di Federica Marengo mercoledì 16 settembre 2026

-Proseguono le tensioni in Yemen tra gli Houthi ribelli filo-iraniani e l’Arabia Saudita, iniziate ai primi di settembre con gli Houthi che hanno lanciato una vasta offensiva e hanno preso il controllo dell’intera costa yemenita sul Mar Rosso, compreso lo Stretto di Bab el-Mandeb, assicurandosi così il controllo della rotta strategica per il traffico marittimo e determinando negli ultimi quindici giorni la fuga dalle loro case verso Gibuti , sulla costa orientale dell’Africa, di almeno 100 mila persone, secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).
Secondo Al Jazeera, infatti, gli Houthi starebbero avanzando verso le roccaforti ,controllate dal governo , di Marib, ricca di petrolio e gas, e di Taiz, capoluogo dell’omonimo governatorato, nello Yemen sud-occidentale.
Dopo l’attacco della scorsa settimana da parte degli Houthi all’oleodotto saudita Est-Ovest, che attraversa il Regno ed è determinate per la strategia saudita di spostare le esportazioni di petrolio verso il Mar Rosso, evitando in tal modo lo Stretto di Hormuz ,nel Golfo Persico, bloccato per via degli attacchi iraniani ,e che resterà fuori servizio per diverse settimane a causa delle riparazioni necessarie, nelle ultime ore, Riad , tramite comunicato del portavoce della coalizione, il generale al-Maliki, ha fatto sapere che le forze di difesa aerea reali saudite sono riuscite a intercettare e distruggere un drone ostile lanciato dalla milizia terroristica Houthi, prima che entrasse nello spazio aereo interdetto de La Mecca, precisando che : “Il drone è stato intercettato a sud della Mecca” e, denunciando: “Tentativi disperati della milizia e dei suoi alleati ,volti a compromettere la sicurezza e la stabilità e a mettere in pericolo i frequentatori della Sacra Moschea, i cittadini e i residenti”.
Riad, quindi, ha avvertito che: “È stata superata una linea rossa” e che “La coalizione a guida saudita “adotterà le misure necessarie contro i ribelli yemeniti”.
Immediata, la risposta degli Houthi, che, tramite il portavoce militare, Saree, in un post social, ha smentito le accuse mosse dall’Arabia Saudita, dichiarando: “Le calunnie e le menzogne che il regime criminale degli Al Saud diffonde riguardo al presunto attacco alla Santa Mecca non inganneranno nessuno, poiché sono essi a profanarla. Le nostre operazioni colpiscono i suoi impianti petroliferi e le sue basi militari, che sono lontanissime dai sentimenti sacri”.
Inoltre, lo stesso portavoce degli Houthi, Saree, in un comunicato, citato da Al Jazeera, ha reso noto: “Di fronte a questa brutale aggressione contro il nostro Paese e il nostro popolo, le forze armate yemenite sono riuscite ad abbattere un caccia F-15 saudita mentre conduceva operazioni ostili a sostegno del suo rafforzamento militare nello spazio aereo del governatorato di Marib. L’abbattimento è stato effettuato utilizzando un missile terra-aria di fabbricazione locale. Nel corso di questa settimana, gli aerei da guerra sauditi hanno effettuato più di 450 attacchi contro Taiz, Lahj, al-Jawf, Hajjah, Marib, Saada e al-Bayda. Sono state registrate anche vittime civili. Le forze armate yemenite continueranno a proteggere lo spazio aereo e la sovranità del nostro Paese da qualsiasi aggressione o violazione, con tutti i mezzi a disposizione”.
A seguire, il ministro degli Esteri del governo Houthi, Abdulwahid Abu Ras, in un’intervista ad Al-Monitor, ha affermato che gli Houthi non hanno alcuna intenzione di chiudere il Mar Rosso e sono pronti al negoziato, definendo “normale” la navigazione nello Stretto di Bab al-Mandeb e accusando Riad di alimentare “timori infondati su una sua chiusura”.
Il ministero degli Esteri saudita ,in una nota, ha controreplicato alle dichiarazione degli Houthi, condannando l’attacco diretto contro La Mecca, definendolo un “vile attacco terroristico” e ribadendo: “Il proprio legittimo diritto di adottare tutte le misure necessarie per difendere la sicurezza delle due sacre Moschee, dei pellegrini e dell’intero territorio saudita, dei suoi cittadini e dei suoi residenti”.
Una condanna dell’attacco attribuito agli Houthi alla città santa de La Mecca è stata espressa dal segretario generale della Lega Araba, Nabil Fahmy, che ha commentato: “Minare la sicurezza de La Mecca e la sacralità dei luoghi santi dell’Islam costituisce un fatto di estrema gravità”.
Secondo l’agenzia Reuters, che cita cinque fonti, lo scorso fine settimana alcuni ufficiali degli USA avrebbero incontrato dei rappresentanti degli Houthi yemeniti in Oman, presso l’ambasciata statunitense a Mascate e il governo dell’Oman, mediatore regionale, avrebbe contribuito a organizzare l’incontro.
Intanto, mentre il petrolio ha segnato un nuovo forte rialzo, con il Brent attestatosi nelle ultime ore a 108, 50 dollari al barile, per poi calare a 104, 84 dollari, si è tenuto ,oggi, a Pechino un incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Araghchi e il suo omologo cinese Wang Yi , nel corso del quale la Cina ha invitato Iran e Stati Uniti a mantenere un atteggiamento “razionale e moderato” nel conflitto in Medio Oriente, per tornare “quanto prima al memorandum d’intesa di Islamabad, ripristinare il meccanismo negoziale sulla base del consenso raggiunto finora e condurre consultazioni sostanziali sulle questioni di rispettivo interesse”, e si è dichiarata “disponibile a salvaguardare i legittimi diritti e interessi dell’Iran”.
