di Federica Marengo martedì 31 marzo 2026

-Domenica 29 marzo, Papa Leone XIV ha presieduto in Piazza San Pietro la celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore, aprendo così i riti della Settimana Santa, alla presenza di 40 mila fedeli.
Dopo la processione con le palme e i ramoscelli d’ulivo, partita dal colonnato fino al sagrato della Basilica Vaticana e, dopo la Liturgia della Parola, il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, ha esortato i fedeli e le fedeli a guardare a Gesù come al “Re della pace”, che affronta la Sua Passione, “fermo nella mitezza”, offrendosi come una carezza per l’umanità”, come “luce del mondo” e “portatore di vita”, “mentre gli altri si agitano nella violenza, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra, mentre altri impugnano spade e bastoni, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra, mentre si compie il piano per condannarlo a morte”.
Quindi, il Pontefice ha continuato ,sottolineando come Gesù, in quanto Re della pace, abbia voluto “riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perché “Egli è la nostra pace””; come Egli sia entrato in Gerusalemme in groppa a un asino e non a un cavallo, realizzando l’antica profezia di Zaccaria (9,9-10); come abbia fermato uno dei Suoi discepoli che estrasse la spada per difenderlo e colpì il servo del sommo sacerdote, ammonendolo, “perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno” e sia rimasto in silenzio, indifeso e disarmato, “mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe”, manifestando il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza” e come, “invece di salvare sé stesso”, “si sia lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità”.
Per questo , ha evidenziato il Santo Padre, in quanto il “nostro Dio” è “Gesù, Re della pace”, quest’ultimo rifiuta la guerra, non permette che il Suo nome sia usato per giustificare la guerra e non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”.
Pertanto, ha proseguito Papa Leone XIV: “Guardando a Lui, che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra” , così come sentiamo ancora la voce di Gesù gridare dalla Sua croce che “Dio è amore” e ad esortare ad avere pietà, a deporre le armi e a ricordarsi di essere fratelli.
Poi, il Pontefice ha concluso la Sua omelia, affidando il grido di Gesù a Maria Santissima, “che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi” e citando la preghiera del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello: “Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera”.
Al termine della celebrazione, il Santo Padre ha recitato la preghiera dell’Angelus, ma prima ha espresso vicinanza , più che mai all’inizio della Settimana Santa, ai cristiani in Medio Oriente , “che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”, sottolineando: “Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti” e, invitando ad elevare “ la nostra supplica al Principe della pace, affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace”.
Papa Leone XIV ha anche affidato al Signore i marittimi ,che sono vittime della guerra, e ha offerto la Sua preghiera per i defunti, per i feriti e per i loro familiari, affermando che: “Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace!”.
Infine, ha rivolto le Sue preghiere “per tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi ,al largo dell’isola di Creta”.
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