di Federica Marengo lunedì 16 marzo 2026

-Nella diciassettesima giornata della guerra degli USA e di Israele all’Iran, proseguono gli attacchi incrociati tra le parti. A Teheran, nella notte , vi sono stati numerosi attacchi israelo-americani in diversi quartieri , che hanno causato incendi di molteplici edifici. Attaccate anche altre città iraniane, tra cui: Shiraz e Tabriz.
Secondo quanto riferito dalle forze di Tel Aviv, l’Aeronautica militare israeliana ha distrutto, con un attacco mirato, l’aereo della defunta guida suprema iraniana, Ali Khamenei ,nell’aeroporto di Mehrabad, sottolineando che: “L’aereo veniva utilizzato dal leader del regime terroristico iraniano, da altri alti funzionari e da elementi delle forze armate iraniane per promuovere gli acquisti militari e gestire le relazioni con gli Stati dell’asse della resistenza( Libano, Iraq, Yemen) attraverso voli nazionali e internazionali” e che “La distruzione dell’aereo danneggia la capacità della leadership del regime terroristico iraniano di coordinarsi con gli Stati dell’asse, di rafforzare la propria potenza militare e la capacità del regime di riprendersi”.
Le forze iraniane, invece, continuano a colpire Israele e i Paesi del Golfo, come gli Emirati Arabi Uniti, dove è stato colpito il porto di Fujairah, provocando un incendio a causa del quale sono state temporaneamente sospese le attività di carico del petrolio.
Raid aerei iraniani sono stati registrati anche in Arabia Saudita , Qatar e Dubai, dove il lancio di un drone sull’aeroporto ha causato un incendio e la conseguente sospensione dei voli.
Continuano anche gli attacchi delle forze israeliane sul Libano, dove, quest’oggi, Tel Aviv ha lanciato l’operazione di terra “limitata e mirata” contro posizioni chiave di Hezbollah e per rafforzare la zona di difesa avanzata , garantendo “lo smantellamento delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nell’area, al fine di rimuovere le minacce e creare ulteriore livello di sicurezza per i residenti del nord di Israele”.
Il ministro degli Esteri israeliano, Saar ha smentito che il governo di Tel Aviv abbia in programma colloqui diretti con Beirut nei prossimi giorni. Tuttavia, il Times of Israel ha rilanciato la notizia di possibili colloqui, volti a raggiungere l’intesa sul cessate il fuoco e il disarmo di Hezbollah.
Secondo il ministero della Salute libanese, ad oggi, sono circa 850 i morti e 2.105 i feriti e la Croce Rossa ha lanciato l’allarme per l’emergenza sfollati , arrivati a 900 mila; oltre un milione, per le autorità libanesi.
Intanto, nelle scorse ore, il Presidente USA Trump, ai giornalisti e giornaliste, presenti sull’Air Force One, nel volo di ritorno a Washington dalla Florida, riguardo lo Stretto di Hormuz, da cui passa un quinto delle forniture mondiali di gas e petrolio, e la richiesta a sette Paesi che usufruiscono maggiormente delle esportazioni di formare una coalizione per garantire il passaggio attraverso lo Stretto , ha dichiarato : “Chiedo con insistenza di intervenire e proteggere il proprio territorio, perché è il loro territorio, è da lì che traggono la loro energia e dovrebbero aiutarci a proteggerlo. Si tratta di un’impresa di modesta entità, perché le capacità missilistiche e dei droni iraniani sono state decimate. Abbiamo ricevuto alcune risposte positive, ma anche alcune persone che preferirebbero non essere coinvolte. Penso che anche la Cina debba dare una mano, perché ricava il 90% del suo petrolio dallo Stretto di Hormuz”.
Il Presidente Trump, poi, ha aggiunto che il suo viaggio a Pechino, previsto dal 31 marzo al 2 aprile, per incontrare il Presidente Xi Jinping, potrebbe essere rimandato.
Quindi, tornando sulla questione Hormuz, in un’intervista al Financial Times, il numero uno della Casa Bianca ha avvertito che la Nato si troverà ad affrontare un futuro “molto negativo”, se gli alleati non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto , affermando: “E’ giusto che coloro che traggono benefici dallo Stretto contribuiscano a garantire che non accada nulla di male”.
Infine, Trump ha avvertito che potrebbe colpire nuovamente l’isola iraniana di Kharg e , questa volta, distruggerla completamente.
