di Federica Marengo sabato 15 marzo 2025

-Domenica 9 febbraio, Papa Francesco ha presieduto a Piazza San Pietro, davanti alla folla di fedeli, la messa in occasione del Giubileo delle Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza, di cui erano presenti rappresentanze provenienti da un centinaio di Paesi.
Il Pontefice ha quindi tenuto la Sua omelia, pronunciata solo in parte per difficoltà respiratorie e, affidata per l’altra alla lettura del maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, l’arcivescovo Diego Ravelli.
Papa Francesco, commentando il Vangelo del giorno secondo Luca, in cui l’evangelista racconta di Gesù presso il lago di Gennesaret e di una pesca miracolosa, si sofferma sull’atteggiamento di Cristo descritto con tre verbi: “vide, salì, sedette”, sottolineando come Egli non sia “ preoccupato di mostrare un’immagine di sé alle folle”, “di eseguire un compito, di seguire una tabella di marcia nella sua missione”; ma, al contrario metta sempre al primo posto “l’incontro con gli altri, la relazione, la preoccupazione per quelle fatiche e quei fallimenti che spesso appesantiscono il cuore e tolgono la speranza”.
Proprio per questo, Gesù , per prima cosa : vide. Il Suo sguardo attento, infatti, ha evidenziato il Pontefice, pur in mezzo alla folla, avvista due barche accostate alla riva e scorge la delusione sul volto di alcuni pescatori che lavorano le reti vuote dopo una notte di pesca andata male, guardandoli con compassione, in quanto “i tre atteggiamenti di Dio sono: vicinanza, compassione e tenerezza”, e “cogliendo il loro scoraggiamento, la frustrazione di aver lavorato per tutta la notte senza prendere nulla, la sensazione di avere il cuore vuoto proprio come quelle reti che ora stringono tra le mani”.
Allora, visto lo sconforto dei pescatori, Gesù decide di salire a bordo della barca di Simone ,non limitandosi “ a osservare le cose che non vanno”, ma “salendo sulla barca della sua vita, tornata a riva senza successo”.
Poi, Gesù, a bordo della barca, si siede, “tipica postura del maestro, di chi insegna”, ha evidenziato il Pontefice, spiegando: “Gesù sale sulla barca per insegnare, cioè per annunciare la buona notizia, per portare la luce dentro quella notte di delusione, per narrare la bellezza di Dio dentro le fatiche della vita umana, per far sentire che c’è ancora una speranza anche quando tutto sembra perduto”.
“Ed è qui”, ha sottolineato Papa Francesco, “che accade il miracolo: quando il Signore sale sulla barca della nostra vita per portarci la buona notizia dell’amore di Dio che sempre ci accompagna e ci sostiene, allora la vita ricomincia, la speranza rinasce, l’entusiasmo perduto ritorna e possiamo gettare nuovamente la rete in mare”.
Proprio la parola speranza, ha accompagnato la celebrazione del Giubileo delle Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza, che il Pontefice ha ringraziato per il loro servizio, insieme con le Associazioni e le Accademie militari, come pure gli Ordinari militari e i Cappellani, elogiandone la “grande missione, che abbraccia molteplici dimensioni della vita sociale e politica”: “la difesa dei nostri Paesi, l’impegno per la sicurezza, la custodia della legalità e della giustizia, la presenza nelle case di reclusione, la lotta alla criminalità e alle diverse forme di violenza che rischiano di turbare la pace sociale”, “l’importante servizio nelle calamità naturali, per la salvaguardia del creato, per il salvataggio delle vite in mare, per i più fragili, per la promozione della pace”.
Quindi, Papa Francesco ha invitato le Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza a fare come Gesù: “a vedere, salire, sedersi”. Vedere, perché sono chiamate “ad avere uno sguardo attento, che sa cogliere le minacce al bene comune, i pericoli che incombono sulla vita dei cittadini, i rischi ambientali, sociali e politici cui siamo esposti; salire, perché “le divise, la disciplina , il coraggio ,il giuramento fatto, sono tutte cose che ricordano quanto sia importante non soltanto vedere il male per denunciarlo, ma anche salire sulla barca in tempesta e impegnarsi perché non faccia naufragio, con una missione al servizio del bene, della libertà, e della giustizia.
E infine sedersi, perché “ l’ essere presenti nelle nostre città e nei nostri quartieri, lo stare sempre dalla parte della legalità e dalla parte dei più deboli, diventa per tutti noi un insegnamento: ci insegna che il bene può vincere nonostante tutto, ci insegna che la giustizia, la lealtà e la passione civile sono ancora oggi valori necessari, ci insegna che possiamo creare un mondo più umano, più giusto e più fraterno, nonostante le forze contrarie del male”.
Il Pontefice ha poi sottolineato anche l’importanza del ruolo dei Cappellani: “presenza sacerdotale importante”, che “non serve a benedire perverse azioni di guerra”, ma che rappresenta la “presenza di Cristo”, “un sostegno morale e spirituale che vuole accompagnare, offrire ascolto e vicinanza, e aiutare a svolgere gli incarichi alla luce del Vangelo e al servizio del bene”.
Infine, Papa Francesco ha ringraziato ancora una volta i rappresentanti delle Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza, esprimendo loro gratitudine, perché ,ha evidenziato il Santo Padre rivolgendosi direttamente a loro: “ salendo sulle nostre barche in pericolo, ci offrite la vostra protezione e ci incoraggiate a continuare la nostra traversata”.
Tuttavia, il Pontefice ha anche esortato le Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza a “ non perdere di vista il fine del loro servizio e delle loro azioni: “promuovere la vita, salvare la vita, difendere la vita sempre” e ha chiesto loro di “vigilare: vigilare contro la tentazione di coltivare uno spirito di guerra; vigilare per non essere sedotti dal mito della forza e dal rumore delle armi; vigilare per non essere mai contaminati dal veleno della propaganda dell’odio, che divide il mondo in amici da difendere e nemici da combattere” e di “essere testimoni coraggiosi dell’amore di Dio Padre, che ci vuole fratelli tutti”, per camminare insieme e costruire “una nuova era di pace, di giustizia e di fraternità”.
Prima di concludere la celebrazione con la recita dell’Angelus, il Santo Padre ha salutato e ringraziato i rappresentanti delle Forze Armate, di Polizia e di Sicurezza, le Autorità civili e, per il loro servizio pastorale, gli Ordinari militari e i Cappellani e ha esteso il Suo saluto “a tutti i militari del mondo”, cui ha ricordato l’insegnamento della Chiesa, citando la Costituzione pastorale “Gaudium et Spes”, al paragrafo 79 e uno dei principali documenti del Concilio Vaticano II°: “Coloro che al servizio della patria esercitano la loro professione nelle file dell’esercito, si considerino anch’essi come servitori della sicurezza e della libertà dei loro popoli. Questo servizio armato va esercitato solo per legittima difesa, mai per imporre il dominio su altre nazioni, sempre osservando le convenzioni internazionali in materia di conflitti e, prima ancora, nel sacro rispetto della vita e del creato”.
In conclusione, Papa Francesco ha affidato la Sua preghiera per la Pace “nella martoriata Ucraina, in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu, in Sudan” all’intercessione della Vergine, esortando a far tacere le armi e ad ascoltare il grido dei popoli che chiedono pace.
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