di Federica Marengo lunedì 27 luglio 2026

-Dopo lo stop ai bombardamenti da parte degli USA, anche l’Iran ha annunciato l’interruzione dei raid sugli obiettivi americani nei Paesi del Golfo, avvertendo però che le forze di Teheran sono pronte alla rappresaglia, qualora le forze americane tornassero ad attaccare.
A tal proposito, il Presidente USA Trump ha smentito le indiscrezioni dei media, tra cui il New York Times, secondo cui la sospensione dei raid sull’Iran sia dovuta a una mancanza di munizioni, dichiarando al Wall Street Journal: “Disponiamo di molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e ben oltre il nostro fabbisogno”.
Il numero uno della Casa Bianca, in un’intervista ad Axios, spiegando di aver sospeso gli attacchi all’Iran venerdì ,su richiesta dei Paesi mediatori, e che Teheran vuole arrivare a un accordo, ha detto: “Siamo impegnati in colloqui molto approfonditi con l’Iran. Se non funzioneranno, torneremo ad un’azione militare molto forte. Tutti quelli che hanno a che fare con l’Iran mi hanno chiesto: ‘Non sparare'”.
Poi, riguardo all’incontro di domani alla Casa Bianca con il Premier israeliano Netanyahu, Trump ha detto: “Parlerò con Bibi del fatto che se non fossi stato presidente, a quest’ora l’Iran avrebbe avuto armi nucleari e Israele sarebbe stato distrutto”.
Dall’Iran, invece, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato da Al Jazeera, ha fatto sapere che lo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti e l’attività di mediazione continuano, ma che la priorità di Teheran rimane la difesa della propria sovranità sotto attacco e all’emittente austriaca, Orf, ha dichiarato che l’Iran ha rispettato l’impegno assunto nel Memorandum d’intesa, firmato con gli USA nel giugno scorso, di garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz entro 30 giorni, ma che gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi prima della scadenza di tale termine, usando come pretesto presunti incidenti marittimi, sottolineando che si tratta della terza volta nell’ultimo anno che la diplomazia iraniana viene “tradita” da attacchi durante i negoziati e che gli USA non ha sbloccato i beni iraniani congelati, come previsto dal suddetto accordo.
Lo stesso Baqaei, ha aggiunto che “Gli Stati Uniti tornano al tavolo dei negoziati ogni volta che l’aumento dei prezzi dell’energia mette sotto pressione i mercati globali” e che “Washington ha inizialmente creduto che Teheran sarebbe crollata in tre giorni e si sarebbe arresa dopo l’inizio della guerra con Israele” e che “ora, mesi dopo, gli americani sono bloccati nella situazione che hanno creato”, avvertendo che Teheran non permetterà agli Stati Uniti di decidere “i tempi della guerra o della pace”.
Infine, ha confermato la notizia resa nota dal Wall Street Journal secondo cui Bahrein e Kuwait avrebbero effettuato raid segreti contro depositi di droni e missili iraniani, con il supporto degli Emirati Arabi Uniti, evidenziando che l’Iran ha attaccato quei Paesi a causa della loro cooperazione con gli Stati Uniti e dell’ospitalità offerta alle truppe USA.
Ancora dal ministero degli Esteri iraniano, è arrivata la precisazione che gli Stati Uniti non sono coinvolti nei recenti colloqui con l’Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz ; che si ratta di una questione bilaterale tra l’Iran e l’Oman e che gli incontri proseguiranno.
Proprio in merito ai Paesi del Golfo, gli Houthi, alleati dell’Iran, hanno annunciato che: “Lo Stretto di Bab al-Mandab è ora completamente chiuso al traffico marittimo saudita”, precisando: “Non è nell’interesse dell’America essere coinvolta con l’Arabia Saudita nell’aggressione contro lo Yemen. Se gli Stati Uniti vogliono partecipare all’aggressione contro lo Yemen, ciò ci darà l’opportunità di colpire. Risponderemo all’escalation con l’escalation. Gli Stati dell’Asse della Resistenza sono impegnati a contrastare Israele”.
Nelle ultime ore, gli Houthi dello Yemen hanno rivendicato nuovi attacchi con droni contro le infrastrutture petrolifere saudite, dopo la pausa seguita ai raid di sabato scorso che avevano colpito l’impianto di un colosso dell’Arabia Saudita.
Tali attacchi sono stati confermati dall’agenzia iraniana Fars, che ha diffuso una foto che testimonierebbe un incendio nel più importante impianto di stabilizzazione e trattamento petrolifero dell’Arabia Saudita, l’impianto di Abqaiq (Buqayq), spiegando che si tratta “del nodo fondamentale della rete petrolifera saudita , che consente di convogliare il petrolio verso il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, e ridurre la dipendenza dal passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz”, con una quota pari a circa il 5% della produzione petrolifera mondiale, pari a circa 7 milioni di barili al giorno.
Tuttavia, la reciproca sospensione degli attacchi da parte di USA e Iran ha determinato il crollo dei prezzi del petrolio, sia del Brent, di oltre l’’8%, pari a 90 dollari al barile, sia del WTI, del 7%, pari a 83,8 dollari al barile.
