di Federica Marengo venerdì 13 marzo 2026

-Nella quattordicesima giornata di guerra, Israele e USA continuano a colpire siti militari e nucleari a Teheran e Tel Aviv prosegue anche i suoi raid contro Hezbollah sul Libano e sull’area sud di Beirut, così come l’Iran continua a colpire Israele, le navi nello Stretto di Hormuz , le infrastrutture petrolifere, le basi USA e anche obiettivi civili dei Paesi del Golfo.
Il Comando centrale Usa ha reso noto che un equipaggio di sei militari è morto precipitando a bordo di un aereo cisterna C-135, nell’Iraq occidentale” ; che “le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine e che, tuttavia, “ la perdita del velivolo non è stata causata da fuoco nemico o fuoco amico”.
Nel nord dell’Iraq, ad Erbil, un militare francese ha perso la vita e diversi altri sono rimasti feriti durante un attacco.
Il Presidente francese, Macron ha condannato duramente l’accaduto, definendo “inaccettabile” l’offensiva contro le truppe francesi, presenti in Iraq dal 2015 per contrastare la minaccia dello Stato Islamico, sottolineando con fermezza che l’attuale contesto bellico in Iran non può in alcun modo giustificare aggressioni contro le forze internazionali dedite alla sicurezza regionale e alla lotta al terrorismo.
Al riguardo, il gruppo armato iracheno Ashab al-Kahf, sostenuto dall’Iran, ha annunciato che prenderà di mira “tutti gli interessi francesi in Iraq e nella regione” ,in seguito allo schieramento della portaerei francese Charles de Gaulle nel Golfo.
Il Premier iracheno, Mohamed Chia al-Soudani , in un colloquio telefonico con il Presidente Macron, esprimendo “la sua solidarietà” alla Francia e ,assicurando che sarebbe stata condotta un’indagine, ha promesso di adottare “le misure necessarie per impedire” nuovi attacchi, seguito dal Presidente del Kurdistan autonomo iracheno, Nechirvan Barzani, che ha invitato le autorità di Baghdad a “porre dei limiti ai gruppi fuorilegge”, condannando l’ “attacco terroristico”.
Proprio ad Erbil, qualche giorno fa , un contingente italiano era stato attaccato. In merito, il ministro della Difesa Crosetto, ai microfoni del TG1, ha detto: “L’attacco alla base italiana a Erbil è stato deliberato? Assolutamente sì. Quella è una base della Nato che è anche americana. Già negli scorsi giorni erano avvenuti degli incidenti o dei tentativi d’attacco. Abbiamo preferito lasciare in quella base il personale che è rimasto ancora in missione, perché è più sicuro degli alberghi. Noi abbiamo già fatto rientrare 102 persone in Italia da quella missione. Degli attuali 141 era già in fase di programmazione un rientro, che non è facile, perché non possiamo mandare un aereo e deve avvenire via terra, dalla Turchia. Il contingente era già stato avvisato della possibilità, dalle 8:30 avevano attuato tutte le condizioni di sicurezza, quindi erano entrati nelle aree protette per cui non c’è stato alcun danno al contingente. Questa guerra dimostra sempre di più che la stabilizzazione di quelle zone è fondamentale”.
Dalla Turchia, il ministero della Difesa ha fatto sapere, in una nota, che un proiettile balistico lanciato dall’Iran ed entrato nello spazio aereo turco è stato neutralizzato dai sistema di difesa aerea e missilistica della Nato, dispiegati nel Mediterraneo orientale, sottolineando: “Adottiamo con decisione e senza esitazione tutte le misure necessarie contro qualsiasi minaccia diretta al territorio e allo spazio aereo del nostro Paese. Sono in corso consultazioni con il Paese interessato per chiarire tutti gli aspetti dell’incidente. Tutti gli sviluppi nella regione vengono monitorati attentamente e valutati con la massima priorità data alla sicurezza nazionale”.
Per la Turchia, si tratta del terzo attacco in una settimana e il Presidente turco Erdogan ha affermato: “Impediremo qualsiasi violazione del nostro spazio aereo. Siamo pronti ad affrontare qualsiasi possibilità, le misure sono state attivate. Il nostro obiettivo primario è tenere il nostro Paese fuori dalla cintura di fuoco della guerra” ed evitare che il conflitto in Iran “degeneri in una guerra civile tra etnie e fedi diverse”.
