di Federica Marengo venerdì 22 maggio 2026

-Nel primo pomeriggio di oggi, la Presidente del Consiglio Meloni ha incontrato a Palazzo Chigi, Micheál Martin, il Premier dell’Irlanda , prossimo Paese , a partire dal 1°luglio, alla presidenza del Consiglio Ue per sei mesi, dopo Cipro, con il quale, subito dopo il bilaterale, ha rilasciato dichiarazioni congiunte alla stampa, spiegando di aver parlato con l’omologo, tra gli altri temi, della questione energetica e del contenuto della lettera inviata domenica scorsa alla Presidente della Commissione Ue Von der Leyen, nella quale ha chiesto la deroga al Patto di Stabilità e Crescita per le spese destinate all’energia , così come già approvata per l’ambito della difesa.
La Premier , quindi, ha sottolineato: “L’inizio del semestre irlandese coincide con un momento nel quale l’Europa è chiamata ad agire, dal nostro punto di vista, con coraggio, con concretezza, con velocità. Sulla sicurezza, sull’energia, sulla competitività. È evidente che noi non possiamo chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali se siamo poi noi i primi a frenare la competitività di quelle imprese sotto il peso di burocrazia, degli oneri amministrativi, dei regolamenti che finiscono anche per amplificare, in modo asimmetrico tra gli Stati Membri, l’aumento dei costi energetici. Sapete che per l’Italia la questione energetica oggi è un’assoluta priorità. La crisi iraniana – ne abbiamo parlato col Primo Ministro – sta producendo effetti che sono pesanti per famiglie e per le imprese, sulla competitività dei nostri sistemi produttivi. Sono problemi che sono abbastanza simili per tutti. Dicevo appunto al Primo Ministro che, dopo l’incontro che ho con lui, incontreremo le associazioni degli autotrasportatori – come sapete – per i provvedimenti che vanno in Consiglio dei Ministri e trattano proprio queste materie. Sono circostanze eccezionali, al di fuori del controllo dei singoli Stati Membri, che a nostro avviso nostro avviso ne necessitano di risposte. Per cui parlavo con il Primo Ministro anche delle proposte che l’Italia sta portando avanti. Noi crediamo che queste circostanze, ad esempio, legittimino l’estensione della flessibilità che è stata già concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far a far fronte alla crisi energetica. Perché anche l’energia è sicurezza, anche l’economia è sicurezza per i nostri sistemi. È oggetto, questa proposta, di una lettera che io ho scritto alla Presidente della Commissione europea per chiedere l’estensione del campo di applicazione della National Escape Clause anche agli interventi necessari per tutelare le famiglie, i lavoratori e le imprese dall’impatto della crisi. Non si tratta quindi di essere autorizzati a fare maggiore debito, ma di allocare al meglio quello che è già previsto. E quindi abbiamo parlato chiaramente anche di questo.
Al centro del colloquio con il Premier irlandese, Martin, poi, anche la definizione del Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034, in merito a cui , la Presidente Meloni ha detto: “È un negoziato complesso, lo sappiamo tutti, all’interno del quale l’Italia lavora per affermare alcuni principi di fondo. Mi pare che su diversi di questi siamo d’accordo anche con l’Irlanda. Penso al fatto che la Politica Agricola Comune e la Coesione non sono chiaramente in contrasto con il concetto di competitività. Sono piuttosto due precondizioni per garantire la giusta competitività ai nostri sistemi produttivi. Esattamente come io penso – e l’ho già detto -che in una fase così complessa, nella quale le risorse è difficile trovarle, a Bruxelles si debba anche riflettere con responsabilità sulle spese di funzionamento della propria macchina amministrativa. Ho detto in Consiglio, nell’ultima riunione che abbiamo celebrato, che non mi sembra che vada nella giusta direzione il segnale di spendere 800 milioni di euro per ristrutturare la sede del Consiglio dell’Unione europea. E quindi forse anche qualche segnale da questo punto di vista può essere interessante.
Sul tavolo del bilaterale, anche il tema migratorio, riguardo cui la Premier ha dichiarato: “Mi pare che condividiamo l’attenzione verso la dimensione esterna dell’Unione europea, e quindi anche la cooperazione con le Nazioni di origine e transito dei flussi migratori, che l’unione europea sta portando avanti.
Ho parlato con Micheál anche delle iniziative innovative che l’Italia porta avanti. C’è un tavolo che si incontra prima delle riunioni del Consiglio su queste materie. Al momento stiamo lavorando con Cipro, Grecia e Malta, soprattutto per scongiurare il rischio che possa ripetersi una crisi come quella che abbiamo avuto dopo il 2015, anche quindi con nuove soluzioni innovative per difendere i confini europei”.
