Celebrata da Papa Francesco, sabato 30 giugno, nella Basilica di San Pietro, la solenne festività dei santi patroni di Roma, Pietro e Paolo. Nell’omelia, il Papa ha ammonito i cristiani ad essere testimoni di Gesù e non fedeli da copertina o di statistica. “Gesù, non vuole reporter dello spirito”, ha detto, “ma donne e uomini che donano se stessi agli altri senza misure”. Essere testimoni di Cristo , dunque, non vuol dire essere integerrimi. Non lo furono infatti Pietro e Paolo, poiché la santità non consiste nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi, affidandosi ogni giorno al Signore, “che compie grandi cose con gli umili”. Poi, dopo aver benedetto i palli dei nuovi Arcivescovi metropoliti, al termine della Messa,Papa Bergoglio, si è recato presso la tomba di San Pietro, insieme con l’arcivescovo ortodosso Job. Nel corso dell’Angelus, infine, il monito all’accoglienza e la dedica alla Capitale.
di Federica Marengo martedì 2 luglio 2019

Foto: dissidenzaquotidiana.it
“Gesù cerca testimoni, che ogni giorno gli dicono: “Signore , tu sei la mia vita”. No, ai cristiani da copertina o di statistiche”. Così, Papa Francesco , nel corso dell’omelia tenuta sabato 30 giugno, in occasione della celebrazione, svoltasi in mattinata, presso la Basilica di San Pietro, della solenne festività dei Santi patroni di Roma, Pietro e Paolo.
“Davanti a questi testimoni, chiediamoci: “Io rinnovo ogni giorno l’incontro con Gesù?”, ha poi domandato il Papa, continuando: “Magari, siamo dei curiosi di Gesù, ci interessiamo di cose di Chiesa o di notizie religiose. Apriamo siti e giornali e parliamo di cose sacre. Ma così si resta al che cosa dice la gente, ai sondaggi, al passato. A Gesù, interessa poco. Egli, non vuole reporter dello spirito, tanto meno cristiani da copertina o di statistiche”.
Essere “testimoni di Cristo”, per Bergoglio, infatti, è un’altra cosa, vuol dire fare ciò che hanno fatto gli Apostoli che, “incontrato Gesù, sperimentato il suo perdono, hanno testimoniato una vita nuova: non si sono più risparmiati, hanno donato se stessi. Non si sono accontentati di mezze misure, ma hanno assunto l’unica misura possibile per chi segue Gesù: quella di un amore senza misura. Si sono “versati in offerta”.
Quindi, ha rivolto ai cristiani un monito: “Chiediamo la grazia di non essere cristiani tiepidi, che vivono di mezze misure , che lasciano raffreddare l’amore. Ritroviamo nel rapporto quotidiano con Gesù e nella forza del suo perdono le nostre radici. Gesù, come a Pietro, chiede anche a te: “Chi sono io per te?; mi ami tu?”. Lasciamo che queste parole ci entrino dentro e accendano il desiderio di non accontentarci del minimo, ma di puntare al massimo, per essere anche noi testimoni viventi di Gesù”.
Tuttavia, essere testimoni, come furono i patroni di Roma, Pietro e Paolo, per Francesco, non vuol dire essere “testimoni integerrimi, dalla fedina pulita, dalla vita immacolata”, perché il punto di partenza non è “l’essere degni”, ma essere consapevoli di “essere bisognosi”.
Per questo, essi sono esempi da seguire. Gli Apostoli, infatti: “Non si sono mai stancati di annunciare , di vivere in missione, in cammino, dalla terra di Gesù fino a Roma. Qui, lo hanno testimoniato sino alla fine, dando la vita come martiri. Se andiamo alle radici della loro testimonianza, li scopriamo testimoni di vita, testimoni di perdono e testimoni di Gesù”, eppure “le loro vite non sono state pulite e lineari. Entrambi erano di indole molto religiosa: Pietro, discepolo della prima ora, Paolo, persino accanito nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma fecero sbagli enormi: Pietro arrivò a rinnegare il Signore, Paolo, a perseguitare la Chiesa di Dio. Tutti e due furono messi a nudo dalle domande di Gesù che li chiamò per nome e cambiò la loro vita. E dopo tutte queste avventure si fidò di loro, di due peccatori pentiti. Potremmo chiederci: perché il Signore non ci ha dato due testimoni integerrimi, dalla fedina pulita, dalla vita immacolata?, Perché Pietro, quando c’era Giovanni? Perché Paolo e non Barnaba?”.
Dunque, in conclusione, ha avvertito: “C’è un grande insegnamento in questo: il punto di partenza della vita cristiana, non è essere degni; con quelli che si credevano bravi il Signore ha potuto fare ben poco. Quando ci riteniamo migliori degli altri è l’inizio della fine. Il Signore non compie prodigi con chi si crede giusto, ma con chi sa di essere bisognoso. Non è attratto dalla nostra bravura, non è per questo che ci ama. Egli ci ama così come siamo e cerca gente che non basta a se stessa, ma è disposta ad aprirgli il cuore. Pietro e Paolo sono stati così, trasparenti davanti a Dio. Hanno compreso che la santità non sta nell’innalzarsi, ma nell’abbassarsi: non è una scalata in classifica, ma l’affidare ogni giorno la propria povertà al Signore, che compie grandi cose con gli umili. Qual è stato il segreto che li ha fatti andare avanti nelle debolezze?, il perdono del Signore”.
Poi, benedetti i palli degli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno , simboli della pecorella che il pastore è chiamato a portare sulle spalle e ,terminata la Messa, si è recato in compagnia dell’arcivescovo ortodosso Job, alla Confessione di San Pietro per una breve preghiera, fermandosi davanti alla statua del Santo per baciargli il piede.
A mezzogiorno, infine, l’Angelus, durante il quale ha ribadito l’invito all’accoglienza : “Chiediamo occhi che sappiano vedere in essa fratelli e sorelle, un cuore che sappia accogliere gli altri con l’amore tenero che Gesù ha per noi. E chiediamo la forza di pregare per chi non la pensa come noi: pregare e amare, non sparlare, magari alle spalle” e poi, ha augurato ogni bene ai romani e a quanti vivono nella Capitale, esortandoli a “reagire con senso civico dinanzi ai problemi della società”.
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