Una risposta alla richiesta di Trump è arrivata dagli alleati, a cominciare dal Premier britannico Starmer, che ha detto: “La riapertura dello Stretto di Hormuz, strategico per i commerci globali degli idrocarburi e non solo, non può essere affidata a una missione della Nato. Lasciatemi essere chiaro, questo non sarà e non è mai stata immaginata come una missione della Nato”, seguito dal cancelliere tedesco Merz, che , a margine del Consiglio Affari Esteri, svoltosi stamane a Bruxelles, ha dichiarato che non si tratta di una guerra della Nato.
Una linea, ribadita anche dall’Alta rappresentante per la Politica Estera Ue, Kallas, che ha affermato: “Lo stretto di Hormuz è fuori dal raggio d’azione della Nato. Ecco perché abbiamo l’operazione Aspides. Questa non è la guerra dell’Europa, il nostro focus è la distensione. L’Europa non ha interesse a una guerra prolungata. Non è la guerra dell’Europa, ma gli interessi dell’Europa sono a rischio, al Consiglio c’è stata una discussione su come proteggere le navi: abbiamo la missione Aspides ,ma non c’è appetito tra i 27 a inviare le navi sopra la linea di Muscat, nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra”.
La missione Aspides , di carattere difensivo, operativa dal 2024 al marzo 2027, alla quale partecipano 8 Paesi , tra cui l’Italia, ha come obiettivo quello di scortare i mercantili e presidiare il corridoio marittimo tra lo Stretto di Hormuz e il Canale di Suez.
Per l’Italia, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Tajani, in un punto stampa al Consiglio Affari Esteri, ha dichiarato: “L’Italia è Favorevole al rafforzamento della missione europea Aspides, che opera nel Mar Rosso, ma giudica complesso cambiare il mandato, per includere l’intervento nello stretto di Hormuz. Continueremo a lavorare in quella direzione, siamo disposti anche a rinforzare la missione Aspides e la missione Atalanta. Però ,non mi pare che siano missioni che si possono allargare allo stretto di Hormuz, anche perché sono missioni che hanno il compito uno di anti-pirateria e l’altra difensivo”.
Poi, in merito alla riunione dei ministri degli Esteri Ue, Tajani ha detto: “Abbiamo fatto un quadro della situazione generale, abbiamo ribadito l’impegno dell’Italia a mantenere fede agli accordi con la Nato, quindi i nostri militari rimarranno, anche se in forma ridotta, nelle basi Nato, anche dalla coalizione anti-Isis.È stato ridotto il numero dei militari visto gli attacchi, ma rimarremo lì per mantenere gli impegni che abbiamo preso. Abbiamo parlato anche dell’impegno per rafforzare il pilastro europeo della Nato, insomma una visione a 360 gradi e della voglia dell’Italia di essere protagonista all’interno della Nato”.
Il Vicepremier e ministro Tajani ha incontrato a Bruxelles, nel quartier generale della Nato , il segretario dell’Alleanza Atlantica, Rutte , con cui ha parlato della necessità di rafforzare le iniziative diplomatiche ed evitare un escalation in Medio Oriente.
In un post social, Tajani ha sottolineato: “L’Italia continua ad essere protagonista della NATO anche a sostegno dell’Ucraina e vuole giocare un ruolo di primo piano per rafforzare il pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica. In questo scenario internazionale, ho sottolineato come sia essenziale lavorare per consolidare il Fianco Sud dell’Alleanza e la cooperazione in materia di sicurezza con i Paesi del Golfo cui va la nostra solidarietà per gli ingiustificati attacchi dall’Iran”.
Dopo il drone che ieri ha distrutto un velivolo italiano in Kuwait, nel tardo pomeriggio di oggi, sulla base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti , con ogni probabilità appartenenti a razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani. Al momento, non si registrano feriti e il Ministro della Difesa, Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi) e con il comandante del contingente italiano di Unifil per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare e sulla situazione in corso.
A Bruxelles, si è anche svolta la riunione dei ministri dell’Energia, per discutere dei provvedimenti per ridurre il costo delle bollette dell’energia per le imprese e le fasce più deboli, dossier che sarà in agenda nel Consiglio Ue del 19 e 20 marzo.