Pechino ha anche esortato le parti “ad adottare misure efficaci per riaprire quanto prima lo Stretto di Hormuz, mantenere aperte e sicure le vie navigabili internazionali e salvaguardare la stabilità del trasporto internazionale di energia e delle catene di produzione e approvvigionamento”, sottolineando che la Cina “non desidera che le tensioni regionali si estendano ulteriormente allo Yemen e al Mar Rosso”, invitando tutte le parti “ad astenersi da azioni che complichino ulteriormente la situazione e a risolvere le questioni attraverso il dialogo e i negoziati”.
Quanto alla situazione nella Striscia di Gaza, un edificio di sei piani è crollato nella città di Gaza e , secondo la Protezione civile palestinese, contattata da Al-Jazeera, sarebbero almeno cento i palestinesi ancora intrappolati sotto l’edificio, tra cui circa cinquanta bambini, mentre almeno venti persone sarebbero morte e circa sessanta risulterebbero disperse, altre quattordici persone sarebbero rimaste ferite e dieci sarebbero sopravvissute al crollo.
Secondo la Protezione civile di Gaza, l’edificio si trovava nella zona occidentale di Gaza City ed era stato danneggiato dagli attacchi israeliani, come quasi tutti i duemila edifici in condizioni simili nelle aree abitate della Striscia, tutti occupati da civili, per cui è stato lanciato l’allarme sul rischio di ulteriori crolli, avvertendo il Board of Peace e i Paesi garanti della tregua a Gaza che il territorio rischia un “disastro certo” questo inverno.
Continuano, poi, nonostante la tregua in vigore dall’ottobre 2025, anche i raid israeliani sulla Striscia, nella zona di Al-Mawasi , dove due persone, tra cui una bambina, sono rimaste uccise e quattordici ferite, e nel centro della Striscia , dove un bambino di cinque anni e un adulto sono rimasti uccisi e altre persone ferite mentre erano in fila per prendere acqua da un impianto di dissalazione lungo la via Salah al Din, che attraversa la Striscia da nord a sud, vicino al campo per sfollati di Al Rih.
In merito alla Cisgiordania, secondo quanto reso noto dal ministero della Salute palestinese, l’esercito israeliano ha ucciso un uomo palestinese durante un raid nella città di Al-Bireh, vicino a Ramallah, dove proseguono le violenze dei coloni israeliani.
Infine, riguardo al Libano, secondo Haaretz, l’Aviazione israeliana lancerà una serie di raid aerei nelle prossime ore, avvertendo i residenti che vi saranno esplosioni in tutta la zona.
Nel frattempo, negli USA, la Camera a maggioranza repubblicana ha approvato il terzo provvedimento che impone al Presidente Trump di mettere fine alla guerra in Iran o richiedere l’autorizzazione del Congresso.
Si tratta di una risoluzione , approvata con 220 voti a favore, tra cui quelli di sette deputati repubblicani che hanno votato coi democratici, e 204 voti contrari, la cui valutazione da parte del Senato, prima di novembre, mese delle elezioni di Midterm, è incerta.
Tutto ciò, mentre, secondo quanto reso noto da un rapporto del Dipartimento della Guerra americano, vi sarebbe una carenza di munizioni per gli USA e , secondo quanto riportato dal New York Times, il Presidente Trump avrebbe approvato la vendita di armi per 2,8 miliardi di dollari a Israele, inclusi 40mila bombe da una tonnellata, tra le consegne più grandi di munizioni statunitensi a Israele.
Proprio nelle ultime ore, un rapporto pubblicato on line sul sito del Congressional Budget Office (CBO), un organismo indipendente del Congresso Usa , ha presentato una stima del conflitto, in termini di costi, dall’inizio fino ai primi d’agosto, pari a 38 miliardo di dollari.
Nel dettaglio, secondo tale rapporto, solo il costo della sostituzione delle munizioni utilizzate finora nel conflitto contro l’Iran , iniziato il 28 febbraio, ammonta a 21,7 miliardi di dollari. E se il conflitto dovesse proseguire e intensificarsi , si raggiungerebbero i tre miliardi di costi ogni mese.
A Strasburgo, invece, stamane, la Presidente della Commissione Ue, Von der Leyen, ha pronunciato il suo discorso sullo Stato dell’Unione, affermando nel passaggio sulla guerra in Medio Oriente: “E’ compito dell’Europa mantenere viva la prospettiva della soluzione a due Stati. La profonda sofferenza a Gaza e la violenza incontrollata dei coloni in Cisgiordania hanno colpito profondamente gli europei. La decisione del governo israeliano di portare avanti il progetto illegale di insediamento E1 è inaccettabile. L’anno scorso ho chiesto all’Europa di agire, proponendo una serie di misure. E’ doloroso per molti europei constatare che gli Stati membri non siano riusciti a costruire le maggioranze necessarie per una risposta unitaria. Alcuni Stati membri hanno agito autonomamente. Altri stanno valutando di farlo. Quando l’Europa è divisa, non può cambiare il corso degli eventi. I prossimi mesi nella regione saranno cruciali. Nonostante queste sfide, l’Europa è in prima linea nel sostenere i palestinesi. Abbiamo fornito più aiuti di chiunque altro. Attraverso il Gruppo dei donatori per la Palestina e l’iniziativa Team Gaza, abbiamo riunito 65 delegazioni e, insieme, abbiamo promesso quasi un miliardo di euro per ricostruire Gaza e sostenere un’ Autorità palestinese moderna. L’Europa sostiene il diritto di Israele all’autodifesa e il popolo palestinese ha uguale diritto di vivere in sicurezza e con dignità . E’ compito dell’Europa mantenere viva la prospettiva della soluzione a due Stati”.
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