di Federica Marengo lunedì 17 marzo 2025

-Domani, il Presidente degli USA Trump e il Presidente russo Putin avranno un colloquio telefonico. Ad annunciarlo ai media, in un volo a bordo dell’areo presidenziale, è stato lo stesso Presidente americano, aggiungendo: “Vogliamo vedere se possiamo porre fine a questa guerra. Forse ci riusciremo, forse no, ma penso che abbiamo ottime possibilità. Parleremo di terre. Parleremo di centrali elettriche. Penso che ne abbiamo già discusso molto da entrambe le parti, Ucraina e Russia. Ne stiamo già parlando, dividendo alcuni beni. Abbiamo lavorato molto nel weekend”.
Dichiarazione, quelle del Presidente Trump, preceduta dalle parole dell’inviato speciale USA per la guerra in Ucraina Witkoff, secondo cui le distanze tra Russia e Ucraina si sarebbero ridotte.
Una conferma del colloquio tra il Presidente Trump e il Presidente Putin, che si terrà domani, è poi arrivata anche dal Cremlino, con il portavoce Peskov che ha dichiarato: “La conversazione è in fase di preparazione” , evidenziando che tra i temi della telefonata vi sarà la proposta di cessate il fuoco.
Peskov, ha poi ribadito la contrarietà di Mosca all’invio di forze di pace Nato o Ue in Ucraina in caso di un accordo : “Le discussioni in corso nei Paesi europei, particolarmente in Francia, sul possibile invio di un contingente in Ucraina rappresentano una tendenza assolutamente pericolosa. L’invio di militari da Paesi Nato creerà ulteriori cause di fondo del conflitto”.
Parole, quelle di Peskov, riecheggiate dal Viceministro degli Esteri russo Grushko, che in un’intervista al quotidiano Izvestia, ripresa dall’agenzia Tass, ha dichiarato : “Mosca intende chiedere garanzie di sicurezza ferree in un possibile futuro accordo di pace sull’Ucraina”, includendo tra le richieste: “uno status neutrale per Kiev” e “la sua non ammissione alla Nato”.
Inoltre, riguardo all’invio di forze di pace in Ucraina, nel caso di un accordo di pace, Grushko ha sottolineato: “Parlare della possibilità di inviare un contingente di pace della Nato o dell’Ue in Ucraina è inappropriato e assurdo. Se le parti arrivano a capire che il pacchetto di pace ha bisogno del sostegno internazionale, allora si potrebbe discutere di osservatori non armati, una missione civile per monitorare l’attuazione di alcuni aspetti dell’accordo o meccanismi di salvaguardia. Il mantenimento della pace e la Nato sono generalmente cose incompatibili. A Mosca non interessa assolutamente sotto quale targhetta i contingenti della Nato possono essere schierati: che si tratti dell’Unione Europea, della Nato o a livello nazionale. In ogni caso, se sono lì, significa che sono schierati nella zona di conflitto con tutte le conseguenze che ciò comporta”.
Intanto, a Bruxelles, si è svolto stamani il Consiglio degli Affari Esteri, che ha discusso della proposta della Vicepresidente della Commissione Ue e Alta rappresentante per la Politica estera Kallas, di istituire un fondo per gli aiuti militari destinati a Kiev da 30 miliardi di euro l’anno.
La Vicepresidente della Commissione Ue e Alta rappresentante per la Politica estera Kallas, al suo arrivo al vertice a Bruxelles, ha affermato: “C’è un ampio sostegno politico all’iniziativa per sostenere l’Ucraina militarmente nel 2025 con maggiori aiuti militari, sino a 40 miliardi di euro l’anno, ma ci sono molti dettagli che devono ancora essere studiati e devono essere coinvolti i ministri della difesa”.
