di Federica Marengo mercoledì 11 marzo 2026

-Nel dodicesimo giorno di guerra proseguono gli attacchi delle forze israelo-americane su Theran e di Israele sul Libano, come i contro-attacchi da parte delle forze di Teheran sul territorio israeliano e sui Paesi del Golfo (Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Iraq).
Le Forze di difesa israelianehanno dichiarato di aver colpito ed eliminato un gruppo di persone all’interno del centro di comando del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) nel centro di Teheran, mentre , secondo il New York Times, che cita funzionari iraniani, Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto ferito nel primo giorno di attacchi americano e israeliano su Teheran e non sarebbe ancora apparso in pubblico per prudenza, alla luce del rischio di raid.
Due fonti israeliane hanno riferito alla Cnn che Israele si sta preparando alla possibilità di una “significativa escalation” di attacchi da parte di Iran e Hezbollah e che il Premier israeliano Netanyahu ha convocato una riunione dei vertici politici e di sicurezza per discutere gli ultimi sviluppi.
Intanto, nelle ultime ore, dopo che il Wall Street Journal aveva riferito che le navi iraniane avevano posizionato almeno 10 mine nello Stretto di Hormuz, importante via del petrolio tra il Golfo Persico e l’Oceano Indiano, ma anche per fertilizzanti, gas e materie prime critiche e, dopo che i funzionari militari USA hanno ricevuto indicazioni sul fatto che le forze navali dei pasdaran si accingessero a dispiegare mine galleggianti nella via d’acqua, il Comando centrale degli Stati Uniti, ha distrutto diverse navi posamine iraniane, per un totale, ad oggi, di 28.
Sempre nello Stretto di Hormuz, poi, secondo l’agenzia che monitora la sicurezza marittima, United Kingdom Maritime Trade Operations, almeno tre navi cargo, di cui 2 britanniche e una thailandese, sono state colpite da proiettili sconosciuti, causando danni e , in un caso, un incendio.
Il Presidente USA Trump, aveva dichiarato che l’Iran sarebbe andato incontro a “conseguenze militari senza precedenti”, se avesse minato lo Stretto di Hormuz.
Più tardi, il portavoce del comando integrato dell’esercito dei Pasdaran ha dichiarato che Teheran non consentirà il passaggio dallo stretto di Hormuz di petroliere al servizio degli Stati Uniti e dei suoi alleati, sottolineando in un comunicato, diffuso dalla Tv di Stato iraniana: “Non è possibile mantenere artificialmente bassi i prezzi del petrolio e dell’energia. Lo Stretto di Hormuz è, senza dubbio sotto l’intelligente gestione delle valorose forze navali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Gli aggressori americani e i loro complici non hanno alcun diritto di passaggio”.
Inoltre, i Pasdaran, che hanno minacciato di colpire banche , centri economici e Big Tech negli USA e in Israele, hanno ribadito che non intendono arrendersi e di contemplare “solo la resa totale del nemico”.
Ciò, ha determinato un nuovo rialzo dei prezzi del petrolio, Brent a quota 90$ al barile (+2,4%), Wti a 85$ (+2,6%), un rialzo del gas del 3,8% verso i 50€/MWh e una partenza in rosso per le Borse europee.
Il direttore generale dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) Faith Birol , quindi, ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio delle riserve strategiche. Si tratta della maggiore quantità decisa nella storia dell’organizzazione.
Tornando quest’oggi, sulla questione con la stampa, prima della partenza per il Kuntucky, il Presidente Trump, che ieri ha annunciato la costruzione da parte degli USA della loro prima raffineria in 50 anni con gli investimenti del colosso indiano Reliance Industries, per un valore di 300 miliardi di dollari, per garantire la sicurezza nazionale e incrementare la produzione energetica americana (sarà “La raffineria più pulita del mondo”, ha affermato Trump), il numero uno della Casa Bianca ha sollecitato le compagnie petrolifere ad attraversare lo Stretto di Hormuz, malgrado le minacce rivolte dai Pasdaran, sottolineando che “In una notte , sono state distrutte quasi tutte le loro navi posamine”, per cui non vi sono mine e vi è “una grande sicurezza nello Stretto” e aggiungendo che “l’Iran sta pagando un prezzo altissimo”.
