Per il trentaquattresimo anno consecutivo, la sede di Napoli dell’Associazione Italiana “Amici del Presepio”, tramite il Presidente, Giuseppe Pezone e i suoi soci, ha curato una mostra dedicata all’Arte Presepiale, allestita negli spazi della chiesa-museo di San Giovanni al Pendino, in Via Duomo, con lo scopo di tenere viva la tradizione del “presepio” napoletano seicentesco,patrimonio storico e culturale riconosciuto a livello mondiale. Nell’ambito dell’esposizione, inaugurata il 23 novembre scorso e , visitabile fino al 10 gennaio, è possibile osservare sia la Natività, ospitata in grotte, ruderi e templi, che scene più ampie popolate da una folla di varia umanità ed estrazione sociale: dai pastori, ora estasiati dall’annuncio della venuta del Messia ora pigri e dormienti, con greggi e senza, al signore, passando per ambulanti , mendicanti e personaggi deformi. Immancabile, poi, il Corteo dei Re Magi recantisi dal Bambino, con al seguito la banda di orientali. Riproduzioni naturali e fedeli alla realtà, realizzate da numerosi maestri artigiani, che consentono al visitatore di sentirsi parte della rappresentazione. Spazio, infine, è dato anche al presepe napoletano “contemporaneo”, sebbene sempre ispirato al naturalismo dei manufatti, ma calato nella vita odierna e, per questo, imbastito con personaggi e divi del momento e richiami all’attualità. A tal proposito,una sezione della mostra è dedicata al concorso “Il mio presepe”,che coinvolge gli alunni delle scuole dell’obbligo partenopee, i quali hanno realizzato manufatti con materiali diversi, affrontando tematiche sociali e di cronaca come l’immigrazione e l’inquinamento.
di Federica Marengo domenica 5 gennaio 2020

Foto: da www.amicidelpresepionapoli.com
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L’Arte presepiale richiede perizia, abilità tecnica, dedizione e pazienza, lo sanno bene il Presidente Giuseppe Pezone e i soci della sede partenopea dell’Associazione Italiana “Amici del presepio”, riconosciuta a livello regionale dal Comune, a partire dal 1990, i quali per il trentaquattresimo anno consecutivo hanno curato una mostra dedicata al presepe, allestita negli spazi della chiesa-museo di San Severo al Pendino, in via Duomo, inaugurata il 23 novembre scorso e visitabile fino al 10 gennaio.
Alla vigilia dell’Epifania, decisi a immergerci ancora un po’ nell’atmosfera natalizia, siamo entrati nel complesso monumentale che ospita l’esposizione, (una chiesa risalente al Cinquecento, concessa all’ordine dei Domenicani,rimaneggiata nel Seicento in stile barocco e successivamente abbandonata dai religiosi e adibita nell’Ottocento ad archivio di Stato e durante la Seconda Guerra Mondiale a rifugio antiaereo e infine, sconsacrata e destinata ad ospitare periodicamente mostre e convegni),trovandoci dinanzi un’aula con pianta a croce greca tardo-cinquecentesca, un altare maggiore in marmi policromi del Settecento, con un transetto, ospitante il monumento sepolcrale del notabile, Giovanni Alfonso Bisvallo, scolpito da Girolamo D’Auria nel 1617, e due cappelle laterali, abbellite da decorazioni policrome.
Una cornice di pregio, dunque, con all’interno tre sezioni nelle quali ammirare presepi realizzati da diversi maestri artigiani.
Iniziando dal lato sinistro, abbiamo scorto subito alcuni personaggi della tradizione napoletana, isolati dalla narrazione della Natività e dell’Annuncio ai Pastori: si tratta di una figura di Pulcinella nell’atto di compiacere con la mimica i suoi spettatori, seguito da un altro Pulcinella, rappresentato a cavalcioni su di una botte. Quindi, riproduzioni minuscole,ma scrupolose nel dettaglio, di vegetali,alberi, frutta, alimenti, arnesi per cucinare o per raccogliere la paglia.
Inoltratici poi, in sequenza, ecco comparire una serie di Sacre Famiglie, ora collocate in umili grotte, ruderi e stalle, ora in templi monumentali, alternate a singole figure di pastori, accompagnati dai loro greggi, in preda allo sconcerto e alla meraviglia per l’annuncio della nascita del Salvatore oppure dormienti come Benino.
Sul lato destro, invece, Natività in miniatura e scene di vita quotidiana: con fabbri,maniscalchi e tessitori, a lavoro nelle loro botteghe e locandiere intente a servire del vino e del cibo in cantine buie e scarne.
Al centro, una sequenza di presepi ispirati al prototipo seicentesco, con la nascita di Cristo calata nella vita quotidiana, attorniata cioè, su piani diversi, da varie figure (ambulanti, pastori, carpentieri, macellai, panettieri, ma anche signori e mendicanti), rappresentate nell’atto di lavorare o in preda alla meraviglia e allo sconcerto per la notizia ricevuta da una turba di angeli discesi in Terra dal cielo. Immancabile, il Corteo dei Re Magi, avvolti in vesti finemente ricamate , con al seguito bande di orientali, vestiti con abiti moreschi fedelmente riprodotti.
Tra i pezzi unici della mostra, scene di genere incise su un supporto ligneo a forma di ventaglio, una Sacra Famiglia in porcellana e statuine di foggia e abiti settecenteschi raffiguranti una Presentazione dei doni alla Madonna.
Spazio, poi, anche alla contemporaneità con una sezione dedicata al concorso “Il mio presepe”, bandito per gli alunni delle scuole dell’obbligo partenopee, i quali , senza allontanarsi dal naturalismo del manufatto, hanno realizzato composizioni introducendovi personaggi moderni, divi e calciatori del momento, non senza trarre spunto dalla cronaca, con riferimenti a tematiche sociali, quali: l’immigrazione e la salvaguardia dell’Ambiente.
Insomma, come sempre la maestria degli artisti “presepiali” non ha tradito le aspettative. Difatti, al termine della nostra visita siamo rimasti così incantati e sorpresi dalla naturalezza , dalla fedeltà e dalla perizia delle riproduzioni da sentirci parte di ogni scena, quasi calati nel tempo e nelle circostanze della Buona Novella, pronti a ricevere anche noi l’annuncio della venuta di Cristo , dono di Dio per la Salvezza degli uomini, simbolo di rinascita e di un nuovo inizio.
E allora, buon Nuovo inizio a tutte e a tutti.
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