di Federica Marengo giovedì 8 ottobre 2026

-La mattina di lunedì 27 settembre, alle 07:51, Papa Leone XIV è partito dall’Aeroporto di Tarbes-Lourdes-Pyrénées per Metz, città della Lorena, terza tappa del Suo quinto Viaggio Apostolico internazionale.
Arrivato alle 09:02 all’Aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine, il Pontefice è stato accolto dalle autorità locali, per poi raggiugere in auto il Centro congressi “Robert Schuman” , dove si è svolto il previsto incontro interreligioso.
Entrato nel Centro Congressi in compagnia di alcuni rappresentanti di altre religioni, ascoltata l’introduzione musicale e la lettura dell’Appello di Metz da parte dei rappresentanti dei culti, il Santo Padre ha pronunciato il Suo discorso, nel quale, ricordando Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea, cui è intitolato il Centro Congressi, “uomo di fede e di convinzioni” che “ seppe trasformare le vecchie linee di frattura in ponti di speranza per tutta l’Europa, diventando un vero ambasciatore dell’unità nella diversità”, ha sottolineato l’importanza del dialogo tra persone di religioni differenti, che “non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro”.
Quindi, citando Papa Francesco, Papa San Giovanni Paolo II e il filosofo Paul Ricœur, secondo cui il dialogo è “ la via attraverso la quale riconosciamo l’alterità come una promessa e non come una minaccia; è un’arte dell’incontro di cui il nostro mondo ha grande bisogno, agli antipodi dell’aggressività e della violenza”, Papa Leone XIV ha evidenziato: “Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole. Ciò comporta la responsabilità diretta di ciascuno di noi, in quanto custodi delle nostre rispettive tradizioni”.
Poi, il Pontefice ha proseguito rimarcando che la fecondità delle tradizioni religiose si esprime anche “nella loro capacità di proteggere, accompagnare e servire la vita”, poiché : “La grandezza di una civiltà non si misura dai suoi successi materiali, ma dal modo in cui circonda, protegge ed eleva la persona umana”.
Pertanto, ha concluso il Santo Padre: “Le religioni sono custodi della vita: esse ne affermano il valore sacro. La loro fecondità si manifesta nella presenza amorevole accanto alle persone più vulnerabili e più fragili. Servire la vita significa circondarla di cure, presenza e tenerezza, soprattutto nella prova, fino alla fine. A noi che siamo aperti alla trascendenza, spetta la missione di offrire punti di riferimento solidi, in particolare ai giovani, per costruire una comunione che rispetti e valorizzi la dignità di ogni persona umana”.
A seguire, Papa Leone XIV , si è spostato presso l’Auditorium del Centro congressi Robert Schuman, dove, accolto dal Presidente della Conferenza Episcopale, Card. Jean-Marc Aveline, e dal Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha tenuto il Suo intervento, dopo un’introduzione musicale, le parole di benvenuto del Presidente Macron e del Presidente della Conferenza Episcopale di Francia , la proiezione di un contributo video dedicato all’Europa e l’esecuzione dell’Inno Europeo.
Nel Suo discorso, il Pontefice, soffermandosi sulla storia e sull’identità dell’Europa contemporanea e sulla figura di due dei suoi fondatori, Robert Schuman e Alcide De Gasperi, ha sottolineato come essa non possa prescindere dal Cristianesimo, affermando: “Anziché essere un criterio confessionale esclusivo, il riferimento al debito della cultura europea verso il cristianesimo permette di comprendere meglio quanto l’apertura al trascendente sia sempre una dimensione costitutiva della persona umana e una fonte viva di civilizzazione. A questo proposito, l’articolo 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea riveste grande importanza. Incoraggia “un dialogo aperto, trasparente e regolare” con le Chiese, sempre nel rispetto e senza pregiudicare “lo status del quale godono” negli Stati membri. La laicità che regola la vita degli Stati non implica solo il carattere non confessionale delle istituzioni civili, ma presuppone una vera collaborazione tra le parti, così come il rispetto, da parte delle autorità statali e comunitarie, dell’autonomia delle Chiese e la promozione della loro libertà di organizzazione, di espressione e di culto. Si tratta di risalire alla fonte dei valori che costituiscono il fondamento della convivenza civile, cioè “i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello Stato di diritto”. Nel contesto multiculturale di oggi, l’affermazione dell’universalità di questi valori, essenziale per la sua sopravvivenza, passa anche attraverso una riscoperta delle proprie radici e attraverso l’apertura al dialogo con l’altro”.