Poi, parlando dell’operazione in corso, ha sottolineato: “Hanno perso la loro Marina. Hanno perso la loro Aviazione. Non hanno affatto un apparato antiaereo. Non hanno radar. I loro leader sono spariti. E potremmo fare molto di peggio. Noi potremmo eliminarli entro questo pomeriggio, in effetti, entro un’ora, letteralmente non sarebbero mai più in grado di ricostruire quel Paese. Il nostro esercito è il migliore. È il più potente al mondo, e li stanno colpendo duramente. Si tratta di 47 anni di abusi”.
In un’intervista con Axios, Trump ha dichiarato che la guerra con l’Iran finirà “presto”, perché “non c’è praticamente più nulla da colpire”, ribadendo che “La guerra sta andando alla grande” e che “gli USA sono in anticipo sui tempi previsti, avendo causato più danni di quanto previsto, anche nel periodo iniziale di sei settimane”.
Infine, riguardo al no all’uso di basi USA sul suo territorio del Premier spagnolo Sanchez , che oggi ha richiamato permanentemente la propria ambasciatrice in Israele, ha detto: “La Spagna non sta collaborando affatto con gli Stati Uniti, sull’Iran, e per questo potremmo tagliare tutti i legami commerciali. Non capisco quello che sta facendo la Spagna. Sono stati pessimi con la Nato. Hanno la protezione, ma non vogliono pagare la loro quota e fanno così da molti anni”.
Nel frattempo, le forze armate iraniane hanno lanciato un nuovo avvertimento alla Tv di Stato: “Se i nostri porti e i nostri moli saranno minacciati, tutti i porti e i moli della regione diventeranno obiettivi legittimi”.
In Italia, la Presidente del Consiglio Meloni ha tenuto le sue Comunicazioni alle Camere, nelle quali ha parlato della guerra in Medioriente e del conflitto USA-Israele-Iran e dei dossier in agenda nel Consiglio Ue del 19 e 20 marzo.
Riguardo alla crisi in Medio Oriente e, in merito agli effetti sulla sicurezza, l’economia e gli interessi italiani ed europei, la Premier ha detto che si tratta di : “Una crisi complessa, certamente tra le più complesse degli ultimi decenni, che ci impone di agire con lucidità e serietà”, auspicando che “ possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità”.
La Presidente Meloni, poi, ha sottolineato: “Qui non c’è un governo “complice” di decisioni altrui, né tantomeno un governo “isolato” in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere sui cittadini, le famiglie e le imprese. Tutte cose che ho sentito dire in questi giorni e che non fanno giustizia di un impegno che non abbiamo mai smesso di portare avanti in questo delicato quadrante della geopolitica, e che abbiamo intensificato in questi dieci giorni, affrontando la crisi con estrema cautela, in stretto raccordo con i nostri partner europei e in costante contatto con i leader del Medio Oriente e del Golfo, mettendo in campo tutti gli strumenti necessari sul piano politico-diplomatico, su quello militare e della sicurezza, e su quello economico interno. Qui c’è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli.
Intendo dire che è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una Nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali. Ma non lo dico, guardate, per proporre una sorta di unanimismo peloso o per tentare di “neutralizzare” la voce delle opposizioni. Lo dico perché uno scenario come questo impone alle classi dirigenti, a tutte le classi dirigenti, responsabilità, lucidità e capacità di adattare le proprie decisioni alla rapidità degli eventi”.
Quindi, ha posto in rilievo: “Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, come ho già detto, un punto di svolta ben preciso.
Ovvero, l’anomalia dell’invasione di una Nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, cioè proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante. La destabilizzazione globale che ne è derivata ha avuto le sue ripercussioni in Medio Oriente, dove, pure, l’attuale conflittualità ha una data di inizio chiara, e non è quella del 28 febbraio 2026, ma quella del 7 ottobre 2023. È l’attacco, barbaro e folle, al territorio israeliano da parte di Hamas. Un attacco letale e sofisticato che è stato possibile grazie al sostegno – finanziario, logistico e di equipaggiamento – fornito dall’Iran a questo gruppo terroristico. Lo stesso sostegno che l’Iran ha fornito, negli ultimi decenni, ad Hezbollah in Libano; a molteplici gruppi armati in Iraq e Afghanistan – responsabili anche della morte di soldati italiani; agli Houthi in Yemen; al regime di Assad in Siria. E che si estende oltre i confini del Medio Oriente, se si considera che l’Iran fornisce alla Russia droni Shahed, ovvero l’arma più utilizzata e più insidiosa nella campagna di aggressione alla popolazione civile in Ucraina. È in questo contesto di crisi attuale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano.
Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte.
Un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare, insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar.
Ricordo che, per due volte, abbiamo ospitato a Roma i negoziati sul nucleare, e che, dall’inizio, abbiamo sostenuto ogni sforzo di facilitazione che veniva condotto.
A lungo, abbiamo anche tenuto aperto un canale di comunicazione con Teheran, sottolineando l’urgenza di un accordo che assicurasse il carattere esclusivamente civile del programma nucleare iraniano. Anche qui, penso che non si possa prescindere dall’interrogarsi sul perché un tale accordo non si sia dimostrato possibile. Perché se da una parte la leadership iraniana ha sempre negato di volersi dotare di un’arma nucleare, dall’altra la Repubblica Islamica – come riferito dal direttore dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite Rafael Grossi – procedeva ad arricchire l’uranio fino ad una purezza del 60%, un livello che qualsiasi esperto della materia riconosce essere molto più alto di quello necessario per gli usi civili del nucleare e molto vicino a quello necessario a fabbricare una bomba atomica. Qualcosa di molto diverso, ad esempio, dall’accordo siglato tra Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, che prevede la rinuncia all’arricchimento da parte emiratina, a fronte della cooperazione americana nello sviluppo del loro nucleare civile. Un quadro, quindi, che non poteva non destare preoccupazione, perché spero sia chiaro a tutti in quest’aula che non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa.
Ancora di più, perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione, e darebbe vita a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale. Credo che questi elementi debbano tutti essere presi in considerazione, così come dobbiamo ammettere che, non essendo stati parte diretta dei negoziati, non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull’indisponibilità dell’Iran a chiudere un accordo definitivo. Il punto è che noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni. Quindi, da una parte consideriamo drammatico l’avvio di un altro conflitto, e non sottovalutiamo gli impatti diretti – soprattutto di carattere economico – che quel conflitto può generare per l’Italia, ma dall’altra sappiamo che si tratta di conseguenze che non sono neanche paragonabili ai rischi che correremmo se facessimo finta di nulla, di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i Paesi del Golfo e si dota di missili a lungo raggio con testate atomiche. Queste sono le nostre valutazioni, e le ragioni della nostra prudenza. Certo, sarebbe molto più facile per noi rispondere con slogan e frasi fatte, alimentando la comprensibile paura dei cittadini, ma sarebbe anche molto meno responsabile e molto più pericoloso.
Cosa intende fare il Governo, quindi, e che posizioni porterà a Bruxelles, nel confronto con i partner europei, per fare fronte a questa crisi?
Prima di tutto, come dicevo in apertura, sin dall’inizio della crisi ci siamo tenuti in continuo contatto con i leader mediorientali ma anche con i nostri principali alleati, perché riteniamo che sia fondamentale coordinare i nostri sforzi e le nostre iniziative. A questo scopo, come probabilmente sapete, ho anche promosso un coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito.
