di Federica Marengo lunedì 20 aprile 2026

-La mattina di giovedì 16 aprile, Papa Leone XIV, lasciato l’Arcivescovado, ha raggiunto l’Aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen,per partire alla volta di Bamenda capoluogo della regione anglofona del Nord-Ovest del Camerun, dove, atterrato all’aeroporto, è stato accolto da alcune autorità locali.
Successivamente, direttosi alla Cattedrale di San Giuseppe per l’Incontro per la pace con la Comunità di Bamenda, il Pontefice vi è entrato insieme con l’Arcivescovo di Bamenda, Mons. Andrew Nkea Fuanya e qui, dopo il Canto d’ingresso, le parole di benvenuto dello stesso Arcivescovo , il Canto della corale e alcune testimonianze, ha tenuto il Suo discorso, nel quale , parlando delle crisi e degli scontri verificatisi nel Paese, il Santo Padre ha elogiato le comunità cristiane e musulmane e l’impegno per la pace dei rispettivi leader religiosi , che si sono uniti e hanno fondato un Movimento per la Pace, attraverso il quale cercano una mediazione tra le parti avverse.
Al riguardo, Papa Leone XIV ha sottolineato: “Gesù ci dice: “Beati gli operatori di pace!”. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso. Sì, miei cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo! Bamenda, tu oggi sei la città sul monte, splendida agli occhi di tutti! Sorelle e fratelli, siate a lungo il sale che dà sapore a questa terra. Non perdete il vostro sapore, anche negli anni a venire! Fate tesoro di quanto vi ha avvicinati e avete condiviso nell’ora del pianto. Facciamo tutti tesoro di questo giorno in cui siamo venuti insieme ad impegnarci per la pace! Siate olio che si riversa sulle ferite umane”.
Quindi, ringraziando le donne, laiche e religiose , che si prendono cura delle persone traumatizzate dalla violenza della guerra, il Pontefice ha detto: “I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine. È un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell’inversione a U , la conversione , che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! Sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare. Guardiamoci negli occhi: siamo già questo popolo immenso! La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come nostro fratello e come nostra sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa, questo meraviglioso pianeta di cui le antiche culture per millenni si sono prese cura”.
Infine, giunto a conclusione del Suo discorso, il Santo Padre, citando l’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium” di Papa Francesco, sull’importanza della missione, ha evidenziato: “Serviamo insieme la pace!. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivelano l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri”. Così, il mio Predecessore, ci ha esortati a camminare insieme, ognuno nella propria vocazione, allargando i confini delle nostre comunità, con la concretezza di chi comincia dal proprio lavoro locale per arrivare all’amore del prossimo, chiunque e ovunque sia. È la rivoluzione silenziosa di cui voi siete testimoni! Come ha detto l’Imam, ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa, e che tutti stiamo ancora cercando di amarci gli uni gli altri! Andiamo avanti senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme!. Camminiamo insieme, nell’amore, cercando sempre la pace!”.
A seguire, uscito sul sagrato della Cattedrale di San Giuseppe, Papa Leone XIV , insieme con i rappresentanti della comunità di Bamenda, ha liberato sette colombe in segno di pace e ha pronunciato un breve discorso, pregando che la pace di Dio scenda su tutta l’umanità.
Terminato l’incontro , il Pontefice si è diretto in auto all’Arcivescovado di Bamenda per il pranzo.
Nel pomeriggio, raggiunto l’Aeroporto di Bamenda, il Santo Padre , che ha salutato i fedeli durante il Suo giro a bordo della papamobile, ha celebrato ivi la Santa Messa e, dopo i riti di Accoglienza e la Liturgia della Parola, ha pronunciato la Sua omelia, nella quale ha parlato delle problematiche interne del Paese , “Spesso alimentate dall’odio e dalla violenza”, cui si aggiunge “Il male causato dall’esterno”, da coloro che “In nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo”, invitando, nonostante ciò, a ricordare che “Dio è novità e ci rende persone coraggiose che, sfidando il male e costruiscono il bene e a “cambiare”, a “trasformare” la storia del Paese, a “ ricostruire, a comporre nuovamente il mosaico dell’unità, mettendo insieme le diversità e le ricchezze del Paese e del Continente” , per edificare “una società in cui regnino la pace e la riconciliazione”.
In ultimo, al termine della Sua omelia, il Santo Padre, accompagnando con la preghiera e , benedicendo la Chiesa locale , con i tanti sacerdoti, missionari, religiosi e laici che lavorano “per essere fonte di consolazione e di speranza”, affidati “all’intercessione di Maria Santissima, Regina degli Apostoli e Madre della Chiesa”, ha espresso un monito, evidenziando: “ La consolazione per i cuori spezzati e la speranza nel cambiamento della società sono possibili se ci affidiamo a Dio e alla sua Parola. Il richiamo dell’Apostolo Pietro, però, dobbiamo sempre conservarlo nel cuore e riportarlo alla nostra memoria: obbedire a Dio, non agli uomini. Obbedire a Lui, perché Lui solo è Dio. E questo ci invita a promuovere l’inculturazione del Vangelo e a vigilare con attenzione, anche sulla nostra religiosità, per non cadere nell’inganno di seguire quei percorsi che mescolano la fede cattolica con altre credenze e tradizioni di tipo esoterico o gnostico, che in realtà hanno spesso delle finalità politiche ed economiche. Solo Dio libera, solo la sua Parola apre sentieri di libertà, solo il suo Spirito ci rende persone nuove che possono cambiare questo Paese”.
Concluse le celebrazioni, l’Arcivescovo di Bamenda, Mons. Andrew Nkea Fuanya, ha ringraziato Papa Leone XIV, che ,dopo essersi congedato da alcune autorità locali, è ripartito per Yaoundé, dove è atterrato, per poi fare ritorno in Nunziatura Apostolica.
La Sala Stampa vaticana ha riferito di un incontro, avvenuto in serata, tra il Pontefice e dodici rappresentanti di gruppi islamici del Camerun.
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