Intanto, il Presidente USA Trump, smentendo il New York Times, secondo cui Teheran starebbe adattando e migliorando le sue tattiche per contrastare le operazioni di Usa e Israele, in un post sul suo social network, ha sottolineato: “Stiamo distruggendo completamente il regime terroristico dell’Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo. La marina iraniana è stata spazzata via, la loro aviazione non esiste più, i missili, i droni e tutto il resto sono stati decimati, e i loro leader sono stati cancellati dalla faccia della terra. Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo che vogliamo. Guardate cosa succederà oggi a questi pazzi bastardi. Hanno ucciso persone innocenti in tutto il mondo per 47 anni e ora io, come 47° presidente degli Stati Uniti d’America, li sto uccidendo. Che grande onore è farlo!”.
Poi, in un’intervista a Fox News , il leader della Casa Bianca, ha aggiunto che Mojtaba Khamenei, potrebbe essere vivo “in qualche modo”, ma ferito, che gli Usa colpiranno “molto duramente l’Iran nel corso della prossima settimana” e che gli Stati Uniti avrebbero scortato le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, se necessario, auspicando, che gli sforzi bellici ,guidati dagli Stati Uniti ,abbiano successo.
Inoltre, secondo quanto riferito ad Axios da tre funzionari dei Paesi del G7, mercoledì, Trump avrebbe detto ai leader del G7, durante una riunione virtuale che l’Iran starebbe per arrendersi, ma che “Nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa”.
Sempre secondo i suddetti funzionari, i leader avrebbero esortato Trump a porre fine rapidamente alla guerra e a mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz il prima possibile, esortazioni a cui il Presidente USA avrebbe risposto che la situazione a Hormuz sta migliorando e che le navi commerciali dovrebbero riprendere le operazioni nella zona, senza aggiungere nulla di preciso riguardo ai suoi obiettivi e alla tempistica per la fine della guerra, ma precisando di non aver fissato una scadenza e che è necessario “portare a termine il lavoro” per evitare un’altra guerra con l’Iran tra cinque anni.
Successivamente, nella consueta conferenza stampa al Pentagono il Segretario alla Guerra , Hegseth, facendo il punto della situazione sul campo, ha dichiarato: “La leadership iraniana è disperata e si nasconde. Sono andati sotto terra, rannicchiati. Come fanno i ratti. Sappiamo che la cosiddetta, non così suprema, guida è ferita e probabilmente sfigurata e il suo messaggio diffuso ieri da Teheran è debole. Non c’era voce e non c’era video. L’Iran ha molte telecamere e molti registratori: perché solo una dichiarazione scritta? Penso che sappiate perché. Suo padre è morto. È spaventato, ferito, in fuga e manca di legittimità. È il caos per loro. Le capacità militari del regime iraniano si stanno sgretolando con il passare delle ore”.
In ultimo, riguardo al quasi totale blocco del transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, per via degli attacchi iraniani, Hegseth ha affermato: “Come il mondo intero sta osservando, nello Stretto di Hormuz stanno manifestando pura disperazione: una situazione che stiamo gestendo e che stiamo gestendo ormai da tempo. Non c’è motivo di preoccuparsene”.
Il Dipartimento di Stato USA, in una nota , ha offerto una ricompensa di 10 milioni di dollari per informazioni sui massimi leader dell’Iran, tra cui : la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei.
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A Teheran, invece, il giorno dopo la diffusione televisiva del primo messaggio in forma scritta della neo Guida Suprema Mojtaba Khamenei, in cui quest’ultimo ha promesso di “vendicare il sangue dei morti” e ha avvertito di chiudere le basi USA nei Paesi del Golfo o , in caso contrario, vi saranno attacchi e ha annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso per fare pressione sul nemico, quest’oggi , a Teheran , si è celebrata la Giornata di Quds, durante la quale si sono avvertite esplosioni che hanno causato la morte di una persona.
Per i media iraniani, l’esplosione sarebbe stata un bombardamento congiunto tra Stati Uniti e Israele.
Presenti in piazza alla marcia per la Giornata di Al Quds in sostegno della Palestina: il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica Mohammad Eslami, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani, il comandante di polizia Ahmad-Reza Radan e il capo dell’Organizzazione giudiziaria delle forze armate Ahmadreza Pourkhaghan, il Presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, e il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi.
Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, intervistato dalla tv di Stato iraniana, ha detto: “I nemici saranno costretti a riconoscere la forza del popolo iraniano. Nonostante i brutali attacchi sferrati da parte del regime sionista e degli Stati Uniti, milioni di iraniani sono scesi in piazza a Teheran e in altre città, dimostrando la loro forte determinazione”.
Il Presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, in una nota, ha dichiarato: “La dichiarazione della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha definito con chiarezza la linea che il Paese dovrà seguire in questa fase cruciale. Prestare attenzione a questo messaggio e alle sue linee guida sarà l’obiettivo di tutti i funzionari del Paese e, affidandosi alla lungimiranza della Guida Suprema, con il sostegno della Nazione iraniana, che ha fatto la storia, superare questa crisi sarà possibile, fattibile e persino facile. In qualità di rappresentante eletto del popolo iraniano e di presidente, considero mio dovere seguire pienamente la leadership della Guida”.
