di Federica Marengo giovedì 25 giugno 2026

-La mattina dell’11 giugno scorso , alle 8:45 (ora locale), l’aereo con a bordo Papa Leone XIV è decollato dall’aeroporto internazionale Josep Tarradellas Barcelona-El Prat per Las Palmas de Gran Canaria, dove è atterrato alle 10:38 (ora locale) nell’area di Gran Canaria-Gando.
Da qui, il Pontefice ha raggiunto in auto il Porto di Arguineguín , sulla costa meridionale di Gran Canaria, luogo simbolo degli sbarchi lungo la rotta atlantica, per l’incontro con le realtà di accoglienza dei migranti.
Quindi, incontrati soccorritori, volontari e operatori della Caritas e, ascoltate le testimonianze di quattro persone, tra cui una vittima di tratta, salvata grazie al supporto della Chiesa, il Santo Padre ha tenuto un discorso, nel quale ,ringraziando chi soccorre, accoglie e accompagna i migranti, ha sottolineato come la misericordia nasca da gesti concreti e quotidiani, e ha esortato a riconoscere in ogni migrante una persona, un volto, una storia e una dignità, che non può essere ridotta a un numero.
Inoltre, Papa Leone XIV, ha denunciato le reti criminali dei trafficanti e ha messo in guardia dalle false promesse di questi ultimi, evidenziando come ogni vita umana sia una benedizione, chiedendo alla Chiesa di considerare l’accoglienza come un compito primario, in quanto, chi incontra Cristo nell’Eucaristia, “non può ignorare queste acque, né alcun luogo dove la fame, la sete, la violenza, la paura o l’esilio continuano a ferire la dignità umana”.
Poi, rivolgendosi ai migranti, il Pontefice ha detto: “Cari migranti: prima di dirvi qualsiasi altra parola, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli! Siete persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. Ma voglio anche dirvi che la vostra vita deve essere protetta. Non consegnate la vostra esistenza a chi la mercanteggia. Non credete a chi promette paradisi facili, in cambio del vostro corpo, del denaro, del silenzio o della vostra libertà. Quelle false promesse sono “canti delle sirene”, sono industrie di morte. ll vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”.
Ancora, parlando a chi ha in mano responsabilità decisive , autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali , e anche le comunità cristiane, le altre tradizioni religiose e tutti gli uomini e le donne di buona volontà, il Santo Padre ha sottolineato: “Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?. La dignità umana esige vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra. Se esiste il diritto di cercare rifugio quando la vita è minacciata, esiste anche il diritto di non dover migrare: il diritto di rimanere nella propria casa senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza, senza che la terra diventi inabitabile, senza che la corruzione rubi il pane ai poveri, senza che le armi distruggano il futuro dei bambini. Non possiamo abituarci a contare i morti. La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera”.
Infine, Papa Leone XIV ha lanciato un appello a vedere Dio nei poveri e negli stranieri ,a custodire la nostra umanità e a non abbandonarci all’indifferenza , perché “al tramonto della vita, Dio, ci giudicherà sull’amore”.
Terminato l’incontro con le realtà di accoglienza dei migranti, il Pontefice ha reso omaggio alle vittime delle migrazioni, lanciando una corona di fiori nelle acque del porto di Arguineguín, il “porto della vergogna”, dove nel 2020 , in piena pandemia di Covid19, arrivarono circa 3.000 migranti in una settimana, per poi benedire una croce realizzata con il legno di un cayucos, una imbarcazione di fortuna, sbarcata nello stesso porto.
A seguire, il Santo Padre ha raggiunto in auto la Cattedrale di Sant’Anna dove ha incontrato i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e gli operatori pastorali e ha ascoltato le testimonianze di alcuni laici e religiosi.
Poi, Papa Leone XIV ha pronunciato il Suo discorso, nel quale , soffermandosi su due atteggiamenti della vita cristiana da tener presenti per essere “saggi architetti” nella costruzione della civiltà dell’amore, ha utilizzato l’immagine del mare, tanto familiare alla popolazione delle Canarie, per ricordare che il cammino che bisogna percorre nella vita è segnato spesso da sfide, distanze e tempeste.
Così, ha sottolineato il Pontefice, per attraversare il mare e raggiungere la Patria Celeste, la prima linea guida per i cristiani è : abbracciare la Croce di Cristo, come cirenei, che accompagnano tanti fratelli e sorelle crocifissi dai drammi della vita , aiutandoli a portare i loro pesi, testimoniando il Vangelo con la carità e la misericordia.
Il secondo atteggiamento per i cristiani, ha continuato il Santo Padre, è : coltivare una spiritualità eucaristica, esemplificata dall’antica tradizione della pioggia di petali davanti al Santissimo Sacramento, nel giorno dell’Ascensione, come segno dei beni spirituali e celesti che il Signore riversa salendo al cielo, gesto di devozione che rappresenta la centralità dell’Eucaristia nella vita cristiana, fonte di comunione e di unità.
A tal proposito, Papa Leone XIV ha invitato i fedeli ad attuare la solidarietà cristiana, perché “l’unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona”, incoraggiandoli “a continuare a offrire a tutti l’amore che voi, a vostra volta, avete ricevuto dal Signore , amore che si fa nutrimento nell’accoglienza, nell’ascolto, nella vicinanza e nella cura dei più fragili: “Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Infine, il Pontefice, ha incoraggiato la Chiesa delle Canarie ad andare avanti saldamente radicata in Cristo, per continuare a navigare con coraggio in questo nuovo tempo della storia , custodendo l’unità nella fede , nella speranza e nella carità.
Nel tardo pomeriggio, alle 18:00, il Santo Padre, lasciata la sede Arcivescovile, si è diretto in auto allo Stadio di Gran Canaria dove , alla presenza di 50 mila persone, ha presieduto la Santa Messa , alla vigilia della Solennità del Sacro Cuore di Gesù.
Quindi, nel corso della celebrazione, al termine della Liturgia della Parola, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale ha esortato i fedeli a vivere nella propria vita : gratuità, umiltà e concretezza, le caratteristiche dell’amore di Cristo, un amore privo di calcolo e di interesse , ma volto al dono gratuito di sé, cui guardare come modello.
Da qui, Papa Leone XIV , citando Papa Benedetto XVI , Sant’Agostino e Papa Francesco, ha sottolineato come la gratuità del Cuore di Cristo, non si fermi , ma vada oltre, “impegnandosi ad aiutare ciascuno non solo a sopravvivere, ma anche a ritrovare fiducia e a riprendere il cammino, per crescere e fiorire pienamente nella sua unicità, per il bene di tutti” e , come “la nostra carità non debba essere mero assistenzialismo, ma volta a integrare le persone, per la loro piena realizzazione, spirituale, intellettuale e fisica , e il loro inserimento degno e costruttivo nella comunità”, in quanto “Solo così il nostro incontrarci, anche a fronte di vicende difficili e dolorose, diventa occasione per gettare semi di speranza nel cammino dell’umanità verso un futuro migliore”.
In ultimo, ricordando come una caratteristica del cuore di Cristo sia l’umiltà ,da cui nascono la carità e la pace , il Pontefice ha invitato i fedeli presenti, accesi dalla carità del cuore di Cristo, a farsi portatori della Sua misericordia e della Sua pace, “ perché nel mondo cessino le guerre e cresca attorno a noi una nuova umanità, riconciliata nell’amore”.
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