di Federica Marengo venerdì 3 gennaio 2026

-Nella mattina del 1° gennaio, Papa Leone XIV ha celebrato nella Basilica Vaticana la Santa Messa, nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella 59° Giornata Mondiale della Pace.
Al termine della Liturgia della Parola, proclamato il Vangelo, il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, soffermandosi sulla lettura biblica del Libro dei Numeri (Num 6, 24-26) e sulla benedizione di Dio al popolo di Israele , che , liberato dalla schiavitù dell’Egitto , offre al Creatore tutto ciò che ha ricevuto, ha sottolineato come tale liberazione costituisse una rinascita.
E proprio una rinascita è da considerarsi l’inizio del nuovo anno. Infatti, ha proseguito il Pontefice : “All’inizio del nuovo anno, la Liturgia ci ricorda che ogni giorno può essere, per ciascuno di noi, l’inizio di una vita nuova, grazie all’amore generoso di Dio, alla sua misericordia e alla risposta della nostra libertà. Ed è bello pensare in questo modo all’anno che inizia: come a un cammino aperto, da scoprire, in cui avventurarci, per grazia, liberi e portatori di libertà, perdonati e dispensatori di perdono, fiduciosi nella vicinanza e nella bontà del Signore che sempre ci accompagna. Noi ricordiamo tutto questo mentre celebriamo il mistero della Divina Maternità di Maria, che con il suo “sì” ha contribuito a dare alla Fonte di ogni misericordia e benevolenza un volto umano: il volto di Gesù, attraverso i cui occhi di bambino, poi di giovane e di uomo l’amore del Padre ci raggiunge e ci trasforma. Allora, all’inizio dell’anno, mentre ci mettiamo in cammino verso i giorni nuovi e unici che ci attendono, chiediamo al Signore di sentire in ogni momento, attorno a noi e su di noi, il calore del suo abbraccio paterno e la luce del suo sguardo benedicente, per comprendere sempre meglio e avere costantemente presente chi siamo e verso quale destino meraviglioso procediamo. Al tempo stesso, però, anche noi diamogli gloria, con la preghiera, con la santità della vita e facendoci gli uni per gli altri specchio della sua bontà”.
Poi, il Santo Padre, ricordando il Suo messaggio per la 59° Giornata Mondiale della Pace e, citando Sant’Agostino, ha sottolineato: “Sant’Agostino insegnava che in Maria “il creatore dell’uomo è diventato uomo: perché, pur essendo l’ordinatore delle stelle, potesse succhiare da un seno di donna; pur essendo il pane , potesse aver fame ; per liberare noi anche se eravamo indegni”. Ricordava, così, uno dei tratti fondamentali del volto di Dio: quello della totale gratuità del suo amore, per cui si presenta a noi ,come ho voluto sottolineare nel Messaggio di questa Giornata Mondiale della Pace, “disarmato e disarmante”, nudo, indifeso come un neonato nella culla. E questo per insegnarci che il mondo non si salva affilando le spade, giudicando, opprimendo, o eliminando i fratelli, ma piuttosto sforzandosi instancabilmente di comprendere, perdonare, liberare e accogliere tutti, senza calcoli e senza paura. Questo è il volto di Dio che Maria ha lasciato si formasse e crescesse nel suo grembo, cambiandole completamente la vita. È il volto che ha annunciato attraverso la luce gioiosa e fragile dei suoi occhi di mamma in attesa; il volto di cui ha contemplato giorno per giorno la bellezza, mentre Gesù cresceva, bambino, ragazzo e giovane, nella sua casa; e che poi ha seguito, col suo cuore di discepola umile, mentre percorreva i sentieri della sua missione, fino alla croce e alla risurrezione. Per farlo, anche Lei ha abbassato ogni difesa, rinunciando ad aspettative, pretese e garanzie, come sanno fare le mamme, consacrando senza riserve la sua vita al Figlio che per grazia aveva ricevuto, perché a sua volta lo ridonasse al mondo. Nella Maternità Divina di Maria vediamo così l’incontro di due immense realtà “disarmate”: quella di Dio che rinuncia ad ogni privilegio della sua divinità per nascere secondo la carne e quella della persona che con fiducia ne abbraccia totalmente il volere, rendendogli l’omaggio, in un atto perfetto d’amore, della sua potenza più grande: la libertà”.
