di Federica Marengo martedì 5 maggio 2026

-Mentre proseguono a fatica la tregua e i negoziati tra USA e Iran per porre fine alla guerra, lo Stretto di Hormuz, è al centro di una nuova escalation.
Ieri, infatti, gli USA hanno annunciato l’attuazione di un’operazione , chiamata “Project Freedom”, volta a liberare il passaggio alle navi bloccate da settimane nello Stretto di Hormuz e due cacciatorpediniere statunitensi sono state colpite da Teheran.
Tuttavia, l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando centrale degli Stati uniti, ha smentito che missili da crociera e droni iraniani abbiano colpito unità navali e commerciali statunitensi e ha aggiunto che Teheran ha anche inviato sei imbarcazioni veloci contro le navi commerciali, ma che le forze degli USA hanno aperto il fuoco e le hanno distrutte.
In seguito a ciò, Teheran ha accusato gli USA di aver colpito imbarcazioni civili e di aver ucciso 5 persone.
Inoltre, il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha fatto sapere che l’Iran ha lanciato droni contro una petroliera nello stretto di Hormuz, dichiarando: “Prendere di mira il traffico marittimo commerciale e utilizzare lo Stretto di Hormuz come strumento di coercizione economica o ricatto rappresenta un atto di pirateria da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane”.
Sempre negli Emirati Arabi Uniti , attaccato da Teheran un polo energetico nel quale si è sviluppato un incendio.
Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti , nelle scorse ore, ha reso noto che i sistemi di difesa aerea stanno contrastando gli attacchi missilistici e dei droni provenienti dall’Iran, mentre una condanna per tali raid condotti da Teheran è stata espressa dall’Ue, dal Pakistan, dal Canada , dalla Francia e dall’Italia.
L’Iran , poi, ha attaccato anche l’Oman.
Quest’oggi, invece, secondo quanto riportato dalla Cbs, che cita funzionari della Difesa USA, due cacciatorpediniere della Marina statunitense hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e sono entrate nel Golfo, dopo aver schivato un bombardamento iraniano.
Teheran ha smentito ciò e , a seguire, l’agenzia iraniana Fars, che cita una fonte informata, ha fatto sapere che le due navi mercantili statunitensi sono rimaste bloccate nella parte rocciosa meridionale dello Stretto di Hormuz, vicino alla costa dell’Oman, e che “non hanno modo di proseguire o tornare indietro”
L’Agenzia Fars ha anche precisato che la parte meridionale della costa dello Stretto di Hormuz, vicino alle due isole di Musandam e Al-Khail, “non ha le caratteristiche geografiche per diventare un corridoio marittimo e il passaggio delle navi attraverso queste zone rocciose e poco profonde è rischioso”.
Intanto, ieri, il Presidente USA Trump, in un’intervista a Fox News, ha avvertito: “Gli iraniani sono molto più malleabili che in passato, dimostrano flessibilità , vista la pressione americana. O fanno un accordo in buona fede o le operazioni militari riprenderanno. L’operazione militare, o chiamatela come vi pare, in Iran sta andando molto bene. Teheran ,non avrà mai l’arma nucleare. Se ci fosse la persona sbagliata al mio posto, avremmo la Terza Guerra Mondiale”.
Stamane, durante un evento nello Studio Ovale, Trump, che ha attaccato nuovamente Papa Leone XIV, a pochi giorni dalla visita a Roma e in Vaticano del segretario di Stato USA, Rubio, ha ribadito : “L’operazione militare contro l’Iran è una “scaramuccia”, perché “Teheran non ha chance, non le ha mai avute. Sa quello che non deve fare per non violare la tregua. Stiamo portando l’Iran al fallimento e io spero che fallisca, perché io voglio vincere. Abbiamo imposto loro delle sanzioni enormi. Scott Bessent ha fatto un ottimo lavoro. Abbiamo imposto sanzioni che nessuno ha mai visto prima. Stanno fallendo. La loro valuta non vale niente. L’inflazione è probabilmente al 150%, il dato reale è il 150%. Non pagano i loro soldati. Non possono pagare i loro soldati. Il denaro non vale niente. Dovrebbero fare la cosa giusta. Dovremmo fare questa cosa, perché non vogliamo andare lì e uccidere gente. Davvero, non voglio uccidere persone fantastiche. Conosco la gente, ho tanti amici iraniani di New York e di altri posti da anni, sono persone fantastiche. Non voglio ucciderli. L’Iran vuole fare un accordo. E chi non vorrebbe, non hanno più nulla. Quello che non mi piace dell’Iran è che parlano con me con grande rispetto e poi vanno in tv e dicono che non mi hanno parlato”.
Infine, rispondendo a una domanda sul suo viaggio in Cina per incontrare il Presidente Xi Jinping, previsto per la prossima settimana, il Presidente Trump ha affermato: “Ho un ottimo rapporto con il Presidente Xi. E’ una persona straordinaria e andiamo molto d’accordo. E’ diverso da come era una volta. Ricava circa il 60% del suo petrolio dagli iraniani e credo che sia stato molto rispettoso. Non siamo stati sfidati dalla Cina. Grazie a me credo che sia stato molto rispettoso”.