In merito alle relazioni bilaterali tra Italia e Irlanda, la Presidente del Consiglio ha sottolineato la solidità e la crescita positiva, facendone il punto: “Nel 2025 l’interscambio commerciale tra Italia e Irlanda è aumentato del 20%, io però penso sempre che ci sono i margini per fare meglio, per chi non si accontenta dei propri risultati. Partendo da quegli ambiti – credo infrastrutture, energia, ma anche difesa – dove ci sono diverse iniziative che stiamo portando avanti, sulle quali possiamo sviluppare una cooperazione sempre strutturata, coerente con le priorità europee che condividiamo. Io penso che ci siano tutte le condizioni anche per lavorare su altri fronti, tra questi la promozione degli scambi culturali, degli scambi scientifici, degli scambi studenteschi, per aumentare le opportunità di formazione, reciprocamente per i nostri ragazzi. Lato italiano, tra l’altro, il Governo sta lavorando proprio in queste settimane particolarmente sul tema dello studio dell’inglese, che è fondamentale in quest’epoca, e ci piace l’idea di una cooperazione strutturata con diversi Paesi, a partire ovviamente da Irlanda e Gran Bretagna”.
Infine, nel corso del colloquio, vi è stato anche un confronto sui principali temi internazionali, quali la guerra in Ucraina ,riguardo cui la Premier ha ribadito il sostegno “per una pace giusta e duratura per l’Ucraina” e la guerra in Medio Oriente , in merito a cui ha rimarcato l’impegno e “ogni sforzo utile per riportare stabilità, garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, sottolineando: “Condividiamo alcuni punti fermi anche sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania, fermo restando il diritto alla sicurezza di Israele: la soluzione dei due Stati come unica pace giusta e duratura possibile; l’importanza di assicurare l’assistenza umanitaria alla popolazione civile; la condanna delle violenze dei coloni e delle attività di insediamento israeliane. Sul Libano, abbiamo convenuto sulla necessità di garantire stabilità e sicurezza lungo il confine israelo-libanese, oltre che il pieno sostegno alla sovranità libanese”.
Proprio riguardo alla situazione in Cisgiordania e agli atti violenti compiuti dai coloni israeliani, i leader del formato E4, (Canada, Nuova Zelanda , Australia, Norvegia, Paesi Bassi e Italia), in una dichiarazione congiunta , riportata da Palazzo Chigi, hanno espresso la propria condanna, evidenziando: “Negli ultimi mesi, la situazione in Cisgiordania si è deteriorata in modo significativo. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano, compreso un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati. Il diritto internazionale è chiaro: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. I progetti di costruzione nell’area E1 non farebbero eccezione. Il progetto di sviluppo dell’insediamento E1 dividerebbe in due la Cisgiordania e costituirebbe una grave violazione del diritto internazionale. Le imprese non dovrebbero partecipare alle gare d’appalto per la costruzione di insediamenti E1 o di altri insediamenti. Dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, compreso il rischio di incorrere in gravi violazioni del diritto internazionale. Chiediamo al Governo di Israele di porre fine all’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, di garantire la responsabilità per le violenze perpetrate dai coloni e di indagare sulle accuse contro le forze israeliane, di rispettare la custodia hashemita dei Luoghi Santi di Gerusalemme e gli accordi storici sullo status quo, e di revocare le restrizioni finanziarie all’Autorità Palestinese e all’economia palestinese. Ci opponiamo fermamente a coloro, compresi membri del governo israeliano, che sostengono l’annessione e lo sfollamento forzato della popolazione palestinese. Riaffermiamo il nostro impegno incrollabile per una pace globale, giusta e duratura, basata su una soluzione negoziata a due Stati, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in cui due Stati democratici, Israele e Palestina, vivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti”.
In serata , sempre a Palazzo Chigi, si è tenuto l’incontro con le associazioni di categoria degli autotrasportatori , che hanno annunciato, causa gli effetti della crisi energetica sui costi dei carburanti e sulla filiera, il fermo dei servizi dal 25 al 29 maggio.
Sul tavolo , le proposte del Governo alla categoria, ovvero : trecento milioni totali di sostegno per l’autotrasporto, la riduzione da 60 a 30 giorni per la compensazione trimestrale delle accise trimestrale, la sospensione dei versamenti fiscali di un mese per la liquidità delle imprese, la costituzione di una consulta generale per l’autotrasporto per tutte le questioni normative.
