di Federica Marengo lunedì 20 luglio 2026

-Anche la scorsa notte, la nona, le forze degli USA hanno attaccato Teheran, colpendo centri di comando militare iraniani, siti di difesa aerea e sorveglianza costiera, capacità marittime, postazioni di lancio di missili e droni e reti di comunicazione iraniani , come reso noto, in un post social ,da Centocom (il Comando centrale americano).
L’Iran, ha replicato ai raid USA, lanciando missili sulle basi USA in Siria e in Kuwait, su aerei americani nell’aeroporto di Aqaba in Giordania e su due petroliere nello Stretto di Hormuz.
In merito, il Presidente USA Trump, di ritorno a Washington dalla finale dei Campionati del mondo di calcio, parlando con i media, ha dichiarato: “Questa sera abbiamo colpito duramente l’Iran in onore dei soldati caduti. Sono due, forse tre. Li abbiamo colpiti molto duramente anche stasera e lo abbiamo fatto in onore di quei grandi patrioti. Quei grandi patrioti combattevano ,affinché l’Iran non potesse dotarsi di armi nucleari”.
Venerdì scorso, infatti, quattro soldati USA sono caduti in azione, in Giordania, dove stavano fornendo supporto a una missione statunitense contro l’Isis, e, nelle scorse ore, il Dipartimento di Difesa americano , attraverso un comunicato , ha diffuso i nomi di due militari identificati (un soldato e una soldatessa).
Tuttavia, secondo il New York Times, che cita un funzionario militare americano, nello stesso attacco iraniano in Giordania, sarebbero state decine i soldati rimasti feriti e diversi , gli elicotteri danneggiati , sottolineando che il Comando Centrale USA non è tenuto a divulgare informazioni sui soldati feriti, soprattutto quando questi rientrano in servizio rapidamente e che altri tre attacchi simili si erano verificati prima dell’attacco di Teheran della settimana scorsa.
Inoltre, sempre il Presidente Trump, che ha ribadito che Teheran “pagherà a caro prezzo” per l’uccisione dei soldati americani, in un post sulla sua piattaforma social, ha scritto: “I repubblicani dovrebbero aggiungere l’Iran al disegno di legge sulle sanzioni alla Russia. È quello che voleva fare Lindsey, e stava per succedere”, riferendosi alla legge promossa dal senatore, scomparso di recente, che introduce sanzioni a chi acquisti petrolio ed energia da Mosca.
Dall’Iran, dove secondo alcuni media, tra cui quelli israeliani, non si troverebbe più Khamenei Jr, che , qualche giorno fa, in seguito al riaccendersi degli scontri con gli USA ha sospeso l’accordo di tregua siglato a giugno, il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un post social, ha evidenziato: “Gli americani continuano a inviare nuove attrezzature militari nella regione e sostengono di voler porre fine alla guerra. Hanno sottovalutato la nostra intelligenza. Abbiamo raggiunto la massima padronanza nel comprendere questi giochi degli americani e, su questa base, siamo pronti. Le azioni devono confermare le affermazioni, non contraddirle”.
Sulla stessa linea, il comandante delle Guardie Rivoluzionarie , Vahidi, che, secondo la Tv di Stato iraniana, ha dichiarato: “Impartiremo agli Stati Uniti una lezione che annienterà qualsiasi aggressore e aprirà la strada al dominio globale degli oppressi”.
Il Presidente iraniano Pezeshkian, durante una riunione dell’Alto Consiglio della Magistratura a Teheran, secondo una dichiarazione pubblicata sul sito web del suo ufficio, ha dichiarato: “L’Iran è impegnato in una guerra su vasta scala con gli Stati Uniti. La guerra odierna non è una guerra limitata ai soli missili. Il nemico è giunto alla conclusione di non poter costringere la nazione iraniana alla resa con attacchi militari. Il nemico ha scatenato una guerra ibrida contro l’Iran; l’economia e il sostentamento della popolazione sono i settori più importanti di scontro con il nemico ed è necessario mantenere la stabilità economica e proteggere il patrimonio sociale come due priorità del sistema di governo in tempo di guerra. Il mio governo ha protetto pienamente i diritti e gli interessi nazionali dell’Iran nei negoziati con gli Stati Uniti, compreso il Memorandum d’intesa (MoU) firmato il 18 giugno. In nessuna delle 14 clausole abbiamo rinunciato ai nostri diritti, ai nostri principi, agli interessi nazionali, ai valori della rivoluzione e alle nostre convinzioni. Una parte significativa dei risultati è stata a favore della Repubblica Islamica dell’Iran e, di fatto, non si può individuare alcuna clausola che abbia creato un vantaggio unilaterale per la parte americana”.