Al termine, del vertice, invece, nel corso della conferenza stampa finale, riguardo ai possibili negoziati tra Russia e Ucraina, ha sottolineato: “Abbiamo accolto già con favore i risultati dei negoziati a Gedda. E ora, naturalmente, la palla passa alla Russia. Quello che vediamo in questo momento è che la Russia non vuole davvero la pace. Quello che era chiaro a tutti intorno al tavolo è che non ci si può fidare della Russia. Coglieranno l’opportunità per presentare ogni tipo di richiesta e, come già vediamo, stanno presentando richieste che sono i loro obiettivi finali” .
Presente alla riunione per l’Italia, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Tajani, che , in un’intervista a La Stampa ha detto: “L’Italia è sempre decisa ad aiutare l’Ucraina, ma si tratta di una proposta che deve essere spiegata bene nei dettagli, che vanno analizzati e approfonditi. Noi siamo sempre impegnati ad aiutare l’Ucraina, però bisogna valutare bene quali saranno i costi, perché dovremo investire anche molte risorse per adeguarci ai parametri della Nato e per il piano ReArm Europe di von der Leyen”.
Poi, in merito alle perplessità del ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti sul piano ReArmEu, proposto dalla Presidente della Commissione Ue von der Leyen, ha affermato: “Lui ha le sue sacrosante preoccupazioni sui conti pubblici, ma ci sono anche altre priorità di cui tener conto: qui è in gioco la sicurezza nazionale”.
Successivamente, a margine della riunione del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles, Tajani ha dichiarato: “Non si possono prendere decisioni sui se, vediamo come andranno i colloqui, poi valuteremo l’esito dei colloqui: noi dobbiamo essere sempre in queste fasi molto prudenti, sostenere, come ha scritto il documento del G7, le iniziative diplomatiche. Adesso vediamo come andrà la telefonata Trump-Putin, noi abbiamo deciso sempre di sostenere l’Ucraina, continueremo a garantire la sua sicurezza, ho detto quali sono le proposte, poi vedremo quali sono i risultati. Ora aspettiamo la telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump, vediamo come evolverà la situazione, poi vedremo il da farsi. L’importante è che l’Europa sia unita e, soprattutto, che non si rompa l’unità transatlantica tra Europa e Stati Uniti. Sono il nostro principale storico alleato, quindi bisogna sempre lavorare con molta calma, con molta prudenza, difendendo i nostri interessi, tutelando l’unità dell’Europa per poi confrontarsi con gli Stati Uniti. Se si fa un accordo, poi va rispettato. Dobbiamo arrivare alla pace, che deve essere giusta. Sosteniamo le iniziative che portano alla pace.
L’Europa dovrà sedere nelle trattative. Noi lavoriamo per l’Italia e per l’Occidente. Quando sarà finita la guerra, mi auguro che si possa costruire un rapporto positivo con tutti. Noi non siamo mai stati in guerra con la Russia. L’Italia non ha mai autorizzato l’uso di armi italiane fuori dei confini ucraini, proprio perché un conto è difendere il diritto all’indipendenza dell’Ucraina, un conto è essere in guerra con la Russia. Sono due cose completamente differenti. Continuiamo a difendere l’Ucraina, lo abbiamo ribadito tutti quanti insieme al G7, continuiamo a dire cosa stiamo facendo in Ucraina. Una volta finita la guerra, io mi auguro che anche nel mondo ci possano essere rapporti differenti. La pace significa pace, non è che continua la guerra. Avremo, mi auguro, rapporti positivi con tutti, una volta finita la guerra”.
Quanto al piano della Vicepresidente della Commissione Ue Alta rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas, di stanziare 40 miliardi di euro di aiuti militari all’Ucraina, il Vicepremier e ministro Tajani ha detto: “E’ emerso che c’è chi è contrario. Noi vogliamo avere approfondimenti e soprattutto non bisogna prendere decisioni prima che si sappia cosa accadrà, perché 50 miliardi non sono pochi. Noi siamo già chiamati a investire per la Nato per raggiungere il 2%, poi c’è il piano per la sicurezza della Commissione europea altri 50 miliardi e sono una cifra consistente e dobbiamo valutare attentamente come spendere questi fondi. Per quello ho detto che serve un approfondimento, una valutazione e serve aspettare che ci sia una novità per quanto riguarda le trattative. Se c’è questo colloquio tra Trump e Putin bisogna capire cosa accadrà, perché se si arriva al cessate il fuoco e poi a una tregua le cose cambiano, quindi aspettiamo. L’Italia dovrebbe spendere 5 miliardi, io sono sempre molto prudente a vedere cosa bisogna fare. Per questo è bene sempre approfondire. Prima di dare una risposta bisogna vedere cosa accadrà e studiare attentamente come vengono spesi i soldi europei”.
