di Federica Marengo mercoledì 28 ottobre 2026

-Nella giornata di ieri, si sono tenute in Israele le elezioni politiche , le prime dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e tre anni di guerra, che hanno registrato un’affluenza del 77,7%, record dal 1999.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) , che hanno votato in più di 890 seggi elettorali militari allestiti in tutto Israele, comprese le postazioni mobili presso basi militari, unità e zone di combattimento, hanno riferito che il 79,9% del personale militare ha esercitato il proprio diritto di voto, con un aumento del 6,2% rispetto alle precedenti elezioni.
Secondo i risultati con l’86% delle schede-buste regolari- scrutinate (mancano, invece, circa 650 mila buste doppie ancora da scrutinate ,ovvero, quelle che richiedono doppio controllo e arrivano dagli elettori non in sede, come soldati, diplomatici all’estero, persone ospedalizzate e detenuti) ,vi sarebbe una leggera prevalenza del blocco pro Premier uscente Netanyahu, rispetto al blocco delle opposizioni e degli altri partiti, ma senza il raggiungimento della maggioranza di 61 seggi necessaria per governare.
Infatti, il blocco pro Netanyahu ha raggiunto 53 seggi, contro i 48 dell’oppositore Eisenkot, seguito dai 19 seggi dei partiti arabo-israeliani e della Lista Comune e Ra’am.
Inoltre, il Likud, partito di Netanyahu, è il più votato con i seggi che sono così suddivisi tra i partiti: Likud, 26 seggi; Yashar, 21 seggi; Lista Unita, 12 seggi; Beyachad (Lapid-Bennett), 12 seggi; I Democratici, 8 seggi; Yisrael Beitenu, 7 seggi; Ra’am, 7 seggi; Ebraismo della Torah Unito, 7 seggi; Otzma Yehudit (Ben Gvir) 7 seggi; Shas, 7 seggi; Sionismo Religioso (Smotriche) e Zehut, 6 seggi.
Pertanto, la formazione del futuro governo sarà determinata dai partiti dell’opposizione e dalla disponibilità ad allearsi dei partiti arabi.
Ma vediamo quali saranno i prossimi passaggi per arrivare alla formazione di una coalizione atta a governare.
Dopo che la Commissione elettorale centrale ufficializza i risultati (avverrà il 4 novembre) e assegna i 120 seggi della Knesset, il Parlamento israeliano, il Presidente della Repubblica, Herzog, incontra tutti i partiti e raccoglie le indicazioni su chi può formare il governo, per poi affidare l’incarico al candidato ritenuto più idoneo, che ha 28 giorni per costruire una maggioranza di 61 deputati/deputate, almeno.
Tuttavia, il Presidente della Repubblica può concedere un’estensione di altri 14 giorni , qualora fosse necessario più tempo per un accordo.
Se il primo tentativo di formare un governo fallisce, il Presidente della Repubblica può affidare l’incarico a un altro componente della Knesset, che ha a disposizione altri 28 giorni per formare una coalizione.
Infine, se nessun candidato riesce a siglare un accordo, 61 componenti della Knesset possono proporre un nome, cui il Presidente della Repubblica affida l’incarico , della durata di 14 giorni, per formare un governo.
Se tale incaricato sigla l’intesa, presenta al Presidente della Repubblica Herzog la lista dei ministri e il programma. La Knesset, allora, vota la fiducia e ,se la coalizione ottiene la maggioranza in Parlamento (almeno 61 voti), il nuovo Esecutivo entra in carica, altrimenti, si procede con nuove elezioni.
Il Premier uscente Netanyahu , che ha frenato le coalizioni sull’ipotesi di un governo con i partiti arabi, rivendicando come il Likud si confermi partito di maggior peso all’interno della Knesset e, ribadendo l’esigenza di lavorare alla costruzione di un esecutivo stabile, ha dichiarato: “Attendiamo ancora i risultati veri, ma il Likud è il partito più grande d’Israele. Dobbiamo formare un ampio governo di destra nazionale, forte, e fare di tutto perché non venga formato un governo con il sostegno dei partiti arabi. Israele ha un’opportunità storica, unica, insieme al nostro partner, il Presidente Trump, di eliminare per sempre la minaccia esistenziale costituita dall’Iran”.