Infine, giunto a conclusione della Sua omelia, Papa Leone XIV ha ricordato le parole di Papa San Giovanni Paolo II, pronunciate al termine dell’anno giubilare del 2000: “Quanti doni , affermava, quante occasioni straordinarie ha offerto ai credenti il Grande Giubileo! Nell’esperienza del perdono ricevuto e donato, nel ricordo dei martiri, nell’ascolto del grido dei poveri del mondo anche noi abbiamo scorto la presenza salvifica di Dio nella storia. Abbiamo come toccato con mano il suo amore che rinnova la faccia della terra” e concludeva: «Come ai pastori accorsi ad adorarlo, Cristo chiede ai credenti, ai quali ha offerto la gioia di incontrarlo, una coraggiosa disponibilità a ripartire per annunciare il suo Vangelo antico e sempre nuovo. Li invia a vivificare la storia e le culture degli uomini con il suo messaggio salvifico”, invitando i fedeli e le fedeli ad accostarsi al Presepe, “nella fede, come al luogo della pace “disarmata e disarmante” per eccellenza, luogo della benedizione, in cui fare memoria dei prodigi che il Signore ha compiuto nella storia della salvezza e nella nostra esistenza, per poi ripartire, come gli umili testimoni della grotta, “glorificando e lodando Dio” per tutto ciò che abbiamo visto e udito”.
Terminata la Santa Messa nella Basilica Vaticana, il Pontefice, alle 12:00, si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e le fedeli riunitisi in Piazza San Pietro.
Prima dell’Angelus, il Santo Padre ha pronunciato un breve discorso, nel quale ha sottolineato: “Mentre il ritmo dei mesi si ripete, il Signore ci invita a rinnovare il nostro tempo, inaugurando finalmente un’epoca di pace e amicizia tra tutti i popoli. Senza questo desiderio di bene, non avrebbe senso girare le pagine del calendario e riempire le nostre agende. Il Giubileo, che sta per concludersi, ci ha insegnato come coltivare la speranza di un mondo nuovo: convertendo il cuore a Dio, così da trasformare i torti in perdono, il dolore in consolazione, i propositi di virtù in opere buone. È con questo stile, infatti, che Dio stesso abita la storia e la salva dall’oblio, donando al mondo il Redentore: Gesù. Egli è il Figlio Unigenito che diventa nostro fratello, illumina le coscienze di buona volontà, affinché possiamo costruire il futuro come casa ospitale per ogni uomo e ogni donna che viene alla luce. A questo proposito, la festa del Natale porta oggi il nostro sguardo su Maria, che fu la prima a sentir battere il cuore di Cristo. Nel silenzio del suo grembo verginale, il Verbo della vita si annuncia come palpito di grazia. Da sempre Dio, creatore buono, conosce il cuore di Maria e il nostro cuore. Facendosi uomo, Egli ci fa conoscere il suo: perciò il cuore di Gesù batte per ogni uomo e ogni donna. Per chi è pronto ad accoglierlo, come i pastori, e per chi non lo vuole, come Erode. Il suo cuore non è indifferente a chi non ha cuore per il prossimo: palpita per i giusti, affinché perseverino nella loro dedizione, e per gli ingiusti, affinché cambino vita e trovino pace. Il Salvatore viene nel mondo nascendo da donna: soffermiamoci ad adorare quest’evento, che risplende in Maria Santissima e si riflette in ogni nascituro, rivelando l’immagine divina impressa nel nostro corpo. In questa Giornata preghiamo tutti insieme per la pace: anzitutto tra le Nazioni insanguinate da conflitti e miseria, ma anche nelle nostre case, nelle famiglie ferite dalla violenza e dal dolore. Certi che Cristo, nostra speranza, è il sole di giustizia che mai si spegne, chiediamo fiduciosi l’intercessione di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa”.
Dopo l’Angelus, Papa Leone XIV , salutando i fedeli e le fedeli riunitisi in Piazza San Pietro e, rivolgendo loro gli auguri per il nuovo anno, ha ricambiato gli auguri rivoltiGLi dal Presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso ed ha espresso viva riconoscenza.
Poi, il Pontefice ha ricordato la 59 Giornata Mondiale della Pace, evidenziando: “Nel mio Messaggio, ho voluto riprendere l’augurio che il Signore mi ha suggerito chiamandomi a questo servizio: “La pace sia con tutti voi!”. Una pace disarmata e disarmante, che proviene da Dio, dono del suo amore incondizionato, affidato alla nostra responsabilità. Carissimi, con la grazia di Cristo, incominciamo da oggi a costruire un anno di pace, disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza. Esprimo il mio apprezzamento per le innumerevoli iniziative promosse in questa occasione in tutto il mondo. In particolare, ricordo la Marcia nazionale che si è svolta ieri sera a Catania e saluto i partecipanti a quella organizzata oggi dalla Comunità di Sant’Egidio”.
Infine, ricordando anche l’ottavo centenario della morte di San Francesco, che ricorre quest’anno, il Santo Padre ha impartito la benedizione, tratta dalle Sacre Scritture, che il Santo di Assisi rivolgeva ai fedeli e a ogni persona: “Il Signore ti benedica e ti custodisca; mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te; rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace”.
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