Quindi, Tajani, ha ribadito la richiesta dell’Italia, già espressa dalla Premier Meloni di un incontro tra USA e Ue: “Io credo che si possa, per esempio, organizzare una riunione del Quintetto, magari anche in Italia, in futuro, cioè: Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, per fare una valutazione della situazione. Il nostro obiettivo è quello sempre di tenere unito l’Occidente. Perché, se l’Occidente si divide, si indebolisce e si rafforzano le autocrazie”.
Un tema, quello del Piano di riarmo europeo che sarà anche discusso al Consiglio Europeo che si terrà il 20 e 21 marzo a Bruxelles a cui parteciperanno i 27 Capi di Stato e di Governo e , quindi tra le questioni riguardanti l’Ucraina al centro delle Comunicazioni al Senato e alla Camera della Premier Meloni di domani e mercoledì, che saranno seguite dal voto delle Aule sulle risoluzioni su cui dovranno convergere al loro interno sia le forze politiche di maggioranza che di opposizione.
La linea dell’Esecutivo è quella già espressa dalla Premier Meloni nel corso dei vertice dei “volenterosi” convocato dal Premier britannico Starmer, cui ha partecipato sabato scorso in videocollegamento, e nel quale si è espressa per il no all’invio di soldati italiani in Ucraina in caso di un accordo di pace, ovvero: la volontà che la Ue continui a tenere stretti e solidi rapporti con gli USA ,sostenendo la strategia di pace del Presidente Trump.
Quanto al piano di riarmo , l’Italia è pronta a rafforzare la difesa, attraverso un piano di investimenti gestito dal governo a livello nazionale e non europeo.
Infine, la necessità per fare ciò di scorporare l’aumento delle spese militari (ma anche per la sicurezza, il contrasto all’immigrazione clandestina e il controllo delle frontiere) dalla contabilizzazione del debito e nei parametri europei.
Pronta invece ad inviare truppe per lungo periodo in Ucraina per sostenere un eventuale cessate il fuoco nella guerra avviata dalla Russia e per impedire ulteriori invasioni, la Gran Bretagna, come riportato dal Times che cita una fonte del governo, spiegando che: “I leader della Difesa della coalizione dei volenterosi (allargatasi a una trentina di Paesi) si incontreranno giovedì a Londra per discutere in modo molto specifico dove dovranno essere dispiegate le forze di mantenimento della pace ed è probabile che le regole di ingaggio vengano discusse nei prossimi giorni”.
A tal riguardo il Presidente francese Macron, incontrerà domani a Berlino, il cancelliere uscente Olaf Scholz e il suo probabile successore Friedrich Merz per parlare dei negoziati sull’Ucraina, della difesa europea e delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Proprio domani al Bundestag si voterà per il piano da 500 miliardi per gli investimenti nelle infrastrutture e per il piano per la difesa.
Restando ancora in ambito europeo, stamane, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato la terza tranche da 3,5 miliardi di euro per Kiev, nell’ambito dello Strumento per l’Ucraina, dalla cui entrata in vigore un anno fa l’Ucraina ha ricevuto in totale 20 miliardi di euro.
Nel frattempo, sul campo, continuano i raid delle forze russe su diverse regioni ucraine e l’avanzata e la riconquista di insediamenti nella regione di Kursk. Il Presidente ucraino Zelensky, che ieri ha annunciato il test riuscito del nuovo missile Long Neptune con una gittata da 1.000 di chilometri, “in grado di arrivare fino a Mosca”, ha annunciato la sostituzione del capo di Stato maggiore.
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