Ciò, mentre l’ intelligence del Corpo delle Guardie della Rivoluzione in Iran (Irgc) ha avvertito che oppositori e manifestanti potrebbero subire “un colpo ancora più duro di quello dell’8 gennaio”, sebbene , secondo indiscrezioni di stampa, che citano fonti locali, le forze israelo-americane starebbero effettuando lanci incessanti e diffusi contro le forze Pasdaran e basij in diversi centri urbani del Paese, con l’obiettivo di indebolire questi ultimi.
Il Presidente iraniano, Massoud Pezeshkian, ha avuto un colloquio telefonico con il Presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi , che ha ribadito la sua condanna per gli attacchi iraniani contro gli Stati del Golfo, la Giordania e l’Iraq, dicendosi tuttavia disposto a “fare tutto il possibile per mediare”, nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e a patto che non si tocchino la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati, e che ogni parte si astenga da qualsiasi interferenza “negli altrui affari interni”.
Al Sisi ha evidenziato che : “Le nazioni sorelle non hanno né sostenuto né partecipato alla guerra contro l’Iran , ma hanno invece contribuito agli sforzi di de-escalation e sostenuto i negoziati iraniano-americani, volti a trovare una soluzione diplomatica alla crisi” e che , “l’Egitto intende sostenere il principio di buon vicinato e garantire l’immediata cessazione di questi attacchi”, dicendosi “Profondamente preoccupato” per le sue ripercussioni negative del conflitto sulla stabilità dell’intera regione e sul benessere della sua popolazione e chiedendo di porre fine alle operazioni militari e riprendere i negoziati, riguardo cui ha invitato le autorità iraniane ad una maggiore “flessibilità”.
In Italia, si è tenuto questa mattina, al Quirinale, il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la partecipazione della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni; del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani; del Ministro dell’interno, Matteo Piantedosi; del Ministro della difesa, Guido Crosetto; del Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti; del Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso; del Capo di Stato maggiore della difesa, Generale Luciano Portolano, del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano; del Segretario generale della Presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti; del Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari del Consiglio supremo di difesa e Segretario del Consiglio, Francesco Saverio Garofani.
Come riportato dal Quirinale, in una nota, nel corso del vertice: “Il Consiglio Supremo di Difesa ha analizzato lo scenario di crisi che si è determinato con la nuova guerra in corso a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, manifestando grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione del vicino medio Oriente e nell’area del Mediterraneo. Il Consiglio ha constatato con preoccupazione che la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’ONU, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran, quelle relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni. Nell’attuale contesto di instabilità – irresponsabilmente aperto dall’aggressione della Russia all’Ucraina – con le progressive lacerazioni della pacifica convivenza internazionale, l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale, l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica. Il Consiglio, nel pieno rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione, esprime forte preoccupazione per il moltiplicarsi di conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali. Attacchi a civili, di cui troppo sovente sono vittime bambini come nel caso della strage della scuola di Minab, sono sempre inaccettabili. Il Consiglio sottolinea come l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche. Per l’insieme di queste ragioni l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento. Il Consiglio ha preso atto favorevolmente che, con propria risoluzione, il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di assistenza nella loro difesa nonché sulla necessità che l’utilizzo delle infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi avvenga nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico. Il Consiglio ha inoltre preso atto che eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi citati saranno sottoposte al Parlamento. Il Consiglio ha approfondito le linee già illustrate dal Governo in Parlamento per affrontare la crisi in atto nel Mediterraneo, in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo, a partire dall’impegno per la messa in sicurezza delle migliaia di cittadini italiani presenti nella regione e della decisione di fornire sostegno e assistenza ai Paesi del Golfo, amici e importanti partner strategici dell’Italia, a tutela dei numerosi militari italiani presenti in quelle aree, in base a missioni in atto e già autorizzate dal Parlamento. Il Consiglio ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa assunta dal Governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza. Ciò anche in considerazione dell’allarme per i missili lanciati verso Cipro ,territorio dell’Unione Europea , e verso la Turchia , territorio dell’Alleanza Atlantica , e intercettati dalle difese NATO nel Mediterraneo orientale nonché dei rischi che il conflitto in Iran sta producendo sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che internazionale. Il Consiglio valuta gravi le azioni dell’Iran per ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz. Il Consiglio ha preso in esame con particolare attenzione anche la situazione in Libano e chiede a Israele di astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il Libano in un nuovo drammatico conflitto. Come sempre il prezzo più alto lo pagano le popolazioni civili, con numerose vittime e centinaia di migliaia di cittadini evacuati dal Sud del Libano e altrettanti dalle aree sciite di Beirut. Il Consiglio ritiene allarmanti le continue gravi violazioni della risoluzione n. 1701 del 2006 e il ripetersi di inammissibili attacchi da parte israeliana al contingente di UNIFIL, attualmente a guida italiana. Anche in relazione alle decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di concludere la missione UNIFIL, resta ineludibile garantire la sicurezza della Linea Blu, favorendo l’incremento delle capacità delle Forze Armate Libanesi. Il Consiglio esprime condanna per l’aggressione ai militari italiani a Erbil in Iraq. Il Consiglio, al termine dei lavori, ha rivolto sentimenti di intensa vicinanza e gratitudine a tutti i militari impegnati nelle varie operazioni in Italia e all’estero e, in particolare, per i militari italiani impegnati nella missione UNIFIL nel sud del Libano e in quelli nei Paesi del Golfo, per l’esemplare professionalità manifestata nell’assolvimento del loro compito”.