Il blocco dei partiti di opposizione, guidato da Gadi Eisenkot, ha espresso l’intenzione di allearsi con i partiti arabi, per nominare un nuovo Presidente della Knesset, incarico attualmente ricoperto da Amir Ohana, esponente del Likud.
A tal proposito, il Presidente della Lista Unita (che riunisce tre partiti arabi) Yousef Jabareen, che si è detto disposto a collaborare con un governo guidato dall’opposizione per destituire il Primo ministro israeliano Netanyahu, precisando di non voler entrare a far parte di tale coalizione, ha dichiarato: “Lo avevamo già preannunciato, avevamo detto che la Lista unita poteva arrivare a dieci seggi e anche di più. I risultati annunciano che siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo: una Lista unita forte, che ha in mano la possibilità di cambiare e che nessuno può permettersi di spezzare. Chiunque voglia offrire un’alternativa sostanziale e autentica al governo sanguinario di Netanyahu dovrà parlare con noi per spianare la strada al cambiamento che il popolo israeliano desidera ardentemente”, mentre il leader del partito arabo israeliano Ra’am, Mansour Abbas, ha detto: “Tutti insieme abbiamo ottenuto questo risultato. Trasformeremo questa forza elettorale in una forza politica influente. Siamo qui, non ai margini”.
Il leader dei Democratici, Yair Golan, invece, aperto alla collaborazione con i partiti arabi, ha commentato: “Il popolo si è espresso, ha bocciato il governo Netanyahu. Ci è stata offerta un’opportunità storica per instaurare un vero governo di cambiamento in Israele e non intendiamo lasciarcela sfuggire. Rappresentiamo un vasto pubblico che ha lottato nelle piazze per quattro anni, che ha lavorato per il partito e si è impegnato sul territorio per convincere la gente. Faremo tutto il possibile per garantire la formazione di un governo di questo tipo. Siamo pronti a collaborare con tutti i nostri partner, a colmare le lacune e ad assumerci le nostre responsabilità. Il popolo si è espresso. Ora tocca a noi fare il nostro lavoro”.
Il leader del partito israeliano, Sionismo Religioso, Smotrich, però, ha avvertito: “Vedo su alcuni schermi che gli arabi stanno festeggiando; ebbene, dico a voi e a loro: non permetteremo loro di festeggiare. Festeggiano ,perché pensano di riuscire a invertire la nostra rivoluzione degli insediamenti in Giudea e Samaria. Ebbene, dico loro: non ci riusciranno. Insediamenti ebraici sorgeranno a Gaza”.
In merito ai partiti arabi, il Likud, il partito del Premier uscente, Netanyahu , malgrado la smentita di presunti brogli di un funzionario della Cec, ha pubblicato una dichiarazione nella quale ha accusato i partiti arabi di aver “rubato le elezioni in Israele”, sottolineando: “Le elezioni in Israele sono state rubate dai partiti arabi che sostengono il terrore e l’eliminazione dello Stato ebraico attraverso gravi reati penali di corruzione, minacce, violenze, falsificazioni e l’uso di software illegali per mobilitare gli elettori” e ha annunciato di “avere iniziato a trasmettere alla polizia, allo Shin Bet e alla Commissione elettorale centrale (Cec) centinaia di testimonianze” e altre prove al riguardo, con la richiesta di una “indagine approfondita” e di “una risposta immediata della Commissione elettorale”.
Il Presidente israeliano, Isaac Herzog, che secondo i media vedrà Netanyahu e Eisenkot, per testare un governo di unità, ha dichiarato: “Dobbiamo fare di tutto, tanto più dopo la giornata di ieri, per evitare di dover ricorrere a ulteriori elezioni. Mi aspetto che chiunque arrivi qui per le consultazioni post-voto lo faccia con una mente aperta”.
Accuse, respinte dal leader della Lista Unita, Ahmad Tibi, che ,alla tv satellitare al-Jazeera, ha dichiarato: “Non ci sono state irregolarità durante le elezioni. Le accuse del Likud non sono altro che la retorica degli sconfitti. Ci sono persone in Israele che cercano di delegittimare i voti espressi per i partiti arabi. La Lista Unita ,che potrebbe ottenere 12 seggi alla Knesset , ha ottenuto una “vittoria travolgente”.