Intanto, mentre secondo l’emittente pubblica israeliana Kan, alti funzionari politici e della sicurezza avrebbero espresso un allarme per i potenziali tentativi iraniani di interferire nelle prossime elezioni, alla vigilia del suo ottavo incontro con il Presidente USA Trump, che si terrà domani a Washington, il Premier israeliano Netanyahu ha dichiarato: “Discuterò con il presidente Trump di tutte le questioni all’ordine del giorno, prima fra tutte l’Iran. Il nostro obiettivo è salvaguardare la nostra sicurezza e ampliare la sfera di pace che ci circonda. Nella mia esperienza come Premier, in questi tempi complessi bisogna agire con grande determinazione saggezza. Intraprendo questa missione con un obiettivo chiaro: garantire la sicurezza, la forza e il futuro del nostro prezioso Stato di Israele” .
Secondo Channel 13 , che cita fonti di sicurezza israeliane, ieri, nel corso della riunione del Gabinetto, nel quale secondo quanto riferito da Haaretz, nonostante il voto contrario del ministro della Sicurezza nazionale Ben-Gvir, sarebbe stato approvato l’ingresso nella Striscia di Gaza del Board of Peace , l’organismo che supervisionerà la gestione del territorio nel dopoguerra e le Forze di stabilizzazione internazionale previsti dal piano per Gaza del Presidente Trump , in vista dell’incontro con quest’ultimo, il Premier Netanyahu avrebbe informato i suoi ministri che gli Usa premono perché Israele ritiri le sue truppe dalle zone di sicurezza in Siria, Libano e nella Striscia di Gaza, ma che “si opporrà con tutte le sue forze” alla richiesta.
Sul fronte della Striscia di Gaza, il portavoce dell’Idf ha fatto sapere , tramite nota, che le forze di difesa israeliane, ieri, hanno effettuato un attacco a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza e hanno eliminato un terrorista, capo della Sicurezza interna di Hamas nella Striscia di Gaza centrale, evidenziando che “la Sicurezza Interna di Hamas è un organo centrale e clandestino all’interno dell’organizzazione terroristica Hamas” e che sotto il comando di quest’ultimo, “la Sicurezza Interna raccoglieva informazioni per gli alti funzionari di Hamas, supportando il loro processo decisionale e facilitando la pianificazione e l’esecuzione di attacchi terroristici contro Israele”.
In Cisgiordania, dopo l’escalation degli attacchi da parte dei coloni israeliani, che ha scatenato una sparatoria vicino a Nablus in cui sono rimasti uccisi quattro palestinesi e due soldati israeliani, i coloni israeliani hanno effettuato assalti a Beit Furik, Farata, Sarra e Jit e, nella notte di domenica, a Qusra, a sud di Nablus, e a Kur, a sud di Tulkarem, dove due moschee sono state incendiate e i muri sono stati imbrattati con scritte.
L’esercito israeliano ha avviato indagini, ma non c’è ancora nessun fermo, mentre , a seguito dell’ operazione “antiterrorismo” ordinata dal Premier Netanyahu, oltre 80 palestinesi sono stati fermati in 300 luoghi perquisiti.
In merito, il Presidente palestinese Abu Mazen ha inviato una lettera urgente alla comunità internazionale chiedendo “un’azione urgente per fermare l’aggressione militare israeliana in corso e la violenza dei coloni”.
A tal proposito, Papa Leone XIV, all’Angelus, dopo aver ricordato anche la situazione in Libano, ha lanciato un nuovo appello alla pace in Medio Oriente e nel mondo, sottolineando: “Seguo con apprensione il perdurare e l’inasprirsi della violenza in Terra Santa, di cui ultimamente sono state vittime anche molti civili, in Cisgiordania e a Gaza. Rivolgo un accorato appello affinché si torni a negoziare un’equa soluzione politica, fondata sulla pari dignità e gli uguali diritti di ogni persona umana, e a rigettare nuove azioni militari e decisioni unilaterali, in particolare quelle che violano il rispetto e lo status quo dei luoghi santi di ogni fede religiosa. Rinnovo altresì il mio appello circa la situazione in tutto il Medio Oriente, dove un intensificarsi delle operazioni militari ha riportato violenza e distruzione, mettendo gravemente a rischio la vita di numerosi civili e aggravando la carenza di acqua potabile ed elettricità. Dal profondo del cuore esorto tutte le parti coinvolte a sospendere gli attacchi e a riaprire con urgenza spazi di dialogo e diplomazia, per giungere quanto prima alla pace, tanto desiderata per tutta la regione. Continuiamo a pregare per tutti i popoli che nel mondo soffrono a causa della guerra. Possa il Signore toccare i cuori e illuminare le menti dei responsabili, perché presto si giunga alla riconciliazione e alla pace”.
Restando in ambito diplomatico, per l’Italia, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani , a margine di un evento alla Farnesina, ha dichiarato: “Il 28 e il 29 si svolgerà un importante evento promosso soprattutto dall’Arabia Saudita, che presiederò insieme al ministro degli esteri di Riad. Un grande progetto per dar vita ai “due popoli e due Stati”, che permetta ,cioè, al popolo palestinese, finalmente, di avere uno Stato che riconosca Israele e sia riconosciuto da Israele. Poi il 4 di agosto si svolgeranno i colloqui tra Israele e Libano proprio qui a Roma, a dimostrazione che la nostra Capitale è stata scelta dagli altri, perché è un luogo di pace. Questi due importantissimi eventi che si svolgeranno a Roma, dimostrano la centralità del governo italiano, dimostrano quanto l’Italia sia protagonista in politica estera e dimostrano quanto l’Italia possa fare per costruire la pace in Medio Oriente”.
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