Proprio a Pechino , si è recato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, per incontrare domani l’omologo cinese, Wang Yi, con cui discuterà dei legami bilaterali tra Teheran e Pechino e degli sviluppi regionali e internazionali.
Araghchi, in un post social, ha scritto: “Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie allo sforzo cortese del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbe fare gli Emirati Arabi Uniti. Project Freedom è un progetto senza sbocco”.
Il segretario americano alla Difesa, Hegseth, che ha evidenziato come “Il blocco navale nello Stretto di Hormuz rimanga pienamente in vigore” e come la missione Project Freedom sia una missione difensiva e temporanea” e “separata dall’operazione Epif Fury”, nel corso della consueta conferenza stampa, ha invitato il mondo “a farsi avanti” nella difesa dello Stretto di Hormuz, sottolineando: “ Il Presidente è stato disposto a intraprendere questa missione, inviare navi, inviare cacciatorpediniere, fornire questo scudo di protezione rosso, bianco e blu e incoraggiare il mondo a farsi avanti, perché in definitiva, questa via d’acqua è molto più cruciale per il resto del mondo e devono avere la capacità di difenderla. Al momento, sappiamo di avere una corsia di passaggio sicura attraverso la quale le navi commerciali possono navigare. Se l’Iran non è disposto a rispettare la sua parte dell’accordo o a raggiungere un’intesa, allora il Dipartimento della Guerra è pronto, carico e schierato. Speriamo che non si debba arrivare a questo punto, ma l’ammiraglio Cooper e le nostre forze sono in una posizione e pronte a partire. Non verranno inviati aerei o truppe nelle acque territoriali o sul terreno in Iran per liberare lo Stretto di Hormuz”.
Nella medesima conferenza stampa, il Capo di Stato maggiore congiunto americano, Dan Caine, ha detto: “Il Comando centrale continua a lavorare per identificare e mitigare qualsiasi minaccia al di là di Project Freedom. Il Centcom e il resto delle forze congiunte restano pronti a riprendere importanti operazioni di combattimento contro l’Iran, qualora ricevessero l’ordine di farlo. Nessun avversario dovrebbe confondere la nostra attuale moderazione con una mancanza di determinazione. Da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, l’Iran ha attaccato le forze americane più di dieci volte. Sono stati tutti episodi al di sotto della soglia che comporterebbe la ripresa di attacchi su vasta scala in questo momento. Definire tale soglia costituisce una decisione politica”.
Quanto a Teheran, l’agenzia Fars, ha riferito che l’Iran ha lanciato “un nuovo avvertimento” alle compagnie assicurative marittime internazionali e agli armatori, sottolineando che ,per passare lo stretto di Hormuz , serve il permesso di Teheran, precisando in una nota: “Vanno utilizzate esclusivamente le rotte designate dall’autorità marittima della Repubblica Islamica dell’Iran nello Stretto di Hormuz, e l’Iran non si assume alcuna responsabilità di garantire il passaggio sicuro su qualsiasi altra rotta. L’Iran declina ogni responsabilità per la sicurezza delle navi che non hanno ottenuto un permesso di transito. Per passare è necessaria l’autorizzazione dell’Iran. Se vi fossero incidenti, sarebbero inevitabili interruzioni del traffico e potenziali problemi ambientali, e l’Iran cercherà di recuperare i costi di queste interruzioni e dei potenziali danni ambientali dai proprietari della nave e dal carico”.
Il capo della Magistratura iraniana, Gholamhossein Ejei, a sua volta, in un post social, ha dichiarato: “Qualsiasi azione che comprometta la sicurezza nello Stretto di Hormuz incontrerà un forte ostacolo e una dura risposta da parte dei soldati della Repubblica Islamica dell’Iran. L’era dell’ordine imposto dall’estero nelle acque del Golfo Persico è giunta al termine. La Magistratura non risparmierà alcun supporto legale per difendere la sovranità e il controllo dell’Iran sullo Stretto”.
Il portavoce del Ministero iraniano degli Esteri, Esmaeil Baghaei, però, non esclude la possibilità di un accordo con gli USA, e ha dichiarato: “Diamo priorità alla fine della guerra, per ora, durante i colloqui con gli Stati Uniti, e non perderemo tempo su questioni troppo complesse da consentire il raggiungimento di un accordo. Non cederemo mai alle pressioni e terremo i colloqui con gli Stati Uniti in un clima di sfiducia e di sospetto per via delle loro aggressioni”.
Secondo l’agenzia Tasnim, Baghaei ha invitato gli Stati del Golfo Persico a “smettere di chiedere sicurezza alle potenze ultraregionali, poiché la presenza militare degli Stati Uniti nella regione non fa altro che generare instabilità e mettere in pericolo i Paesi che ospitano le basi americane”.
