di Federica Marengo sabato 18 aprile 2026

-La mattina di mercoledì , 15 aprile, Papa Leone XIV, dopo aver celebrato la Santa Messa alla Nunziatura Apostolica di Algeri e, aver visitato l’Asilo Notre Dame d’Afrique, gestito dalle Suore Missionarie della carità, dove ha assistito a un breve spettacolo messo in scena dai bambini, si è diretto in auto all’aeroporto Internazionale Houari Boumédiéne.
Qui, accolto dal Presidente di Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha assistito alla cerimonia di congedo, scandita dall’esecuzione degli inni, dall’Onore alle Bandiere, dal passaggio della Guardia d’Onore e dal saluto delle rispettive Delegazioni, al termine della quale, il Pontefice è partito per il Camerun, seconda tappa del Suo terzo Viaggio Apostolico, che si concluderà giovedì 23 aprile in Guinea Equatoriale.
Quindi, a bordo dell’aereo, il Santo Padre, ringraziate le autorità algerine, ha parlato ai giornalisti e alle giornaliste, ripercorrendo i momenti salienti della visita in Algeria, sottolineando l’importanza della figura di Sant’Agostino per i cristiani e non, “poiché i suoi scritti, il suo insegnamento, la sua spiritualità, il suo invito a cercare Dio e a cercare la verità sono elementi di cui c’è grande bisogno nel nostro tempo; un messaggio che è molto attuale per tutti noi oggi, come credenti in Gesù Cristo, ma anche per ogni persona.” e la visita alla Moschea di Algeri, significativa in quanto ha dimostrato come cristiani e musulmani, malgrado “credenze diverse, modi diversi di pregare e modi diversi di vivere, possano convivere in pace”.
Arrivato all’aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen, Papa Leone XIV è stato accolto dal Primo Ministro del Camerun, Joseph Dion Ngute e da due bambini, che Gli hanno porto un omaggio florale.
Al termine degli Inni, dell’Onore alle Bandiere, del passaggio della Guardia d’Onore e della presentazione delle rispettive Delegazioni, il Pontefice ha raggiunto il Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia al Presidente del Camerun, Paul Biya.
A seguire, il Santo Padre ha incontrato le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale e, dopo l’intervento del Presidente del Camerun, ha tenuto il Suo discorso, nel quale ha evidenziato come per il Camerun, “spesso definito “Africa in miniatura”, per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni”, tale varietà non sia una fragilità, ma un tesoro, una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura”.
Poi, Papa Leone XIV, presentandosi come “pastore, servitore del dialogo, della fraternità e della pace” e, ricordando le visite dei Suoi predecessori, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ha posto in rilievo le sfide complesse che il Paese sta attraversando e ha rilanciato il tema della pace: “Oggi, come molte altre Nazioni, il vostro Paese sta attraversando prove complesse. Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite. Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno in corso ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: “Il mondo ha sete di pace. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!”. Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte. La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili. Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini; vale anche nelle relazioni internazionali il comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso! Governare significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi. Papa Francesco ha indicato la necessità di superare “quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli”.
In merito all’impegno nella società civile, il Pontefice ha sottolineato il ruolo fondamentale delle donne, che “Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace” e il cui “impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali”, così come quello dei giovani: “I giovani rappresentano la speranza del Paese e della Chiesa. La loro energia e la loro creatività sono ricchezze inestimabili. Naturalmente, quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è allora una scelta strategica per la pace. È l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta. È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico. Grazie a Dio, ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato. Si tratta di un’energia che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori. Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà”.
Inoltre, il Santo Padre, affinché si affermino la pace e la giustizia, ha esortato a “rompere le catene della corruzione”, “che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza” e a “ liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria, in quanto “il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione”, nonché a favorire “il dialogo interreligioso e a coinvolgere i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione” , in modo che “la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco”.
Infine, Papa Leone XIV ha evidenziato che “La Chiesa cattolica in Camerun, attraverso le sue opere educative, sanitarie e caritative, desidera continuare a servire tutti i cittadini senza distinzioni. Desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione. Dove possibile, intende facilitare la cooperazione con altri Paesi e i legami fra i camerunesi nel mondo e le loro comunità di provenienza”.
Conclusosi l’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico nel Palazzo Presidenziale, il Pontefice si è diretto in auto all’Orfanotrofio Ngul Zamba, gestito dalla Congregazione delle Figlie di Maria di Yaoundé, dove, accolto dalla la Superiora Generale della Congregazione , dopo il canto di benvenuto, le parole della Superiora Generale, la testimonianza di tre bambini, un canto eseguito dai bambini e le testimonianze di un operatore e di un’operatrice, ha pronunciato un breve discorso: “Cari bambini, cari amici, sono molto felice di entrare in questo Orfanotrofio che è diventato per voi la vostra casa. In questo luogo, è innanzitutto il vostro Padre del Cielo che vi accoglie con amore come suoi figli. Egli vuole manifestarvi la Sua tenerezza e stringervi al Suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo Nome. Voi formate una vera famiglia e qui incontrate fratelli e sorelle che condividono con voi una storia dolorosa. E in questa famiglia il vostro Fratello maggiore è Gesù! Questa fraternità riunita attorno a Lui vi rende forti, vi aiuta a portare insieme i pesi della vita e vi fa sperimentare la vera gioia. In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere. Cari bambini, so che molti di voi hanno attraversato prove difficili. Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza. Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimo. Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto. Vorrei anche salutare con gratitudine tutti coloro che accompagnano questi bambini: i responsabili, gli educatori, il personale, i volontari e, naturalmente, le suore. Il vostro fedele impegno è una bella testimonianza di amore. Prendendovi cura di questi piccoli bambini, pregustate la gioia promessa dal Signore a chi serve i piccoli. La vostra premura ha il volto della misericordia divina. Attraverso di essa e la vostra dedizione, offrite ben più di un sostegno materiale: offrite a questi bambini una presenza, un ascolto, una famiglia, un futuro. Tramite voi si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai. Vi ringrazio per tutto ciò che fate e vi invito a perseverare con coraggio in questa bella opera intrapresa. Mentre con tutto il cuore vi do la mia benedizione, affido ciascuno di voi alla protezione della Vergine Maria, nostra Madre. Ella vegli sempre su di voi, vi consoli nei momenti di tristezza e vi aiuti a crescere come veri amici del Suo Figlio Gesù”.
Terminata la visita all’Orfanotrofio Ngul Zamba , recitato il Padre Nostro e, impartita la Benedizione, il Pontefice ha raggiunto in auto la sede della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun dove si è svolto l’incontro privato con i Vescovi del Camerun e , successivamente, si è recato alla Nunziatura Apostolica.
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