di Federica Marengo giovedì 12 marzo 2026

-Proseguono gli attacchi di Mosca sull’Ucraina e i contrattacchi delle forze di Kiev sul territorio russo.
Nelle ultime ore, i bombardamenti russi hanno colpito Zaporizhzhia e la regione circostante, ferendo almeno 13 persone, tra cui 2 bambini e , danneggiando complessi residenziali, abitazioni e infrastrutture critiche.
Sotto attacco russo anche il distretto di Koryukivka, a Chernihiv, dove una persona è stata uccisa e 2 ferite e la regione di Sumy, dove una persona è stata colpita da una mina russa.
Tuttavia, come reso noto dall’agenzia britannica Reuters, che cita un funzionario del servizio di sicurezza ucraino Sbu, droni ucraini hanno colpito le infrastrutture della stazione di pompaggio petrolifera di Tikhoretsk nella regione russa di Krasnodar, tra i più grandi punti di trasbordo petrolifero della Russia meridionale , che ospita un grande deposito e terminal petrolifero.
Intanto, mentre i colloqui trilaterali Ucraina, Russia e USA, sono in fase di stallo, il Presidente ucraino Zelensky, in conferenza stampa prima dell’incontro con la Presidente del Bundestag tedesco, Julia Kloeckner, ha dichiarato: “L’Europa, gli Stati Uniti e l’intero mondo civilizzato hanno imposto sanzioni alla Russia per la sua aggressione. A mio avviso, se queste sanzioni verranno revocate, significherà che riconosceremo la legittimità di questa aggressione, ovvero che uno o l’altro Stato perdonerà la Russia per questo crimine. Naturalmente, come Presidente di un Paese vittima di questa guerra e come persona che fondamentalmente comprende che l’aggressione non può rimanere impunita, considero ciò assolutamente ingiusto”.
A tal proposito, la Presidente della Commissione Ue, von der Leyen ha affermato le sanzioni a Mosca non verranno allentate, seguita dal Presidente francese Macron, che ha ribadito che il G7 ha deciso che le sanzioni alla Russia resteranno.
In merito al 20° pacchetto di sanzioni, ancora da approvare (così come il prestito da 90 miliardi di euro a Kiev), per via del veto di Ungheria e Slovacchia, che accusano Kiev di bloccare da gennaio, ovvero da quando è stato danneggiato in un attacco, l’oleodotto Druzhba, che, tramite l’Ucraina, conduce le forniture di petrolio ai loro Paesi, la Commissione Ue starebbe valutando l’ipotesi di un supporto finanziario per la riattivazione dell’infrastruttura.
Kiev ha ribadito che è stato un attacco russo a colpire le attrezzature dell’oleodotto Druzhba nell’Ucraina occidentale, mentre la Slovacchia e l’Ungheria ritengono che la responsabilità del prolungato blackout sia da attribuire all’Ucraina.
Un portavoce della Commissione Europea, poi, ha fatto sapere in conferenza stampa che l’Ue ha proposto una missione per ispezionare l’oleodotto Druzhba e sta aspettando una risposta da parte dell’Ucraina in merito a tale richiesta.
Quanto al prestito a Kiev da 90 miliardi di euro, secondo Politico, Bruxelles potrebbe ricorrere a prestiti bilaterali all’Ucraina, per aggirare il veto del Premier ungherese Orban e del Premier slovacco, Fico.
Sempre in termini di sanzioni, poi, altra questione ancora non risolta, quella del rinnovo da parte del Coreper delle sanzioni individuali contro persone, società ed enti russi coinvolti nell’aggressione all’Ucraina , in scadenza domenica prossima, visto il veto della Slovacchia, se non verranno rimossi dalla lista due oligarchi russi. Pertanto, se ne discuterà nella prossima riunione del Coreper, prevista per dopodomani.
Tornando al Presidente Zelensky, quest’oggi, si è recato a Bucarest, in Romania, dove ha incontrato il suo omologo, Nicusor Dan, e ha visitato una base di addestramento per i piloti di caccia F-16, utilizzati da Kiev per contrastare l’invasione russa.
Nel corso di tale incontro, il Presidente rumeno Dan ha reso noto di aver firmato un documento con il Presidente ucraino Zelenskiy sulla produzione congiunta di droni in Romania, sottolineando che “La Romania sosterrà qualsiasi misura legale volta a sbloccare gli aiuti dell’Unione Europea all’Ucraina”.