Con il Cancelliere Merz, il Primo Ministro Starmer e il Presidente Macron abbiamo avuto modo di sentirci più volte, in questi giorni, per condividere le valutazioni sull’evoluzione della crisi e coordinare le rispettive risposte nazionali, a fronte di ripercussioni globali sia sul piano economico che sul piano della sicurezza, inclusa quella energetica e alimentare. Siamo determinati a mantenere questo raccordo per calibrare tempestivamente le strategie comuni e non risparmiare alcuno sforzo, d’intesa con i partner regionali, nel favorire iniziative che riportino stabilità nell’area. In questo quadro, vedo tre direzioni principali per la nostra azione immediata. Primo, dobbiamo lavorare sul piano diplomatico per verificare se, e quando, esistano i margini per un ritorno della diplomazia. Un obiettivo che, però, è sicuramente impossibile fino a quando l’Iran continuerà con i suoi attacchi ingiustificati verso i Paesi del Golfo e altri Paesi della regione. Ma intendiamo anche far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di Stati Uniti e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini. Per questo, a nome del governo, esprimo ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell’Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia. Secondo, dobbiamo completare l’azione di messa in sicurezza delle decine di migliaia di italiani presenti nell’area e dare assistenza a chi è rimasto bloccato. Abbiamo organizzato voli e convogli che hanno permesso di rimpatriare, finora, oltre 25 mila connazionali, dando priorità a chi era in transito e a chi era in situazioni di particolare fragilità. E desidero ringraziare in modo particolare tutte le Nazioni del Golfo, per il grande aiuto che ci hanno dato in questo frangente, così come il Ministero degli Esteri, l’intelligence e la Protezione civile per questo importantissimo lavoro. Terzo, come già discusso in Parlamento, stiamo fornendo assetti di difesa aerea ai Paesi del Golfo, così come hanno fatto gli altri principali Paesi europei – in particolare Regno Unito, Francia e Germania. E questo non soltanto perché si tratta di Nazioni amiche e partner strategici dell’Italia, ma anche perché in quell’area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani che dobbiamo proteggere, senza contare che, nel Golfo, sono di stanza circa 2000 soldati italiani. Inoltre, come sapete, abbiamo inviato una nostra unità navale a Cipro per sostenere un partner europeo che ha visto il proprio territorio colpito da parte iraniana. Un atto dovuto di solidarietà europea, ma anche di prevenzione.
Poi, sull’uso delle basi militari e sul no della Spagna, la Premier Meloni ha precisato: “Permettetemi anche di fare chiarezza, ancora una volta, sul tema delle basi militari. Mi pare che tutti i partner europei si stiano attenendo a quello che prevedono i loro accordi in questa materia. Anche il Governo spagnolo, di cui tanto si parla, ha detto tramite il suo portavoce che “esiste un accordo bilaterale tra Spagna e Stati Uniti, e al di fuori di quell’accordo non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole”. Il che significa che l’accordo non viene messo in discussione e che non vengono messe in discussione tutte le attività che rientrano nell’accordo. È quello che sta facendo anche l’Italia, e francamente stupisce che questa scelta venga condannata in Patria ed esaltata in Spagna dalle stesse, identiche, persone.
Un po’ di logica, da questo punto di vista, non guasterebbe. A meno che la questione non sia che dobbiamo chiudere le basi americane in territorio italiano, perché in questo caso permettetemi di dire che chi lo sostiene avrebbe potuto farlo quando era al governo e quando, invece, ha scelto di fare altro, e non lasciarlo intendere quando si trova all’opposizione. Mi corre l’obbligo di ricordare, infatti, che le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore.
Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano – semplificando – dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe – sempre in virtù di quegli accordi – al Governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il Governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra”.
Ancora, sulla situazione in Libano, la Presidente del Consiglio ha sottolineato: “Purtroppo abbiamo assistito nuovamente alla decisione scellerata di Hezbollah di trascinare l’incolpevole popolo libanese in una nuova guerra con Israele. Ho sentito, nei giorni scorsi, il Primo Ministro Netanyahu, al quale ho ribadito la contrarietà dell’Italia a qualunque escalation, fermo restando il diritto di Israele di rispondere agli attacchi di Hezbollah. Esprimiamo la nostra condanna per le vittime civili, tra i quali il sacerdote Pierre Rai, e la nostra solidarietà alle comunità locali costrette ad abbandonare le loro case, tra le quali le comunità cristiane di alcuni villaggi del Libano meridionale scortate in sicurezza dai nostri militari.
Allo stesso modo, in Libano, come sapete, sono presenti oltre mille soldati italiani all’interno della missione delle Nazioni Unite UNIFIL.