Da Bruxelles, un portavoce della Commissione europea ha così commentato i risultati delle elezioni in Israele, nel consueto incontro con la stampa: “L’Unione europea si congratula con il popolo israeliano per le elezioni di ieri, caratterizzate da un’elevata affluenza alle urne che testimonia la vivacità della democrazia in Israele. Ha ora inizio una fase di negoziati politici volta alla formazione del prossimo governo israeliano. L’Unione europea auspica di poter collaborare con il futuro governo, facendo leva sulle relazioni di lunga data che ci legano, sull’impegno condiviso verso i principi democratici e i valori comuni, nonché sulla volontà di rafforzare ulteriormente i contatti tra le persone. Il nostro approccio continuerà a basarsi su un dialogo franco e aperto, finalizzato a promuovere la cooperazione bilaterale, ad affrontare ogni questione di reciproco interesse e a lavorare congiuntamente per favorire la stabilità e la sicurezza nella regione, nonché una pace giusta e duratura”.
Dagli USA, invece, il Presidente Trump, rispondendo a una domanda dei giornalisti alla Joint Base Andrews, in Maryland, a margine di due comizi elettorali in Texas, per le Midterm, ha detto: “Dagli exit poll ho sentito che Netanyahu sta facendo molto bene. Penso che quando è arrivato il mio endorsement lo abbia aiutato molto. Mi giungono voci che sia andato molto bene; la situazione è piuttosto combattuta. Potrebbe essere in vantaggio, o in una situazione di parità. É ancora un po’ presto, ma mi dicono che in Israele figure di primo piano commentano con stupore: “Wow”, è andata molto meglio di quanto si pensasse”. Il risultato finale potrebbe essere una situazione di stallo o una vittoria, staremo a vedere”.
Per l’Italia, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Tajani, all’assemblea di Confindustria Energia, a Roma, ha detto: “Sulle elezioni politiche in Israele, vediamo i risultati finali. Io mi auguro che chiunque vada al governo lavori per la pace, per concludere questa stagione, che si trovi un accordo su Hormuz, che si trovi un accordo anche per garantire definitivamente la sicurezza di Israele, per dar vita a uno Stato palestinese che viva in pace con Israele, che riconosca Israele e sia riconosciuto da Israele”.
Infine, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Livia Ottolenghi, ha dichiarato: “Da osservatore esterno è presto per dare un giudizio complessivo dell’esito delle elezioni visto che non è ancora definitivo lo scrutinio del voto per posta. Tuttavia possiamo segnalare tre punti importanti: l’altissima affluenza al voto di tutti gli israeliani, compresa la fascia di popolazione araba, che ha partecipato per più dell’80%; la vivacità e la correttezza della democrazia israeliana sulla libera espressione del voto, esperienza impedita nella stragrande maggioranza dei paesi confinanti; bisognerà aspettare tutte le fasi successive perché le possibili combinazioni di governo sono innumerevoli”.
Nel frattempo, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita fonti informate, gli USA, attraverso canali diplomatici e militari, hanno avvertito diversi Paesi del Golfo “di una possibile breve e intensa campagna militare contro l’Iran dopo le elezioni americane di metà mandato”.
Inoltre , il quotidiano americano, riporta che “l’esercito USA sta inviando in Israele un ulteriore sistema Patriot dal Texas per rafforzare le difese missilistiche del Paese” e che “gli Stati Uniti hanno anche trasferito loro unità, spostandole dalle basi in Medio Oriente dove erano più vulnerabili, in preparazione di un’escalation, per cui le forze statunitensi nella regione si stanno rifornendo di munizioni, e i bombardieri e i caccia si stanno preparando per gli attacchi, mentre un ulteriore gruppo d’attacco di portaerei e un’unità di spedizione dei Marine sono pronti a unirsi a una flotta di circa altre 20 navi da guerra che opereranno in Medio Oriente il prossimo mese, anche se alcune navi potrebbero essere coinvolte in un avvicendamento”.
Quanto alla guerra tra Arabia Saudita e Houthi, quest’oggi, la coalizione guidata da Riad ha annunciato di aver intercettato e distrutto nelle prime ore del mattino un missile balistico lanciato dai ribelli Houthi dello Yemen e diretto verso la città occidentale di Taif.
L’allarme era stato lanciato dalla Protezione Civile saudita, che aveva diramato avvisi di allerta precoce per una potenziale minaccia ostile nelle province di Gedda e Yanbu, dichiarando, pochi minuti dopo, che il pericolo era rientrato in entrambe le aree.
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