di Federica Marengo lunedì 13 aprile 2026

–La mattina del 5 aprile, domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, Papa Leone XIV ha celebrato sul sagrato della Basilica Vaticana la Santa Messa del giorno, preceduta dalla solenne processione dei cardinali e dal canto dell’Alleluia.
Nel corso della celebrazione, al termine della proclamazione del Vangelo, il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, riflettendo sul brano di Giovanni che racconta della Risurrezione del Signore “il primo giorno della settimana”, ha sottolineato come tale avvenimento annunci “che una vita nuova, più forte della morte, è spuntata per l’umanità” e come la Pasqua, “nuova creazione operata dal Signore Risorto”, sia “ un nuovo inizio, la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario”.
Il Santo Padre , infatti, ha sottolineato: “Questo annuncio pasquale abbraccia il mistero della nostra vita e il destino della storia e ci raggiunge fin dentro gli abissi della morte, da cui ci sentiamo minacciati e a volte sopraffatti. Esso ci apre alla speranza che non viene meno, alla luce che non tramonta, a quella pienezza di gioia che niente può cancellare: la morte è stata vinta per sempre, la morte non ha più potere su di noi!. E’ questo un messaggio non sempre facile da accogliere, una promessa che facciamo fatica ad accogliere, perché il potere della morte ci minaccia sempre, dentro e fuori. Dentro di noi, quando la zavorra dei nostri peccati ci impedisce di spiccare il volo; quando le delusioni o le solitudini che sperimentiamo prosciugano le nostre speranze; quando le preoccupazioni o i risentimenti soffocano la gioia di vivere; quando proviamo tristezza o stanchezza, quando ci sentiamo traditi o rifiutati, quando dobbiamo fare i conti con la nostra debolezza, con la sofferenza, con la fatica di ogni giorno, allora ci sembra di essere finiti in un tunnel di cui non vediamo l’uscita. Ma anche fuori di noi, la morte è sempre in agguato. La vediamo presente nelle ingiustizie, negli egoismi di parte, nell’oppressione dei poveri, nella scarsa attenzione verso i più fragili. La vediamo nella violenza, nelle ferite del mondo, nel grido di dolore che si leva da ogni parte per i soprusi che schiacciano i più deboli, per l’idolatria del profitto che saccheggia le risorse della terra, per la violenza della guerra che uccide e distrugge”.
Tuttavia, ha proseguito Papa Leone XIV, “In questa realtà, la Pasqua del Signore ci invita ad alzare lo sguardo e ad allargare il cuore” e a “metterci in movimento” ,”come Maria di Magdala e come gli Apostoli, per farci scoprire che il sepolcro di Gesù è vuoto”, e che , “in ogni morte che sperimentiamo, c’è anche spazio per una nuova vita che sorge”, in cui il “Signore è vivo e rimane con noi”, come ricordava Papa Francesco nella sua prima Esortazione apostolica, affermando che la risurrezione di Cristo “non è una cosa del passato”, ma “ contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo” e che “Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali”.
Dunque, ha messo in evidenza il Pontefice, “Nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo, che presto o tardi produce un frutto”, nonostante molte volte sembri che “tutto sia morto” e che “Dio non esista” e vi siano “ingiustizie, cattiverie, indifferenze e crudeltà che non diminuiscono” .
Pertanto, ha concluso la Sua omelia il Santo Padre: “La Pasqua è la nuova creazione operata dal Signore Risorto, è un nuovo inizio, è la vita finalmente resa eterna dalla vittoria di Dio sull’antico Avversario. Di questo canto di speranza oggi abbiamo bisogno. E siamo noi, risorti con Cristo, che dobbiamo portarlo per le strade del mondo. Corriamo allora come Maria di Magdala, annunciamolo a tutti, portiamo con la nostra vita la gioia della risurrezione, perché dovunque aleggia ancora lo spettro della morte possa splendere la luce della vita. Cristo, nostra Pasqua, ci benedica e doni la sua pace al mondo intero!”.
Al termine delle celebrazioni, Papa Leone XIV, dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, ha rivolto ai fedeli in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltavano attraverso i media, il Messaggio e l’augurio pasquale, seguiti dalla Benedizione “Urbi et Orbi”.
Nel Suo Messaggio, il Pontefice è tornato sull’annuncio della Risurrezione di Cristo, sottolineando in un passaggio: “La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta. È simile a quella di un chicco di grano che, marcito nella terra, cresce, si apre un varco tra le zolle, germoglia e diventa una spiga dorata. È ancora più simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso. Fratelli e sorelle, questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri”.
Poi, Papa Leone XIV ha lanciato un forte appello a deporre le armi e a rispondere al male con il dialogo e l’amore: “Nella luce della Pasqua, lasciamoci stupire da Cristo! Lasciamoci cambiare il cuore dal suo immenso amore per noi! Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!” e ha ricordato Papa Francesco e le Sue ultime parole, pronunciate nel Messaggio “Urbi et Orbi” dello scorso anno, poche ore prima della Sua morte (20 aprile 2025): “C’è una sempre più marcata “globalizzazione dell’indifferenza”, per richiamare un’espressione cara a Papa Francesco, che un anno fa da questa loggia rivolgeva al mondo le sue ultime parole, ricordandoci: “Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo!”.
A seguire, il Pontefice, annunciando una veglia di preghiera per la pace nella Basilica di San Pietro per sabato 11 aprile, ha invitato i fedeli e le fedeli a non avere timore della morte e del male , perché essi non sono “l’ultima parola”, ma sono stati sconfitti dal Risorto, che, con la Sua morte e Risurrezione, ci ha donato “vita e pace: una pace che non è quella che si limita a fare tacere delle armi, ma quella che tocca e cambia il cuore di ciascuno di noi!”.
Infine, terminato il Messaggio pasquale, prima di impartire la Benedizione Urbi et Orbi , il Santo Padre ha inviato l’augurio di Pasqua in diverse lingue.
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