di Federica Marengo lunedì 13 aprile 2026

-Nella serata del 4 aprile, sabato Santo, Papa Leone XIV ha celebrato nella Basilica Vaticana la solenne Veglia della notte di Pasqua.
Il Pontefice ha dato inizio alla celebrazione nell’atrio della Basilica, con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale, seguite dalla Liturgia della Parola, dalla Liturgia Battesimale e dalla Liturgia Eucaristica, concelebrata con i Cardinali, nel corso delle quali ha impartito i Sacramenti dell’iniziazione cristiana ad alcuni catecumeni.
Al termine della proclamazione del Vangelo, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale ha sottolineato come la Veglia della notte di Pasqua sia la “madre di tutte le veglie”, la “più antica della tradizione cristiana” , che “dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace”, ricordando come essa affondi le sue radici nel peccato originale , rievocato nella prima Lettura dalla Genesi, “primo fallimento dell’umanità” e si stenda “ lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia”.
Papa Leone XIV, quindi, ha proseguito, evidenziando come la luce dell’amore sia stata contrapposta da Dio “alla durezza del peccato che divide e uccide” in tutti i momenti della storia della salvezza narrati nell’Antico Testamento e come , in questa luce, bisogna leggere il racconto della Risurrezione.
Pertanto, tale luce, si è trasformata in missione. Infatti, ha sottolineato il Pontefice, “Come le donne, corse a dare l’annuncio ai fratelli, noi pure vogliamo partire, stanotte, da questa Basilica, per portare a tutti la buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace, di unità, come “moltitudine di uomini e, insieme, un uomo solo, poiché, pur essendo molti i cristiani, uno solo è il Cristo”.
Infine, a conclusione della Sua omelia, il Santo Padre ha evidenziato come, anche ai nostri giorni, non manchino “ sepolcri da aprire”, chiusi con pietre pesanti, quali: “la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore”, che “opprimono l’uomo nel cuore”, “spezzano i legami tra gli uomini, come “la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni”, invitando l’umanità a non lasciarsi paralizzare da queste pietre e a lasciarsi muovere dall’esempio di tanti uomini e donne che nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, “a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo”, affinché “ovunque e sempre, nel mondo, crescano e fioriscano i doni pasquali della concordia e della pace”.
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