Si tratta di una missione che, sotto comando italiano, ha un mandato cruciale, quello di sostenere la sovranità, l’integrità territoriale e la stabilità del Libano. Per questo, la sicurezza del personale di UNIFIL deve essere garantita in ogni momento. È una richiesta specifica che reiteriamo ad Israele e siamo estremamente preoccupati dall’attacco che ha colpito nei giorni scorsi il contingente ghanese della missione. Ai feriti e alle autorità di Accra va tutta la nostra solidarietà. Anche perché in Libano, con il Presidente Aoun e con il Primo Ministro Nawaf, assistiamo alla volontà concreta di porre fine a questo ciclo insensato di violenza, affermando finalmente il monopolio dello Stato sulle armi e lavorando per il disarmo di Hezbollah. È uno sforzo che dobbiamo sostenere, e sul quale l’Italia – che gioca un ruolo centrale nel sostegno internazionale alle Forze Armate Libanesi – è protagonista. Senza, ovviamente, dimenticare il ruolo difficile, ma importante, che i nostri militari continuano a svolgere con coraggio nel Libano meridionale”.
Quanto alla sicurezza del Paese e alla questione energetica, la Premier Meloni ha spiegato: “Il governo si è immediatamente attivato per rafforzare la sicurezza interna, a partire dal presidio degli obiettivi sensibili, contro eventuali rischi di terrorismo collegati a possibili cellule dormienti o “lupi solitari”. Tanto il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza quanto il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, sono di fatto riuniti permanentemente.
E, ovviamente, stiamo dedicando la massima attenzione alle possibili ricadute economiche di questa crisi.
Abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi. Sui prezzi dell’energia, per monitorare i quali il Presidente dell’Autorità per l’Energia ARERA ha istituito una apposita task force, così come sui beni di consumo, sui quali il Ministro Urso ha attivato quello che tutti conosciamo come “Mr. Prezzi”, cioè il sistema di monitoraggio che verifica se ci sono aumenti anomali e ingiustificati dei prezzi, soprattutto alle pompe di benzina e sui generi alimentari. In particolare, sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette “accise mobili” che questo Governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile. Come sapete, il meccanismo – la cui attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell’opposizione – consente di utilizzare la parte di maggiore IVA derivante dall’aumento dei prezzi per ridurre le accise. È lo strumento della sterilizzazione che era presente anche nel nostro programma, e la sua attivazione è tra le contromisure che siamo chiaramente pronti a prendere. Sui prezzi dell’energia, c’è poi un livello che dipende dall’Unione Europea, con particolare riferimento al sistema di tassazione del carbonio, il cosiddetto ETS, sul quale però tornerò diffusamente tra poco. Ma intanto ricordo che il Governo ha recentemente varato un decreto energia di grande rilevanza per ridurre in modo strutturale il prezzo dell’energia per famiglie e imprese, una iniziativa che nessuno prima di noi aveva avuto il coraggio di adottare, che ha scontentato le grandi aziende energetiche ma in compenso è stato accolto con grande favore da tutto il mondo produttivo. Riguardo l’attuale aumento dei prezzi dei carburanti, il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.
Al Senato, via libera alla risoluzione della Maggioranza sulle Comunicazioni della Presidente Meloni, con 102 voti a favore, 66 contrari e 1 astenuto. Respinte o parzialmente assorbite le risoluzioni dei partiti dell’opposizione.
Via libera anche della Camera.
La Presidente Meloni, poi, ha partecipato a una videoconferenza tra i leader del G7, dedicata agli sviluppi della crisi nel Golfo e alle relative implicazioni economiche ed energetiche, in merito a cui si legge in una nota di Palazzo Chigi: “In questo contesto, i Capi di Stato e di Governo del G7 hanno riaffermato l’importanza di garantire libertà di navigazione. Il Presidente del Consiglio ha anche riaffermato l’impegno per favorire un ritorno alla diplomazia che conduca a soluzioni per la stabilità della regione e l’importanza della solidarietà del G7 verso le Nazioni del Golfo colpite dagli attacchi iraniani. A quest’ultimo proposito, il Presidente Meloni ha proposto che sia organizzato un confronto tra il G7 e il GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo). Nel corso della riunione, il Presidente Meloni ha quindi sottolineato l’importanza che l’attuale volatilità non si traduca in effetti strutturali sulla crescita economica. A questo riguardo il Presidente del Consiglio, come gli altri leader G7, ha richiamato l’importante decisione assunta nell’ambito dell’Agenzia Internazionale dell’Energia di rilasciare fino a 400 milioni di barili di greggio per stabilizzare i mercati. Leader G7 hanno concordato di mantenere uno stretto coordinamento nelle prossime settimane per contribuire alla soluzione della crisi, alla stabilità dei mercati e garantire la sicurezza delle forniture energetiche”.