Il Presidente Zelensky, in un post social ha riferito: “Oggi il nostro incontro con il Presidente rumeno Nicușor Dan verte principalmente sull’aumento della forza energetica ed economica dei nostri due popoli, affinché insieme possiamo fare di più anche per la sicurezza nazionale dei nostri Stati. Stiamo lavorando per espandere la cooperazione energetica transfrontaliera: stiamo costruendo due nuove linee per la fornitura di energia elettrica con la Romania. È anche importante che riusciamo a realizzare insieme progetti nel settore dell’estrazione sul shelf del Mar Nero. Oggi abbiamo anche parlato dei progetti nel settore petrolifero e del gas che ora possono sostenerci, anche alla luce delle sfide poste dal Medio Oriente. Abbiamo discusso anche delle possibilità di trasporto di GNL americano per l’Ucraina attraverso la Romania. Stiamo anche lavorando per aprire nuovi valichi di frontiera, e già quest’estate sarà realtà. Ringrazio la Romania per la posizione di principio assunta in tutti questi anni di guerra su vasta scala da parte della Russia. L’Ucraina e la Romania sono partner strategici naturali. La geografia della nostra regione, le sfide alla sicurezza, le esigenze economiche dei nostri popoli: tutto ciò dimostra che la cooperazione tra noi non può che aumentare”.
Domani, Zelensky sarà a Parigi, per incontrare il Presidente francese Macron e per partecipare a uno scambio con gli studenti, organizzato nell’ambito delle ‘Grandi conferenze’ promosse dall’ateneo parigino Sciences Po.
Da Mosca , invece, dopo la telefonata avvenuta nei giorni scorsi tra il Presidente USA Trump e il Presidente russo Putin, l’inviato del Presidente Putin, Dmitriev, ha dichiarato di aver vere tenuto, su istruzioni del numero uno del Cremlino, una serie di incontri negli Stati Uniti con i capi del gruppo di lavoro sulla cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti e, di aver partecipato ieri a un “incontro produttivo” in Florida con la delegazione USA, guidata dall’inviato speciale Witkoff, da Kushner e dal consigliere senior della Casa Bianca Josh Gruenbaum, riguardo cui, in un post social, ha scritto: “I team hanno discusso di una varietà di argomenti e hanno concordato di rimanere in contatto. Abbiamo discusso di progetti promettenti che potrebbero contribuire al ripristino delle relazioni russo-americane e all’attuale crisi dei mercati energetici globali. Oggi, molti Paesi, in primo luogo gli Stati Uniti, stanno iniziando a comprendere meglio il ruolo chiave e sistemico del petrolio e del gas russi nel garantire la stabilità dell’economia globale, nonché l’inefficacia e la natura distruttiva delle sanzioni contro la Russia”.
A tal proposito, l’inviato speciale degli USA, Witkoff , ha dichiarato che le rispettive delegazioni hanno discusso una “serie di argomenti” e hanno concordato di rimanere in contatto.
Infine, a Strasburgo, stamane, il Parlamento Ue ha approvato, con 479 voti a favore, 17 contrari e 43 astensioni, una risoluzione in cui gli eurodeputati e le eurodeputate invitano l’Ue e gli Stati membri a imporre sanzioni mirate contro individui ed entità responsabili del traffico di persone, cittadini non russi, in particolare provenienti da Paesi africani, con metodi ingannevoli, per arruolarli nella guerra della Russia in Ucraina.
Nel documento, si fa riferimento all’uso ai metodi di reclutamento attraverso contenuti sui social media che promuovono offerte di lavoro o di studio, in particolare in diversi Paesi africani, a Cuba e nell’Asia meridionale e centrale, cui sembra corrispondere una crescita dell’influenza russa in vari Stati africani, sottolineando che tali pratiche potrebbero costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità e chiedendo alle piattaforme social di assumersi le proprie responsabilità e di cooperare con le autorità per identificare e rimuovere i contenuti.
Infine, nella risoluzione si segnala anche che centinaia di donne sarebbero state ingannate e costrette a lavorare in fabbriche di assemblaggio di droni.
In merito, le delegazioni di Fi, FdI , Lega, Pd e Avs hanno votato a favore della risoluzione; la delegazione del M5s si è astenuta.