Dopo l’incontro , le associazioni degli autotrasportatori hanno deciso di sospendere il fermo dei servizi.
A seguire, si è svolto a Palazzo Chigi il Consiglio dei Ministri con all’ordine del giorno: un decreto legge con disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi e di sostegno alle attività economiche per il protrarsi della crisi dei mercati internazionali, l’esame preliminare di un decreto legislativo con disposizioni in materia di ordinamento della giurisdizione tributaria, un disegno di legge di ratifica dell’accordo su interpretazione e applicazione del Trattato sulla Carta dell’energia.
Intanto, mentre l’Aula del Senato ha approvato, con 75 sì e 58 no e nessun astenuto, la mozione di Maggioranza sull’energia in cui è stato eliminato il passaggio in cui si chiedeva al Governo di promuovere “una revisione degli obiettivi più ambizioni (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali” ed è stata respinta la mozione delle opposizioni, il ministro dell’Economia Giorgetti, a Nicosia per l’Eurogruppo e l’Ecofin informale, in cui si discuterà della situazione economica internazionale e della crisi conseguente al blocco dello Stretto di Hormuz, dopo il suo bilaterale con il commissario Ue all’Economia Dombrovskis dei giorni scorsi, in merito alla richiesta dell’Italia avanzata a Bruxelles di una flessibilità di bilancio di fronte alla crisi energetica, ha dichiarato: “Con il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis è in corso un avvicinamento a «passo dell’alpino lettone”. È necessaria una flessibilità per l’energia, per fornire supporto a famiglie e imprese. Non c’è nessuna soluzione che aiuta l’Italia, ci sono soluzioni che aiutano tutti i Paesi che fanno parte dell’Europa, in una situazione molto complicata e difficile. Noi abbiamo fatto una proposta. Riteniamo che questa proposta sia assolutamente razionale e di buon senso. Sappiamo che i tempi di esame e di valutazione da parte degli organismi europei, da parte degli altri Paesi sono non immediati. Richiedono qualche giorno, magari qualche settimana, però continuiamo a insistere, perché riteniamo di essere nel giusto. La proposta dell’Italia consiste nell’interpretare gli spazi concessi per la difesa in termini di sicurezza nazionale. Uno dei mantra miei è che la sicurezza economica è sicurezza nazionale. Riteniamo che quello che sta accadendo nel Medio Oriente sia qualcosa di paragonabile in termini economici, come conseguenze, a quello che è accaduto con l’aggressione russa all’Ucraina”.
Quindi , il ministro Giorgetti ha indicato anche altre possibili soluzioni: “C’è il concetto di fattori rilevanti nell’ambito dell’impianto generale. Anche quello, però, deve essere puntualmente e preventivamente declinato, altrimenti non può essere considerato. Ci sono tutti i fondi di coesione. C’è il Pnrr: entro la fine di maggio c’è un’ulteriore revisione a cui stanno lavorando i competenti uffici. C’è un mix di situazioni che fanno riferimento a interventi di natura corrente e in termini di investimento che devono affrontare l’ennesima crisi che deve fronteggiare l’Europa”.
In ultimo, riguardo l’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione per deficit, stimata per l’autunno, il ministro dell’Economia Giorgetti, ha evidenziato: “È singolare che si conceda la possibilità di fare degli aiuti di Stato, impedendo di utilizzare delle risorse per fare questi aiuti di Stato. Se così fosse, e mancasse una gamba a questa misura, si creerebbe uno squilibrio competitivo tra Paesi all’interno della stessa Europa e quindi contraddizione con lo spirito europeo”.
Critiche nei confronti delle politiche in materia energetica attuate dal Governo, le opposizioni, con la segretaria del Pd, Schlein che ha dichiarato: “Bisogna seguire l’esempio di altri Paesi europei, come la Spagna, che quarantacinque anni fa non erano messi molto diversamente da noi, ma hanno semplificato, accelerato e deciso industrialmente di investire sulle rinnovabili e ora sono Paesi diventati attrattivi per gli investimenti. Dobbiamo mettere in campo una vera politica industriale, perché in questi tre anni e mezzo purtroppo non ne abbiamo vista traccia e alcune cose si possono fare subito: la prima questione è abbassare i costi dell’energia per le famiglie i lavoratori, gli operai e le imprese italiane. Nei rapporti commerciali, bisogna esigere la reciprocità, perché noi rivendichiamo le lotte che hanno fatto i lavoratori e gli operai europei per innalzare gli standard di tutela dell’occupazione, di tutela ambientale di tutela anche della salute. Questi diritti non possono essere svenduti nei rapporti commerciali con altri Paesi”.
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