di Federica Marengo venerdì 10 aprile 2026

-Nella mattinata di giovedì 2 aprile, giovedì Santo, nel primo anno del Suo Pontificato, Papa Leone XIV ha celebrato, insieme con i cardinali, i vescovi e i presbiteri, la Santa Messa del Crisma nella Basilica Vaticana, durante la quale i sacerdoti hanno rinnovato le promesse fatte al momento della Sacra ordinazione e il Pontefice ha benedetto l’olio degli infermi, dei catecumeni e del Crisma.
Nel corso della liturgia della Parola, dopo la proclamazione del Vangelo , il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale , soffermandosi sulla missione a cui Dio consacra ecclesiali e fedeli laici, ha sottolineato: “È la missione cristiana, la stessa di Gesù, non un’altra. Ad essa ciascuno partecipa secondo la propria vocazione e in una personalissima obbedienza alla voce dello Spirito, mai però senza gli altri, mai trascurando o rompendo la comunione!. Vescovi e presbiteri, rinnovando le nostre promesse, siamo a servizio di un popolo missionario. Siamo con tutti i battezzati il Corpo di Cristo, unti dal suo Spirito di libertà e di consolazione, Spirito di profezia e di unità”.
Proprio in merito alla missione cristiana, Papa Leone XIV ha detto che essa comporta , per prima cosa, “un distacco, ovvero il rischio di lasciare ciò che è familiare e certo, per inoltrarsi nel nuovo”, che “ non c’è missione senza riconciliazione con le nostre origini, coi doni e i limiti della formazione ricevuta; ma, allo stesso tempo, non c’è pace senza partenze, non c’è consapevolezza senza distacco, non c’è gioia senza rischio”, in quanto, si è “corpo di Cristo”, solo se “si va avanti”, “facendo i conti col passato senza venirne imprigionati”, se tutto è lasciato andare senza paura, per poi essere ritrovato e moltiplicato e che ciò, “primo segreto della missione”, “non lo si sperimenta una volta sola, ma in ogni ripartenza, ad ogni ulteriore invio”.
Il Pontefice, poi, ha proseguito la Sua omelia, parlando di un “secondo segreto della missione cristiana”: la legge dell’ incontro, che ,“né in ambito pastorale, né in ambito sociale e politico, può venire dalla prevaricazione”, ma è caratterizzato da “un avvicinamento in punta di piedi”, che ha “per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto” , arrivando “ là dove si è inviati con semplicità, onorando il mistero che ogni persona e ogni comunità porta con sé, e imparando a farsi ospitare, cammino che la Chiesa deve percorrere in unità, “testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra”, e non è “avventura eroica di qualcuno”.
Infine, il Santo Padre ha indicato una terza dimensione della missione cristiana: “la drammatica possibilità dell’incomprensione e del rifiuto”, riguardo cui, riferendosi a quanto accaduto a Gesù, ha sottolineato: “La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente. L’occupazione imperialistica del mondo è allora interrotta dall’interno, la violenza che fino a oggi si fa legge è smascherata. Il Messia povero, prigioniero, rifiutato, precipita nel buio della morte, ma così porta alla luce una creazione nuova. Quante risurrezioni anche a noi è dato sperimentare, quando, liberi da un atteggiamento difensivo, discendiamo nel servizio come un seme nella terra!. Nella vita, possiamo attraversare situazioni in cui tutto pare finito. Ci chiediamo allora se la missione sia stata inutile. È vero: a differenza di Gesù, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilità, di luci e ombre”.
Quindi, Papa Leone XIV ha ricordato come testimone di speranza e della missione cristiana il santo Vescovo Óscar Romero , esortando così l’assemblea ecclesiale: “Sorelle e fratelli carissimi, i santi fanno la storia. È questo il messaggio dell’Apocalisse. “Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra”. Questo saluto fa sintesi del cammino di Gesù in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni. In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro “sì” a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura! Noi annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.
Nel pomeriggio, poi, il Pontefice ha dato inizio al Triduo Pasquale, celebrando la Santa Messa Vespertina “in Coena Domini” nella Basilica di San Giovanni in Laterano, durante la quale ha compiuto il rito della Lavanda dei piedi a dodici sacerdoti della Diocesi di Roma.
Nel corso della celebrazione, al termine della proclamazione del Vangelo, il Santo Padre ha pronunciato la Sua omelia, nella quale ha sottolineato come il gesto del Signore, di lavare i piedi ai Suoi apostoli, sia un “servizio reciproco”, un esempio del Suo stesso insegnamento di amarsi gli uni gli altri e un esempio del Sacramento stesso dell’Eucaristia, “sacramento d’amore, segno di unità, vincolo di carità” , compito di donarsi agli altri e, insieme, nutrimento per la nostra vita.
Papa Leone XIV, quindi, ha sottolineato: “Lasciarci servire dal Signore è dunque condizione per servire come ha fatto Lui. “Se non ti lasci lavare”, disse Gesù a Pietro, “non avrai parte con me”: se non mi accogli come servo, non puoi credermi e seguirmi come Signore. Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima. In Lui, Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge. Allora, davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi. È così che vogliamo seguire l’esempio del Signore, avverando quel che abbiamo ascoltato dal libro dell’Esodo: “Questo giorno sarà per voi un memoriale”. Sì, tutta la storia biblica converge in Gesù, vero agnello pasquale. Attraverso di Lui le figure antiche trovano pieno significato, perché il Cristo salvatore celebra la Pasqua dell’umanità, aprendo per tutti il passaggio dal peccato al perdono, dalla morte alla vita eterna: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. Rinnovando i gesti e le parole del Signore, proprio questa sera facciamo memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro. L’intrinseco legame tra i due Sacramenti rappresenta la perfetta donazione di Gesù, sommo Sacerdote ed Eucaristia vivente in eterno: nel pane e nel vino consacrati sta infatti il “Sacramento d’amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura”. Nei vescovi e nei presbiteri, costituiti sacerdoti della nuova Alleanza” secondo il comando del Signore, sta il segno della sua carità verso tutto il Popolo di Dio, che siamo chiamati a servire, amati confratelli, con tutto noi stessi”.
Conclusa la celebrazione della Santa Messa “in Coena Domini”, il Pontefice ha presieduto la traslazione del SS.mo Sacramento alla Cappella della Reposizione, momento di adorazione in cui si contempla il dono dell’Eucaristia, che introduce alla Passione del Signore.
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