunità di incontro e di arricchimento reciproco”, soprattutto grazie “al lavoro della Caritas diocesana, che ha anche trasformato il Porto di Napoli da semplice luogo di approdo a segno vivo di accoglienza, integrazione e speranza”.
In ultimo, Papa Leone XIV ha rivolto un appello a coinvolgere e a “riconoscere spazio, fiducia e responsabilità ai giovani”, affinché non siano “semplici destinatari del cambiamento ma protagonisti, che contribuiscano in modo creativo alla costruzione del bene”, citando ad esempio: l’esperienza del Museo Diocesano Diffuso, “dove tanti si impegnano a custodire e raccontare il patrimonio culturale e spirituale della città con linguaggi nuovi e accessibili”; “i giovani che, negli oratori, si dedicano con passione all’educazione dei più piccoli, diventando punti di riferimento credibili e testimoni di relazioni sane” e “i numerosi volontari ,che si spendono nei servizi di carità, nelle iniziative sociali e nei percorsi di accompagnamento delle fragilità”, “segni concreti di una Chiesa giovane e di una città che può rigenerarsi”, con audacia, passione ed entusiasmo.
Poi, dopo l’Atto di affidamento alla Vergine Maria e la Benedizione, il Pontefice ha salutato e ringraziato i presenti, lasciando in auto Piazza del Plebiscito per raggiungere la Rotonda Diaz, da dove, congedatosi dalle autorità civili, alle 18:53, è partito in elicottero per rientrare in Vaticano.
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