Quest’oggi, durante la conferenza stampa da Washington, nella quale è stato confermato che il viaggio a Pechino per incontrare il Presidente Xi Jinping potrebbe slittare a causa dell’impegno americano nella guerra in Iran, il Presidente Trump ha fatto il punto della situazione, dichiarando: “La campagna contro l’Iran continua, oltre 7.000 obiettivi sono stati colpiti dall’inizio della guerra. Il regime di Teheran è stato distrutto. Oltre 100 imbarcazioni iraniane affondate nello stretto di Hormuz, di cui 30 posamine che sono ora in fondo al mare. Bisogna che i Paesi alleati ci aiutino nello stretto di Hormuz. Paesi che abbiamo sempre aiutato da minacce esterne. Vi stiamo proteggendo da 40 anni. Questi Paesi hanno bisogno del petrolio, quindi, non capisco perché non intervengono in nostro aiuto. L’Iran ha sempre usato lo Stretto come un’arma commerciale, ma stiamo parlando di una tigre di carta. Ho previsto molte cose per quanto riguarda la Regione, così come Osama Bin Laden: l’ho detto un anno prima che le Torri gemelle fossero abbattute, alla fine è successo, lo avevo predetto. In Venezuela abbiamo agito ed è andata bene, stiamo preservando quel petrolio, con l’intervento di grandi aziende; in quella terra c’è molto petrolio e le cose stanno andando bene”.
Successivamente, il Presidente Trump , definendo la questione della sicurezza dello stretto di Hormuz “un test” per gli alleati, ha evidenziato: “Non abbiamo bisogno di nessuno. Siamo la nazione più forte del mondo. E’ da anni che dico che, se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno”.
Sulla questione dello Stretto di Hormuz, il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, in un’intervista a Cnbc, ha detto: “Le navi iraniane hanno già iniziato a salpare e noi lo abbiamo permesso per rifornire il resto del mondo. Abbiamo visto navi indiane. Crediamo che navi cinesi abbiano attraversato lo Stretto. Il traffico di petroliere attraverso lo Stretto è crollato a causa degli attacchi dell’Iran alle navi mercantili nel Golfo Persico. Riteniamo che ci sarà un’apertura naturale da parte degli iraniani, e per ora ci va bene così. Vogliamo che il mondo sia ben rifornito”.
Poi, riguardo all’allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, Bessent ha così risposto alle critiche : “Cosa conta di più? Che il petrolio arrivi a 150 dollari al barile con Putin che si prende il 70% di quello o un petrolio che rimane tra i 95 e i 100 dollari?”.
Un no alla colazione per la difesa dello Stretto di Hormuz, è arrivato anche da Giappone , Australia, Francia, Corea del Sud, mentre Pechino, tramite il portavoce del ministero degli Esteri cinese, ha fatto sapere di essere in contatto con tutte le parti sulla situazione attuale e di “ impegnarsi a promuovere l’allentamento e il raffreddamento della situazione”.
L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, invece, ha reso noto che il governo israeliano non ha escluso l’ipotesi di inviare delle proprie unità navali in supporto alla Marina USA per la riapertura dello Stretto di Hormuz, e si aspetta che altri Paesi facciano altrettanto, in quanto si tratta di un problema che riguarda non solo Israele e gli Stati Uniti.
Dall’Iran, dove secondo la Tv di Stato iraniana, le autorità di Teheran hanno arrestato 500 persone accusate di “spionaggio a favore dei Paesi nemici”, ovvero Stati Uniti e Israele, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un post social, smentendo il Presidente USA Trump, riguardo la ricerca da parte dell’Iran di un accordo per porre fine alla guerra, ha sottolineato: “L’Iran non ha cercato né una tregua né negoziati. Tali affermazioni sono deliranti. Le nostre potenti forze armate continueranno a colpire, finché il presidente degli Stati uniti non capirà che la guerra illegale che sta imponendo sia agli americani sia agli iraniani è sbagliata e non deve mai essere ripetuta. Anche le vittime devono essere risarcite. I bombardamenti israeliani contro i depositi di carburante a Teheran violano il diritto internazionale e costituiscono un ecocidio. I residenti rischiano danni a lungo termine alla salute. La contaminazione del suolo e delle acque sotterranee potrebbe avere ripercussioni per generazioni”.
Il Presidente iraniano, Pezeshkian ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente francese Macron, che ha chiesto di porre fine immediatamente agli “inaccettabili” attacchi contro i Paesi del Golfo.
In ultimo ,il Viceministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh , in un’intervista a Sky News, ha avvertito gli Stati Uniti ,affermando che gli americani affronteranno “un altro Vietnam”, nel caso di invio di truppe di terra nel conflitto in Medio Oriente e ha sottolineato che “Un intervento di terra sarebbe del tutto illegale” ,ma di essere comunque pronti a difendersi e che l’Iran è disposto a combattere finché necessario e il Paese non è attualmente concentrato su una soluzione diplomatica.
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