di Federica Marengo lunedì 17 marzo 2025

-Prosegue da sabato, con l’annuncio dato dal Presidente USA Trump, la battaglia nello Ymen tra le forze americane e gli Houthi, i ribelli filo iraniani, che finora ha causato la morte di 53 persone, di cui 5 bambini e 2 donne e il ferimento di altre 98 e danni a numerose strutture sanitarie.
Agli attacchi delle forze USA ,che hanno riguardato la città costiera di Hodeidah e altre località limitrofe, e la città di Saada e la capitale Sanàa, gli Houthi hanno risposto colpendo per due volte la portaerei americana Truman e minacciando di attaccare tutte le navi USA che transiteranno per il Mar Rosso.
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, rispondendo agli avvertimenti del Presidente Trump, che ha esortato gli Houthi a cessare ogni attacco e l’Iran a smettere di sostenere il gruppo yemenita , in quanto la Repubblica islamica sarà ritenuta “pienamente responsabile” delle azioni da parte del gruppo, ha dichiarato: “Daremo senza dubbio una risposta decisa a qualsiasi aggressione contro l’integrità territoriale e la sicurezza nazionale dell’Iran. Gli yemeniti agiscono in modo indipendente, a sostegno della legittima resistenza palestinese”.
Ciò, mentre , secondo la tv degli Houthi, decine di migliaia di persone starebbero protestando in Yemen per gli attacchi da parte degli USA.
Intanto, non è stato ancora trovato un accordo tra Israele e Hamas sul piano dell’inviato speciale per il Medio Oriente degli USA Witkoff per prorogare la tregua e liberare altri ostaggi tra quelli vivi e restituire i corpi di coloro che sono morti. Funzionari palestinesi, infatti, hanno dichiarato a Bbc Arabia che “i colloqui per il cessate il fuoco a Gaza sono falliti“ , sottolineando le grandi divergenze tra Israele e Hamas, nonostante gli incontri con mediatori del Qatar e dell’Egitto.
Ma, secondo il Times of Israel ,che riporta un funzionario israeliano, i negoziatori israeliani sarebbero tornati la scorsa notte dal Cairo dove avrebbero incontrato i mediatori egiziani e attenderebbero “gli aggiornamenti dai Paesi mediatori”, in quanto domani la delegazione di Hamas dovrebbe recarsi i in Egitto per i colloqui.
Nella Striscia di Gaza, però, nonostante la tregua in atto, continuano i raid dell’esercito israeliano per colpire, a detta dell’Idf, i terroristi di Hamas intenti ad organizzare attacchi contro Tel Aviv. Al momento, 9 sarebbero le persone uccise. Per Hamas, invece, l’Idf avrebbe ucciso civili e giornalisti.
Il Premier Netanyahu, nel frattempo, ha presentato una proposta al Governo per rimuovere dal suo incarico il capo dello Shin Bet, Bar per via della mancanza di fiducia nei suoi confronti.
Al riguardo, il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid , dopo un incontro dei capi dei partiti di opposizione, ha dichiarato che è stata presa la decisione di presentare un ricorso all’ Alta Corte di Giustizia contro il licenziamento.
Inoltre, 60 leader dei movimenti di protesta si sono riuniti per pianificare una risposta ed è stata indetta per mercoledì 19 marzo una manifestazione davanti all’ufficio del Premier a Gerusalemme, con l’obiettivo di rimanere sul posto fino alla revoca della decisione.
In Italia, invece, Re Abdullah II° di Giordania ha incontrato sia il Presidente della Repubblica Mattarella al Quirinale sia la Premier Meloni a Palazzo Chigi, sottolineando le grandi sfide che il Medio Oriente deve affrontare e ringraziando l’Italia per il ruolo svolto in ambito umanitario.
Quanto alla Siria, dove qualche giorno fa è stata firmata dal governo di transizione la Costituzione temporanea della durata di 5 anni per organizzare le elezioni, bocciata dagli esperti, secondo cui concentrerebbe il potere nelle mani del Presidente ad interim Al Sharaa e non prevederebbe sufficienti tutele per le minoranze, la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel corso della Conferenza dei donatori ,ha annunciato lo stanziamento di 2,5 miliardi di euro nel biennio 2025-26, sottolineando: “Per la prima volta la speranza dei siriani non è in pausa. La situazione resta fragile, ma abbiamo visto l’impegno dei siriani ad un governo inclusivo. I siriani hanno bisogno di maggiore sostegno, sia che si trovino ancora all’estero, sia che decidano di tornare a casa. L’Europa farà la sua parte”.
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