In merito, parlando dei flussi migratori, il Santo Padre ha evidenziato: “L’Europa contemporanea, infatti, si trova di fronte a una nuova tappa della sua lunga storia di incontri, con l’arrivo sul continente di tanti uomini e donne in fuga da teatri di guerra e persecuzione, o in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà e dalla miseria. Come ho detto durante la mia recente visita alle isole Canarie, in Spagna: “La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Tutto questo non sarebbe però ancora sufficiente: accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie. Bisogna cogliere la portata storica di ciò che sta accadendo, vale a dire un incontro senza precedenti tra popoli e culture che chiama a una riscoperta creativa delle nostre radici e, allo stesso tempo, a un ascolto attento dell’altro. L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato”.
Poi, Papa Leone XIV ha proseguito, mettendo in evidenza tra gli insegnamenti di Schuman per l’Europa e per il mondo di oggi quello di “un profondo desiderio di pace”, da coltivare attraverso un “dialogo paziente”, “il coraggio della negoziazione” e “la prontezza nel sacrificare alcune posizioni per il bene superiore della pace”, riguardo cui ha sottolineato: “Certamente la ricerca della pace in Europa, così come nel resto del mondo, non deve essere confusa con un ingenuo irenismo. Al contrario, le parole di Schuman sono quanto mai attuali: “La pace mondiale non può essere salvaguardata senza sforzi creativi proporzionati ai pericoli che la minacciano”. Tuttavia, bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Favorire la pace è un’opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo “sforzi creativi” per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di “arginare l’emorragia della guerra” e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire”.
In ultimo, il Pontefice, sottolineando come, secondo Schuman, l’Europa sia “un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi, che “ si basa sul rispetto del diritto internazionale che, a differenza dei diritti nazionali, non può essere imposto con la forza da uno Stato, ma si fonda sul principio universalmente riconosciuto secondo cui pacta sunt servanda, in cui “Il diritto internazionale e il multilateralismo sottolineano l’eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all’origine di ogni conflitto”, ha rivolto un pensiero ai giovani, invitandoli ad essere costruttori di comunità ; ad avere il coraggio di vivere in modo responsabile la missione di costruire la pace, nel loro cuore, nelle loro relazioni, nella loro famiglia, nelle scuole e nelle università, nella vita delle loro città, dei loro Paesi e di tutta l’Europa ; non sottomettersi alla logica della violenza e dell’oppressione; ad amare la vita in ogni momento e non aver paura del futuro, di formare una famiglia, di generare figli, di difendere la dignità di ogni persona, dal primo istante nel seno della madre fino all’ultimo respiro e di lavorare instancabilmente al servizio del bene delle loro comunità, anche attraverso l’impegno politico.
Al termine dell’incontro, il Santo Padre ha fatto ritorno in auto alla Casa Vescovile, da dove, congedatosi, ha raggiunto ,nel pomeriggio, la Cattedrale di Santo Stefano per presiedere la Santa Messa per la pace e la giustizia.
Qui, all’arrivo, Papa Leone XIV ha effettuato un giro in Papamobile tra i fedeli , per poi entrare in Cattedrale per un momento di preghiera davanti al Santissimo, prima della celebrazione, nella quale, al termine della Liturgia della Parola, ha pronunciato la Sua omelia.