Ieri, nel corso delle Comunicazioni alle Camere sulla situazione in Medio Oriente e sul Consiglio Ue del 19 e 20 marzo, la Presidente del Consiglio Meloni ha ribadito il sostegno dell’Italia a Kiev, evidenziando: “Al Consiglio UE parleremo ancora una volta di Ucraina.
Il conflitto è purtroppo entrato nel suo quinto anno. E in questo lungo periodo, la posizione italiana non è mai cambiata: l’Italia resta fermamente al fianco di Kiev, del suo popolo e delle sue istituzioni, a sostegno della sua integrità territoriale, della sua sovranità e della sua indipendenza, come ho avuto modo di ribadire al Presidente Zelensky in occasione del nostro ultimo contatto, avvenuto giovedì scorso. Per noi si tratta non solo di un dovere morale, ma anche di una necessità strategica. Sostenere l’Ucraina, come ho detto molte volte, significa difendere la sicurezza dell’intero continente europeo.
Come ho avuto modo di dire in passato, una prospettiva di pace è ora possibile solo grazie alla tenace resistenza ucraina, e al deciso sostegno occidentale, che hanno impedito che la Russia realizzasse la facile invasione dell’intera nazione che si era prefissata. I fatti smentiscono la propaganda del Cremlino, purtroppo ancora molto forte anche in Italia. Un dato su tutti: dopo mesi di scarsissimi progressi sul campo, nel mese di febbraio 2026 la Russia ha perso più territori di quanti ne abbia conquistati. In sostanza, a febbraio, si è ridotta la percentuale di territorio ucraino sotto controllo russo. Con buona pace di chi sosteneva che la resa incondizionata fosse l’unica strada percorribile per l’Ucraina. Ci tengo anche a evidenziare, ancora, come gli sforzi diplomatici per arrivare a una pace giusta e duratura per la nazione aggredita ci chiamino direttamente in causa. Per questo, l’Italia è stata presente, accanto ai principali partner europei, anche in occasione dell’ultimo round trilaterale a Ginevra per un coordinamento diretto con Washington e Kiev. Si tratta di un segnale politico di grande rilevanza, perché è fondamentale che le sensibilità nazionali ed europee siano al centro del percorso negoziale, atteso che l’intero processo tocca interessi fondamentali dell’Europa, e necessita di un consenso europeo. Miriamo a soluzioni condivise che rispettino la dignità ucraina e la solidità dell’asse euroatlantico. Perché una pace vera non si costruisce nel vuoto: si raggiunge solo agendo uniti con i nostri alleati, a partire da Washington, di cui continuiamo a sostenere con convinzione gli sforzi di mediazione.
Inoltre, l’Italia continuerà a promuovere, in sede G7 e UE, la pressione economica sulla Russia, che si ostina a non voler mostrare segnali concreti che consentano passi in avanti nel percorso negoziale. Guardiamo al ventesimo pacchetto di sanzioni europee come a un passaggio necessario per ridurre ulteriormente le entrate che alimentano la macchina bellica del Cremlino. Le misure dovranno essere incisive ed efficaci, ma anche calibrate, per evitare ricadute asimmetriche sui nostri operatori economici e sui nostri interessi nazionali. Sul fronte del sostegno finanziario, il compromesso raggiunto nel Consiglio Europeo di dicembre , un nuovo prestito garantito dal margine del bilancio UE, rappresenta uno strumento fondamentale per la sopravvivenza dell’Ucraina. Ma non solo. Perché un eventuale collasso finanziario di Kiev, spero sia chiaro a tutti, comporterebbe danni incalcolabili per l’intera stabilità europea. Accogliamo pertanto con favore l’approvazione dei testi legislativi da parte del Parlamento Europeo, anche se – nonostante l’impegno assunto da tutti i Leader in Consiglio a dicembre sia stato preciso , oggi siamo di fronte a uno stallo che crea non poche difficoltà. La questione sollevata dall’Ungheria e dalla Slovacchia, legata alle forniture petrolifere dell’oleodotto Druzhba, tuttavia, richiede a nostro avviso una soluzione politica. Anche su questo l’Italia è pronta a dare una mano, ma non consideriamo praticabile aggirare il principio dell’unanimità richiesto per le modifiche al bilancio UE. La forza dell’Europa risiede nel rispetto delle sue regole e nella capacità di sintesi politica, nel consenso e non nell’imposizione. Lavoreremo nei prossimi giorni affinché l’unità del campo non venga scalfita da dispute bilaterali, perché un’Europa divisa è l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca”.
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