Il ministro della Difesa Crosetto ha fatto sapere di aver avuto una riunione con gli omologhi del Gruppo E5 Difesa di Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, nella quale è stato fatto il punto sulla delicata situazione in Iran e Medio Oriente e sono state valutate possibili iniziative comuni, soprattutto a livello diplomatico, per tentare di riportare stabilità nella regione, sottolineando: “La crisi in atto richiede responsabilità e coordinamento tra Alleati per evitare ulteriore escalation e per affrontare insieme l’impatto di questa grave crisi, non solo sul piano della sicurezza ,ma anche su quello economico ed energetico, assicurando , al contempo, continuità al nostro sostegno all’Ucraina”.
In ambito, Ue, stamane, nella Plenaria a Strasburgo , si è tenuto un dibattito congiunto sul prossimo vertice Ue e sull’intervento militare di USA e Israele contro l’Iran, nel quale la Presidente della Commissione Europea, von der Leyen, ha tenuto un intervento.
In un passaggio del suo discorso , criticato poi dalla leader dei Socialisti Ue, Iratxe Garcia Perez, secondo cui “è stata inaccettabile la giustificazione dell’attacco all’Iran”, von der Leyn, ha detto: “Non si dovrebbero versare lacrime per un simile regime. Molti iraniani hanno celebrato la caduta di Khamenei. Sperano che questo momento possa aprire la strada verso un Iran libero. Questo è ciò che il popolo iraniano merita: libertà, dignità e il diritto di decidere del proprio futuro. Per decenni, l’Ayatollah Khamenei ha governato attraverso repressione, violenza e paura. Sotto il suo governo, gli iraniani hanno vissuto sotto un sistema che ha messo a tacere il dissenso e soffocato le libertà fondamentali. All’inizio di quest’anno, centinaia di migliaia di giovani iraniani sono scesi in piazza per chiedere un futuro migliore. Hanno subito una brutale repressione. Più di 17 mila persone sono state uccise mentre il regime si aggrappava al potere. Ma i crimini di questo regime risalgono a decenni fa. Ha imprigionato e torturato i propri cittadini. Ha sponsorizzato il terrorismo in tutta la regione e persino sul suolo europeo, e ha fornito un sostegno fondamentale alla brutale guerra della Russia contro l’Ucraina”.
Sulla questione energetica, la Presidente von der Leyen ha evidenziato: “Dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando risultati. Ma questo non significa che siamo immuni agli shock dei prezzi: da inizio guerra , vi è stato un amento del 50% dei prezzi del gas e +27% dei prezzi del petrolio, ma tornare ai combustibili fossili russi sarebbe un passo falso strategico”. Stiamo valutando aiuti di Stato e l’imposizione di un tetto al prezzo del gas. Le famiglie e le imprese stanno affrontando pressioni in questo momento a causa della guerra in Iran. Bruxelles si impegna ad analizzare in modo completo come ridurre le bollette energetiche”.
Dopo la call tra i leader del G7 sulla crisi in Iran e in Medio Oriente, la Presidente della Commissione Ue, von der Leyen e il Presidente del Consiglio Ue, Costa , in una nota congiunta, hanno sottolineato la necessità di garantire la continuità dei flussi energetici globali, in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz: “La priorità immediata è mantenere i flussi energetici e garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz, che è cruciale per l’economia globale. L’Unione europea è impegnata a limitare l’impatto della crisi sulla sicurezza e sui mercati energetici mondiali. L’applicazione del tetto al prezzo del petrolio russo resta uno strumento importante per stabilizzare i mercati e ridurre le entrate di Mosca. Non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia”.
Infine, il Consiglio di Sicurezza Onu ha approvato con 13 voti a favore e due astenuti (Russia e Cina) la risoluzione presentata dal Bahrein che condanna “con la massima fermezza” i gravi attacchi dell’Iran contro i territori di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania e chiede “l’immediata cessazione di tali attacchi e stabilisce che costituiscono una violazione del diritto internazionale e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”.
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