Il Pontefice, riflettendo su una delle Letture odierne ,in cui il profeta Isaia parla dell’avvento del Regno di Dio in termini di diritto, giustizia e pace, ricorrendo a tre immagini: il deserto, il giardino e la casa, ha evidenziato come il deserto sia il luogo dell’essenzialità, della sobrietà e del silenzio, in cui” si instaura il diritto, cioè la legge che aiuta l’uomo a camminare sulla via del bene”; il giardino , il luogo dove regnano la giustizia e la bellezza e la casa, il “luogo della pace” , che “richiede invece un contributo più diretto e più importante da parte dell’uomo, con l’impiego di forze e competenze, attraverso uno sforzo comune, un vero e proprio “lavoro di cantiere”.
Poi, riferendosi al brano odierno del Vangelo di Matteo (5,38-48), il Santo Padre ha parlato del perdono e della riconciliazione, di cui sono testimoni proprio Metz e la Mosella, scenari di reiterati conflitti, capaci di riconciliarsi e di spezzare la catena del risentimento, sottolineando: “Mentre oggi, nel mondo, assistiamo a tanta violenza, manipolazione e arroganza, a diversi livelli, Gesù ci insegna come trasformare il deserto in un’oasi, come piantare giardini e costruire case. Ci indica la via che passa attraverso il perdono, la misericordia e la magnanimità. “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due”. Queste parole potrebbero sembrare ad alcuni un segno di debolezza, o forse una resa di fronte al male; ma non è affatto così. Guardiamoci dentro, in profondità, e guardiamoci intorno: cosa producono, nel mondo e in noi stessi, atteggiamenti come la vendetta, la rivalsa e il rifiuto? E quale futuro per l’umanità lasciano intravedere le relazioni e i sistemi permeati dalle logiche spietate che derivano da questi atteggiamenti? Voi che siete i figli di questa terra, lacerata in passato da conflitti fratricidi, sapete bene che non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione. Non è vero che chi se ne va sbattendo la porta è più forte di chi affronta lo sforzo di camminare insieme”.
Infine, rimarcando come Metz rappresenti i valori spirituali e morali su cui si è costruita, nel corso dei secoli, l’Europa , quali: il primato della persona e il carattere sacro e inviolabile della vita umana, in tutte le sue fasi e in ogni circostanza; la tutela della libertà degli individui; l’importanza primaria della famiglia come fondamento della società; l’attenzione verso i poveri e i più bisognosi; l’accoglienza dello straniero, il rispetto degli anziani, Papa Leone XIV ha messo in evidenza come la Cattedrale di Metz, detta “Lanterne du Bon Dieu”, per via dei suoi 6.500 metri quadrati di vetrate istoriate, cui si aggiungono le opere del pittore Marc Chagall, sia “uno straordinario simbolo ecumenico e di dialogo interreligioso”, dove “la luce del Signore non cancella le specificità, ma unisce storie e culture diverse in un unico e meraviglioso mosaico di pace, necessario alla nostra epoca, lacerata da nuove divisioni e da nuovi conflitti”, da cui si impara che “ il futuro dell’Europa non risiede nell’uniformità, ma nell’armonia delle differenze” e “la ferita del passato diventa una fessura che lascia filtrare luce”.
A conclusione della celebrazione, prima della benedizione finale, l’Arcivescovo-Vescovo di Metz, Mons. Philippe Ballot, ha ringraziato per il Suo Viaggio Apostolico il Pontefice, cui ha consegnato dei doni.
Successivamente, il Santo Padre ha raggiunto in auto l’Aeroporto di Metz-Nancy-Lorraine.
Qui, dopo la cerimonia di congedo e il saluto del Presidente della Repubblica francese Macron , Papa Leone XIV è salito a bordo del volo diretto a Roma, durante il quale ha tenuto una conferenza stampa.
In serata , il Pontefice ha fatto rientro in Vaticano.
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