La Premier Meloni , che ha espresso a nome del Governo e suo il più profondo cordoglio alla Francia per la scomparsa di uno dei militari rimasti coinvolti dall’attacco a Erbil e, un pensiero di pronta guarigione agli altri militari feriti, nell’auspicio di un rapido e completo recupero, sottolineando che “L’Italia, al fianco dei partner internazionali, inclusi i Paesi del Golfo maggiormente colpiti, resta fermamente impegnata nel promuovere un allentamento della tensione” e continuerà “a lavorare con determinazione affinché la pace e la stabilità nella regione siano ristabilite”, ha rinnovato l’invito alle opposizioni a un confronto continuo sulla crisi in Medio Oriente. Invito, accettato dai centristi e dal Pd, ma respinto dal M5S e da AVS.
Quanto alla questione energetica, gli Stati Uniti hanno concesso una deroga di 30 giorni che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo già caricato sulle navi e attualmente bloccato in mare (circa 130 milioni di barili in transito), per stabilizzare i mercati energetici globali sconvolti dalla guerra e dal blocco della navigazione nello stretto di Hormuz, decisione su cui Bruxelles ha espresso il suo disaccordo.
In particolare, il cancelliere tedesco Merz ha dichiarato: “Riteniamo che allentare le sanzioni sia sbagliato. Purtroppo, la Russia continua a non mostrare alcuna volontà di negoziare. Pertanto, dobbiamo e continueremo ad aumentare la pressione su Mosca. Il sostegno a Kiev deve continuare nonostante il conflitto in Medio Oriente. Non permetteremo che il conflitto con l’Iran ci scoraggi o ci distragga da questo obiettivo”.
Nel frattempo, mentre il petrolio ha raggiunto i 100 dollari al barile e , Istat ha registrato una tendenza a ribasso dell’economia mondiale nel 2026 , l’Iran avrebbe autorizzato l’India al passaggio di due petroliere attraverso lo stretto di Hormuz e la Turchia per il transito di una propria nave cargo.
A tal proposito, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Tajani , nel corso della trasmissione “10 minuti” su Rete 4, smentendo la notizia rilanciata dal Financial Times su presunte trattative di Roma e Parigi con Teheran, ha dichiarato: “Non stiamo trattando con nessuno e con l’Iran per far passare navi italiane da Hormuz. Il governo non tratta con l’Iran, anche perché sarebbe molto complicato far passare le navi dallo Stretto, c’è uno stato di guerra, per ora passano solo pochissime navi, soprattutto iraniane. L’Italia va avanti per la de-escalation, spingendo perché si raggiunga un accordo tra le parti che porti al blocco della realizzazione dell’arma atomica da parte dell’Iran”.
A smentire il Financial Times, anche fonti di Palazzo Chigi, che hanno sottolineato: “In merito a quanto riportato oggi da organi di stampa internazionali, la Presidenza del Consiglio dei ministri smentisce l’apertura di negoziati bilaterali o trattative dirette con l’Iran per garantire il passaggio delle navi italiane attraverso lo Stretto di Hormuz”.
Per risolvere il blocco dello Stretto di Hormuz, secondo Abc News e Wall Street Journal, è stato mobilitato dagli USA un contingente di soldati della 31Ma Unità di Spedizione dei Marines diretti in Medio Oriente, le unità Uss Tripoli, Uss San Diego e Uss New Orleans, navi di assalto e da trasporto anfibio, con 20 caccia di quinta generazione F-35B Lightning II, capaci di decollo e atterraggio verticale , che dovrebbero effettuare un’ operazione per la conquista dell’isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico, da cui transita circa l’80% dell’export petrolifero di Teheran.
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