Ma, per il media di opposizione Iran International , che cita “informazioni esclusive” , vi sarebbero tensioni tra il governo e i comandanti militari. Il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian, infatti, sarebbe “estremamente irritato” con il comandante del Corpo della Guardie Rivoluzionarie, Ahmad Vahidi, per gli attacchi con missili e droni di ieri contro gli Emirati, definendoli un atto “irresponsabile”, compiuto senza che il governo ne fosse a conoscenza.
Iran International spiega che “Di fronte al deterioramento della situazione e alla possibilità che il Paese torni in guerra, Pezeshkian ha chiesto un incontro immediato e “d’emergenza” con la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ,per chiedergli di fermare gli attacchi dei Pasdaran verso i Paesi del Golfo, per informarlo che esiste ancora una breve finestra di opportunità per salvare l’accordo di cessate il fuoco attraverso un’azione diplomatica urgente e chiedere di poter informare i mediatori internazionali della disponibilità di Teheran a tornare al tavolo dei negoziati”.
Sul fonte diplomatico, continua la mediazione del Pakistan, il cui ministro degli Esteri, Ishaq Dar ha detto: “Le consultazioni per porre fine alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran proseguono; siamo fiduciosi di poter compiere progressi significativi nei negoziati. L’obiettivo, è arrivare a un accordo vantaggioso per entrambe le parti”.
In campo per la mediazione, anche il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty , che ha sentito i suoi omologhi di Arabia Saudita, Oman, Kuwait e Bahrein, e l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff, per discutere della situazione nella regione e che, secondo un portavoce, “Ha sottolineato l’importanza cruciale della prosecuzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran”, mettendo in guardia dalle “gravissime ripercussioni di una continua escalation che rischia di far precipitare l’intero Medio Oriente nel caos, con conseguenze che si ripercuoterebbero sulla sicurezza e la stabilità internazionali” ed evidenziando “le gravi ripercussioni economiche delle attuali tensioni”.
Il ministro Abdelatty ha poi ribadito “la necessità di garantire la libertà di navigazione nelle rotte marittime internazionali, pilastro della stabilità economica e commerciale globale” e ha espresso la “piena solidarietà dell’Egitto con i fratelli Stati del Golfo”.
Secondo la Cnn , che cita una fonte israeliana, però, “Israele starebbe coordinando le proprie azioni con gli Stati Uniti per la preparazione di una potenziale nuova ondata di attacchi mirati contro l’Iran, che si concentrerebbe sulle infrastrutture energetiche e sull’uccisione mirata di alti funzionari. L’intenzione sarebbe quella di condurre una breve campagna volta a fare pressione sull’Iran ,affinché faccia ulteriori concessioni nei negoziati”.
Sempre secondo la Cnn, “La maggior parte di questi piani era già ampiamente preparata e pronta per essere eseguita alla vigilia del cessate il fuoco di inizio aprile”.
Nel frattempo, secondo i dati interni della Commissione europea, al 5 maggio , i prezzi del gas sulla piazza olandese Ttf hanno registrato un aumento del 51% rispetto al 27 febbraio, data d’inizio del conflitto con l’Iran , attestandosi oggi a 48 euro/MWh. Il prezzo del petrolio è di 114 dollari Usa al barile, in rialzo del 57% rispetto al 27 febbraio, quando il prezzo del petrolio si attestava a 72 dollari al barile, mentre il gas a 32euro/MWh.
In Libano, continuano gli ordini di evacuazione e gli attacchi da parte dell’Idf sui villaggi del Libano meridionale, dove ,nelle scorse ore ,sono state uccise 17 persone, per un totale da giovedì scorso di 101 morti.
Hezbollah ha rivendicato in un comunicato sei attacchi contro soldati e carri armati israeliani, dichiarando di aver lanciato un missile e droni contro truppe e mezzi dell’Idf a Bayyada, Kaouzah, Rchaf, Khallet Raj e nel villaggio di Marjeyoun.
L’Idf ha risposto bombardando Kafra e Jibchit, dopo aver emesso un avviso di evacuazione per gli abitanti e l’artiglieria israeliana ha colpito anche Zaoutar el-Sharkiye e Mansouri.
Secondo il quotidiano libanese Al-Akhbar, il Presidente libanese , Aoun, ritiene che non sia il momento opportuno per incontrare il Premier israeliano Netanyahu, poiché “prima di poter prendere in considerazione la possibilità di un incontro, è necessario raggiungere un accordo sulla sicurezza e far cessare gli attacchi israeliani”.
Per Al-Akhbar, Aoun , inoltre , avrebbe affermato che “non si può tornare indietro dal percorso negoziale, perché non c’è altra scelta. Gli obiettivi prefissati si basano sul ritiro di Israele dai territori libanesi e sulla restituzione dei prigionieri, diritti che il Libano rivendica da anni”.
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