Nonostante la nuova escalation tra USA e Iran, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, in conferenza stampa a Teheran, ha fatto sapere che gli scambi diplomatici con gli USA proseguono attraverso i mediatori , che avrebbero comunicato alcune idee, sottolineando che la responsabilità delle rinnovate tensioni è degli USA e che l’Iran non nutre alcuna ostilità nei confronti dei Paesi della regione, ma che si aspetta “che facciano il loro dovere e non permettano attacchi contro l’Iran dal loro territorio” e che “finché questi crimini continueranno, le forze armate iraniane reagiranno”.
Poi, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Baghaei, ha evidenziato che: “L’apparato diplomatico iraniano rimane attivo parallelamente alle risposte militari agli attacchi statunitensi” e ha condannato i recenti attacchi statunitensi contro infrastrutture civili, tra cui ponti e centri medici, in quanto “violano i diritti delle persone alla vita, alla sicurezza e alla dignità umana”.
Infine, sul Memorandum di pace firmato con Washington il 18 giugno, ha detto che “Il testo dell’accordo è del tutto chiaro” e che Washington non ha alcun pretesto per violare le promesse in esso contenute e che Teheran ha aderito al principio“impegno per impegno” fino a quando Washington non ha ripetutamente violato i propri impegni, spingendo Teheran a sospendere l’adempimento dei propri obblighi e ha ribadito la determinazione dell’Iran a esercitare la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz e “a impedire qualsiasi so improprio contro i propri interessi”.
Proprio a proposito dei Paesi mediatori, secondo l’agenzia Reuters, che cita una fonte iraniana di alto livello, ripresa da Sky News, questi ultimi, avrebbero proposto una tregua di 10 giorni per esplorare le modalità per rilanciare l’accordo provvisorio tra Iran e Stati Uniti.
Secondo quanto riportato dall’AFP, che cita una fonte del ministero degli Interni del Pakistan, uno tra i paesi mediatori tra USA e Iran, il ministro degli Interni iraniano Eskandar Momeni si recherà lunedì a Islamabad, dove avrà colloqui con funzionari pakistani, sebbene non sia stato specificato se la visita sia collegata o meno all’azione di mediazione del Pakistan.
Altri Paesi mediatori, come Egitto e Arabia Saudita hanno chiesto che sia preservata la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, “in conformità con il diritto internazionale”, e “garantita la sicurezza della navigazione internazionale e la libera circolazione delle navi”.
Nelle scorse ore, infatti , vi è stato un colloquio tra il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty e il suo omologo saudita, Faisal bin Farhan Al Saud, nel quale i due hanno respinto “qualsiasi tentativo di limitare il passaggio nelle vie navigabili internazionali, considerate le ripercussioni negative che tali misure avrebbero sull’economia globale e sulla sicurezza energetica”, confrontandosi anche sugli sforzi regionali di de-escalation e sul ruolo dei quattro Paesi mediatori: Egitto, Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, quale “piattaforma cruciale per la consultazione, il coordinamento e il sostegno agli sforzi volti a contenere le tensioni e a consolidare la sicurezza e la stabilità nella regione”.
La chiusura dello Stretto di Hormuz e il riaccendersi delle tensioni tra USA e Iran, stamane, hanno causato il balzo dei prezzi del petrolio oltre i 90 dollari al barile, per poi, segnare ,in giornata, una frenata, con il Brent ,passato a 88,17 dollari al barile e i future sul Wti, arretrati a 82,09 dollari al barile.
Intanto, dopo i reciproci attacchi, gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato il blocco marittimo dell’Arabia Saudita.
E l’escalation tra USA e Iran, sarà al centro della riunione del Gabinetto di Sicurezza, convocato per questa sera dal Premier israeliano Netanyahu, di cui il sindaco di New York, Zohran Mamdani e ,la sua amministrazione , come da lui stesso dichiarato, sta valutando l’arresto, qualora si recasse a New York, a settembre, per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Al riguardo, in un post sulla sua piattaforma social , il Presidente USA Tump, ha dichiarato: “Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non verrà arrestato, in alcun modo o circostanza, mentre si trova negli Stati Uniti. Gli unici a dover essere arrestati sono coloro che hanno trascinato l’Iran in questa inedita spirale di morte e distruzione, una questione che avrebbe dovuto essere affrontata anni fa dai precedenti presidenti”.
Nel frattempo, proseguono gli attacchi israeliani su Gaza City e le violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania, mentre, sul fronte libanese, secondo Barak Ravid, giornalista di Axios, che cita un funzionario di Tel Aviv, l’esercito israeliano inizierà domani il ritiro delle sue truppedalle zone pilota nel Libano meridionale.
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